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Miraglia: «Indagini superficiali»

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Strali dal legale di Valerio sul caso del teste morto e “resuscitato”

REGGIO EMILIA. Il caso del presunto ricattato Salvatore Soda dato per morto dai carabinieri e “resuscitato” a fine udienza per bocca del teste Domenico D’Urzo – che lo aveva incontrato poco tempo fa – tiene ancora banco ai margini del processo Aemilia. Un “giallo” innescato dal maresciallo dei carabinieri Emilio Veroni (del Nucleo investigativo di Modena) rispondendo nel controesame a una domanda dell’avvocato Pasqualino Miraglia, difensore di Antonio Valerio che con altri tre è nei guai per questa estorsione. Ora, a scagliarsi contro le ricostruzioni degli investigatori, è Francesco Miraglia, anch’egli legale di Valerio. «Non solo prove indiziarie, ma adesso pure le presunte persone offese che non vengono mai sentite perché date per morte, ma che invece potrebbero essere vive e vegete» scrive in un comunicato Miraglia. «L’ennesima riprova che il processo Aemilia, che si sta svolgendo su presunte estorsioni legate alla ’ndrangheta calabrese a Reggio Emilia, pare tanto basato su indagini superficiali e approssimative. Ne ha dato notizia anche la stampa, della presunta vittima, Salvatore Soda, che i carabinieri non avrebbero sentito come teste in quanto sarebbe morto, ma che un amico, all’udienza di sabato, dice di aver visto non più tardi di dieci giorni fa. Ma come si fa a non appurare se la vittima sia viva oppure no? Il presidente del collegio ha incaricato di verificare questa morte presunta, e ben vengano indagini supplementari: ma non sarebbe stato meglio farle prima? Chissà che adesso, almeno, riusciremo a sapere se le pesanti accuse rivolte al mio assistito, Antonio Valerio, siano o meno fondate su basi accertate. Come mi pare, invece, finora non sia stato. Senza contare che già il maresciallo sentito sabato ha smentito il capo di imputazione nel quale si parlava di un feroce pestaggio, da parte del mio assistito. È talmente grottesco che ci sarebbe da sorridere se non fosse che un processo sommario e indiziario come questo, oltre a costare tempo e denaro pubblico, si sta giocando sulla pelle delle persone accusate, tra cui appunto il mio

cliente. Il grande processo di mafia sbandierato anche mediaticamente come un grande evento, pare sgonfiarsi ad ogni udienza sempre di più. Se non si arriverà ad alcuna condanna – come mi auguro per il mio cliente – il processo Aemilia avrà forse il merito di aver fatto resuscitare trali dal legale di Valerio sul caso del teste morto e “resuscitato”

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Padova, troppo effeminato: portano via il ragazzino alla madre

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“Troppo effeminato”, tredicenne tolto alla madre. E a Padova scoppia la polemica – Repubblica.it

PADOVA. “Tende in tutti i modi ad affermare che è diverso e ostenta atteggiamenti effeminati in modo provocatorio”. Parole con cui il Tribunale dei Minori definisce il comportamento di un ragazzino di 13 anni della provincia di Padova. Parole che incidono pesantemente sulla sua vita perché ora quell’adolescente non potrà più stare con la sua mamma. L’atteggiamento ‘ambiguo’, secondo la relazione dei Servizi sociali, sarebbe dovuto al fatto che “il suo mondo affettivo risulta legato quasi esclusivamente a figure femminili e la relazione con la madre appare connotata da aspetti di dipendenza, soprattutto riferendosi a relazioni diadiche con conseguente  difficoltà di identificazione sessuale”.

La notizia è stata pubblicata dal “Mattino di Padova”. Secondo il quotidiano, in alcune occasioni il ragazzo era andato a scuola con gli occhi truccati, lo smalto sulle unghie e brillantini sul viso, contestano nella relazione che ha generato il decreto di allontanamento dal nucleo familiare. Ma la madre ribatte, sostenendo che si trattava di una festa di Halloween.

Il disagio in questa famiglia parte da lontano. C’è un’accusa di abusi sessuali da parte del padre. Il processo si conclude con un’assoluzione per l’uomo, anche se nella sentenza si dice che “non c’è motivo di dubitare dei fatti raccontati dal bambino”. Tutto e il contrario di tutto, in una girandola di accuse in cui la vittima è sempre una: lui, con i suoi 13 anni.

Da quei presunti abusi sessuali scaturisce il primo affidamento a una comunità diurna, dalle 7 alle 19. I responsabili della struttura notano gli atteggiamenti effeminati del ragazzino, li segnalano ai servizi sociali e così prende corpo un secondo provvedimento dei giudici. Quello del definitivo allontanamento dalla madre.

“Trovo scandalosa la decisione di allontanare un

ragazzino solo per l’atteggiamento effeminato”, dice l’avvocato Francesco Miraglia, specializzato in diritto di famiglia. “Mi sembra un provvedimento di pura discriminazione”. La decisione del Tribunale dei Minori è stata impugnata dal legale che annuncia battaglia.

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Padova, troppo effeminato: portano via il ragazzino alla madre

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Padova, troppo effeminato: portano via il ragazzino alla madre – Regione – Il Mattino di Padova

La storia di un ragazzino di 13 anni di Padova. Avvocato impugna il decreto del Tribunale dei Minori e accusa: gravità inaudita. Il tribunale: “Noi non facciamo discriminazioni” di Claudio Malfitano

Padova, troppo effeminato: portano via il ragazzino alla madre – Regione – Il Mattino di Padova

PADOVA. Questa che raccontiamo è una storia sbagliata. Una storia in cui tutti hanno torto e nessuno ha ragione. È sbagliata perché togliere la potestà genitoriale a una madre è comunque una sconfitta. È sbagliata perché un bambino conteso tra due genitori avrà comunque un’infanzia infelice. Ed è sbagliata anche perché pensare che «il mondo interno» di un ragazzino di 13 anni abbia bisogno di un «percorso di revisione» solo perché è effeminato appare molto distante dal diritto al «pieno sviluppo della persona umana» sancito dalla Costituzione, anche se è scritto in un decreto del tribunale per i minori di Venezia.

La storia di Marco. Per i giudici Marco (un nome di fantasia, ndr) deve essere trasferito in una comunità lontano da casa. Perché? «Perché i servizi sociali sostengono che i suoi atteggiamenti effeminati sono addebitabili alla mamma e alle sorelle, visto che le sue figure di riferimento sono solo femminili», sostiene l’avvocato della madre, Francesco Miraglia, un legale molto noto esperto di diritto di famiglia, che vanta partecipazioni televisive, premi e convegni in tutta Italia.

La storia di Marco però è molto complessa. La madre ha denunciato il padre per abusi sessuali. Il processo si conclude con un assoluzione per insufficienza di prove («Anche se nella sentenza si dice che non si ha motivo di dubitare dei fatti raccontanti dal bambino», sostiene l’avvocato). La procura di Padova ricorre in appello.

La madre però viene indicata dai servizi sociali come la responsabile del «comportamento oppositivo» di Marco nei confronti del padre, che non vuole più incontrare. Il tribunale per i minori emette dunque un primo provvedimento di allontanamento: Marco va in una comunità diurna ogni giorno dalle 7 alle 19. I responsabili della comunità notano gli atteggiamenti effeminati di Marco, li segnalano ai servizi sociali che a loro volta fanno una relazione al tribunale per i minori. Nasce così il secondo provvedimento dei giudici che hanno convocato i genitori in udienza la prossima settimana.

Il decreto del tribunale. È proprio su questo secondo decreto del tribunale, che dichiara «entrambi i genitori decaduti dalla responsabilità genitoriale», che nascono i dubbi della madre e del legale. La relazione dei servizi sociali parla di «problematiche relazionali profonde e segnali di disagio psichico» di vario tipo. Poi il passaggio più contestato: «Il suo mondo affettivo risultava legato quasi esclusivamente a figure femminili e la relazione con la madre appariva connotata da aspetti di dipendenza, soprattutto riferendosi a relazioni diadiche con conseguente difficoltà di identificazione sessuale, tanto che in alcune occasioni era andato a scuola con gli occhi truccati, lo smalto sulle unghie e brillantini sul viso. Emergeva poi un forte conflitto di lealtà con la madre». In realtà la donna contesta questo episodio: «È successo in terza elementare per una festa di Holloween – racconta – In ogni caso per me anche se fosse omosessuale non sarebbe certo un problema».

Le relazioni dei servizi sociali però continuano a tratteggiare Marco come un bambino con un «disturbo di personalità»: «Nella relazione con i pari e gli adulti è aggressivo, provocatorio, maleducato, tende a fare l’eccentrico. Tende in tutti i modi ad affermare che è diverso e ostenta atteggiamenti effeminati in modo provocatorio», si legge nel decreto.

Da qui la decisione del tribunale, che si allinea ai “consigli” dei servizi sociali, sulla «necessità di permettere a Marco un funzionamento differenziato rispetto a quello materno e di avere uno spazio che gli consenta di incontrare i suoi pensieri ed i suoi desideri con conseguente percorso di revisione del suo mondo interno così come oggi lo percepisce».

Rischio discriminazioni. Un provvedimento, quello del tribunale, che l’avvocato Miraglia contesta in modo forte con l’argomento della discriminazione: «Trovo scandalosa la decisione di allontanare un ragazzino solo per l’ atteggiamento effeminato. Mi sembra un provvedimento di pura discriminazione», afferma.

Ma il rischio segnalato dal legale è che il decreto possa portare a situazioni peggiori: «Non sappiamo quale sia l’orientamento sessuale di Marco. Ma il problema ancora più grave è che non esistono comunità che possano accogliere un ragazzino che potrebbe essere omosessuale – afferma l’avvocato – E se arriva con la nomea di essere omosessuale? Non rischiamo di trasformarlo in un ragazzino a rischio suicidio? A me sembra una vicenda di una gravità inaudita». «Non possiamo accettare che possa essere discriminato dal tribunale – conclude Miraglia – E poi vogliamo sollecitare anche le associazioni. Perché qui c’è una mamma che ha la forza di venire fuori, ma ci sono molti altri casi in cui famiglie e minori si trovano ad essere discriminati da chi dovrebbe tutelarli: non è accettabile».

L’ultima parola è quella dei giudici, che proveranno ad aggiustare questa storia. Anche se forse le parole giuste sono quelle di chi una «storia sbagliata» l’ha messa in musica: «Cos’altro vi serve da queste vite ora che il cielo al centro le ha colpite, ora che il cielo ai bordi le ha scolpite».

Il tribunale: “Noi non facciamo discriminazioni”. «Non allontaniamo un minore dalla famiglia perché ha un atteggiamento effeminato. Noi non facciamo discriminazioni di natura sessuale o di tendenza. Il nostro interesse riguarda il comportamento complessivo di un minore se presenta o meno difficoltà». La presidente del tribunale per i minorenni di Venezia, Maria Teresa Rossi, in riferimento alla vicenda del ragazzo allontanato dalla famiglia parla di un «disturbo di personalità» ma esclude categoricamente che nella decisione del tribunale possa aver influito il presunto comportamento effeminato del giovane.

«Il tribunale non allontana per un presunto atteggiamento effeminato. Noi non abbiamo preconcetti relativi alle tendenze legate alla sfera sessuale. Ogni provvedimento che limita la responsabilità genitoriale è legato a una visione complessiva che riguarda l’adeguatezza o meno dei genitori a svolgere il proprio ruolo e la tutela del minore, che è il nostro interesse primario, può portare a una riduzione della loro stessa responsabilità». Una questione, quest’ultima, che, sul piano della casistica delle diverse e complesse vicende affrontate dal tribunale per i minorenni, non è «un fatto raro».

La presidente non entra nel merito del caso specifico, che sarà affrontato nel corso di una udienza fissata nei prossimi giorni, ma ricorda che va valutata quella situazione generale, legata ad atteggiamenti di aggressività, provocazione, educazione, complessità della situazione familiare segnalati dai servizi sociali, che esprimono «un disturbo di personalità». La vicenda del minore è seguita da anni dai servizi e dal tribunale e l’ultimo provvedimento accogliere una richiesta di allontanamento fatta dalla procura minorile. Comunque, si tratta – a quanto si apprende – di un provvedimento temporaneo che sarà valutato proprio nel corso dei prossimi mesi per una ulteriore decisione.

Il caso in parlamento, interrogazione di Zan. Il deputato padovano del Pd Alessandro Zan ha presentato un’interrogazione urgente al governo sul caso del ragazzino padovano che sarebbe stato allontanato dai genitori per decisione del Tribunale dei minori a causa delle «difficoltà di identificazione sessuale». «Quando la discriminazione proviene da chi invece dovrebbe proteggerci, quando la sentenza di un tribunale ci dice di più su chi giudica che non sul fatto da giudicare e quando tutto questo mette a rischio i diritti

di un minore – afferma Zan – non possiamo non chiederci dove e quando il sistema di garanzie di uno Stato civile ha smesso di funzionare. Per accertare le responsabilità di chi si è occupato della vicenda e per tutelare il minore coinvolto ho presentato un’interrogazione urgente al Governo».

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Baby squillo da 7mila euro al mese. “Ragazze, non fate come me”

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Bambino Squillo da 7mila euro al mese. “Ragazze, non il destino mi vieni” – Cronaca – quo

Prostituta a 17 anni. “I soldi al mio uomo per non perderlo”

di VALENTINA REGGIANI

Ultimo aggiornamento:
L’avvocato Francesco Miraglia con la Giovane traumatizzata dall’esperienza di bambino squillo

Perché ha Iniziato a prostituirsi?

«Il mio compagno non mi ha mai obbligato, e vero. Ma mi ha Fatto Capire Che se non avessimo Avuto soldi a sufficienza, Visto Che poco DOPO l’inizio della Nostra Relazione E RIMASTO senza lavoro, se ne sarebbe andato all’Estero e io non Volevo perderlo. Era il mio Punto di Riferimento; Così Ho Pensato Che, in Quel modo, Sarei riuscita a mantenere ENTRAMBI ».

QUANDO l’ha conosciuto?

«Avevo da poco compiuto 16 anni e lui ne AVEVA 44. Gestiva un locale dove Andavo un Spesso ballare. In casa avevo Una situazione difficile, Dalla Quale non vedevo l’ora di fuggire, e quell’uomo mi Faceva sentire protetta ».

Quindi Si e trasferita da lui?

«Sì, poco DOPO, Anche se Ancora studiavo. QUANDO però Sono arrivata a casa Sua, ha smesso di Lavorare. Ero innamorata e ‘cieca’ e, QUANDO ABBIAMO Parlato Di quella Soluzione Insieme, Ho Pensato potesse Essere Una buona idea. Soprattutto Perché Volevo EVITARE Che mi lasciasse per cercare lavoro all’Estero ».

Ha Iniziato subito un Ricevere Clienti in casa?

«Circa un anno dopo; mi ha Lasciato l’appartamento affinche lo ‘preparassi’ in modo da renderlo accogliente. Ho messo l’annuncio on line e subito Sono ARRIVATE decine di chiamate ».

Cosa ha provato la prima volta?

«Non so Spiegare il Perche, ma inizialmente e Stato semplice. mi non Faceva paura, niente non provavo. Ricevevo Dai dovuta ai Cinque Clienti al giorno e riuscivo a Guadagnare Anche settemila euro al mese. Anche perchè Spesso si trattava di Clienti facoltosi, Felici di Pagare una ragazza tanto Giovane ».

Il Suo compagno intanto AVEVA ripreso un Lavorare?

«No, spendeva quasi tutto Il Denaro alle macchinette, tanto Che io con Quei soldi Mi sono comprata Al Massimo Una maglietta. Lui non accettava di Avere un tenore di vita Più basso ».

I Clienti sapevano della SUA minore età?

«Nessuno Quasi in Realta, se non l’uomo, all’epoca 65enne, il Che poi mi ha denunciato. Mi era Stato Presentato Come un imprenditore in cerca di compagnia; DOPO Qualche Pranzo, pur sapendo della mia minore età, ha voluto Andare in hotel. QUANDO ABBIAMO però Cercato di Entrare a porte chiuse, la Direzione dell’Hotel, vedendo i miei Documenti, lo ha bloccato ».

Lui però l’ha denunciata per Aver tentato di estorcergli Denaro …

«Ci sono stati Altri incontri ma Le cose non Sono andate Venire le ha raccontate lui. In OGNI Caso dal tribunale dei minori ho ottenuto la messa alla prova e svolgo volontariato alla Croce Blu. Sono una persona Diversa adesso e io e il mio legale confidiamo nel Perdono giudiziale. Attendiamo fiduciosi l’udienza di febbraio ».

QUANDO ha cominciato a sentire il ‘peso’ del mestiere?

«QUANDO ho Lasciato la scuola. Non riuscivo Più un relazionarmi con le mie compagne. Venite Potevo Essere Una studentessa normale sapendo Che al pomeriggio, a casa, facevo Quel che facevo? Desideravo solista Poter cancellare Il passato, ma non era Più possibile. E soffrivo ».

Il Suo compagno le ha mai Chiesto di smettere?

«No, anzi, mi ha Fatto Scrivere Una lettera in cui dichiaravo Che anche Il Nostro rapporto era consenziente. E assurdo che io sia Stata descritta Venire l’ideatrice di Tutta Questa storia. Avevo 16 anni, nessuna Esperienza. Ero invaghita e non mi rendevo Conto della terribile strada Che STAVO per intraprendere ».

Cosa sente di dire alle tantissime ragazzine che ‘arrotondano’ le paghette vendendo o mettendo on line i Loro Corpi?

«Di smetterla e subito. Non Servire Una Anzi nulla, logora. I soldi non Fanno la felicità. Ad appagare Sono la Dignità e l’onestà. Io ora pagherei per Tornare un Essere Quella studentessa Che viveva con mamma e papà e Che aspettava con ansia la paghetta settimanale ».

Cosa Vede nel Suo futuro?

«Una vita normale. Lavoro e continuo un volontariato Tariffa. QUANDO riuscirò a lasciarmi Spalle tutto alle, vorrei aiutare Altre ragazze Che mi Venga Ogni Giorno si trovano Una Tariffa i conti con il Loro Passato. Vorrei Entrare nelle Scuole e Mettere in guardia le Adolescenti. C’è Non Un solo lato positivo nel vendere il proprio Corpo. Anzi, OGNI mano Che ti tocca, e Una coltellata Che Lascia Cicatrici indelebili ».

di VALENTINA REGGIANI

Riproduzione Riservata

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Processo Aemilia: in dibattimento solo prove indiziarie

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Francesco Miraglia, legale di alcuni imputati: «Si sta Facendo un Processo sui” non so “»

 

In un Paese venire Il Nostro, in cui si vale per la presunzione di innocenza Fino al terzo Grado di Giudizio, STIAMO assistendo in QUESTE un minerale delle Nazioni Unite Processo mediatico che Dipinge Già venire colpevoli Gli imputati in un procedimento giunto soltanto alla fase dibattimentale, tutt’ora in corso, ben lontana da Una sentenza.

Parlo del Processo Aemilia, il Che si sta celebrando a Reggio Emilia e il Che sto seguendo in qualità di avvocato di Fiducia di ALCUNI imputati. Lungi da me Mettere in Discussione La Bontà delle Indagini, l’operato delle Forze dell’Ordine e del Pubblico Ministero titolare dell’inchiesta o dei Giudici, i Quali Stanno Facendo Notevoli Sforzi per garantire alle parti i propri Diritti. Ma Il processo E, appunto, Ancora in corso e C’è invece chi ha Già condannato Pubblicamente Gli imputati. Ed e pertanto per correttezza ed onestà Intellettuale Che mi sento in dovere di ricondurre a verità le informazioni Per do Quanto sta accadendo in aula.

In ABBIAMO sentito numerosi testi Mesi Quattro, Citati Dalla Procura, Rispondere con “Non so”, “ABBIAMO supposto”, “Non ABBIAMO Verificato, lo ABBIAMO desunto noi, lo ABBIAMO capito delle intercettazioni telefoniche, Sono calabresi, Sicuramente E così”.

Venite Ho Detto prima non è mia intenzione proporre Una Difesa d’ufficio per i miei assistiti o per gli Altri imputati, MA e fuori di Dubbio Che i testimoni dell’accusa, sentiti dal mese di maggio ad Oggi, Hanno Risposto all’incalzare delle Domande con Risposte impreciso, a tempo indeterminato e per sentito dire. Che si Tratti di Affiliati alla ‘ndrangheta e di operazioni legato alle Attività criminose E quindi tutto Ancora da dimostrare e mi pare pertanto il Che SI SIA Divisori da un presupposto di territorialità, il Che Faccia dei Calabresi dei delinquenti una Prescindere, senza giungere un Processo con dimostrare Certe che giustifichino i capi di imputazione. Un Pregiudizio Gravissimo.

I fatti distorti e non Completi, Che vengono riportati Dalle Cronache, Partono da un errato presupposto di colpevolezza a Prescindere: si rischia di Celebrare un Processo politico-sociale prima Ancora Che Si accertati se effettivamente esista un’organizzazione mafiosa, venire SOSTIENE l’accusa , radicata nel Nostro territorio.

Il mio invito pertanto Quello di riportare Pubblicamente la verità dibattimentale, in attesa della sentenza, qualunque ESSA Sarà.

 

 

 

 

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Psichiatra condannato per omicidio colposo fa perizienei tribunali

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Avv. Miraglia: “Urge un albo di periti referenziati. Su che giustizia possono contare sennò i cittadini?”

 

PAVIA. Errare è umano, specialmente in una materia, la Psichiatria, in cui la variabile dei comportamenti è quasi infinita. Ma che un Tribunale affidi una perizia a uno psichiatra condannato per omicidio colposo per gravi negligenze nei confronti di un paziente, poi suicidatosi, fa sorgere un legittimo dubbio sulla garanzia del suo operato, sulla correttezza delle sue perizie, sulla base delle quali i giudici che lo incaricano come consulente emettono sentenze, che vanno ad incidere, anche pesantemente, sulla vita e sul destino delle persone. E’ accaduto a Pavia, nel corso di un procedimento di separazione molto conflittuale tra due coniugi, durate il quale, ai fini di accertare l’adeguatezza della donna come madre, un giudice ha affidato la Consulenza tecnica d’ufficio allo psichiatra di Torino, Maurizio Desana. Il quale, però, è stato condannato – con una sentenza passata in giudicato, emessa dalla Corte d’Appello torinese e successivamente confermata dalla Cassazione nel 2008 – per omicidio colposo. E’ stato ritenuto, infatti, responsabile di non aver compreso la gravità dello stato psichiatrico di un paziente ricoverato, che si tolse la vita lanciandosi dalla finestra dell’ospedale.

«Non entro nel merito della sentenza di condanna» sottolinea l’avvocato Francesco Miraglia, che difende la donna nella causa di separazione, nella quale il dottor Desana è stato chiamato a periziare la sua salute mentale e quella del figlio, «ma si tratta in ogni caso di una condanna per un reato ingenerato da manchevolezze professionali. E’ legittimo pertanto chiedersi dove sia la spiccata condotta morale che viene richiesta a un professionista qualora il giudice, in via del tutto fiduciaria, lo incarichi di condurre una perizia sulle persone».

Nel caso specifico, sulla base appunto della perizia del dottor Desana, lo stato psichiatrico della donna pavese è stato valutato così negativamente, che il giudice ha ordinato che intervenissero i Servizi Sociali a prendersi cura del figlio adolescente, obbligando il ragazzo a seguire sedute di psicoterapia (se si rifiutasse, dovrebbe essere accompagnato da un educatore a spese della mamma) e limitando l’esercizio delle responsabilità genitoriali alla madre stessa.

«Ho presentato un’istanza urgente al Tribunale di Pavia» prosegue Miraglia, «affinché sospenda l’efficacia dell’ordinanza emessa e ho richiesto di convocare il dottor Desana in contraddittorio per accertare tutte le circostanze emerse. La cosa più incredibile, riferisce l’avvocato  è quanto nel frattempo ha sostenuto il dott. Desana alle richieste se avesse riferito al giudice al memento della suo giuramento della condanna che si riporta testualmente : la ringrazio per la sua cortesia e la prego di rassicurare la sua cassistita sul fatto che il mio ruolo e la mia conduzione della perizia sono assolutamente corretti come peraltro lo sono sempre stati in oltre 30 anni di attività psichiatrico forense. Colgo oltre l’occasione per chiedere di sollecitare la Sua cliente a versare quanto stabilito dal Tribunale per il pagamento della mia parcella.. Questo per quanto riguarda il caso che sto seguendo, il quale però scoperchia le manchevolezze presenti nei tribunali italiani. Urge quanto prima l’istituzione di un albo di professionisti referenziati, al quale i giudici dei tribunali debbano attingere per affidare le consulenze tecniche. Persone di cui sia comprovata, in maniera ineccepibile e inconfutabile, la professionalità. Come possono altrimenti i cittadini pensare di venire tutelati, quando i tribunali emettono delle sentenze affidandosi a persone giudicate già manchevoli in passato? E questo sia nel caso che sto seguendo, come in tutti gli altri in cui questo psichiatra sia stato chiamato come consulente».

La redazione

Convegno “Le Garanzie e i Valori: l’Internazionale Minorile”

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Convegno organizzato da I.N.PE.F. e dall’Ambasciata della Repubblica dell’Ecuador in Italia – Torino, 1 Aprile 2016 ore 16. Centro Incontri della Regione Piemonte, Corso Stati Uniti 23
Torino, (informazione.it – comunicati stampa – politica e istituzioni) Nell’ultimo periodo, sono stati oltre 100 i bambini ecuadoriani residenti in Italia allontanati dalle famiglie di origine e collocati in case famiglia o centri di accoglienza. Un fenomeno che ha allertato il Governo dell’Ecuador, Paese da sempre attento ai Diritti Umani ed in particolare ai Diritti dei Minori, spingendolo a dare avvio ad una serie di iniziative di sensibilizzazione delle Istituzioni locali a tale problematica. Già dal 2014, del resto, l’Ecuador ha istituito insieme all’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare un gruppo di lavoro che, oltre ad agire concretamente su alcuni casi di ricollocamento dei minori preso le famiglie di origine, si è anche fatto carico di numerose iniziative legislative e mediatiche per sensibilizzare il Governo Italiano e l’opinione pubblica ad un cambiamento importante nel rispetto dei Diritti dei Minori.
Da Torino, scelta per l’alta presenza di cittadini ecuadoriani che vi risiedono e per il ruolo strategico che questa città metropolitana riveste, a livello nazionale, nelle Politiche per l’Infanzia, partirà dunque la prima di una serie di iniziative che attraverseranno l’Italia, con tale fine.

Convegno “Le Garanzie e i Valori: l'Internazionale Minorile”

All’evento, dal titolo “Le Garanzie e i Valori: l’Internazionale Minorile”, che si terrà il prossimo 1° aprile presso il Centro Incontri della Regione Piemonte, parteciperanno, oltre ad alcuni rappresentanti delle Amministrazioni Comunali, Provinciale e Regionali, Juan Fernando Holguín Flores, Ambasciatore dell’Ecuador in Italia e la Prof.ssa Vincenza Palmieri, Presidente I.N.PE.F., insieme all’Avv. Francesco Miraglia e all’Avv. Francesco Morcavallo, ​triade ​ che costituisc​e​ il Gruppo di Lavoro dell’INPEF per la tutela dei Diritti dei Minori in Italia.
Tra i relatori, sarà presente anche l’On. Eleonora Bechis, membro della Commissione Infanzia della Camera dei Deputati, originaria proprio della città di Torino.

Juan Fernando Holguín Flores, Ambasciatore dell’Ecuador in Italia, ha dichiarato: “Los excelentes resultados obtenidos por la estrategia desarrollada por el Gobierno del Ecuador en su apoyo a los niños y familias ecuatorianas en conflicto con los servicios sociales y/o tribunales de menores en Italia nos llenan de satisfacción. Ecuador protege a la familia como un núcleo de la sociedad y pilar de su desarrollo. Su integridad y protección es una prioridad nacional. Independientemente de su lugar de residencia, los ciudadanos ecuatorianos conocen que están respaldados por el Gobierno del Presidente Rafael Correa a través de su Embajada y Consulados”.

In occasione del Convegno, sarà anche inaugurata la mostra itinerante

“Storie di Padri, di Madri e soprattutto di Bambini”

per dare voce a quei bambini – di tutte le nazionalità – che sottratti alle proprie famiglie chiedono di essere ascoltati, scrivono diari e inviano lettere ai giudici per dire “Voglio tornare a casa!!”.
La Professoressa Palmieri, Presidente dell’INPEF, infatti, ha “raccolto disegni, lettere, poesie di bambini che sono “trattenuti” in talune strutture e che chiedono di potere tornare a casa dai loro genitori, dai fratelli, d​ai giochi lasciati nella cameretta quando sono stati portati via. La Mostra da’ voce a questi bambini e vorrei che si arricchisse man mano che toccherà altre città, con l’aiuto di quanti potranno e vorranno contribuire. Perché se nessuno li ha mai ascoltati, noi​ amplificheremo le loro voci!​”.

Il Gruppo di Lavoro sollecita la più ampia partecipazione possibile all’iniziativa, sottolineando che “Non è mai abbastanza quello che facciamo per i Diritti Umani ed i Diritti delle fasce più fragili: i bambini!”

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Da gennaio la giovane promessa della danza studierà a Milano

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Lacrime di gioia e valigie in preparazione per inseguire il suo sogno

 

 

FERRARA. Quando i giudici sabato scorso le hanno annunciato che avrebbe potuto frequentare la scuola di danza Aida a Milano e un liceo linguistico nella medesima città, è scoppiata in un pianto liberatorio: la quattordicenne ferrarese, da mesi nell’angoscia a causa di un provvedimento di allontanamento da casa emesso dal Tribunale di Roma, ha accolto così la fine di un incubo. Il collegio dei giudici l’ha ascoltata, ha capito che per lei la danza è fondamentale e che il provvedimento di allontanamento dalla madre e la sua reclusione in una casa famiglia romana non fosse motivato e pertanto nemmeno necessario.

Nonostante la giovane età, la ragazzina ha dimostrato di possedere una grande determinazione a voler perseguire il suo sogno, tanto che al giudice, durante l’audizione, ha detto: «Le danzatrici sono come gli uccelli, hanno bisogno di volare». E ha annunciato l’intenzione di partecipare alle audizioni anche all’estero.

Adesso nella sua casa ferrarese sta preparando le valigie, perché il giudice le ha concesso di iniziare a frequentare la scuola di danza Aida e il liceo linguistico già a partire dal 7 gennaio.

«La vicenda si è concluso per il meglio e non potremmo essere più contenti» commenta l’avvocato cui si è affidata la madre della ballerina, Francesco Miraglia «ed è la dimostrazione che una giustizia più umana è possibile, se non passa l’automatismo nei Tribunali per il quale, alle prime avvisaglie di un problema, bambini e ragazzi vengono immediatamente allontanati da casa. Se i giudici, invece, ascoltassero anche loro direttamente, molto di quei 40 mila minori italiani che si trovano attualmente in affidamento, sarebbero a casa propria».

La vicenda porta  alla luce anche un altro aspetto positivo: la determinazione di una giovane a seguire il proprio sogno.

«Si dice spesso che i giovani d’oggi siano superficiali» prosegue l’avvocato Miraglia, «invece questa ragazzina ha dimostrato che con la grinta e la perseveranza nel voler seguire il proprio sogno, ha combattuto contro le istituzioni e ha vinto. Se questa storia deve insegnare qualcosa, potrebbe proprio essere l’invito ai giovani a non lasciarsi scoraggiare mai e di combattere sempre per ottenere quello che si desidera».

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Premio Nazionale in Pedagogia Familiare 2015 in Difesa dei Diritti Umani e dei Diritti dei Bambini e a sostegno del Programma Vivere senza Psicofarmaci

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Sì è conclusa da poche ore a Roma la quinta edizione del Premio Nazionale in Pedagogia Familiare, nel corso dell’ormai tradizionale Gala natalizio dell’ANPEF – Associazione Nazionale dei Pedagogisti Familiari, dedicato quest’anno alla Difesa dei Diritti Umani e dei Diritti dei Bambini e a sostegno del Programma Vivere senza Psicofarmaci.

Il riconoscimento è stato tributato – alla presenza di numerose personalità italiane ed internazionali, capitanate dall’Ambasciatore dell’Ecuador in Italia Juan Fernando Holguìn Flores, dal Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri e dall’ex Ministro per la Famiglia Antonio Guidi – alcune persone che si sono distinte per il loro impegno quotidiano, facendosi portatori e promotori di valori morali e sociali.

Marco Alessandro

La Professoressa Vincenza Palmieri, Presidente dell’ANPEF e dell’INPEF -Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, ha voluto personalmente consegnare il Premio, alla presenza di alcuni rappresentanti del mondo dello sport e del Comitato Italiano Sport contro Droga – Associazione benemerita del Coni – a Marco Alessandro, per un gesto straordinario nella sua quotidianità, mai riconosciuto prima d’ora: aver salvato, nel corso di una partita di calcio, un bambino dall’esplosione di un petardo, rimanendone lui stesso ferito gravemente e permanentemente; la motivazione apposta sulla sua targa è stata dunque “Per il suo coraggio nel difendere il futuro e la vita di un bambino, senza alcun timore per la propria. Un grande, silenzioso eroe dei nostri tempi”.

Selene e Mario

La senatrice Rosetta Enza Blundo – Vicepresidente della Commissione Parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza – e l’onorevole Eleonora Bechis – membro della medesima Commissione e della Commissione Parlamentare per la Cultura, la Scienza e l’istruzione – hanno consegnato la targa a Selene e Mario, accompagnati dalle proprie figlie, a cui è stato riconosciuto il Premio “Per aver coraggiosamente combattuto e vinto, oltre ogni vincolo e barriera, tutte le battaglie in difesa della loro splendida famiglia”.

De Colle

La famiglia De Colle, che ha colpito profondamente tutti i presenti, è stata invece premiata “Per aver combattuto forti, affiatati, insieme, nel nome del Diritto all’Apprendimento per tutti”.

Luigi Oppido

Sono stati altresì premiati alcuni esponenti del mondo delle Arti e dello Spettacolo: Luigi Oppido, Segretario Generale della Maisons des Artistes, “Per una vita spesa tra valori sociali ed impegno artistico. Per il costante, appassionato sostegno al Programma Vivere Senza Psicofarmaci”;

Rocco Magnante

il cantante Rocco Magnante “Per una vita dedicata alla musica, oltre ogni tempesta. Per il suo sguardo profondo, mai rivolto al passato, dedito a cantare la bellezza e il futuro”; il gruppo teatrale integrato dei Diversi Talenti – diretti dal regista Fabio La Rosa, unitamente alla Presidente Titti Mazza – “Perché rappresentano la sintesi tra la bellezza spirituale, l’arte, il sapere, le emozioni e la scienza. Conoscerli è rappacificarsi con l’Universo”.

Avv. Francesco Morcavallo

Gli Avvocati Francesco Morcavallo e Francesco Miraglia sono stati premiati per il loro impegno professionale e sociale, frutto dello loro qualità personali:

Avv. Francesco Miraglia

rispettivamente “Perché il coraggio è una qualità dell’anima, della conoscenza, della mente e del cuore” e “Per le battaglie vinte, per la dignità restituita a tante Famiglie, perché la prima linea è l’unica che garantisce il Futuro”.

Daniela Scarpetta

A Daniela Scarpetta, “esemplare Pedagogista Familiare” è stato riconosciuto dallo staff dei suoi colleghi docenti presso l’INPEF, “il suo impegno come donna di Giustizia” ma anche la sua forza nel combattere un’ostinata malattia, dunque “per aver fatto della sua battaglia per la vita un modello di coraggio”.

Pamela Acosta

A Pamela Acosta, pilastro dello staff dell’INPEF, è stato tributato dal Vice Presidente dell’Istituto stesso, il dott. Pierluigi Bonici, visibilmente commosso, un particolare Premio “Per la dedizione, la semplicità, la determinazione. Per esserci sempre, col sorriso, nel nostro grande gioco di squadra”.

Un momento di alta commozione si è avuto quando, a sorpresa, l’intero staff dell’INPEF ha consegnato alla Prof.ssa Vincenza Palmieri uno speciale riconoscimento “Per la sua grande capacità di rendere gli altri più forti”.

Sul palco erano presenti anche i premiati delle scorse edizioni, che hanno voluto ancora una volta dare il proprio contributo e ribadire il comune impegno affinché, attraverso piccoli e grandi gesti di ogni giorno, siano sostenuti i principi ispiratori e la mission della Pedagogia Familiare, in particolare la difesa dei Diritti Umani e dei Diritti dei Bambini, contro l’abuso diagnostico e terapeutico, a sostegno del Programma Vivere Senza Psicofarmaci.

I premiati delle scorse edizioni

“L’appuntamento – ha concluso la Professoressa Palmieri – è per il prossimo anno, per continuare a sottolineare l’impegno ed il coraggio di chi, quotidianamente insieme a noi, rende il nostro Pianeta più bello, accogliente e sicuro”.

 

avvocato

Torna a casa il ragazzo allontanato dalla famiglia per uno schiaffo

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Il Tribunale per i minorenni di Trento ha disposto la collocazione presso la famiglia di origine di un minore di Trento di 13 anni che alcuni anni fa era stato allontanato, a dire della famiglia, per uno “schiaffo”.

Probabilmente lo schiaffo ha avviato le procedure di tutela, ma in realtà leggendo il decreto si scopre che le motivazioni dell’allontanamento erano prevalentemente di natura psicologica: “Scarsa consapevolezza del padre circa i bisogni sia emotivi che educativi del figlio che presenta rilevanti aspetti di fragilità relazionale.”

Peccato che quest’anno, proprio dopo il collocamento in comunità, il ragazzo sia stato bocciato! «Sono molto soddisfatto dell’epilogo di questa vicenda, in primo luogo perché, finalmente si comincia a rispettare la volontà del minore attraverso l’ascolto dello stesso. Sono contento anche perché queste decisioni servono a conseguire quella necessità di integrazione tanto sbandierata a destra e a manca. In certe vicende, che riguardano soprattutto cittadini stranieri, come nel caso specifico, bisogna avere maggiore sensibilità nel capire i comportamenti e i modi di fare che sicuramente sono diversi dai nostri, sempre però nel rispetto della legge e dei minori. Mi sento anche di sottolineare la sensibilità del Giudice Onorario che ha ben compreso il desiderio del ragazzo e della sua  famiglia di mettersi in discussione,» ha dichiarato l’avvocato della coppia Francesco Miraglia.

 

Il ragazzo circa un mese fa era scappato dalla comunità di Rovereto ed era tornato in famiglia. In seguito l’assistente sociale del polo di Trento, invece di cercare di capire le motivazioni della sua scelta, l’aveva “convinto” a tornare in comunità. Infatti, il ragazzo riferisce che nel corso dell’udienza presso il tribunale gli avrebbero intimato di tornare in comunità anche se non voleva e che l’avrebbero riportato anche con la forza.

Alla fine ha accettato di tornare in comunità. I genitori riferiscono anche che hanno sentito il bambino piangere durante il colloquio.

Ma solo pochi giorni dopo, il ragazzo si è rifiutato di tornare in comunità ed è rimasto a casa. E ora finalmente il decreto del giudice riconosce la volontà del ragazzo e il suo diritto alla propria famiglia, restituendo ai genitori la responsabilità genitoriale.

Proprio in seguito all’esito positivo della vicenda, mantenendo l’anonimato per proteggere la privacy del figlio, la famiglia ha deciso di rivolgersi alla stampa per informare altre famiglie meno fortunate che il clima è cambiato e che possono far valere i propri diritti. La famiglia sta altresì valutando delle azioni a livello deontologico, legale o risarcitorio nei confronti di chi ha sbagliato, non tanto in uno spirito di rivalsa ma per impedire che drammi simili possano colpire altre famiglie.

Secondo il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani: «Per iniziare, precisiamo che la maggior parte degli operatori sono professionali ed efficienti, considerata la delicatezza e complessità di queste vicende. Il caso in questione ci mostra come in Trentino sia in atto una riforma positiva in cui molte forze e persone stanno cercando di affrancarsi da certe teorie psichiatriche e psicologiche alla base di molti allontanamenti superficiali o addirittura errati, ma ci sono ancora delle resistenze con alcuni operatori che persistono nei vecchi atteggiamenti e considerazioni. Nel caso di specie, infatti, non c’era nessun abuso sul bambino se non la presunta “incapacità” del padre, e la soluzione adottata oggi poteva essere adottata fin dall’inizio.

Siamo lieti di apprendere che la prima assistente sociale sul caso, che conoscevamo già per altre vicende, sia stata allontanata dall’area minori, tuttavia riteniamo che ci voglia ancora più coraggio nell’ambito della tutela minorile. Non è accettabile che un ragazzo venga fatto piangere dall’assistente sociale, e ci auguriamo di non dover mai più essere messi al corrente di certi accadimenti. Nel frattempo ricordiamo i due casi da noi denunciati delle assistenti (una censurata e l’altra indagata dall’Ordine) che lavorano ancora con i bambini. Riteniamo che un atto di coraggio da parte delle amministrazioni nei confronti di queste operatrici potrebbe scoraggiare chi desidera persistere in atteggiamenti invasivi e coercitivi nei confronti delle famiglie e dei bambini.»

 

TMT

Caso Stella: esposto all’Ordine sull’assistente sociale

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Aveva registrato di nascosto le intimidazioni dell’assistente sociale che, a tutt’oggi, non ha ancora trasferito la pratica, impedendo così le visite con la bambina. ( Potete leggere qui gli articoli pubblicati dal nostro giornale )

Trento. Si sta complicando l’assurda vicenda di “Stella”, una bambina trentina di tredici anni che, di nascosto, aveva registrato il comportamento riprovevole dell’assistente sociale.

Dopo più di un mese, la richiesta ufficiale dell’avvocato della coppia, Francesco Miraglia, di trasferire la pratica a Trento, dove ora risiedono i genitori, non è ancora stata accolta. Questo impedisce ai genitori di essere adeguatamente assistiti nel recupero della “genitorialità” per accogliere la supplica incessante della bambina di tornare a casa.

Ma, cosa ancor più grave, ostacola di fatto le visite della bambina, dato che l’assistente sociale, nonostante tutto quello che è successo, pretende che, prima di organizzare l’incontro, la famiglia faccia la richiesta a lei per poter vedere la figlia. Di conseguenza la famiglia è stata costretta a presentare un esposto all’Ordine degli Assistenti Sociali, con tanto di registrazione, nei confronti dell’assistente sociale.

 

«Siamo amareggiati dell’accanimento di questa assistente contro la nostra famiglia. Noi volevamo solamente che la supplica di nostra figlia, che chiede disperatamente aiuto per tornare in famiglia, venisse ascoltata!», ha dichiarato la mamma di Stella.

Secondo il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU): «Dallo studio delle carte e dall’ascolto della registrazione appare evidente che la formazione dell’assistente sociale in questione è impregnata dei principi e concetti di una certa psichiatria istituzionale e coercitiva, e la pervicacia con cui sembra avvinghiarsi a questa vicenda è tipica di questo tipo di psichiatria che vede le persone più come “pazzi” o come “famiglie disagiate” da controllare e assoggettare, piuttosto che come esseri umani da ascoltare, comprendere e aiutare».

«A parere di questo assistente sociale – continua il Comitato – il fatto di “essere troppo preoccupati dei problemi personali per pensare alla figlia” è una motivazione per l’allontanamento di un bambino? Oppure il fatto che un bambino “stia in braccio un po’ a tutti” è un indicatore di abuso? Invece di fossilizzarci su queste stupidaggini, dovremmo chiederci: perché la bambina supplica di poter tornare in famiglia?».

«Ci auguriamo conclude il Comitato – che il Tribunale decida di tornare al buon senso e alla ragione. Ci auguriamo anche che le perizie e valutazioni psichiatriche e psicologiche siano rimosse dalle aule di giustizia: troppi bambini stanno soffrendo per colpa di queste psico-baggianate, è ora di capire che il re è nudo. Chiediamo altresì all’Ordine di verificare se, oltre al caso in questione, questa assistente sociale si comporti così anche con altre famiglie!».

Ma c’è una speranza. L’assessore alle Politiche Sociali di Trento, Mariachiara Franzoia, ha accolto la richiesta dei genitori di iniziare un percorso di rafforzamento della genitorialità che è già sul tavolo del polo sociale di riferimento. Della vicenda si sta occupando anche il Garante dei minori, ed è stata richiamata in due separate interrogazioni dai Consiglieri Provinciali Giacomo Bezzi di Forza Italia e Filippo Degasperi del Movimento 5 Stelle.

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Diritti Umani: se ne parla al Senato.

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Diritti Umani: se ne parla al Senato. INPEF invita alte Istituzioni di settore By Redazione Il Parlamentare on 30 maggio 2015 Diritti Umani a tutela dell’Infanzia e della Famiglia. INPEF convoca nel Senato le Alte Istituzioni e incita alla collaborazione. Si parla anche di Comunicazione Etica e di Cibo Sano con la Fondazione “Paolo di Tarso”. Ad Ottobre i primi progetti di cooperazione. A cura di Viviana Normando – Direttore Gruppo ComunicareITALIA/ “Grazie per quanto mi avete dato”: con queste parole pronunciate dal Presidente del Senato della Repubblica Italiana Pietro Grasso si è concluso l’importante Seminario sui “Diritti Umani e Diritti dei Bambini. Sensibilità, coscienze e strumenti”, dove è intervenuto a relazionare il Gruppo ComunicareITALIA della Fondazione “Paolo di Tarso” sul tema “Diritto all’informazione e alla verità con le nuove tecnologie” e sui “Diritti Umani di accesso al Cibo Sano”. Temi che nel 2016, anni del Giubileo della Misericordia, in linea con i contenuti che INPEF ha sviluppato in modo eccellente, daranno vita ad una BIENNALE che della tutela dei Diritti Umani ne farà il cuore della propria mission. DIRITTI UMANI: DAL SENATO DELLA REPUBBLICA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI Il corso è consistito in due giornate di studio di altissimo profilo umano, formativo, istituzionale, tenutosi, in una prima fase, presso il Senato della Repubblica Italiana il 26 e 27 maggio 2015 e che si concluderà il prossimo 9 ottobre presso la Camera dei Deputati, con la proposta o la presentazione di progetti concreti a favore dei Diritti Umani da parte dei corsisti. Il simposio, che ha visto la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani colma di uditori e partecipanti, è stato promosso dall’INPEF – Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare e dall’ANPEF – Associazione Nazionale di Pedagogisti Familiari, ed ha affrontato linee progettuali non comuni: da un lato vi è stata l’eccezionalità dell’evento nel cuore delle Istituzioni dello Stato Italiano, dall’altro si vuole a tutt’oggi produrre un esito qual è quello della presentazione di progetti comuni per il tramite proprio dei destinatari. “E tra i consegnatari, tra i rappresentanti di diversi ambienti di lavoro, amministratori locali, agenzie educative – ha detto la Prof.ssa Vincenza Palmieri Presidente di  INPEF – sono stati in prima linea, in particolare, insegnanti, educatori, amministratori locali, funzionari pubblici, volontari, operatori del diritto, operatori dell’informazione, esperti delle professioni d’aiuto. Tra i relatori e docenti per formare un pool di testimonial di Diritti Umani vi sono stati negli svariati ambiti: esperti in Diritti Umani, rappresentanti di Istituzioni nazionali, internazionali, di associazioni, della società civile, giuristi, esperti di scienze dell’educazione”. DIRITTI UMANI: GIUSTIZIA E SICUREZZA, LIBERTA’ E CULTURA, ISTRUZIONE E DEMOCRAZIA, SALUTE E BENESSERE “La prima sessione – ha specificato la Prof.ssa Stefania Petrera Giudice Onorario presso la Corte di Appello di Roma Responsabile Relazioni Istituzionali INPEF tracciando un primo resoconto del seminario – è stata ‘Giustizia, Sicurezza e Diritti umani’: giustizia come sistema organizzato di garanzie, rapporto equilibrato con le istituzioni giudiziarie in caso di conflittualità di natura varia. La seconda è stata ‘Libertà, Cultura e Diritti Umani’: libertà come espressione, libertà di movimenti, di partecipazione e cultura come accesso libero a servizi locali specifici nonché alle informazioni, come premiazione di talenti. La terza, nella seconda giornata, è stata ‘Istruzione, Democrazia e Diritti Umani’ come diritto all’istruzione, all’informazione per tutta la vita, all’accessibilità delle informazioni. La quarta è stata ‘Salute, Benessere e Diritti umani’ come diritto alla salute, allo sport, allo svago. Il 9 ottobre 2015 nella Camera dei Deputati vi sarà il monitoraggio delle iniziative di educazione e promozione dei Diritti Umani realizzate o individuate nei diversi contesti territoriali: progetti educativi, iniziative di formazione, pubblicazioni a tema, manifestazioni artistiche, eventi culturali, altro”. Sarà allora che i corsisti acquisiranno l’attestato INPEF di educatore in Diritti Umani, ove Avvocati e Giornalisti Pubblicisti e Professionisti accederanno rispettivamente ai crediti formativi dei rispettivi Ordini di appartenenza. Un progetto richiede – ha detto la Prof.ssa Stefania Petrera – ideazione, creatività, concretezza, risorse umane ed economiche, capacità di analisi, programmazione, anticipazione del futuro, organizzazione, assunzione di decisioni, gestione dell’imprevisto (in pedagogia l’obiettivo fa riformulato), gestione di processi. Cosa si fa: va scelta una tematica, analisi del contesto di intervento, identificazione dei destinatari, definizione della tipologia di attività, individuazione della finalità. Poi occorre la costituzione della rete delle risorse necessarie, la definizione degli obiettivi da perseguire e così via. Il tutto da riassumersi in una breve formula: ‘SMART’ ovvero ‘simple’ (gli obiettivi formulati chiari); ‘measurable’ se si sono raggiunti i risultati; ‘achievable’ la verifica se ci sono altre esperienze in tal senso, ‘realistic’ se sono compatibili con le risorse umane materiali economiche disponibili e ‘time scale’ disamina del tempo necessario”. Ricordiamo che il Seminario è stato patrocinato tra le altre Istituzioni dal Senato della Repubblica, dal Ministero degli Affari Esteri, dell’UNAR (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), dall’Ambasciata dello Stato Plurinazionale della Bolivia. LA PRIMA GIORNATA DEL SEMINARIO “L’esperienza dei Diritti Umani – ha detto la Prof. Vincenza Palmieri – deve costituire un modello e non è da demandare ad esperienze sporadiche ma occorre formare gli educatori, formulare progetti appositi in una rete istituzionale, quindi sostenere e incentivare a presentare leggi adeguate per l’attuazione dei provvedimenti. Una giornata intensa che ha visto anche la Fondazione “Paolo di Tarso” formatrice del pool di testimonial sui Diritti Umani, per il tramite della Dott.ssa Viviana Normando Direttore Responsabile del Gruppo ComunicareITALIA.it, che ha l’obiettivo di promuovere in rete comunicazione etica. “L’Italia – e’ stato detto dagli illustri relatori (si veda www.ilvaticanese.it; www.pedagogiafamiliare.it) – subisce molte contravvenzioni dall’Europa, per questioni relative alla tortura, all’ambiente, in particolare nell’area della famiglia, sanzioni proprio al nostro Paese che ha una serie infinite di leggi sulla famiglia e siamo una Nazione che tiene molto alla famiglia ed alle sue tradizioni”. “Qui presente – ha ricordato la Prof.ssa Palmieri – c’e’ l’Associazione che si occupa dei nonni che non possono vedere i nipoti nel caso di separazioni – Associazione Nonne Nonni penalizzati dalle separazioni onlus – e ricordiamo che vi sono 40.000 minori affidati a soluzioni alternative alle famiglie in Italia, con somministrazione di psicofarmaci. I bambini, infatti, nelle case famiglia devono dormire, non possono rimanere svegli così come nei reparti di psichiatria peraltro per adulti. Incredibile. Ma questo il Gruppo ComunicareITALIA.it accanto ad INPEF lo aveva già denunciato. “Ci sono – ha proseguito Vincenza Palmieri – anche tuttavia strutture meravigliose, educatori competenti che accolgono bambini per davvero in difficoltà poichè dobbiamo sapere che c’è il Bello. Noi monitoriamo, cerchiamo di capire, è un dovere oltre che un Diritto Umano. Bisogna garantire certezze per quelle fasce più deboli che non possono stare qui a parlare, anche se noi facciamo di tutto per stare insieme ai bambini dell’Ecuador, a dei talenti meravigliosi a cui noi dobbiamo dare spazio, dignità e forza. Ma sporchiamoci le mani e portiamo giustizia, sanità, diritto e diritti e avremo realizzato quella che è la grande bellezza”. Detto e assicurato da una donna, la Prof.ssa Palmieri, Docente presso l’Università degli Studi della Basilicata, psicologa e pedagogista, che ogni giorno con il suo staff pensa a salvare anche un solo minore lavorando ininterrottamente. L’intervento del Presidente del Senato della Repubblica Pietro Grasso LA COMMISSIONE INFANZIA E ADOLESCENZA Interviene la Senatrice Rosetta Enza Blundo della Commissione in Senato di Infanzia e Adolescenza: “E’ questo un incontro seminario, da noi fortemente voluto, che vuole attenzionare sui diritti dell’uomo e dell’infanzia, è importante che noi ce ne facciamo carico e che ciascuno possa salvaguardare i diritti umani. Nel nostro Paese vi è questa realta’: quando vengono messi in pericolo i diritti umani allora è il momento in cui vengono affermati con maggiore forza e vediamo invece il rischio che non vengano riconosciuti. Una situazione particolare che crea una condizione di pericolo. ‘I boschi continuano ad essere distrutti nonostante le suppliche’ come esprimeva una ragazza, Arianna Pagano, nel video presentato nel Seminario e vincitore dell’XI Concorso Scolastico Nazionale di Serra International Italia. La Compagnia “I Diversi Talenti” Il problema è una sordità istituzionale, dove tutti dobbiamo essere più consapevoli e disponibili. Cito anche le autorità locali che si trovano tra il dovere fare e non potere fare. Le persone fragili stanno aumentando, sta crescendo il numero di coloro che sono in difficoltà, il lavoro è a rischio. La nostra è una Repubblica fondata sul diritto al lavoro e questo seminario non si chiude cosi poichè prevede un momento di ritorno con i progetti messi in piedi nella nostra rete e ciò che conta è che ci stiamo muovendo con Associazioni come INPEF e ANPEF e il loro contesto, cui fare riferimento ovvero alla positività di persone che lavorano con competenza. Ringraziamo l’Associazione dei nonni la cui presidente nonostante la tarda età, Maria Bisegna, sta combattendo ed è importante l’alimentazione adeguata, l’identificazione del Cibo Sano – per cui si adopera la Fondazione “Paolo di Tarso” – per prevenire le Malattie non Trasmissibili. Ci riferiamo al lavoro come dignità e sostentamento: le persone devono lavorare e avere la possibilità di vivere, deve esserci il diritto a vivere nel proprio paese, come una scuola libera che viva del diritto allo studio. I presupposti per un’ottima riuscita del seminario intanto ci sono tutti, è ben valido e ben strutturato ed ha il compito delicato e arduo di formare sentinelle di diritti umani. Siamo uomini e donne che vogliamo impegnarci nei diritti della persona e dei minori che non hanno voce”. I DIVERSI TALENTI E IL DIRITTO ALLA FELICITA’ A questo punto si esibiscono con una rappresentazione teatrale da lasciare senza parole i ragazzi di Messina, la compagnia de “I diversi talenti”, per chiederci: ‘chi sono gli angeli?’. E tra questi non solo i ragazzi autistici o diversamente abili che si esibiscono e che devono integrarsi ed esprimersi a pieno ma anche ad esempio vengono citati, proprio tra quegli angeli, magistrati uccisi dalla mafia come i giudici Falcone e Borsellino. Diritti Umani – Sala Zuccari del Senato: I Diversi Talenti La Sala Zuccari diviene un palcoscenico dei diritti umani con attori che sembrano interpretare film da oscar e che invece sono solo ragazzi bravissimi che cercano, bene, di superare la loro diversità con le proprie capacità e valide guide, intraprendendo la strada del ‘teatro dell’anima’. Un percorso che emoziona, che li fa emozionare, che li incentiva alla volontà, al metodo, al manifestare con costanza le proprie capacità. Come hanno fatto in Senato dove nelle due giornate si sono esibiti ben cinque volte. Diritti che hanno profondamente colpito anche il Presidente del Senato Pietro Grasso che si è rivolto ai ragazzi con parole affettuose. I ‘Diversi Talenti’ si sono esibiti a Roma per la prima volta nell’ambito dell’edizione 2015 del Premio Internazionale Medaglia d’oro Maison des Artistes. IL COMITATO INTERMINISTERIALE PER I DIRITTI UMANI Poi interviene la Prof.ssa Cristiana Carletti Esperta del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani – MAECI. “Il Comitato – dice la Prof.ssa Carletti anche Docente presso l’Università di Roma Tre – deve parlare con tutti, non solo con l’Italia ed ha una lunga tradizione per far fronte alle richieste internazionali che chiedono all’Italia cosa si fa dei Diritti Umani, con tantissimi rappresentanti di tutte le due strutture ministeriali e non. Il Comitato è stato aggiornato nel 2013, abbiamo Ministeri, Amministrazioni ed Enti. Ecco alcune attività: il nostro Comitato effettua un sistematico esame delle misure legislative e amministrative ed è un lavoro molto faticoso, con una serie di processi che noi monitoriamo su cui diciamo come optare, migliorare, siamo sentinelle, promuoviamo le necessità che ci vengono manifestate e così da rispondere in maniera precisa con il percorso che riguarda l’apparato amministrativo. In merito al tema dell’infanzia il nostro Paese è considerato un pioniere, un modello e in altre tematiche si notano delle difficoltà, in un lavoro che continua in una legislazione che è perfettibile. Sollecitiamo la buona volontà di lavorare sui settori più deboli come espressione della buona volontà del Paese e questo intanto viene apprezzato in Europa. Maria Vincenza Palmieri – Presidente INPEF – Pietro Grasso Presidente del Senato della Repubblica Il Comitato deve compilare rapporti periodici ma il lavoro è sequenziale e anche quotidiano, operando con imput delle associazioni. Dobbiamo partire dal basso, dal livello locale. Tutta l’attività viene presentata al Parlamento una volta l’anno, partecipiamo in iniziative nazionali e internazionali, elemento importante che viene stimato nel sistema internazionale nel contatto con la società civile. I nostri interlocutori ad esempio sono le Nazioni Unite e il Consiglio in Europa, ove il Comitato dialoga con organismi di controllo, con un altro compito di produrre una relazione quadriennale sul sistema del nostro Paese a 360 gradi e poi con un focus specifico sui diritti d’infanzia e all’adolescenza. Attuare un’azione di monitoraggio ma anche propositivo nel sistema Unesco ove tutte le informazioni che abbiamo dato sono piaciute moltissimo è già soddisfacente per l’Italia. Vi sono tantissime convenzioni, ad esempio, sui diritti civili, politici, di tortura, sull’infanzia e sui diritti con disabilità. Portare avanti meccanismi di comunicazione significa dare possibilità a gruppi di individui che hanno segnalato la propria realtà e per cui la comunicazione avvisa poi la comunità internazionale. Nel rapporto con l’Europa c’è un dialogo interattivo con risposta immediata”. INVERTIRE LA LOGICA: SI INTERVIENE SUI DIRITTI UMANI QUANDO GIA’ SONO VIOLATI L’Avvocato Francesco Moncavallo, già Giudice, che sappiamo avere riportato a casa molti minori insieme alla Prof.ssa Palmieri, è intervenuto sulla necessità di un cambiamento di rotta poichè, come ha sottolineato anche la Senatrice Blundo, è rimasto in Italia un passaggio importante come tratto comune tra passato, presente e futuro,  cioè la immagine che i diritti umani debbano essere tutelati quando ne riconosciamo la crisi e necessitano di quelle situazioni giuridiche per cui i diritti della persona quando vengono violati devono essere reintegrati e risarciti. Si tende a parlare dei diritti umani quindi per trattare direttamente la violazione dei diritti umani quando invece si deve parlare di Diritti Umani già a partire dalla consapevolezza della centralità della persona”. OCCORRE UN CAMBIAMENTO ANTROPOLOGICO CULTURALE Interviene l’Avv. Donatella Cere’ del Consiglio Nazionale Forense e sottolinea: “Manca un approccio culturale. Ci siamo trovati di fronte a mafia Capitale, al lucro sui diritti umani sui minori, sui rom, su talune case famiglia, al fenomeno delle baby squillo, alle violenze domestiche, al femminicidio, difendiamo gli ultimi ove il Consiglio Nazionale Forense ha sentito la necessità di invitarli per mostrare loro un nuovo approccio culturale. Mi hanno colpito i video mostrati, la maturità dei piccoli autori, mi ha impressionato il loro disagio ma anche il loro ottimismo, libertà, sogni, speranze. Serve un cambiamento antropologico culturale in un messaggio di speranza e di fiducia. Solo chi non prova a creare il futuro che vuole, dovrà accontentarsi del futuro che gli capita. IL DIRITTO ALLA FELICITA’ In Italia vi sono – ha detto la Prof.ssa Palmieri – due milioni di persone precarie e un milione di bambini poveri. In Venezuela vi è una cultura diversa, dove i diritti umani sono intesi come diritto naturale che deriva dalla propria natura fino alla convivenza sociale. Vi è il diritto alla felicità ad esempio. CONTRO IL TRAFFICO DEI MINORI Il Consigliere dell’ambasciata della Bolivia intervenuto per Antolin Ayaviri Gomez Ambasciatore Straordinario e Pluripotenziario dello Stato Plurinazionale in Italia, ha sottolineato tra le tante battaglie l’impegno nel dare diritto allo studio agli indigeni come anche l’impegno nel combattere il traffico dei minori”. NO AL CYBERBULLISMO Il prof. Pietro Faletta esperto Unar e’ intervenuto su come nel web vi sia un incontro e scontro tra diritti. Ad esempio non ci sono norme atte a far fronte del cyberbullismo ne’ in Italia ne’ a livello europeo, problema che andrebbe superato”. 15.000 BAMBINI SCOMPARSI IN ITALIA Ha ricordato la Prof.ssa Palmieri che il 25 maggio 2015 è stata la giornata internazionale dei bambini scomparsi. Vi è la necessità di avere informazioni corrette e spesso queste non sono comunicate ove avere la contezza numerica di ciò che accade è invece un diritto. Negli ultimi quindici anni vi sono stati 15.000 bambini scomparsi in Italia, inclusi bambini che vengono portati all’estero da uno dei due genitori. Il bambino così cambia nazionalità, lingua, cultura, sistemi mentali e ciò può produrre, davanti al cambiamento drammatico, questioni patologiche. Noi ascoltiamo bambini italiani, boliviani, ecuadoriani, ma ci sono tantissimi bambini che non possiamo ascoltare. In Venezuela per la prima volta viene considerato il diritto alla felicità perchè noi dobbiamo pretendere di essere felici e grazie alla D.ssa Belkis Spinale Primo Segretario dell’Ambasciata in Italia della Repubblica Boliviana del Venezuela ci ricorderemo di questo insegnamento. Educhiamo poi i nostri ragazzi al Diritto al rispetto, pretendendolo come il diritto alla felicità. LA CREATIVITA’: CENTRALITA’ DELLA PERSONA Il dott. Antonio Turco Responsabile Area Pedagogica del Carcere di Rebibbia ha raccontato come la prima esperienza di teatro in una casa di reclusione sia stata nel 1959 a Tivoli e come dal 1982 sia nata la compagnia teatrale a Rebibbia, la più antica. Nel 1984 per la prima volta i detenuti sono usciti dal carcere e si è deciso, dal teatro classico, di mettere in scena, invece, gli episodi degli stessi carceri, favorendo così la centralità del detenuto attraverso il teatro”. Il dott. Luigi Oppido segretario dell’Associazione Maison des Artistes ha ribadito come l’arte e la bellezza siano un necessario nutrimento dell’anima affinchè la creativita’ salvi l’uomo e il mondo. FONDAZIONE “PAOLO DI TARSO” IN PROGETTI CON INPEF, RELATORI E DESTINATARI Apprezzata la visione del lavoro in rete della Fondazione “Paolo di Tarso”con una premessa fondamentale fatta dalla Dott.ssa Viviana Normando Direttore Responsabile del Gruppo ComunicareITALIA.it, a proposito di come l’informazione debba attenersi alla verità e al rispetto della dignità della persona. Fondazione Culturale “Paolo di Tarso” – intervento della Dott.ssa Viviana Normando – Etica nella Comunicazione Una dimensione, quella etica, utile alla nostra società dell’informazione che attraverso notizie corrette può indurre a scelte più consapevoli. Fatto riconosciuto anche dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio e del Molise che stanno concedendo i crediti formativi per la giornata conclusiva del 9 ottobre 2015 del seminario proprio anche per la stima verso il lavoro del Gruppo ComunicareITALIA.it, www.gruppocomunicareitalia.it, per il suo attingere sempre dal Codice Deontologico dei Giornalisti nonché dall’attinenza alla Carta di Treviso, ad esempio, e dalla serietà di attività come la BIENNALE della Dieta Mediterranea per i Diritti Umani all’accesso al Cibo Sano da parte della Fondazione “Paolo di Tarso”, con particolare riferimento ai messaggi ed iniziative prodotte per la famiglia e per i bambini e al lavoro di tutela dei minori svolta da INPEF. Tra le Istituzioni che fanno squadra per il bene comune e che coopereranno insieme saranno certamente Fondazione “Paolo di Tarso” e INPEF, in una reciprocità istituzionale, in una interazione attiva in progetti tra relatori e destinatari del Seminario. CONDIVISIONE DEI PROGETTI Al via, dunque, in ambiente etico ed altamente istituzionale, la condivisione per la promozione dei temi sui Diritti Umani con i partecipanti al Seminario da parte del Gruppo ComunicareITALIA.it, guidato dal Direttore editoriale dott. Fabio Gallo, che potrà pubblicare le attività ed i progetti a partire proprio dalla BIENNALE della Dieta Mediterranea 2016 che pone tutta la sua attenzione ai Diritti Umani all’accesso al Cibo Sano perché bambini e famiglie siano garantiti in termini di sicurezza alimentare. Temi verso i quali un modello di comunicazione etica come quello sviluppato dalle Testate Giornalistiche del Gruppo ComunicareITALIA, trova la sua giustificazione. LA SECONDA GIORNATA DEL SEMINARIO ECCO I DATI: I BAMBINI TORNANO A CASA Un resoconto concreto di cosa INPEF ha fatto negli ultimi tempi è stato raccontato dai protagonisti per il tramite del ‘Capitano’ come è stata definita la Prof.ssa Vincenza Palmieri. “E’ stato formato presso INPEF – ha detto la Prof.ssa Palmieri – un gruppo di lavoro che io presiedo come psicologa e pedagogista e di cui fanno parte l’Avv. Moncavallo e l’Avv. Miraglia. In questi giorni abbiamo fatto felici nonni di Ancona, dell’Ecuador, di Genova ove in Procura, ancora una volta, è stata confermata la collocazione di minorenni presso questi nonni che prima non potevano vedere i minori. Poi il superamento di un caso: genitori minorenni che si conoscono in casa famiglia, hanno un figlio e tutti e tre oggi vivono con i genitori ovvero i nonni. Un grande successo. Ancora a Torino un altro ragazzo adolescente è stato portato a casa in poco tempo ed è seguito da un progetto INPEF, ha avuto una borsa di studio sulla metodologia di studio oltre che sull’attenzione a come recuperare il legame con genitori. Bisogna creare le condizioni perchè questi ragazzi restino a casa ma anche organizzare loro corsi di formazione. In cambio del corso di formazione il ragazzo, come grafico, farà il logo del progetto integrato INPEF-Ecuador e che appena ultimato egli stesso consegnerà all’Ambasciatore dell’Ecuador. A Genova, poi, un altro ragazzo è tornato in affido alla sua mamma. Con l’Ecuador c’è un lavoro integrato a tutti gli effetti poichè può occorrere, in casi più forti, che in questura debba intervenire il Console del Paese di provenienza del ragazzo oppure che l’Ambasciatore possa scrivere lettere per invitare le Istituzioni ad adoperarsi tempestivamente. Quello dell’Ecuador è un progetto integrato modello da trasferire nelle istituzioni, è un modo scientifico di lavoro. Un altro caso a Salerno dove un ragazzo era veramente in una condizione di non accesso da parte della famiglia ed anche qui la vicenda è in via di definizione e si avvierà verso la famiglia. Molti altri casi sono in sviluppo e stanno per andare in porto. PROSEGUE IL PROGETTO INTEGRATO ECUADOR-INPEF L’Ambasciatore dell’Ecuador Juan Fernando Holguin Flores dice: ‘Noi non ci fermeremo finche’ anche un solo bambino non tornerà a casa’. “Ogni bambino – continua la Prof.ssa Palmieri – quando non c’e’ il rischio deve tornare nel suo ambiente naturale. Qualcuno può pensare che dalla brutta strada non si possa uscire e noi abbiamo imparato che non è cosi e che non possiamo fermarci mai. Un buon motto per far cambiare il vento e’: ‘Non bisogna fermarsi mai e non si può essere da soli’. LO STAFF INPEF: UN ISTITUTO DI DIRITTI UMANITARI Ecco perche’ si devono avere buoni compagni di viaggio”. Parla quindi l’Avv. Francesco Moncavallo sulle vittorie del capitano Vincenza Palmieri, poi vi e’ un fuoriclasse e poi c’e’ la squadra perche’ il risultato del progetto sta negli esiti, c’e’ qui un Governo di un Paese qual e’ quello dell’Ecuador, che ha detto si e con cui non si e’ da soli. Parlare di Diritti Umani ha poco significato se non si dà strumento a chi deve esercitarlo per ottenerlo. Questi risultati devono essere dei punti di partenza, ci sono situazioni particolari, ancora una volta a Genova, dove minori sono sottoposti ad un procedimento minorile che dura da 15 anni e dove torneremo a giugno ma andremo anche a Roma e a luglio, nella Corte di Appello di Roma, diremo che un ragazzo di 8 anni e’ in comunita’ da tre anni perche’ qualcuno ha fatto su di lui trattamenti su cui la madre non era d’accordo. L’Avv. Francesco Miraglia sottolinea come questo progetto deve essere un modello per tantissimi bambini ancora collocati nelle case famiglia ma i progetti cosi ben vengano perchè è in questo modo ad esempio che l’Ecuador si mette al fianco dei cittadini. DIRITTO ALL’EUROPA E DIRITTO A VEDERE Si è parlato anche di come vengano presentati progetti formativi sul tema ‘quale Europa?’ da parte della Dott.ssa Maria Loredana La Civita dell’Universita’ di Roma Tre e di Athenaeum NAE. Stefania Leone Presidente dell’Associazione Disabili Visivi onlus ha parlato del Diritto alla lettura da parte di chi non vede. Occorre formare educatori che aiutino i non vedenti ad utilizzare strumenti innovativi che consentano a tutti la lettura, l’autonomia e la liberta’. IL DIRITTO ALLO SPORT: BENESSERE FISICO E FONTE DI RINNOVAMENTO INTERIORE “I valori dello sport sono fondamenti – dice l’Ambasciatore Alberto Schepisi Presidente Comitato Nazionale Sport contro Droga del CONI – a cominciare da un tifo positivo, uno dei nostri progetti in corso che condividiamo con INPEF, con cui abbiamo in comune l’occuparci di bambini e ragazzi. Promuoviamo uno sport che permette di ripetere il tempo e di dare altre opportunità di crescita, di sano antagonismo, di lealtà, con l’educazione alle regole della legalità. Lo Sport è il più efficace antidoto ad esempio contro i disturbi alimentari, dove l’esercizio è fonte di salute e benessere psicofisico, è prevenzione e va sempre di pari passo con una corretta alimentazione. Lo Sport è fonte di rinnovamento interiore, è patrimonio di ogni uomo e di ogni donna e la sua assenza non potrà mai essere compensata. La Prof.ssa Vincenza Palmieri, presidente INPEF ma anche membro del Comitato Nazionale Sport contro la droga – ricordiamo una delle battaglie più ardue dell’Inpef che è ‘Vivere senza psicofarmaci’ di cui testimonial è il Prof. Daniele Masala Campione Olimpico Docente Universitario di Cassino relatore nel Seminario – ha sempre sostenuto la positività della pratica dello sport anche nella vita, nelle scuole, per il recupero della persona, nelle case famiglia. I RAGAZZI DEVONO TORNARE IN FAMIGLIA La giornata si è conclusa con la benedizione di Padre Rovo Parroco della Casa Famiglia “Capitano Ultimo”. Padre Rovo ha ribadito come nel seguire ogni ragazzo della Casa Famiglia che gli è stata assegnata renderà conto a Dio per ogni vita che cresce in quel contesto. Le case famiglie – ha detto Padre Rovo – sono necessarie per superare alcuni problemi in taluni momenti per il ragazzo ma nel loro persistere sono un crimine contro l’umanità. I bambini devono tornare a casa, ove possibile, nelle loro famiglie e non possono essere sottratti alla loro ‘casa’ spesso anche per motivi futili. Cerchiamo di chiedere insieme una benedizione al Padre Eterno ricordando che la sua non è mai l’ultima benedizione è sempre la penultima”. OGNUNO DI NOI PUO’ ESSERE UNA SCINTILLA La prof.ssa Vincenza Palmieri, dopo la visita del Presidente del Senato e dopo avere ringraziato tutti – ha concluso il Seminario invitando i corsisti a prendere contatto tra loro, a presentare progetti sui Diritti dell’Uomo, sottolineando come nell’azione sia necessario essere spirituali, come sia indispensabile toglierci quella maschera, come hanno recitato ‘i Diversi Talenti’ e come ogni ragazzo debba essere una scintilla perché ognuno di noi può essere una scintilla, infiammare chi ci è vicino, permeare, resistere agli attacchi proprio perché quella scintilla ci rende esseri spirituali e più operativi insieme.

: http://www.ilparlamentare.it/2015/05/diritti-umani-se-ne-parla-al-senato-inpef-invita-alte-istituzioni-di-settore/

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La Corte d’Appello di Ancona affida due minori ai nonni materni.

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L’avvocato Miraglia e la Prof.ssa Palmieri : “Riconosciuto l’ambiente familiare come più consono rispetto a un affidamento esterno”

ANCONA. Quando la famiglia fa “gioco di squadra” e resta unita e disponibile, il Tribunale può riconoscere che l’ambiente familiare sia più consono ad accogliere i minori, nel momento in cui si renda necessario allontanarli dai genitori.  È il caso su cui recentemente si è espressa la Corte di Appello di Ancona, che ha accolto il ricorso presentato dai loro nonni materni e da due zie, per evitare che due ragazzine rispettivamente di 10 e 13 anni venissero collocate in una comunità d’accoglienza o presso una famiglia affidataria.

«Con questa sentenza è stata riconosciuta l’importanza di non allontanare i minori dal loro ambiente familiare» dichiara l’avvocato Miraglia del Foro di Moderna, che da anni si batte contro la difficoltà delle istituzioni a far rientrare i bambini nei nuclei familiari originari, finendo così con il prolungare oltre misura la loro permanenza presso coppie affidatarie.«L’inserimento in famiglia va comunque accompagnato dai Servizi sociali in un adeguato percorso educativo dei minori e dei loro parenti» prosegue il legale, «oltre che di un sostegno psicologico o pedagogico familiare, ma almeno le due bambine potranno continuare a vedere volti familiari e affettuosi, nell’ottica di tornare ad avere un giorno un rapporto più solido e sano con la madre e con il padre».

Le due ragazzine sono state allontanate dai genitori, per i loro problemi di tossicodipendenza e di fragilità psicologica, e affidate ai Servizi sociali di Pesaro. Dal 2011, anno in cui la situazione problematica è emersa, si arriva al 2013, quando il Tribunale per i Minorenni delle Marche decide che debbano essere collocate in via provvisoria presso una casa famiglia.

Provvedimento cui si oppongono i nonni materni, una zia materna e una zia paterna, che ne richiedono l’affidamento. Il padre si trova all’estero, la madre ha un nuovo compagno, ma nonostante il rapporto conflittuale con le due figlie, segue da tempo un percorso per poter riequilibrare se stessa e la sua vita, in vista di un possibile recupero del legame con le due figliolette. Per questo i nonni materni hanno chiesto l’affidamento delle nipotine, che è stato loro finalmente concesso dalla Corte di Appello anconetana, congiuntamente alle due zie, presso cui le bambine potranno trascorrere serate e fine settimana. La madre dovrà seguire un percorso di psicologia individuale, i nonni materni avranno un sostegno alla genitorialità vicariante e le due ragazzine saranno aiutate da un servizio di educativa domiciliare. Un programma di interventi coordinati dai Servizi sociali, finalizzato al mantenimento delle relazioni familiari.

« In Italia » sostiene la Prof.ssa Vincenza Palmieri  Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare di Roma nonché Consulente di Parte dei nonni e delle zie  nel presente procedimento « c’è un sistema molto ricco di consulenze e perizie, la cui finalità dovrebbe essere quella di supportare il Giudice nella ricerca della migliore soluzione possibile per i Minori.

Spesso, però, tale sistema si occupa primariamente di sostenere se stesso (attraverso l’invio dei Minori in casa Famiglia, o presso Centri per la psicodiagnosi o psicoterapia,  privati e pubblici ) e l’interesse del Minore ne risulta, così, subordinato o comunque funzionale al mantenimento dello stesso sistema.  Una storia, quella di Ancona, semplice e normale – continua la Prof.ssa Palmieri –  due nonni che dovranno prendersi cura delle proprie nipotine. Ma ciò che appare assolutamente normale è invece straordinario e deve rappresentale il modello  da replicare ovunque ci sia un bambino che non può essere impropriamente allontanato dai luoghi degli affetti. Un invito, per quanti lavorano in ambito peritale ad impegnarsi strenuamente a difendere i bambini, anche da consulenze invasive, lunghe, ingiuste».

«Un’alternativa all’allontanamento prolungato dalla famiglia è possibile» conclude l’avvocato Miraglia, «contrariamente all’atteggiamento assunto da numerosi Tribunali e Servizi sociali, che troppo spesso privilegiano la separazione dal nucleo originario, anziché favorirne il reinserimento dei minori in quella che è e rimane la loro famiglia, con la grande importanza e supporto affettivo che questa può avere a supporto di una loro crescita serena».

 

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Papà portami via da qui!

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Papà portami via di quiDomenica 21 giugno 2015, alle ore 18.30, presso la Libreria Fandango, in Via dei Prefetti 22, si tiene la presentazione del libro “Papà portami via da qui!”. Il volume edito da Armando Editore nel 2015 è scritto dalla Prof.ssa Vincenza Palmieri Presidente di I.N.P.E.F. Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare e dall’Avvocato Francesco Miraglia ed è dedicato ad Anna Giulia di sette anni, cittadina italiana.

Introduce Stefania Petrera Giudice Onorario e Responsabile delle Relazioni Istituzionali dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, partecipano gli autori con i contributi di Francesco Moncavallo e Vittorio Bonanni. L’attore Rodolfo Baldini legge “Papà portami via da qui!”. Previsti interventi programmati degli Ospiti in Sala.

Sembra incredibile ma il libro tratta di una storia per davvero accaduta ad una bambina di sette anni “che pur avendo genitori che la amano e la vogliono con loro e che non hanno fatto niente di male né a lei né ad altri sia diventata un’orfana consegnata per ‘legge’ ad altri genitori” (Francesco Miraglia).

Il libro

E’ il racconto tremendamente vero di Anna Giulia che, per un errore giudiziario, è stata tolta ai genitori Massimiliano Camparini e Gilda Fontana ed è stata affidata dopo diverse peripezie giudiziarie, visite protette e quanto altro possa essere avocato in questi casi, ad un’altra famiglia. I genitori hanno fatto di tutto per poterla riportare con sé a casa senza riuscirvi, finendo persino in carcere per sette mesi nel tentativo di portare con sè la loro bimba (ufficialmente era rapimento) ed ora sono in attesa che la bambina di circa nove anni compia diciotto anni e scelga in libertà la sua strada ed i suoi genitori con cui ha sempre voluto restare.

Quanto è importante una comunicazione etica

Non ha aiutato neanche nelle diverse vicissitudini una esposizione mediatica eccessiva del caso e dei suoi passaggi, a testimonianza di quanto sia importante l’opportunità, la chiarezza, la fondatezza e la verità dei media a tutela dei minori e dei loro diritti umani innanzi al diritto della cronaca.

Ci sono casi come questi, fatti di burocrazia dove non si riesce a ritrattare in alcun modo gli errori iniziali e dove gli enti preposti si rimbalzano le competenze, in cui anche lo Stato si dovrebbe mettere da parte innanzi alla Famiglia.

Al di là di fatti specifici la Famiglia va sempre aiutata, in qualsiasi condizione, prima di prendere decisioni che nel tempo si rivelano senza ritorno. E vanno coadiuvate anche in caso di povertà. D’altronde, come sottolinea Vincenza Palmieri che con l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare ne conduce di battaglie per i minori insieme ad uno staff eccellente di professionisti, Gesù Bambino non è nato in una grotta e non aveva un solo panno addosso o un giaciglio di paglia anziché una culla? Questa era forse una soluzione abitativa appropriata? “Un bue ed un asino in camera da letto vicino al neonato. Di Giuseppe il Falegname dicono che abbia sposato sua madre Maria ma che non sia lui il vero padre. Quale sarebbe oggi il destino di Gesù Bambino?” (Vincenza Palmieri).

Un racconto scorrevole, vivo, autentico, un piccolo manuale di giurisprudenza ed errori, passaggi giudiziari che potrà essere di sostegno e di conoscenza per i lettori, in una chiave pirandelliana, ma anche di testimonianza autentica per Anna Giulia che pure così, da grande, saprà quanto i suoi genitori le abbiano voluto bene e abbiano lottato per lei in tutti i modi, mentre però la sua infanzia sarà trascorsa. Come Anna Giulia sono stimati solo in Italia cifre enormi di bambini scomparsi, tra le persone sparite nel nulla, di cui moltissimi vengono portati via da un genitore, lasciano all’improvviso il loro ambiente di origine e di crescita e svaniscono nel mondo, spesso con gravi traumi per il distacco. In realtà sono solo figli contesi e che avrebbero desiderato la loro Famiglia.

Quanto sarebbe importante che Istituzioni e lo Stato riuscissero a sostenere meglio queste famiglie. Se ne è parlato con rappresentanti istituzionali anche in un recente Seminario in Diritti Umani e dei Bambini presso il Senato della Repubblica che proseguirà in data 9 ottobre nella Camera dei Deputati, promosso da INPEF, che formerà un pool di testimonial e di operatori in diritti umani e che ha visto la partecipazione tra i relatori anche della Fondazione Paolo di Tarso con il Gruppo ComunicareITALIA.it promotore di una comunicazione etica in rete anc

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> http://www.ilvaticanese.it/2015/06/papa-portami-via-da-qui/

he a favore dei bambini.

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“Diritti Umani e Diritti dei Bambini”

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In Italia, la protezione e promozione dei Diritti Umani ha ancora davanti a sé un lungo cammino: le violazioni reiterate e quotidiane dei Diritti si traducono semplicemente in sanzioni amministrative nei confronti del Governo.

 

È dunque necessario impegnarsi attivamente per la difesa e per l’applicazione dei Diritti Fondamentali, da garantire soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.  Sono in modo particolare i Diritti dei Minori a necessitare di una vigilanza costante.

 

Per quanto possa sembrare assurdo, oggi i Diritti Umani hanno bisogno come non mai della perseveranza di uomini e donne coraggiosi, senza frontiere e senza barriere, che se ne facciano  garanti e testimoni.

 

Ecco, allora, l’iniziativa-evento “Diritti Umani e Diritti dei Bambini. Sesibilità, Coscienze, Strumenti”, il cui obiettivo finale si sostanzia proprio nel formare un pool di Testimonial dei Diritti Umani che assumano in prima persona il ruolo di cassa di risonanza, di amplificatore delle situazioni di violazione di tali Diritti e che, soprattutto, siano in grado di sensibilizzare e permeare il tessuto sociale,  affinché ogni Diritto possa divenire  prassi.

 

Un evento straordinario per molti aspetti, dunque: per la sua portata innovativa, per l’assunzione di responsabilità che si propone, per la multidisciplinarità e completezza dell’approccio, per la capacità di intrecciarsi con le Istituzioni nazionali, estere e sovranazionali.

 

Organizzato dall’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Familiari e dall’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, ospitato dal Senato della Repubblica e dalla Camera dei Deputati, ha ottenuto ad oggi il patrocinio illustre da parte del Ministero degli Affari Esteri, dell’UNAR (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), dell’Ambasciata dello Stato Plurinazionale della Bolivia.

 

Così come è ambizioso e di spessore l’obiettivo che l’evento si propone, altrettanto di altissimo livello saranno i Docenti e le Personalità che interverranno, come si può evincere dal programma allegato.

 

I contenuti abbracceranno tutte le aree tematiche del caso:

l’ONU e la  protezione dei Diritti Umani, il panorama legislativo internazionale, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, le violazioni dei Diritti Umani e le sanzioni ai Governi, la tutela e l’esercizio dei Diritti Umani delle fasce fragili della popolazione, i diritti delle persone minori d’età, la progettazione degli interventi di educazione al rispetto dei  Diritti Umani, la  promozione dei Diritti Umani  attraverso le tecnologie della comunicazione, l’educazione ai Diritti Umani nella  scuola, le strategie comunicative per la promozione dei Diritti Umani.

 

Nell’ambito della cerimonia conclusiva, il 9 Ottobre p.v. – alla presenza​​ di artisti, sportivi, giovani e personalità illustri, a loro volta già Testimonial – ai corsisti  sarà consegnata la pergamena INPEF di Testimonial per i Diritti Umani.

 

Ma perché sia un evento straordinario e quale sia il senso di una cerimonia a mesi di distanza dai due giorni di formazione del 26 e 27 maggio lo racconta la stessa Presidente INPEF, la Prof.ssa Vincenza Palmieri: “E’ straordinario perché presuppone il fare da parte dei partecipanti. Dopo aver ricevuto una importante formazione in due giornate piene, intensive, questi avranno, infatti, diversi mesi di tempo per mettere in campo Progetti concreti sui Diritti Umani; di applicazione, divulgazione, ricerca, stesura di interventi di natura legislativa, ognuno nel proprio campo, nel proprio ambito di competenza. Questi progetti, che ognuno dei candidati potrà realizzare singolarmente o in gruppo, costituiranno il cuore dell’evento. Rappresenteranno, infatti il momento in cui le sensibilità e le coscienze moltiplicheranno il proprio raggio di azione a tutela dei Diritti Umani.

 

Il 9 ottobre, dunque, i partecipanti verranno a restituire ed esporre quello che hanno fatto. Se ognuna delle cento persone che si verranno a formare ne raggiungerà altre cento o mille, l’effetto risulterà enormemente coinvolgente. E sarà allora che, di conseguenza, diventeranno Testimonial dei Diritti Umani. Non a seguito della sola formazione, ma in conseguenza degli esiti della loro azione. A quel punto si costituirà il primo Team di Testimonial. Che resteranno tali per tutta la vita. Perché sarà, da quel momento in poi, un impegno morale: sarà assumere una responsabilità in tal senso nei confronti del pianeta.

La conoscenza del Diritto può essere di competenza esclusiva degli addetti ai lavori; ma i Diritti Umani devono abbracciare tutti, lungo tutto l’arco della vita.

Tutti hanno il diritto e il dovere di conoscerli e di applicarli”.

 

Ufficio StampaI.N.PE.F