Rivela gli abusi subiti nella famiglia addottante: ragazzina spedita in casa famiglia

foto_procura

Il Giudice onorario del Tribunale di Cagliari non crede al suo drammatico racconto e l’allontana dal fratellino e dalla sorella maggiore

 

CAGLIARI. Una ragazza sta lottando contro le istituzioni per riavere con sé i due fratellini minori, di 13 e 12 anni, dichiarati adottabili e spediti lontanissimi dalla casa di Cagliari – città in cui hanno sempre vissuto – per mandarli in Emilia Romagna. Dove per altro non stanno bene e dove i loro appelli disperati e i racconti drammatici rimangono inascoltati. Anzi, dopo che la ragazzina tredicenne ha raccontato le angherie subite alla sorella maggiore, i Servizi sociali l’hanno tolta alla famiglia adottante e l’hanno spedita da sola in una casa famiglia, senza il fratellino che finora era sempre stato con lei, unico legame rassicurante che la ragazzina aveva così lontano dalla sua casa e dalla sua terra d’origine.

«Ma cosa muove le istituzioni? La ricerca del benessere dei bambini o qualcosa di sotterraneo e poco chiaro, che nulla ha a che vedere con la salute psicofisica dei minori?». L’avvocato Francesco Miraglia, esperto in Diritto minorile, torna ad affrontare un caso, purtroppo l’ennesimo, di minori tolti alle famiglie e affidati altrove, senza un minimo di criterio che tenga conto del bene dei bambini. In questo caso si tratta di una ragazza di 13 e del fratello dodicenne, che i Servizi sociali e il Tribunale dei Minori di Cagliari hanno allontanato dai genitori e mandato a Bologna. Per giunta in una famiglia in cui non si trovano per nulla bene e che è quella che è stata scelta per la loro adozione. A nulla sono valsi finora i loro appelli disperati: le istituzioni, sorde, non li hanno ascoltati.

«Anzi, il giudice onorario che ha seguito la vicenda» prosegue Miraglia «si è perfino preso la briga di volare a Bologna a parlare con i due minori, solo che al suo rientro ha riferito che i due ragazzi han detto di stare bene. Molto diverso da quello che invece la ragazzina ha scritto più volte alla sorella maggiore».

A preoccuparsi della sorte dei due ragazzini, infatti, c’è una sorella più grande, la quale ha detto più volte di essere ben contenta di tenerli con sé, ma che nessuno, né il Tribunale e nemmeno i Servizi sociali, hanno tenuto in considerazione.

«Lo stato di adottabilità sussiste nel momento in cui non esistano parenti prossimi in grado di occuparsi dei minori» spiega il legale, «ma in questo caso i due adolescenti hanno una sorella amorevole che può prendersi cura di loro. Per questo abbiamo presentato un ricorso chiedendo la revoca dell’adottabilità, anche in virtù del fatto che la sorellina ha più volte espresso il desiderio di tornare in Sardegna. Ha trovato il modo di comunicare con la sorella più grande e di raccontarle del difficile rapporto con la nuova famiglia bolognese, in cui non si trova bene, a differenza della famiglia di Cagliari che per tre anni si era occupata di lei e del fratellino e che sarebbe ben disposta, eventualmente, ad accoglierli nuovamente. E ancora peggio, non siamo riusciti a capire (i Servizi sociali cagliaritani non ci hanno ancora risposto) come mai, una volta che la ragazzina ha palesato alla sorella maggiore la sua disperazione, sia stata allontanata dalla famiglia adottante, e pertanto anche dal fratello, e inviata in una casa famiglia. Una situazione incredibile, dove si perde di vista che lo scopo di ogni provvedimento debba essere il benessere dei minori, che in questo caso è palese che non stiano benne e rischiano di stare ancora più male, se non si darà il giusto ascolto ai loro disagi».