Processo Aemilia: fatture false e ‘Summit’ con la cosca: l’imprenditore in affari col boss”.

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Oggi, su alcuni quotidiani cittadini veniva pubblicato un articolo “Fatture false e ‘Summit’ con la cosca: l’imprenditore in affari col boss”.

Si parla del processo Aemilia che si sta celebrando a Reggio Emilia e che sto seguendo in qualità di avvocato di fiducia di alcuni imputati ma nello specifico per Vincenzo Mancuso, l’indagato nel processo Aemilia citato nell’articolo suddetto, sento il bisogno di rivolgermi all’opinione pubblica.

Nel citato articolo si fa riferimento a “summit” ed affari col boss.

Ancora una volta, mi corre l’obbligo di sottolineare che non si può e non si deve condannare chi che sia se non con sentenza passata in giudicato.

Infatti il processo è ancora in corso e c’è chi invece ha già condannato pubblicamente gli imputati.

Tengo a precisare che tutti gli episodi a cui si fa riferimento sono fatti “raccontati”e soprattutto interpretati da un ufficiale di Polizia Giudiziaria.

Pertanto, ancora devono essere sottoposti al contro esame e soprattutto giudicati da un Tribunale.

Non si può e non si deve strumentalizzare in alcun modo un incontro tra due persone che provengono dallo stesso posto.

Non si può e non si deve accomunare, come si sta facendo, essere calabresi all’essere ‘ndranghetisti.

Dalla deposizione dell’agente di Polizia Giudiziaria emergono solo racconti e valutazioni personali: definirsi “cristiano serio”, per l’agente di Polizia Giudiziaria, è la prova che tale è un ‘ndranghetista.

Come per tutti, anche per Mancuso vige il principio della presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio.