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L’inchiesta

Là i miei figli hanno perso il sorriso

MALTRATTAMENTI IN CASA FAMIGLIA A FIDENZA , VECCHI (PDL) CHIEDE SPIEGAZIONI ALLA REGIONE

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Com’è possibile che un imputato dei reati di maltrattamento di minori e abuso di mezzi di correzione gestisca una “casa famiglia” nonostante, se non è un caso di omonimia, abbia un passato da brigatista coinvolto nel sequestro Moro e sulle spalle altre condanne per reati contro la persona e una condanna a 18 anni per associazione sovversiva?
Se lo è chiesto il consigliere regionale del PdL Alberto Vecchi, vicepresidente della Commissione Politiche per la Salute e Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna, che in un’interrogazione indirizzata alla giunta Errani ha chiesto che venga chiarita, al più presto, la posizione di Flavio Amico che, insieme alla moglie Margherita Fortisi, gestisce a Fidenza una “casa famiglia” legata all’Associazione onlus “We are here – Noi siamo qui”.
Flavio Amico risulta, infatti,  imputato in un processo davanti al Tribunale di Parma, sede distaccata di Fidenza, per i reati di maltrattamento di minori e abuso di mezzi di correzione a seguito di una denuncia di un educatore in servizio nella “casa famiglia” relativa a due distinti episodi avvenuti nel 2008 e nel 2009, ai danni di due ragazzi allora ospiti della comunità gestita dai coniugi Amico.
“Nonostante il processo a carico – scrive Vecchi – FlavioAmico ha continuato a gestire la comunità familiare a Fidenza e a lavorare come educatore anche nella comunità educativa per minori Ca’ degli Angeli di Tabiano Terme, aperta nel 2009 e recentemente trasferita all’interno di una struttura di accoglienza più ampia, Casa Viburno, nata lo scorso anno sempre per manodell’Associazione “We are here – Noi siamo qui”, di cui la moglie Emanuela Fortisi, è presidente”.
Ma ci sarebbe anche dell’altro. Secondo l’avvocato Francesco Miraglia, legale rappresentante dei genitori di un ragazzino ospitato nel 2010 nella comunità Cà degli Angeli di Tabiano e autore del libro sui diritti violati dell’infanzia “Mai più un bambino”, Flavio Amico avrebbe un passato da brigatista e sarebbe stato coinvolto nel sequestro Moro e per questo condannato a 18 anni di carcere per associazione sovversiva.
“In una lettera molto circostanziata – spiega Vecchi –  l’avvocato Miraglia riporta che nel 1978 Flavio Amico era stato arrestato insieme ad altri esponenti delle Brigate Rosse in via Montenevoso 8, a Milano, nella cosiddetta “prigione del popolo” e, al momento dell’arresto, si era dichiarato “combattente comunista” e, in un’altra occasione, “prigioniero di guerra”. Per il suo coinvolgimento nel sequestro Moro, per la sua appartenenza alla colonna brigatista “Walter Alasia”, che si autodefiniva “irriducibile”, fu condannato a 18 anni di carcere per associazione sovversiva”.
Inoltre risulterebbe che dal 1978 al 1998 Flavio Amico avrebbe collezionato altre condanne, alcune delle quali anche per reati contro la persona, tant’è che sulla sua vicenda personale pare che il Garante perl’infanzia e l’adolescenza, organo istituito nel 2011 presso la Regione Emilia-Romagna, stia compiendo verifiche e accertamenti.
“Saremmo curiosi di sapere – conclude Vecchi – se la Giunta regionale sia o meno a conoscenza di questa vicenda; a meno che non si tratti di un caso di omonimia, come sia stato possibile per Flavio Amico, data la gravità dei precedenti giudiziari, ottenere l’autorizzazione all’apertura e al funzionamento di una “casa famiglia”, usufruire di fondi pubblici, ed occuparsi, come educatore, di minori giá provati da situazioni famigliari particolari; come sia stato possibile, date le denunce e il processo in corso, che le istituzioni preposte al controllo della“casa famiglia” non abbiano attivato le necessarie verifiche e non abbiano sospeso cautelativamente dall’attività Flavio Amico; se la Giunta regionale non ritenga doveroso disporre un immediato controllo sulla “casa famiglia” in questione”.

 

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Minorenni e Facebook: insidia o risorsa?

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Modena 4 maggio 2012 

Indubbiamente internet è una grande potenzialità conoscitiva per i ragazzi. Il Ministro Profumo, addirittura, propone di finirla con le traduzioni di latino a casa e invece di incrementare le abilità di utilizzo della rete per trovare li risorse conoscitive crescenti, magari lavorando in gruppo.

Però internet può diventare una insidia, come la cronaca ci insegna, con tanti casi di adescamento di minorenni via chat, e non solo nelle città del nord, anche vicino a casa nostra.

Il copione è sempre lo stesso: la presa viene inizialmente adescata sui social network, dove ci si scambiano foto e video sempre più provocanti; poi il carnefice, pena la diffusione del materiale compromettente, ricatta la vittima, costringendola a spingersi oltre, prima via webcam e poi dal vivo; quasi sempre protagonisti sono minorenni, i ragazzi e le ragazze hanno spesso paura che i propri genitori scoprano quanto stia loro succedendo e sottostanno agli abusi degli adescatori senza scrupoli.

E’ successo a Cerignola dove la vittima, una tredicenne della stessa età di tre dei suoi cinque aguzzini, è stata sequestrata e violentata. Di   RECENTE ANCHE A Frascati una 17 enne è stata adescata da uno studente universitario che l’aspettava in un bagno pubblico, per fortuna la ragazzina e i genitori ci hanno mandato i carabinieri, che lo hanno arrestato per tentata violenza sessuale e violenza provata ai danni di una minorenne.

A Como è stato arrestato  il 31 enne ex allenatore di calcio accusato di violenza sessuale  nei confronti di due giovani calciatori: i contatti venivano soprattutto via Facebook, con approcci abbastanza espliciti nelle chat in cui tra l’altro l’uomo, concluso il contatto chiedeva di cancellare sempre la cronologia.

Secondo Eurispe- Telefono Azzurro  il 14% dei ragazzi si è imbattuto in contenuti  contesti potenzialmente pericolosi, il 12% dichiara di esserne stato turbato. Pornografia, bullismo, sexting (messaggi  immagini a sfondo sessuale inviati da coetanei), incontri offline con persone conosciute online, contenuti inneggianti anoressia, odio, droghe, suicidio, internet addicction, riguardano una fetta altissima del campione. Dal 2001 la polizia postale ha chiuso 177 siti web con contenuti pedopornografici, l’11 per cento dei minori ha dichiarato di aver avuto contatti con pedofili, o con persone sospette, durante la navigazione in Rete. Il 25 per cento degli utenti on line ha inoltre subito un tentativo di accesso non autorizzato alle proprie informazioni. Su Facebook, pur di avere  più amici possibile, i ragazzi dichiarano di proporsi a sconosciuti. Le ragazze sono le più assidue frequentatrici, alla ricerca di amici sconosciuti.

Quale l’approccio corretto alla questione da parte degli educatori e dei genitori? Innanzitutto non servono atteggiamenti allarmistici che rischiano solo di amplificare la potenzialità mitologica della rete e di Facebook. Occorre parlarne, parlare con gli esperti e soprattutto prendere in seria considerazione la cosiddetta media education che deve diventare una priorità dei percorsi formativi della scuola italiana. Per questo la società Italiana di pediatria ha promosso un manifesto per un uso positivo e sicuro del web, una serie di “proposte concrete” da sottoporre a governanti ed educatori. Tra queste, rendere la banda larga disponibile ovunque, mettere una lavagna interattiva multimediale in ogni classe, integrare i materiali didattici con gli e-book, avvicinare i bambini all’uso del pc fin dalle elementari, promuovere la formazione sulle nuove tecnologie di insegnanti e genitori, favorire le lezioni sul web. Ossia, direzionare la curiosità dei bambini sulle risorse della rete, e distoglierla da quelle inutili, che sono poi anche quelle destrutturanti ed insidiose.

Bisogna organizzare secondo un mio parere un apposito servizi di consulenza gratuita per associazioni e singoli sulla media education e sull’uso corretto di internet, con pedagogisti, psicologi e sociologi che organizzeranno incontri formativi e colloqui singoli.

davide contro golia

Davide ha vinto contro Golia: Consiglio di Stato da ragione a disabile prigioniero a casa sua.

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OZZANO EMILIA, 27 Aprile – Già un anno fa l’opinione pubblica si era occupata della vicenda di un ragazzo disabile prigioniero nella propria abitazione, in quanto il Comune di Ozzano dell’Emilia negando il permesso di costruire una rampa di accesso di fatto aveva impedito al ragazzo di uscire dalla propria abitazione.

Ebbene il Consiglio di Stato nell’adunanza del 14 dicembre 2011, accogliendo il ricorso della famiglia a firma dell’avv. Maura Nicolì del Foro di Modena- esperta in diritto amministrativo-, stabiliva che sull’area asserita a destinazione ad uso pubblico da parte dell’amministrazione comunale sussiste il titolo dominicale libero da qualsiasi vincolo da parte della ricorrente.

Di fatto veniva deciso che il Comune rivendicava un diritto inesistente sulla proprietà della mia assistita, stabilendo inoltre, il Consiglio di Stato, che l’ordinanza n° 51 del 14 maggio 2010 costituisce un abuso di ufficio.

A tal proposito, sento il bisogno, in qualità di avvocato di fiducia della famiglia di rivolgermi all’opinione pubblica per denunciare come un’amministrazione comunale invece di adoperarsi per facilitare la vita ad un portatore di handicap abbia trascinato lo stesso in una battaglia legale così dispendiosa.

Attraverso l’opinione pubblica mi rivolgo direttamente all’assessore regionale di competenza e direttamente al nostro Governatore regionale Errani affinché affrontino seriamente il il problema delle barriere architettoniche nella nostra regione a favore delle persone disabili.

Questa vittoria sia per noi avvocati che per la famiglia è la vittoria di Davide contro Golia che deve essere un esempio di come non sempre i più forti vincono.

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Caso Lilium: inchiesta parlamentare

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Trento, 3 aprile 2012. – Dopo l’audizione presso la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza dell’avvocato Francesco Miraglia sulla vicenda delle sospette molestie sessuali a una ragazza trentina da parte di un infermiere presso la comunità Lilium e su altre segnalazioni pervenute sulla comunità stessa, verrà aperta un’inchiesta parlamentare. La richiesta è stata avanzata dalla presidente della Commissione on. Alessandra Mussolini e dall’ on. Giuliana Carlino.

Su questa vicenda il consigliere comunale di Trento Gabriella Maffioletti e il consigliere provinciale Bruno Firmani (IDV) hanno già presentato un’interrogazione nei rispettivi ambiti di competenza, affinché sia fatta luce su questa vicenda e altre segnalazioni pervenute sulla comunità in questione.

Apparentemente la Lilium (Abruzzo) ospita dei ragazzi trentini e si avvale della collaborazione di alcuni medici dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia autonoma di Trento, in forza di una convenzione stipulata con la Provincia stessa.

Questa mattina il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ha lanciato un appello all’Assessore Ugo Rossi affinché investighi la vicenda della ragazza e tuteli rapidamente i suoi diritti fondamentali.

camera

Lavori-Camera,it- Lavori- resoconti delle giunte e commissioni

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 Camera dei deputati Alessandra MUSSOLINI, presidente, propone che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante e l’avvocato Francesco M

Resoconto della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza
Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenzaSOMMARIOMartedì 3 aprile 2012

 

INDAGINE CONOSCITIVA:

Sulla pubblicità dei lavori … 73

Sull’attuazione della normativa in materia di adozione e affido.
Audizione del Garante per l’infanzia e l’adolescenza della regione Calabria, Marilina Intrieri (Svolgimento e conclusione)73

Audizione del Presidente dell’Associazione Pronto Soccorso Famiglie, Antonella Flati (Svolgimento e conclusione)73

AVVERTENZA

Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza – Resoconto di martedì 3 aprile 2012


Pag. 73


INDAGINE CONOSCITIVA

Martedì 3 aprile 2012. – Presidenza della presidente Alessandra MUSSOLINI.

La seduta comincia alle 11.20.

Sulla pubblicità dei lavori.

Alessandra MUSSOLINI, presidente, propone che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante impianti audiovisivi a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l’attivazione.

Sull’attuazione della normativa in materia di adozione e affido.

Audizione del Garante per l’infanzia e l’adolescenza della regione Calabria, Marilina Intrieri.
(Svolgimento e conclusione).

Alessandra MUSSOLINI, presidente, introduce l’audizione all’ordine del giorno.

Marilina INTRIERI, Garante per l’infanzia e l’adolescenza della regione Calabria, svolge una relazione sui temi oggetto dell’audizione.

Intervengono per porre quesiti e formulare osservazioni la presidente Alessandra MUSSOLINI, le deputate Maria Letizia DE TORRE (PD), Mariella BOCCIARDO (PdL), Anita DI GIUSEPPE (IDV) nonché le senatrici Giuliana CARLINO (IDV) e Laura ALLEGRINI (PDL).

Marilina INTRIERI, Garante per l’infanzia e l’adolescenza della regione Calabria, risponde ai quesiti posti e fornisce ulteriori precisazioni.

Alessandra MUSSOLINI, presidente, ringrazia l’audita e dichiara conclusa l’audizione.

Audizione del Presidente dell’Associazione Pronto Soccorso Famiglie, Antonella Flati.

(Svolgimento e conclusione).

Alessandra MUSSOLINI, presidente, introduce l’audizione all’ordine del giorno.


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Antonella FLATI, Presidente dell’Associazione Pronto Soccorso Famiglie e l’avvocato Francesco MIRAGLIA, collaboratore dell’Associazione Pronto Soccorso Famiglie, svolgono una relazione sui temi oggetto dell’audizione.

Intervengono per porre quesiti e formulare osservazioni la presidente Alessandra MUSSOLINI, le deputate Luisa CAPITANIO SANTOLINI (UDC-PTP), Mariella BOCCIARDO (PdL), Amalia SCHIRRU (PD), Anita DI GIUSEPPE (IDV) nonché la senatrice Giuliana CARLINO (IDV).

Antonella FLATI, Presidente dell’Associazione Pronto Soccorso Famiglie e l’avvocato Francesco MIRAGLIA, collaboratore dell’Associazione Pronto Soccorso Famiglie, rispondono ai quesiti posti e forniscono ulteriori precisazioni.

Alessandra MUSSOLINI, presidente, ringrazia gli auditi e dichiara conclusa l’audizione.

La seduta termina alle 12.20.

N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.

AVVERTENZA

Il seguente punto all’ordine del giorno non è stato trattato:

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

 

IRAGLIA, collaboratore dell’Associazione Pronto Soccorso Famiglie,

mattino 5

Case famiglie da controllare

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ASCOLI PICENO– Questa mattina si è svolto durante la trasmissione Mattino 5, il secondo round tra Antonella Flati di Pronto Soccorso Famiglie, l’avv. Francesco Miraglia, che ha già firmato un esposto alla procura di Ascoli Piceno e un’aggueritissima On. Alessandra Mussolini, parte coinvolta in prima linea nella vicenda, in qualità di Presidente della Commissione Bicamerale sull’infanzia e l’adolescenza.

 

Presente in collegamento telefonico inoltre, anche il legale della casa famiglia Ida Sergiacomi, in difesa difesa dei suoi assistiti, Due sono i punti nodali della vicenda per Antonella Flati: la questione Tso a cui è tata sottoposta M.C, la mamma ospite della casa famiglia e autrice del filmato, e il ruolo e responsabilità del Sindaco del comune di Montalto delle Marche.

QUESTIONE TSO– Cosa è un TSO? è il ricovero psichiatrico coatto. Il trattamento sanitarioobbligatorio, viene emanato dal sindaco del comune presso il quale si trova il paziente, su proposta motivata del medico. ll Sindaco può emanare l’ordinanza di TSO nei confronti di un libero cittadino solo in presenza di due certificazioni mediche che attestino che: 1. la persona si trova in una situazione di alterazione tale da necessitare urgenti interventi terapeutici 2. gli interventi proposti vengono rifiutati 3. non é possibile adottare tempestive misure extraospedaliere. Le tre condizioni devono essere contestuali e devono essere certificate da un primo medico, che può essere il medico di famiglia, ma anche un qualsiasi esercente la professione medica e convalidate da un secondo medico che deve appartenere alla struttura pubblica. l‘articolo 33 della legge n. 833 del 1978, istitutiva del servizio sanitario nazionale, stabilisce che gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono di norma volontari, rispettare la dignità della persona, i diritti civici e politici, compreso, per quanto possibile, il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura, ed inoltre si stabilisce che i trattamenti sanitari obbligatori devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato.

ANTONELLA FLATI ACCUSA – Sin dall’ inizio della vicenda, Antonella Flati e l’ Avv. Miraglia sollevano molti domande : da quale malattia mentale sarebbe affetta M.C. ? Nessuno si era accorto fino al giorno prima della pubblicazione del video ? In quale ospedale è ricoverata ? non è discutibile disporre un TSO ad una donna che, ha accusato la comunità di irregolarità ? qual’ è l’esatta dinamica che ha portato alla decisione di sottoporre la donna a TSO mediante degenza ospedaliera coatta in tempi strettissimi? Altro interrogativo a cui Antonella Flati vuole risposta : colui che ha autorizzato il trattamento sanitario obbligatorio, in qualità di massima carica sanitaria del comune è proprio il dr. Guido Mastrosani, di professione medico, anche il medico condotto di molte delle persone ospitate nella struttura, nonché sindaco del comune. Dunque per la presidente dell’ Associazione Pronto soccorso famiglie, ed il suo Avvocato F. Miraglia, questa situazione poteva essere evitata perché il sindaco avrebbe potuto astenersi dando mandato al Vice Sindaco di concerto con l’assessore competente, evitando un conflitto di interessi che, a detta della Flati è quantomeno sospetta. In attesa che la situazione divenga più chiara, e sia discussa nelle aule di tribunale, si può restare ad attendere ulteriori sviluppi per una vicenda che certamente non finirà qui. Ai posteri l ‘ardua sentenza.

Caso Charitas, le corde non curano mai E ora risposte dall'assessore Maletti

Le corde non curano mai!

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Al di là dell’appoggio totale del Codacons – associazione per  i diritti del cittadino che attraverso il suo presidente, Fabio  Galli  il quale chiede un indagine in merito, le verifiche dell’eventuale mancanza di personale nell’istituto, l’eventuale evasione di protocolli sanitari da applicare, nessuna istituzione è intervenuta in merito se non per dare sostegno, appoggio, non già al ragazzo legato ma ai dirigenti dell’istituto e all’istituto stesso.

Comune  Provincia e Ausl hanno di fatto sostenuto che il fine (l’incolumità del ragazzo) giustifica in questi casi l’intervento (illegittimo)  e perfino la maggior parte dei genitori degli altri ospiti del Caritas, hanno solidarizzato con le istituzioni.

L’assessore alle politiche sociali F. Maletti, cui spetta il compito del controllo e che quotidianamente appare su i mass media si è trincerata in un, per cosi dire, dignitoso  silenzio, rinviando il suo intervento alla risposta in consiglio comunale ad un’ interrogazione delle minoranze.

Ancora una volta siamo costretti a constatare che legare a letto un handicappato (si badi bene) non un malato psichiatrico, impedendone i movimenti senza il suo consenso o quello dei suoi genitori, non fa scandalo.

Contenere una persona senza la sua volontà piaccia o no è contro la legge a meno che non esiste lo stato di necessità previsto dal Codice penale.

Dovrebbe, quindi, essere chiaro che la contenzione rimane una pratica illegale laddove applicata senza il consenso del paziente.

Nelle parole del Direttore pedagogico del Caritas l’intervento viene addirittura considerato terapeutico e addirittura quasi all’interno di un piano educativo individualizzato.

Come a dire: ti impedisco di farti del male,  tengo monitorato i tuoi comportamenti aggressivi in precise ore della giornata, per tutelare la tua incolumità.

Ho collaborato  al volume: “Italiani da slegare: contenzione, la vergogna del silenzio Koinè editore” che si avvale della prefazione del Presidente dell’ordine dei medici  modenesi e in ogni pagine del libro appare ad ogni punto di vista  che le corde non curano mai.

Di fronte ad un handicappato con ritardo mentale e in cui prevalgono soprattutto problemi di non autosufficienza e problematiche sociali: la contenzione è addirittura l’atto estremo della limitazione della libertà individuale.

Riferito ad un handicappato, assume costantemente connotazione negativa e suggerisce sempre: privazione di indipendenza, annullamento della personalità, condanna.

Contenzione è il termine che stempera i significati emotivi e negativi del “legare”.

Deve essere chiaro che dal “legare” che suggerisce violenza sull’individuo, al  “contenere” che indica un’inderogabile necessità assistenziale si passa per un percorso entro cui è difficile stabilire i limiti della liceità, della giustificabilità terapeutica, della necessità assistenziale.

Sono questi i motivi per cui trovo scandaloso il silenzio su queste tematiche e credo necessario che sul “legate gli handicappati” si debba aprire un dibattito  più severo , di quello relativo ai malati di mente.

Sarebbe opportuno che la risposta dell’assessore Maletti in consiglio comunale non fosse uno dei soliti interventi burocratici su cui non emerge nulla di operativo.

E’ indispensabile quindi un Consiglio comunale aperto alle famiglie, ai tecnici, agli amministratori al volontariato, etc…in merito.

 

Avv. Francesco Miraglia

 

L’ausl sceglie il nostro medico

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                                                                              Modena 18 aprile 2011

 

Purtroppo in una così grave situazione di crisi economica e di scelte sempre più discutibili da parte dei Direttori Generali delle varie unità sanitarie locali,  veniamo a conoscenza di una sanità che si mostra sempre meno dalla parte dei cittadini più bisognosi.

Tra gli interventi pubblicati nel giornale da Lei diretto, in questi ultimi giorni “Malati di mente riempiti da psicofarmaci negli Spdc pubblici, Minore assistenza agli anziani e disabili ricoverati in struttura…” c’è quello: “L’USL: << Il medico lo scegliamo noi>>”,  su cui sono già state pubblicate  alcune lettere di protesta da parte di alcuni cittadini modenesi.

Al fine di risolvere il problema delle lunghe liste di attesa, una delle soluzioni più discutibili ideate dall’Ausl è quella di scegliere essa stessa il medico specialista, imponendolo in questo modo all’utente che a pagamento ha chiesto un servizio. Conseguenza inevitabile è che l’utente sarà costretto a rinunciare al suo medico di fiducia e farsi visitare da un medico non richiesto,  che prevedibilmente  sarà quello senza una lunga lista di attesa.

Ciò, a parere di chi scrive risulta illegittimo oltre che anticostituzionale.

E infatti la nostra stessa Costituzione tutela la salute come fondamentale ed irrinunciabile diritto dell’individuo, e in particolar modo prescrive come nessuno possa essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario e, nemmeno, quindi, a essere visitato da un medico scelto da altri.

I nostri politici e in particolar modo i dirigenti sanitari citano continuamente il concetto della salvaguardia del diritto costituzionalmente garantito alla salute, eppure…

Mi chiedo, quale funzionario amministrativo, quale dirigente sanitario, quale direttore di un Ausl possa arrogarsi il diritto di sostituirsi al cittadino nella scelta del medico da cui farsi assistere e visitare, quando tale scelta e il rapporto che si instaura tra medico e paziente sono fortemente contraddistinti dalla fiducia!!

Se il rapporto che noi avvocati instauriamo con le parti assistite deve essere fondato essenzialmente sulla fiducia, così come lo deve essere qualsiasi rapporto di assistenza fra il cliente e il professionista, a maggior ragione, tale rapporto di fiducia assume necessariamente ancora più importanza in quello che si instaura tra il paziente e il SUO medico.

Quello che trovo inaccettabile e soprattutto inspiegabile che questa scelta lasci interferire giudicanti e opposizione e che a farne le spese siano sempre e soprattutto i cittadini meno abbienti, quelli che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese e che, costretti a usufruire delle prestazioni sanitarie convenzionate con L’AUSL, non potendo permettersi una visita specialistica privata, adesso, devono accontentarsi del medico di scorta!

Natuaralmente  chi non deve fare i conti con la fine del mese, non ha problemi di  lista di attesa, se sceglie di rivolgersi a un medico specialista privatamente.

Certo che se si considera che l’eliminazione o la riduzione delle liste di attesa delle visite specialistiche sono dei parametri di giudizio per la riconferma o meno del direttore generale dell’AUSL, il mezzo scelto non è certo tra i più felici.

Forse, soprattutto nella sanità, non sempre il fine giustifica i mezzi!

 

                                                           avv. Francesco Miraglia