Roma: era fuggita dalla comunità, ora torna in famiglia

By 8 luglio 2015Minori
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Ottima sentenza del Tribunale di Roma che ha preso atto della ferma volontà della minore di voler rientrare presso i suoi genitori nonostante il parere contrario del tutore

 

Roma. Nell’agosto del 2013 aveva fatto preoccupare tutt’Italia scappando dalla casa famiglia in cui era ospitata e dandosi alla “macchia” per oltre un mese nonostante l’interessamento della trasmissione Mattino Cinque, che aveva dato l’opportunità alla zia di fare un appello per ritrovare la bambina. Ora finalmente potrà riunirsi ai suoi cari. L’avvocato Francesco Miraglia, legale della famiglia ha dichiarato: “Non posso essere che soddisfatto di questa decisione del Tribunale minorile di Roma per i genitori e soprattutto per la ragazza che finalmente potrà vivere la sua normalità. Ancora una volta, non posso che sottolineare come per semplici valutazioni soggettive o a volte per pura e semplice ideologia le famiglie si trovino a vivere per anni dei veri e propri gironi infernali che superano di gran lunga quelli danteschi. La tutela della famiglia, dei minori, la gestione della strutture, il funzionamento dei servizi sociali meritano un’attenzione diversa e seria rispetto a quanto succede oggi. Molti, troppi, nostri politici e non solo si riempiono la bocca di paroloni quando si parla di famiglia e di minori soprattutto nel periodo elettorale per poi dimenticarsene alla velocità della luce. Spero che quanto prima nasca un vero e proprio movimento che possa farsi portavoce di quei diritti che spesso e volentieri vengono completamente calpestati da chi dovrebbe tutelarli”. Già in occasione della fuga l’avvocato aveva pubblicamente criticato i servizi sociali per la loro superficialità e per il mancato ascolto della bambina. Infatti la bambina aveva sempre rifiutato la comunità fino al tragico epilogo della sua fuga: forse sarebbe stato preferibile ascoltarla e, invece dell’allontanamento, attivare un progetto di sostegno e di aiuto. Invece sono dovuti passare altri due anni. Ricordiamo che quando la bambina è stata allontanata frequentava con successo la scuola e non aveva nessuna patologia psichiatrica. Ora, dopo due anni di mancato ascolto della sua volontà e di allontanamento coatto dai suoi affetti, ha passato l’esame di terza media per il “rotto della cuffia”, ha dovuto interrompere il primo anno di Liceo per le “difficoltà incontrate nel tipo di studi”, ed è addirittura costretta ad assumere psicofarmaci. Adesso ai genitori spetterà un duro compito di recupero, ma non saranno soli. La ragazza e la famiglia, oltre che dal servizio sociale, saranno seguiti anche dal SISMIF –Servizio per l’integrazione ed il sostegno dei minori in famiglia– al fine di permetterle di superare con successo l’istituto turistico triennale in cui ha deciso di iscriversi, e di riacquistare la serenità e tranquillità che solo una famiglia le potrà dare. Come comitato continueremo a monitorare la famiglia e siamo fiduciosi che non verranno commessi altri errori. Finalmente la vicenda si sta risolvendo bene e diamo atto al tribunale di aver finalmente recepito la Convenzione di New York che, essendo stata ratificata dall’Italia, è a pieno titolo una legge dello Stato. Non possiamo però non criticare il comportamento del tutore in primis, che invece di ascoltare la minore sotto la sua tutela, ha, a nostro avviso, preferito adeguarsi a certe teorie psichiatriche che non riconoscono pienamente la volontà dei minori. Secondo tali balzane teorie che noi come Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani combattiamo da anni, tale volontà sarebbe il frutto del condizionamento ambientale e come tale non andrebbe accettata. Sarebbero teorie ridicole se non fosse per le tragiche conseguenze di tali idee che purtroppo trovano credito in certi ambienti e tra certi sedicenti professionisti. Critichiamo altresì gli psichiatri che hanno avuto e hanno in cura la bambina. Crediamo che invece di “sedare” il disagio di questa ragazza non ascoltata e sballottata qua e là da una comunità all’altra, avrebbero dovuto farsi interpreti presso il giudice del suo grido di dolore. La bambina potrà ora avere un futuro sereno perché la sua volontà è stata finalmente accolta: non ci sarà più bisogno –ne siamo certi– di ricorrere a potenti psicofarmaci neurolettici.