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“Presidente Boldrini, rivoglio i miei figli”

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Madre di Pordenone, vittima di un marito violento, si vede portare via i figli

 

PORDENONE. Che Stato di giustizia è quello in cui una donna, vittima di indicibili violenze da parte di un marito che non ha esitato a picchiarla a tal punto da romperle un timpano e la mandibola, si veda pure togliere i figli da un giudice che ravvisa nella vicenda una “conflittualità” tra la coppia? Si parla tanto di femminicidi, di violenza domestica in cui le vittime sono le donne: ma quando alcune di loro trovano la forza e il coraggio di denunciare gli abusi, si ritrovano a dover lottare contro le istituzioni, che le privano dei figli. Doppiamente vittime, quando mai riusciranno a rasserenarsi e a vivere la vita felice che meriterebbero? Ecco perché una di loro ha preso carta e penna e ha scritto direttamente alla presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, invocando un suo intervento, come rappresentante dello Stato in primis, ma anche come donna.

«A questo punto le donne perché dovrebbero continuare a denunciare i loro aguzzini» dichiara l’avocato Francesco Miraglia, cui la signora si è rivolta, disperata, per avere tutela legale, «se poi trovano giudici come Gaetano Appierto, che a questa madre, che porta addosso i segni della violenza di un marito già condannato, in virtù della “conflittualità” insorta con il coniuge, allontana i figli da lei e li confina in una casa famiglia, da cui non è dato sapere se e quando usciranno mai, né quando potrà rivederli».

Lo stesso magistrato si è reso protagonista di fatti alquanto discussi: a marzo, mentre discuteva di una causa di separazione, avendo disposto che la figlia della coppia dovesse frequentare la scuola scelta dal padre, la madre angosciata si è allontanata e si è tagliata i polsi in bagno. Mentre a settembre ha deliberato in favore di una ventiseienne, da anni fuori corso all’università, che pretendeva la “paghetta” di mantenimento da parte del padre.

«Si parla tanto di tutela delle donne» prosegue l’avvocato Miraglia, «ma tutto si traduce in mere chiacchiere, venendosi purtroppo ad innescare un circuito vizioso in cui alla denuncia contro un partner violento si applica il concetto di conflittualità in famiglia, cui consegue l’allontanamento dei figli da casa. Potrei raccontarne a decine di casi simili. E’ necessario un cambio di tendenza, un’inversione di rotta e che le istituzioni preposte diano un segnale e vigilino su casi come questi, che si profilano come abusi».

 

Di seguito la lettera scritta dalla madre di Pordenone alla Presidente della Camera.

 

 

«Gentile Presidente Laura Boldrini,

sento il bisogno di rivolgermi direttamente a Lei in quanto spesso si è presentata come paladina dei diritti fondamentali delle persone ma soprattutto dei diritti della donna di essere rispettata nella dignità di donna e di madre.

Mi dispiace che spesso e volentieri quando si parla di violenza sulla donna si predichi bene e si razzoli male.

Si preparano convegni, cerimonie, si consegnano premi e riconoscimenti, ma ogni giorno donne come me sono costrette a subire violenze, maltrattamenti e angherie dai propri compagni e per quanto mi riguarda da mio marito.

Devo constatare, purtroppo, che la più grande violenza che ho subito è proprio da quelle istituzioni preposte a far valere i propri diritti, fare giustizia ed a dare dignità.

Sono una dirigente sposata con un imprenditore, madre di due bambini di 11 e 2 anni.

Da più di tre anni subisco violenze fatte da schiaffi, pugni, calci, timpano rotto e mandibola fratturata e soprattutto violenza psicologica e stalking.

Lo stesso destino, purtroppo, è stato riservato da mio marito anche ai due nostri figli.

Ho cercato di poter difendere me stessa e difendere i miei figli prima personalmente e poi denunciando alle forze dell’ordine prima, alla Procura della Repubblica dopo, ma ancora una volta, come accade sempre più spesso nel nostro paese le istituzioni sono forti con i deboli e deboli con i forti.

Mi sono rivolta al Giudice dott. Appierto del Tribunale di Pordenone per essere tutelata e il risultato è stato che non sono state prese in considerazione né le mie denunce fatte, né la condanna subita da mio marito.

 In altre parole, lo stesso Giudice, ha giustificato le botte di mio marito come se fosse normale che un marito possa mandare in ospedale la propria moglie.

Ancora più grave è che quel Giudice ha disposto anche l’allontanamento da me dei miei bambini che da due giorni si trovano in una Comunità e che ad oggi non so quando potrò vederli e abbracciarli.

Io sicuramente arriverò a farmene una ragione di questo stato, ma quando un giorno i miei figli mi chiederanno spiegazioni sul perché sono stati allontanati dalla propria casa e dalla propria mamma, cosa gli risponderò?

Chiedo a Lei Presidentessa, sempre in prima linea, di essere aiutata nel rispondere ai miei figli.

Con osservanza» 

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Dipendente Asl, in castigo di fronte al muro

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REINTEGRATA AL LAVORO, TROVA LA SCRIVANIA CONTRO UN MURO ALLA FINE DI UN CORRIDOIO BUIO

 

BRESCIA (8 AGOSOTO 2017). Demansionata da ogni incarico, ma giudicata dalla commissione medica abile a svolgere qualunque tipo di lavoro, al rientro in ufficio una donna di Brescia si è ritrovata la scrivania girata verso un muro, alla fine di un lungo corridoio buio. Non può vedere nessuno, non ha una finestra. Alienante. «E’ un vero e proprio caso di mobbing, con il quale l’ente per cui la signora lavora sta cercando di crearle così tanto disagio da obbligarla ad andarsene» dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, che tutela la donna. La quale fatica da tempo a stare nell’ufficio pubblico in cui è impiegata: ha delle difficoltà relazionali, ma i rapporti con i colleghi e i dirigenti si sono talmente tanto inaspriti che lei oltre ad essere stata demansionata per quasi tre anni, adesso è obbligata a lavorare rivolta contro un muro.

Da circa tre anni, da mille giorni, questa impiegata vive malissimo all’interno del proprio ambiente di lavoro, un ufficio pubblico. Ha problemi relazionali, è vero, ma dall’ente è stata messa in atto una vera e propria campagna di mobbing per obbligarla ad andarsene. Dapprima la demansionano, impedendole di fare qualunque cosa, asserendo che sia inabile a svolgere taluni incarichi. Ma la visita dal medico legale a marzo la dichiara invece adatta a svolgere le mansioni per cui è stata assunta. Solo che da allora non è cambiato nulla, nonostante la donna abbia chiesto ripetutamente al suo responsabile e all’ufficio del personale di venire reintegrata. Affigge pure un cartello alla propria scrivania in cui chiede, visto che è stata dichiarata idonea, che le diano un incarico. Ma non ottiene però nessuna risposta: anzi, ieri torna in ufficio, scopre che per lavori di ristrutturazione le scrivanie del suo settore sono state spostate in un altro padiglione, ma la sua, incredibilmente, è rivolta contro un muro, posizionata al termine di un corridoio. Quando pensava di essere uscita da un incubo, ci si è ritrovata catapultata nuovamente dentro, sentendosi completamente disumanizzata.

«Un atteggiamento inaccettabile» prosegue l’avvocato Miraglia, «alla faccia della legge Basaglia e della risocializzazione e ricollocazione nella società che la norma prevede, ma che, in questo caso, rimane disattesa e totalmente inapplicata. Chiediamo adesso che il direttore generale intervenga e che, quanto meno, ci incontri. Ma ci piacerebbe anche sapere se e come intendano intervenire le associazioni di categoria e i sindacati».

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“Ridateci i nostri figli!”

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Sit-in di protesta davanti la casa famiglia: dopo dieci anni due genitori rivogliono con sé i loro figli

I bambini hanno chiesto di tornare a casa, ma il Tribunale non si è ancora espresso

 

BIELLA (2 agosto 2017). Maria Dolores e Gerolamo Rotta stamattina sono davanti alla casa famiglia in cui è ospitato uno dei loro figli, in un sit-in di protesta. Chiedono di poter finalmente riavere con sé i due figli minori, dopo dieci anni di allontanamento coatto stabilito dal Tribunale dei minori di Milano, che nel 2007 ha sottratto alla loro custodia i loro quattro bambini, dislocandoli in diverse strutture. Qualche anno fa i due figli maggiori sono scappati e adesso, maggiorenni, vivono con i genitori in Lombardia. I due più piccoli no, sono uno nella casa famiglia piemontese, davanti alla quale i genitori da stamattina protestano. L’altro, invece, il più piccolo, vive presso una famiglia affidataria. Separati, quindi. A marzo, dopo dieci anni, il Tribunale dei minori di Milano li ha finalmente ascoltati: i due ragazzini hanno espresso la volontà di rivedere maggiormente i genitori e di rientrare nella famiglia da cui sanno di provenire, ma di cui ricordano poco o niente. Quando sono stati allontanati dalla casa di Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano, in cui vivevano, non avevano nemmeno 5 e 3 anni. Ed è appunto la casa il motivo principale per il quale sono stati allontanati: i coniugi Rotta hanno “osato” chiedere al Comune un sopralluogo nell’appartamento pubblico che è stato loro assegnato, per la presenza di muffa e amianto. Ma dopo il sopralluogo, gli hanno tolto i figli. “Per “incuria e ipostimolazione” dirà il Tribunale. Ma i coniugi Rotta sostengono che vi sia una quantomeno “strana” coincidenza nel fatto che l’allora sindaco fosse l’amministratore della cooperativa che gestiva quelli alloggi pubblici.

«In Italia dieci anni di carcere non lo danno quasi nemmeno a chi commette un omicidio» sostiene l’avvocato Francesco Miraglia, cui i coniugi Rotta, ormai esasperati e disperati, si sono rivolti per un aiuto. «Che delitto possono avere mai commesso questi ragazzini? O forse è un reato nascere poveri? Non sarebbe stato meglio aiutare la famiglia a gestirli invece di strapparglieli per dieci anni: quanto è costato tutto questo, in termini di sofferenza, soprattutto ai minori, ma anche alle istituzioni, che ne hanno mantenuto l’istituzionalizzazione per un decennio?».

A questi bambini è stato negato di crescere e giocare come fratelli, di svegliarsi la mattina di Natale e di andare ad aprire i regali sotto l’albero tutti insieme. E’ stato negato loro il bacio della buonanotte della mamma. E’ stato persino impedito loro di vedere la nonna malata, sul letto di morte. Se ne è andata senza poter dare loro un ultimo bacio. Persino quando la figlia è stata operata, alla madre non è stato concesso di sederle accanto, nel letto d’ospedale, in un momento delicato in cui avere la mamma accanto per un bambino è davvero importante. Sono ragazzini istituzionalizzati, che nemmeno ricordano come si stava in famiglia, sebbene vogliano molto bene ai genitori e ai fratelli. «Non so chi sono, sono sconosciuto a me stesso, non so nemmeno se sono i miei veri genitori» ha detto uno di loro al Tribunale, che finalmente a marzo di quest’anno (i bambini sono stati allontanati da casa a luglio del 2007) ha disposto di ascoltarli. Ma che ancora non ha emanato alcun provvedimento. Quanto ancora dovranno soffrire?

«Credo sia il caso di disinteresse da parte delle istituzioni peggiore in cui mi sia imbattuto in tanti anni di lavoro» prosegue l’avvocato Miraglia. «Chiederemo un’accelerazione delle pratiche, di riportare a casa questi ragazzini. Ma soprattutto cercheremo di capire chi sia il responsabile di una situazione simile, che ha causato così tanto dolore. Come è stato possibile sentire i minori soltanto dieci anni dopo l’emissione del provvedimento? Certo, i ragazzi in questi anni sono stati curati e seguiti, ma non hanno vissuto come una famiglia e la solitudine, il dolore e la rabbia che si portano dentro, potevano essere evitati. Non è escluso che richiederemo un risarcimento per questo ingiusto allontanamento durato un decennio».

 

Crescere oggi 2017

Imputato per stalking e minacce, ottiene la custodia della figlia

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I Servizi sociali del Frignano e il Tribunale dei Minorenni di Bologna non tengono in considerazione la decina di denunce presentate dalla madre

L’avvocato Miraglia: “Con Servizi e Tribunali simili le donne possono stare tranquille…di non venire aiutate”

 

BOLOGNA. La legge sullo stalking è nata per tutelare in particolar modo le donne, quelle migliaia di donne perseguitate, minacciate, pedinate, picchiate dagli ex, che non si arrendono alla fine del rapporto sentimentale con loro. Legge certamente perfettibile, che però è un valido strumento, se applicato, per evitare che le persecuzioni si tramutino in tragedie di sangue. «Ora mi chiedo come mai un uomo, imputato in un processo per questo reato, possa ottenere la custodia della figlia avuta con la donna vittima delle sue persecuzioni, minacce e offese» dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, cui la donna si è affidata per bloccare questo provvedimento emanato dal Tribunale dei Minorenni di Bologna. La donna, terrorizzata e perseguitata per almeno due anni dall’ex marito, ha sporto oltre dieci denunce. Altre tre le hanno presentate i suoi genitori, presi anche loro di mira dall’uomo. Carta straccia, evidentemente, dal momento che da una decina di giorni  il Tribunale dei Minorenni di Bologna ha tolto a questa madre terrorizzata la custodia della figlioletta perché “ostacolerebbe i rapporti della bambina con il padre”, affidandola quindi all’ex marito, al suo aguzzino. Lei dovrà vedere la figlioletta soltanto all’interno di incontri protetti, neanche fosse lei una criminale.

«Con Servizi sociali e tribunali del genere le donne possono stare tranquille» prosegue caustico l’avvocato Miraglia «di venire ammazzate, di essere lasciate sole davanti alle ingiustizie, di vedere calpestati i propri diritti di madri. Certamente un uomo denunciato almeno quindici volte per aver offeso, minacciato, perseguitato una donna, nella cui casa si è anche introdotto senza permesso, è certamente un uomo migliore della donna stessa che, terrorizzata, lo ha denunciato più e più volte nel tentativo di salvarsi la vita. Un uomo attualmente sotto processo per stalking, violazione di domicilio  e diffamazione.  Non serve quindi che i Servizi sociali informino il tribunale che l’uomo ha tenuto sequestrata la figlioletta un paio di mesi, senza farla vedere alla mamma. Non serve ovviamente tenere in considerazione che la donna è stata costretta a fuggire di casa e a rifugiarsi  in un paesino e anche in una struttura protetta pur di sfuggire al suo persecutore.  Non serve certamente che il tribunale attenda una perizia dettagliata da parte dei Servizi sociali prima di assumere una così grave decisione. Perché mai si dovrebbe ascoltare la vittima?».

Il rapporto conflittuale che ha contraddistinto la vita di coppia di questa donna e dell’ex marito è sfociato un paio d’anni fa in una separazione, che lui non ha mai accettato fino in fondo. Tanto che, oltre ad esserle piombato in casa senza permesso, più e più volte ha offeso e minacciato lei e i suoi genitori. A parte darle della poco di buono e della ladra, di averla minacciata di farla passare per pazza, è arrivato a dirle che, in caso di morte, le avrebbe urinato addosso. Parole pesanti, cariche di odio, che hanno terrorizzato la donna: eppure inspiegabilmente, i Servizi sociali del Frignano, che hanno in carico la vicenda e che ben conoscono tutti questi aspetti, non hanno fatto per nulla menzione al Tribunale dei minorenni di Bologna né di queste denunce né del processo in corso. «Il tribunale» conclude l’avvocato Miraglia, «fuorviato forse dall’omissione dei Servizi sociali, ha emanato una sentenza frettolosa, senza verificare prima la presenza di eventuali procedimenti penali contro l’uomo, che invece sono in corso».

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Padova, 13enne tolto ai genitori perché effeminato.Il legale:”Dov’è Boldrini?”

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L’avvocato Miraglia: “E’ ostaggio del sistema, che lo considera malato. Nemmeno libero di assumere un farmaco o di scegliere che scuola frequentare”

 

PADOVA. Al di là del mero aspetto giudiziario, c’è qualcosa di terribile dietro al provvedimento emesso dal Tribunale dei Minori di Venezia, che ha sospeso la potestà ai genitori di un ragazzino tredicenne di Padova perché considerato troppo effeminato. Oltre alla discriminazione che una simile decisione porta con sé, il provvedimento è paradossalmente inattuabile, perché non prevede che venga fatto rispettare con la forza pubblica. Il ragazzino di sua spontanea volontà non andrà sicuramente nella comunità dove sarebbe destinato, ma non è nemmeno libero di assumere una qualunque decisione che riguardi la sua vita, dalle visite mediche alla scuola superiore da frequentare. Nemmeno libero di fare una vacanza, figuriamoci all’estero, perché finché non compirà i 18 anni saranno i Servizi sociali a dover decidere per lui. E’ bloccato per i prossimi quattro anni in un limbo, prigioniero delle istituzioni pur senza essere in galera. «E questo può innescare un comportamento di tipo ricattatorio da parte dei Servizi sociali nei confronti di questo ragazzo» dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, che segue la madre nella complicata vicenda giudiziaria che vede il tredicenne da quasi dieci anni alle prese con i tribunali e con una giustizia che tutto ha fatto, tranne ascoltarlo. «Mettiamo che non voglia andare in comunità – come ha già annunciato ampiamente – i Servizi che faranno? Gli negheranno le vacanze? O di fare ciò cui tiene? Ma perché poi?».

Già, perché si è arrivati a un provvedimento che di fatto toglie il ragazzo ai genitori, ma lo lascia poi in seno alla sua famiglia, sebbene privato della libertà di decidere per sé?

«La decisione che ha assunto il tribunale è quella più comoda per salvarsi la faccia» prosegue il legale, «ma soprattutto nasconde una componente profondamente discriminante. Implicitamente il tribunale, nello stabilire che il ragazzo è troppo effeminato perché vive in una famiglia di sole donne cui è molto affezionato, indica una comunità di tipo terapeutico in cui dovrebbe venire accolto. Ma come? Tratta l’effeminatezza o la presunta omosessualità come fosse una malattia? Ma dove siamo? Nel Medioevo? Nemmeno più la Chiesa cattolica ha posizioni così discriminatorie. A questo punto mi domando dove siano i politici e gli opinionisti che tanto si erano stracciati le vesti quando il caso emerse alcuni mesi fa a livello nazionale. Tutti a cavalcare l’onda emotiva del momento per farsi propaganda. Ma adesso che il provvedimento è stato emesso (la madre comunque ha presentato appello), dove sono i Nichi Vendola, gli Alessandro Cecchi Paone, la presidente della Camera Laura Boldrini, paladini dei diritti degli omosessuali e delle minoranze? E’ adesso che occorre farsi sentire, perché l’effeminatezza non può venire considerata una malattia né un motivo valido per strappare un ragazzino alla propria famiglia.

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Nasconde violenze, nei guai assistente sociale

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L’avvocato Miraglia: “Il Tribunale ha capito la gravità della situazione e ci ha dato ragione”  

 

PERUGIA. Era stata affidata alla famiglia materna, ma il nonno alcolista e violento l’aveva maltrattata. Il tribunale di Perugia ha compreso che le preoccupazioni del padre erano motivate e l’ha affidata a lui. Il giudice ha compreso anche il grosso errore commesso dall’assistente sociale, che nel formulare la sua relazione originaria sulla famiglia materna, aveva omesso – a suo dire per tutelare la privacy del nonno – che lui invece fosse un alcolista, con diverse denunce per maltrattamento a suo carico.

«Avevamo ragione noi» commenta all’indomani della sentenza che affida la piccina di circa sei anni al padre, l’avvocato Francesco Miraglia, cui l’uomo si è rivolto per ottenere giustizia «e il tribunale ha dimostrato di aver preso in considerazione seriamente le nostre istanze e le preoccupazioni di questo padre, tenuto lontano dalla sua bambina dall’azione colpevole dell’assistente sociale, che abbiamo infatti denunciato alla Procura della Repubblica. Il tribunale ha agito con saggezza, nell’interesse della piccina, senza farsi fuorviare dalla relazione lacunosa di un’assistente sociale che avrebbe dovuto soltanto pensare al benessere della bambina, la quale invece, in uno degli scatti d’ira che prendono il nonno quando beve, è stata da lui maltrattata».

Il padre, appreso dell’episodio e denunciata quindi l’assistente sociale, ad ottobre aveva ottenuto dalla Corte di Appello di Perugia l’affidamento della figlioletta. La stessa Corte aveva disposto una nuova perizia, al fine di stabilire a chi affidare in via definitiva la piccola: la decisione è stata emessa martedì scorso (27 giugno 2017) e ha confermato l’affidamento a casa della nonna paterna, con visite alla mamma tre giorni a settimana.

«Possiamo veramente dire di aver ottenuto giustizia» conclude l’avvocato Miraglia.

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Anna Giulia adottata: il suo calvario inizia ora

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L’avvocato Miraglia: “I genitori li ha, è il Tribunale dei Minori di Bologna che l’ha resa orfana”

 

REGGIO EMILIA. «Non c’è da cantare vittoria, non c’è nulla da festeggiare: l’adottabilità di Anna Giulia Camparini è la sconfitta per la giustizia». L’avvocato Francesco Miraglia interviene sulla vicenda legata alla piccola di Reggio Emilia, ormai quasi dodicenne, da dieci anni allontanata dai genitori per una serie di errori e sentenze emesse non certamente per garantire il benessere della piccola. Il legale si è sempre battuto a fianco dei genitori per riportare Anna Giulia a casa propria, tra le loro braccia. «La sentenza di adottabilità ha soltanto una valenza politica» sostiene Miraglia, «emessa dal Tribunale dei Minori di Bologna solo per salvare se stesso e la propria faccia, in un caso in cui chiaramente si è fatto gli interessi di tutti tranne quelli di Anna Giulia». La piccola era stata allontanata da casa dopo una perquisizione, dall’esito tra l’altro negativo, alla ricerca di droga a casa dei genitori. Dopo un primo allontanamento, i Servizi sociali non riscontrarono motivi ostativi al suo rientro a casa, e la Procura della Repubblica era ugualmente  d’accordo. Ma Anna Giulia a casa da  mamma Gilda e papà Massimiliano non è tornata più. Collocata in un istituto prima, presso una famiglia affidataria poi. Tanto che i genitori, disperati, arrivarono a rapirla in ben due occasioni e conobbero il carcere pur di averla con sé. «Dichiarando adottabile Anna Giulia» prosegue l’avvocato Miraglia «il Tribunale dei Minori di Bologna ha voluto salvare solo se sesso, non potendo ammettere di aver commesso un clamoroso errore giudiziario, che ha suscitato grande clamore, anche mediatico. Senza minimamente  pensare al benessere della ragazzina, che adesso ormai è adolescente e come tutti i giovani che sono stati adottati sicuramente se non oggi, tra qualche anno, si porrà delle domande sulla sua famiglia di origine, cercherà in internet e scoprirà cosa hanno fatto i genitori per lei, arrivando pure ad assaggiare il carcere pur di riabbracciarla, ascoltando il suo grido di dolore: fu la piccola, ricordiamolo bene, a chiedere ai genitori di tornare a casa. Con loro stava bene, erano la sua mamma e il suo papà. Con loro era felice. Perché dunque strappargliela? Il lavoro del tribunale non fu certo egregio, il presidente poco dopo venne allontanato e mai si fece chiarezza sul sistema degli allontanamenti e dei successivi affidamenti familiari che avvenivano a quel tempo. Per una volta che Procura della Repubblica e Servizi sociali erano d’accordo e in linea con la famiglia e chiedevano quindi il reintegro della piccola, non si è voluto ascoltarli e si è andati dritti per una strada completamente errata. No, il calvario di Anna Giulia non finisce con la sua adozione, semmai comincia proprio ora  e quando scoprirà che è stata una pedina in un intreccio di interessi che nulla hanno a che vedere con il benessere suo e degli altri bambini,  a chi andrà a chiedere conto se non al tribunale che l’ha resa orfana, pur avendo lei due genitori amorevoli?».

Marito condannato a 2 anni e 6 mesi per violenze contro la moglie

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L’avvocato Miraglia: “Finalmente dei giudici fermano questi uomini prima che si arrivi al femminicidio”

 

MODENA. Due anni e sei mesi di reclusione sono stati inflitti a un trentenne residente a Modena, che da un anno almeno vessava, maltrattava, picchiava la moglie, costretta a fuggire a casa dei genitori per salvarsi dalla sua furia. La donna alla fine l’ha denunciato per minacce, violenza privata e maltrattamenti in famiglia e le sue istanze sono state ascoltate dal giudice Andrea Scarpa, che mercoledì 7 giugno  ha condannato il marito in primo grado appunto a oltre due anni e mezzo di carcere. E’ stato rimesso in libertà, ma la pena non è comunque stata sospesa: se tornerà a perseguitare la donna, finirà in carcere.

«Finalmente i giudici cominciano a considerare i maltrattamenti in famiglia come gravi prodromi del femminicidio» dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, cui la giovanissima donna si è rivolta, ormai stremata  e impaurita, per ottenere giustizia e quanto meno di fermare le violenze che subiva dal marito, da cui si sta separando. «Minacce e violenze psicologiche sono segnali che spesso, purtroppo, si è visto sfociano nell’omicidio delle mogli e delle compagne, che magari per anni hanno denunciato le vessazioni, senza però venire ascoltate. Troppo tardi si è arrivati a prestare loro ascolto, spesso davanti ai loro corpi ormai privi di vita. Solo lo scorso anno le donne uccise per mano degli uomini che dicevano di amarle sono state 120, venti quelle dall’inizio di quest’anno. Bisogna fermare prima il fenomeno, bisogna arrestarlo perché dalla violenza può scaturire solo ulteriore violenza, e va riconosciuto che esiste una forma di femminicidio “dolce”, che non definisco così in accezione positiva, ma che raggruppa quegli episodi di violenza psicologica,  di cui le donne sono spesso vittime. Una violenza più subdola, ma altrettanto devastante, che mina l’autostima delle donne, le costringe a vivere in un clima di continuo terrore. Questi uomini sono stalker e nel contempo utilizzano la violenza psicologica per piegare le loro vittime».

L’uomo condannato a Modena aveva più volte picchiato e persino tentato di strangolare la giovane moglie, arrivando anche a un macabro gesto di violenza psicologica: le ha spedito dei video giornalistici relativi ad un femminicidio compiuto nella stessa città di Modena nel giugno del 2016: vittima una povera donna di 55 anni, che da anni denunciava le violenze subite dal compagno, ritrovata ormai priva di vita rinchiusa dentro un frigorifero, in cantina, strangolata dalle mani che avrebbero dovuto invece soltanto accarezzarla e proteggerla.

«Spero che questa sentenza di Modena, che arriva quindici giorni un’analoga decisione emanata dal tribunale di Trento in favore di un’altra mia assistita, sia l’inizio di un cambio di tendenza, che porti i tribunali a fermare questi uomini violenti e a diminuire così il tragico numero di donne ammazzate per mano loro» conclude l’avvocato Miraglia.

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Padre padrone condannato a quasi tre anni per maltrattamenti in famiglia.

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L’avvocato Miraglia: giustizia per un caso di “femminicidio dolce”, senza vittima ma con continue, gravi e pesanti vessazioni e percosse

 

TRENTO. C’è il terribile crimine cosiddetto femminicidio, che ha causato 120 vittime nel 2016, venti dall’inizio di quest’anno. Donne uccise dalla mano dei loro uomini. Ma c’è una violenza più subdola, sebbene altrettanto devastante: la violenza psicologica e fisica, una sorta di “femminicidio dolce”, quando un marito si trasforma in un orco e anziché carezze distribuisce pugni e schiaffi, anziché complimenti la sua bocca pronuncia offese e minacce. Un marito padrone venerdì è stato condannato in primo grado dal tribunale di Trento a due anni e otto mesi di reclusione, con il pagamento provvisionale di 15 mila euro e delle spese processuali. Aveva reso succube la moglie, madre dei suoi due figli, che il tribunale civile ha incredibilmente affidato a lui al momento della separazione. La donna ora teme per la loro incolumità e per la loro salute psicofisica: i piccoli vivono in una situazione di continua pressione cui il padre li sottopone e stanno manifestando segni inequivocabili del loro disagio.

«E’ inconcepibile come il medesimo tribunale abbia agito in maniera contraria nella stessa vicenda» commenta l’avvocato Francesco Miraglia, cui la donna si è rivolta alla ricerca di giustizia «e se dal punto di vista penale ha riconosciuto i fatti come li ha denunciati la mia cliente, la sezione civile ha dato a quest’uomo la custodia dei figli, senza che siano stati sentiti dei testimoni, sulla base delle sue esclusive dichiarazioni, che, in realtà, la sentenza di condanna emanata venerdì scorso contro di lui dimostra come fossero fuorvianti e prive di fondamento».

L’uomo è stato condannato in primo grado per maltrattamenti in famiglia, la cui vittima era la moglie, totalmente sottomessa e resa succube attraverso la costrizione a subire continue minacce, ingiurie e percosse. Anche dopo la separazione, cui la donna era ricorsa, non riuscendo più a sopportare la situazione. “Devi crepare”, “Sei grassa” (al momento la signora era incinta) erano frasi che la donna si sentiva rivolgere costantemente da un marito che la costringeva a subire la sua volontà e le impediva di avere contatti con chiunque, persino con i propri familiari, e le vietava pure di andare a fare la spesa da sola ossessionato dall’idea di spendere il denaro.

«Ma l’uomo è riuscito a convincere il tribunale civile che era l’ex moglie ad essere disturbata emotivamente» prosegue l’avvocato Miraglia, «giungendo ad ottenere la custodia dei due bambini, che mostrano adesso segni di sofferenza per la continua tensione conflittuale cui sono sottoposti. Adesso chiedere la revisione dell’affidamento. Il tribunale, in ogni caso, venerdì ha mostrato di riconoscere la sofferenza della mia assistita: la legge punisce il femminicidio, ma esiste anche una forma di “morte” non fisica cui sono sottoposte quotidianamente centinaia di donne. Un femminicidio “dolce”, dai contorni meno violenti di quelli che portano all’omicidio e alla perdita della vita da parte della vittima, ma ugualmente devastanti. Di questo devono tenere conto i tribunali, per impedire di arrivare ai casi estremi».

La condanna subita dall’uomo è pesante, due anni e otto mesi, più del doppio di quanto aveva richiesto come pena minima il pubblico ministero, che riteneva congruo almeno un anno e tre mesi. Questo perché il giudice ha riconosciuto le violenze fisiche e psicologiche subite dalla donna. Che adesso, però, vuole ottenere giustizia per i suoi figli.

«Temo per loro, perché sono ancora affidati a lui» dice, infatti, la signora, che invita le altre donne ad avere comunque fiducia nella giustizia e a denunciare i soprusi subiti dai mariti-padroni, prima che sia troppo tardi, prima di arrivare ad allungare il già lungo elenco delle vittime della furia cieca di consorti e compagni.

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Tredicenne effeminato allontanato da casa. I servizi sociali al Tribunale: “denunciate la madre, va in tv e sui giornali”

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PADOVA. Ha raccontato la sua verità ai giornali e in televisione. Ha raccontato come i Servizi sociali le abbiano tolto la potestà genitoriale del figlio tredicenne perché troppo effeminato. Ha lottato per tenere con sé suo figlio, che rischia l’allontanamento da casa e di passare anni in comunità per gli atteggiamenti che terrebbe a scuola. Ebbene, questa donna padovana adesso rischia di venire denunciata. E chi chiede al tribunale di assumere tale provvedimento sono nientemeno che i Servizi sociali che stanno seguendo la sua vicenda. Le sue esternazioni pubbliche, sui giornali come in televisione, comprometterebbero il rapporto tra l’equipe che segue suo figlio e il ragazzino stesso, questa la motivazione. Che ha mandato su tutte le furie la madre, in primis, e il suo legale, l’avvocato Francesco Miraglia, che invoca l’intervento dell’assessore regionale ai Servizi sociali, Manuela Lanzarin.

«Trovo inammissibile che l’equipe dei Sevizi sociali pubblici, che sta seguendo questa delicata vicenda e che dovrebbe collaborare con la famiglia per il bene del ragazzino» sottolinea l’avvocato Miraglia, «chieda invece al tribunale di assumere provvedimenti giuridici contro la madre. Ma il mondo va a rovescio? Adesso un cittadino deve difendersi dalle istituzioni che sarebbero chiamate invece ad aiutarlo? Come potrà, questa madre, fidarsi ancora degli operatori dei Servizi sociali se questi vorrebbero vederla in un’aula di tribunale a difendersi dalle loro accuse di sovraesposizione mediatica, quando in realtà ha raccontato solo la propria verità, com’era nei suoi diritti?

La vicenda, alquanto delicata, vede un tredicenne, seguito dai Servizi sociali territoriali che fanno riferimento all’Ulss 6 Euganea, venire allontanato dalla famiglia (vive con la madre e due sorelle) per degli atteggiamenti effeminati che utilizzerebbe come provocazione nelle relazioni con gli adulti, anche in ambito scolastico. Il ragazzino non è stato ancora separato dai familiari soltanto perché finora nessuna comunità ha accettato di accoglierlo, a quanto direbbero i Servizi sociali. La madre, tramite il proprio legale, ha impugnato tale provvedimento e martedì scorso ha presentato una memoria difensiva. Il tribunale nel frattempo ha sentito anche il ragazzino, il quale ha ribadito che lui una famiglia ce l’ha e non vuole esserne separato.

«L’allontanamento da casa è l’estrema ratio» prosegue l’avvocato Miraglia «quando sussista una grave situazione di violenza e di abbandono oppure quando siano fallite tutte le possibilità di dialogo e trattativa. In questo caso non vediamo come sarà possibile per la madre tornare a colloquiare con questi Servizi sociali, dall’atteggiamento alquanto intimidatorio, e pertanto auspichiamo l’intervento dell’assessore regionale ai Servizi sociali, anche per scongiurare che questa situazione, ormai inasprita ed esacerbata, porti come estrema soluzione l’allontanamento del ragazzo da casa. E’ inconcepibile, poi, che un cittadino debba difendersi dalle istituzioni e soprattutto è inaccettabile che i Servizi sociali utilizzino l’intimidazione per far tacere la madre. Siamo arrivati al punto che un cittadino può soltanto dire che va tutto bene, che i Servizi sociali svolgono un ottimo lavoro, e se osa mettere in luce gli aspetti problematici, invece di venire ascoltato ed aiutato, rischia una denuncia».

Dodicenne sottrae il telefono alla madre e scrive ai fratelli maggiori«non ce la faccio più. Voglio stare con voi»

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Ma il Tribunale di minori di Cagliari insiste «Sta bene nella nuova famiglia»

La sorella, quando viveva nel medesimo ambiente familiare, si tagliuzzava la pelle dalla disperazione

CAGLIARI. «Mi mancate troppo. Non ce la faccio più. Non vedo l’ora di avere 18 anni per venire da voi». Ma li compirà tra sei, lunghissimi, interminabili anni, durante i quali sarà costretto a vivere con una famiglia estranea. Ha dovuto prendere di soppiatto il telefonino della madre affidataria per scrivere alla sorella maggiore questi messaggi. Sms che denotano uno stato di disagio, che però non viene ascoltato da nessuno e così lui, un dodicenne originario della Sardegna, spedito dal Tribunale dei minori di Cagliari fino in Emilia Romagna, resta suo malgrado in una casa non sua, con una famiglia non sua, strappato all’affetto dei fratelli maggiori, che vorrebbero poterlo tenere con sé. Il tribunale lo lascia in quella casa perché così avrebbe deciso lui. Ma per sua stessa ammissione, in uno scambio di messaggi con la sorella maggiore, rivela invece «Ho detto che stavo bene con quella famiglia perché sennò mi mettevano in una comunità diversa da quella di nostra sorella». Messaggi di cui il tribunale è pienamente al corrente, essendo stati prodotti all’udienza svoltasi lo scorso 23 marzo. Quanto dovrà soffrire ancora questo ragazzino prima di poter essere felice con chi ama e con chi lo ama? Il suo grido di dolore è rimato finora inascoltato, tanto quanto quelli della sorella di un anno più grande, la quale, l’anno scorso, aveva riferito maltrattamenti subiti nella famiglia affidataria (la medesima del fratellino appunto): invece di indagare a fondo sul suo malessere, quasi fosse una punizione i Servizi sociali l’hanno tolta alla famiglia e l’hanno spedita da sola in una casa famiglia. Dove hanno scoperto che nel corso dei mesi precedenti era arrivata al punto di provocarsi delle ferite autolesioniste a causa della repressione dello stato di malessere e disperazione in cui viveva. Malessere che adesso vive anche il fratellino minore, sofferente per la mancanza dei fratelli da cui è stato allontanato.

La sorella maggiore sta cercando di riavere con sé i due fratelli più piccoli: lavora ed è inserita in un contesto positivo, che le consentirebbe di accudirli amorevolmente e di provvedere alle loro necessità senza problemi. Ma non glieli danno, anzi, addirittura il tribunale sostiene che il maschietto sarebbe già stato adottato.

«Non ci dicono però quando sarebbe avvenuto» rivela l’avvocato Francesco Miraglia, cui la ragazza si è rivolta, nel disperato tentativo di avere i due più piccoli con sé, togliendone una a una comunità e l’altro alla famiglia che l’avrebbe appunto adottato a sua insaputa. «Nei documenti in nostro possesso risulta solo in affidamento e non è ancora trascorso l’anno di abbinamento minore/famiglia, che precede l’emissione del decreto di adozione vera e propria, nel corso del quale è possibile in qualunque momento revocare l’adottabilità di un bambino. Mi domando che comportamento stiano tenendo i giudici e perché non si prendano la briga di ascoltare direttamente questi due ragazzini, riportandoli come prima cosa in Sardegna, dove sarebbero dovuto sempre rimanere. E soprattutto che sta facendo la Procura, che per legge è obbligata a prendersi “cura” dei diritti e della tutela di questi due ragazzini? A mio avviso si configura come l’ennesimo caso in cui tutto si fa tranne che l’interesse dei minori. Se non otterremo giustizia, se le voci di questi ragazzini rimarranno ancora inascoltate, non ci resterà che rivolgerci al ministero chiedendo che invii degli ispettori a verificare la correttezza dell’operato del tribunale dei minori di Cagliari».

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«Ma la postura non è curata dai medici»

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Ma la postura non è curata dai medici»  – Cronaca – La Sentinella del Canaves

L’avvocato del musicista inventore del metodo Og a processo: «Il mio cliente allevia solo i sintomi»

IVREA . Che fosse un caso destinato a far discutere, lo si poteva immaginare. Maurizio Formia, 46 anni, di Mazzè, è un musicista e un maestro di musica. Al tribunale di Ivrea è imputato di abuso della professione medica. Il processo è cominciato giovedì. Il caso risale a tre anni fa, quando i carabinieri del nucleo antisofisticazioni avevano chiuso il suo studio di Ivrea, dove praticava il metodo da lui inventato nel 2001 che si chiama occlusione-gravità. È, in sostanza, un trattamento che prevede una placca nella bocca che aiuterebbe nella masticazione (occlusione) e di conseguenza servirebbe a migliorare la postura del corpo e il suo equilibrio. Il condizionale è d’obbligo. Formia ha scritto della sua invenzione in un libro e questo suo trattamento è stato oggetto anche di interrogazioni parlamentari. La parlamentare del M5s Giulia De Vita ha infatti presentato un’interrogazione nel gennaio 2014 per sollecitare una risposta all’istituzionalizzazione del metodo Og, richiesta dallo stesso Formia nel 2011. Esiste anche un comitato per la promozione e la tutela del metodo scoperto da Formia che, fin dall’inizio di questa vicenda, ha sempre chiarito di non essersi mai spacciato per un medico in quanto, in sintesi, è il primo a dire che il metodo «Og è un trattamento come può essere un trattamento per il benessere fatto da un operatore Shiatzu o per il miglioramento delle prestazioni atletiche fatto da un personal trainer». Ed è evidente, quindi, che un processo di questo tipo catalizza interesse.
A denunciare Formia anni fa erano stati l’Ordine dei medici e odontoiatri del Piemonte e l’Andi, l’associazione nazionale dentisti italiani, che al processo si sono costituiti parte civile con gli avvocati Roberto Longhin e Paola Pianciroli. Secondo l’Ordine dei medici e odontoriatri e l’Andi, l’’applicazione di placche mandibolari spetta appunto solamente ai medici dentisti o odontoiatri.
Di contro, Formia ha, da anni pubblicizza il sistema “Og Occlusione-gravità” da lui ideato (ha anche un sito internet) per riequilibrare la postura delle persone tramite appunto un “morso” indurito da inserire tra i denti, così, secondo lui, da alleviare dolori alla schiena e cefalee.
Francesco Miraglia è l’avvocato di Formia: «Il mio cliente è a giudizio per abuso di professione medica, ma mai si è definito medico né ha mai preteso di curare le persone, ma solo di alleviare un loro sintomo, riequilibrandone la postura. Formia continua a definirsi musicista, professione che ha svolto per quasi tutta la vita, e non si è mai sognato di promuovere attività mediche». Il punto? Il punto, per l’avvocato è la postura: «La posturologia – spiega Miraglia – non è una branca della medicina e non sono i medici ad occuparsene e non esiste nemmeno la definizione di chi debba occuparsene: lo fanno figure anche riferibili alla medicina alternativa, sfuggendo ancora a una normativa e a una definizione di riferimento. Sicuramente non deve essere catalogata come disciplina medica o odontostomatologica. In questo quadro indefinito si inserisce il mio cliente, che mai ha avanzato pretese di curare, ma semplicemente di alleviare alcuni sintomi che le persone presentano se non mantengono il corpo in equilibrio». «Per assurdo – incalza l’avvocato – il principio che sottostà alla denuncia presentata contro il mio cliente equiparerebbe una madre che allevia il mal di pancia del figlioletto tramite l’utilizzo di una borsa dell’acqua calda a una rea di esercizio abusivo della professione medica: in realtà sta alleviando un sintomo, non curando la causa del mal di pancia». Prossima udienza il 28 giugno. L’avvocato di Formia promette battaglia: «Porteremo la nostra tesi, smontando anche le affermazioni del perito del tribunale».

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Miraglia: «Indagini superficiali»

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Strali dal legale di Valerio sul caso del teste morto e “resuscitato”

REGGIO EMILIA. Il caso del presunto ricattato Salvatore Soda dato per morto dai carabinieri e “resuscitato” a fine udienza per bocca del teste Domenico D’Urzo – che lo aveva incontrato poco tempo fa – tiene ancora banco ai margini del processo Aemilia. Un “giallo” innescato dal maresciallo dei carabinieri Emilio Veroni (del Nucleo investigativo di Modena) rispondendo nel controesame a una domanda dell’avvocato Pasqualino Miraglia, difensore di Antonio Valerio che con altri tre è nei guai per questa estorsione. Ora, a scagliarsi contro le ricostruzioni degli investigatori, è Francesco Miraglia, anch’egli legale di Valerio. «Non solo prove indiziarie, ma adesso pure le presunte persone offese che non vengono mai sentite perché date per morte, ma che invece potrebbero essere vive e vegete» scrive in un comunicato Miraglia. «L’ennesima riprova che il processo Aemilia, che si sta svolgendo su presunte estorsioni legate alla ’ndrangheta calabrese a Reggio Emilia, pare tanto basato su indagini superficiali e approssimative. Ne ha dato notizia anche la stampa, della presunta vittima, Salvatore Soda, che i carabinieri non avrebbero sentito come teste in quanto sarebbe morto, ma che un amico, all’udienza di sabato, dice di aver visto non più tardi di dieci giorni fa. Ma come si fa a non appurare se la vittima sia viva oppure no? Il presidente del collegio ha incaricato di verificare questa morte presunta, e ben vengano indagini supplementari: ma non sarebbe stato meglio farle prima? Chissà che adesso, almeno, riusciremo a sapere se le pesanti accuse rivolte al mio assistito, Antonio Valerio, siano o meno fondate su basi accertate. Come mi pare, invece, finora non sia stato. Senza contare che già il maresciallo sentito sabato ha smentito il capo di imputazione nel quale si parlava di un feroce pestaggio, da parte del mio assistito. È talmente grottesco che ci sarebbe da sorridere se non fosse che un processo sommario e indiziario come questo, oltre a costare tempo e denaro pubblico, si sta giocando sulla pelle delle persone accusate, tra cui appunto il mio

cliente. Il grande processo di mafia sbandierato anche mediaticamente come un grande evento, pare sgonfiarsi ad ogni udienza sempre di più. Se non si arriverà ad alcuna condanna – come mi auguro per il mio cliente – il processo Aemilia avrà forse il merito di aver fatto resuscitare trali dal legale di Valerio sul caso del teste morto e “resuscitato”

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Minore ‘effemminato’,parlerà a Tribunale

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Minore ‘effemminato’,parlerà a Tribunale – Veneto – ANSA.it

Provvedimento sospeso, ragazzo non ha mai lasciato casa madre

(ANSA) – VENEZIA, 24 FEB – Il Giudice del Tribunale dei minori di Venezia ha sospeso l’allontanamento dalla madre del ragazzino padovano, oggi 14enne, chiesto dalla Procura perché viveva in un ambiente ritenuto non idoneo e ‘tutto al femminile’ che lo avrebbe portato ad avere atteggiamenti definiti ‘effeminati’.

    L’ordinanza del magistrato è stata emessa oggi, a distanza di meno di un mese e mezzo dall’udienza nella quale la mamma aveva fatto ricorso, supportata dall’avv. Francesco Miraglia, che aveva predisposto una memoria. Il ragazzino, nel frattempo, è sempre rimasto con la madre, separata dal marito e padre del minore, che pare non voglia avere più nulla a che fare con la famiglia. Il Giudice ha sì accolto la richiesta della, con la sospensione dell’allontanamento del figlio, ma nel farlo ha disposto “l’audizione del giovane” che deve avvenire “senza la presenza ne’ dei genitori, ne’ degli avvocati, al fine di permettergli di esprimersi liberamente”.

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Sedicenne stuprato in Psichiatria, l’Usl nega risarcimento: «Sesso consenziente»

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Sedicenne stuprato in Psichiatria, l’Usl nega risarcimento: «Sesso consenziente» – Cronaca – Il Mattino di Padova

Fu violentato da un trans affetto da Aids al Sant’Antonio di Padova, la perizia dell’ospedale: «Non è rimasto turbato»

PADOVA. «Il paziente non ne è rimasto particolarmente turbato, quindi il danno non sussiste».

 Il succo della memoria difensiva con la quale emerge che l’Usl 6 Euganea non intende risarcire il giovane stuprato cinque anni fa all’interno del reparto di Psichiatria 2 del Sant’Antonio in cui era ricoverato.

Non avrebbe patito, a loro dire, danni legati alla vicenda, riconducibile a un episodio di sesso consensuale.

«Inaudito» commenta l’avvocato Francesco Miraglia, che rappresenta la famiglia del giovane, adesso maggiorenne, ma che all’epoca della violenza aveva soltanto 16 anni. «Oltre a non tenere in considerazione quanto l’episodio possa aver turbato il giovane nel tempo, anche in virtù del fatto che l’uomo che lo aveva stuprato era affetto da Aids, l’Usl non pare dare alcun peso al fatto che la violenza si sia consumata nei confronti di un minore».

Oggi giovedì 9 febbraio la prima udienza alla sezione civile del Tribunale: da una parte l’avvocato Miraglia, che tutela il ragazzo e i suoi genitori, dall’altro l’Usl 6 che, tramite il proprio legale, propone a sua difesa la tesi secondo cui il sesso fosse consensuale e che l’episodio non avrebbe cagionato nuovi turbamenti al ragazzino.

«È stata esclusa la sussistenza di un danno risarcibile, versando il giovane nella stessa condizione in cui si trovava nel momento in cui venne ricoverato presso il servizio psichiatrico» si legge nella memoria difensiva presentata dall’azienda sanitaria, che intende escludere ogni ipotesi di risarcimento. «Come a dire “Matto era e matto è rimasto e tanti saluti” commenta l’avvocato Miraglia «Si tratta di una tesi difensiva vergognosa. A parte che nessuno pare tenere in considerazione che il giovane all’epoca dei fatti fosse minorenne, come si può affermare che una violenza o un episodio simile non possa aver lasciato degli strascichi emotivi? Di certo non ha aiutato il giovane nella ricerca di un equilibrio psicologico. Senza contare i mesi trascorsi nell’angoscia di essere stato contagiato dal virus dell’Hiv, da cui era affetto l’uomo che lo aveva stuprato (morirà tre mesi più tardi), e dalle cure cui si era dovuto sottoporre. Ci auguriamo invece che si voglia tenere conto di tutti questi aspetti, niente affatto marginali, e che si tenga a mente che gli abusi sono stati commessi su un sedicenne affidato, in quel momento, al servizio sanitario».

La famiglia aveva presentato una causa civile contro l’allora Usl 16 (divenuta da quest’anno Usl 6 Euganea), chiedendo un risarcimento di 750 mila euro, per quanto subito e vissuto dal giovane e dai genitori stessi dopo la violenza. Il giovane, affetto da problemi psicologici, nel novembre del 2012, in seguito a un episodio di contrasto in famiglia, era stato accompagnato dalla madre al Pronto soccorso dell’ospedale di Padova, da cui venne trasferito al reparto psichiatrico per la forte agitazione che presentava. Qui era ricoverato anche un transessuale, che nel corso della notte aveva adescato il ragazzino, convincendolo a seguirlo nei bagni.

Quando il giovane si era accorto che si trattava di un uomo e non di una donna, aveva cercato di andarsene, ma l’uomo lo aveva costretto a subire un rapporto sessuale. I due erano stati quindi sorpresi da due infermieri, che si erano messi alla ricerca del giovane quando si accorsero che mancava dalla propria stanza. L’Usl 6 è assistita dall’avvocato Lorenzo Locatelli e pare che la ricostruzione dei fatti, sulla base anche di testimoni, sia profondamente diversa da quella fatta dalla vittima e dall’avvocato Miraglia. La verità si avrà con la decisione del giudice. (c.bel.)

Daniele Bottallo / LaPresse
03 05 2012 Torino ( Italia )
cronaca
Processo a Beppe Grillo e No Tav per rottura sigilli cantiere Valsusa, tribunale di Torino
Nella foto: palazzo di giustizia
Daniele Bottallo / LaPresse
03 05 2012 Turin ( Italy )
news
Beppe Grillo and No Tav under process, Courthouse of Turin 
In the Photo: Courthouse

Il giudice sono io! Bambino lasciato alla madre.

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Ottimo e rivoluzionario decreto del Tribunale Ordinario di Torino Sezione Settima Civile – Famiglia

Le valutazioni psichiatriche non sono più un dogma in tribunale

Torino. “Il Tribunale non ignora la proposta di allontanamento del minore da entrambi i genitori da parte del Servizio di N.P.I. ma, allo stato, la ritiene poco praticabile e dagli esiti incerti, vuoi per le ragioni sopra indicate, vuoi per la considerazione che i principali aspetti di disagio del bambino paiono ricollegabili al conflitto separativo…” Con queste parole il Tribunale Ordinario di Torino, riunito in Camera di consiglio nelle persone del Presidente Dott. Cesare Castellani e dei giudici, Dott. Alberto La Manna e Dott.ssa Serafina Aceto, ha rigettato la proposta del Servizio di Neuropsichiatria infantile della ASL TO 2 di allontanare un bambino di soli sei anni dalla sua mamma e dal suo papà.

Come spiegheremo di seguito la notizia è molto importante e merita di essere pubblicata, anche se, per tutelare la privacy del bambino, preferiamo non entrare troppo nel merito. Diciamo solo che il decreto si colloca nell’ambito di una separazione molto conflittuale, per cui il Servizio di Neuropsichiatria infantile della ASL TO 2 era giunto a raccomandare l’allontanamento del bimbo da entrambi i genitori.

La Professoressa Vincenza Palmieri, Consulente Tecnico di Parte della madre, ha sottolineato l’importanza di fondare le valutazioni su basi oggettive: “Quando si fa una consulenza è importante, come tecnico, tenere conto della situazione oggettiva e difenderla, come abbiamo fatto in questo caso. L’atto peritale, come nella mia professione, deve avere un fondamento scientifico e basarsi su fatti e prove accertate e non su ipotesi o considerazioni soggettive dei vari operatori. Quando le conclusioni sono fondate su riscontri concreti, è possibile addivenire ad una decisione condivisibile e giusta che risolva la situazione.”

“Siamo molto soddisfatti della decisione del Tribunale.” Ha dichiarato l’avvocato della mamma Francesco Miraglia. “Per quanto concerne la giustizia minorile, ho sottolineato spesso nei Tribunali le criticità derivanti dall’appiattirsi sulle perizie degli psichiatri senza effettuare un’adeguata istruttoria, limitandosi ad un semplice copia incolla delle decisioni del consulente. Nel caso di specie i giudici hanno deciso di riprendersi il loro ruolo di Periti dei Periti e di fare un’istruttoria appropriata che li ha portati a rigettare la valutazione del Servizio di Neuropsichiatria infantile.”

Un altro aspetto molto positivo del decreto è il riconoscimento dei legami e degli affetti familiari. Infatti il Tribunale, pur disapprovando severamente alcuni comportamenti dei genitori, ha ritenuto opportuno mantenere i rapporti intra-familiari, in particolare con la madre: “… è verosimile, oltretutto, che un distacco dalla madre, con cui il rapporto, pur non equilibrato, rimane stretto, verrebbe dal minore vissuto in modo traumatico …”

Anche Paolo Roat, Responsabile Nazionale Tutela Minori per il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, esprime soddisfazione per questa decisione: “A volte, in conformità con alcune teorie psichiatriche astratte di inadeguatezza genitoriale, si finiva per punire il minore per presunti difetti dei grandi. In questo caso il Tribunale ha deciso di mettere al primo posto il bene del minore. È un passo avanti molto importante e significativo.”

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Due bimbi in fuga dalla comunità: «Vogliamo tornare con chi ci ama»

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Due bimbi in fuga dalla comunità: «Vogliamo tornare con chi ci ama

VICENZA –  Una 12enne vicentina e un bimbo veneziano di 7 anni sono fuggiti ieri sera dalla comunità in cui  erano stati alloggiati per ordine del Tribunale per cercare di tornare a casa. La bambina se ne è andata assieme all’amichetto arrivando fino a casa sua, distante poco meno di 2 km, rifiutandosi poi di tornare nella struttura. «Voglio stare a casa mia e con chi mi ama», le sue parole. A raccontare la triste vicenda è il Comitato dei cittadini per i diritti umani, 

Paolo Roat, responsabile nazionale del Comitato tutela Minori del Comitato dei cittadini per i diritti umani precisa che «i genitori hanno avvertito immediatamente gli operatori della comunità che si sono precipitati a casa della famiglia. Il bimbo ha poi spiegato di essere scappato perché gli avevano promesso di tornare dalla mamma già nel  gennaio scorso ma poi non avevano mantenuto. Ha anche raccontato anche di essere stato strappato dalla sua famiglia per la conflittualità tra la mamma e il papà in sede di separazione. Alla fine ha comunque accettato di tornare in comunità mentre la bambina no».

In mattinata – inoltre – il padre della 12enne ha chiamato i servizi sociali per chiedere aiuto: la ragazzina si rifiutava di andare a scuola per paura di essere portata via con la forza. L’assistente sociale e la psicologa si sono quindi recate a casa della famiglia per parlare con la 12enne, ma la ragazza ha rifiutato categoricamente di tornare in struttura, riaffermando la sua paura di tornare a scuola dove teme di essere presa e portata via con la forza. Comprensibilmente i Servizi le hanno hanno concesso di restare a casa in vista di un’analisi più approfondita della situazione.

Nel pomeriggio di oggi – mercoledì – il papà si è recato presso gli uffici dei Servizi Sociali, ricevendo dei segnali di apertura. Quella di Chiara, secondo il Comitato, era una fuga annunciata. Aveva già manifestato ripetutamente il desiderio di tornare a casa, e solo pochi giorni fa era scappata, assieme a un’altra ragazza più grande, solo per essere riacciuffate poco dopo nel centro di Vicenza e riportate in comunità. Nel mese di giugno del 2016, la vicenda di Chiara e dei suoi due fratelli (collocati nella sua stessa comunità) era stata riportata dalla stampa. I tre bambini erano stati prelevati a scuola e allontanati dalla famiglia. Come riportato dalla stampa, secondo la psicologa e i Servizi Sociali, i ragazzi erano in condizioni di disagio per «malnutrizione, maltrattamenti, difficoltà relazionali». Per la famiglia invece si trattava di esagerazioni e dichiarazioni non corrispondenti alla realtà familiare: «I servizi sociali si stanno accanendo contro di noi, ci hanno preso di punta, hanno creato un caso dal niente».

Nel decreto di allontanamento, il tribunale aveva disposto anche la valutazione delle capacità genitoriali e il mantenimento dei rapporti tra genitori e figli a discrezione dei Servizi Sociali. Fin da subito i Servizi hanno disposto un regime di visite protette peggiore del “carcere duro” cui sono soggetti i criminali più efferati: una sola visita di un’ora alla settimana, senza nessuna intimità tra genitori e figli, e sotto il controllo costante di un operatore. In seguito questo regime è stato addirittura inasprito, passando a una visita di un’ora ogni 15 giorni. Bizzarra la motivazione: secondo i Servizi, i bambini soffrivano troppo a causa del distacco dai genitori. È probabile che questo regime, eccessivamente crudele nei confronti dei bambini, abbia spinto la ragazza a fuggire. «Questa vicenda è l’ennesima dimostrazione della superficialità di certi servizi di tutela minorile».

Denuncia l’avvocato Francesco Miraglia: «I genitori stanno seguendo le prescrizioni del tribunale e hanno accettato e ripetutamente richiesto il percorso di valutazione delle capacità genitoriali. Eppure questo percorso è iniziato solo dopo 8 mesi con un primo incontro presso il Csm in data 21 dicembre 2016. Dopo questo incontro, i genitori non hanno ancora ricevuto nessun calendario per il prosieguo del percorso. Nel frattempo sono passati nove mesi e i figli stanno soffrendo enormemente e hanno manifestato a più riprese la volontà di tornare a casa. Possibile che si debba arrivare al punto in cui una ragazzina, per poter tornare dai suoi cari, debba mettere in pericolo la sua vita, vagando da sola in città? Ci rivolgeremo al Tribunale e chiederemo che i bambini vengano ascoltati al più presto e che si trovi una soluzione che tuteli sia i bambini che il loro diritto all’affetto dei genitori».

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Mercoledì 8 Febbraio 2017, 17:22

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Allontanata da casa perchè i genitori sono poveri, tredicenne scappa dalla comunità per vederli

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Il Tribunale dà ragione alla ragazzina e la reintegra in famiglia

L’adolescente aveva registrato l’assistente sociale mentre denigrava i suoi genitori, per convincerla ad andare in affidamento.

 

TRENTO. Cosa c’è dietro agli allontanamenti da casa e agli affidamenti in strutture e in famiglie affidatarie? C’è da chiederselo una volta di più, alla luce dell’ennesimo caso, che ha visto – fortunatamente – un esito felice in questi giorni. «Non solo una ragazzina per anni è stata allontanata dai suoi genitori perché indigenti» dichiara l’avvocato Francesco Miraglia «ma addirittura, dalla sua nativa Trento, è stata portata in comunità a Milano, come se nella sua Regione non ci fossero strutture idonee. I genitori, contando su un reddito minimo, non potevano pertanto andare a trovarla se non una volta al mese e a fronte di enormi sacrifici. Questo ha compromesso di molto il benessere della ragazzina, che doveva essere, invece, l’unico interesse degli assistenti sociali nel moment in cui l’hanno fatta allontanare. Scandaloso poi che proprio uno di questi assistenti, durante un incontro con l’adolescente che lei ha registrato, le abbia parlato male dei genitori, denigrandoli e giudicandoli incapaci di prendersi adeguatamente cura di lei, con l’intento di convincerla ad accettare l’affidamento in una famiglia milanese. Inaccettabile perché non si capisce, in tutto questo, dove sia l’interesse per la bambina e il suo benessere». La quale ad un certo punto è scappata dalla comunità milanese, facendo ritorno a casa

L’avvocato Miraglia ha presentato pertanto ricorso al Tribunale dei minori di Trento, che ha accolto la sua istanza: innanzitutto sono cambiati i servizi sociali chi compete seguire la ragazzina ed è stato deciso che sarà supportata nell’ambiente familiare e anche nello studio, ma soprattutto che potrà finalmente dormire nel suo letto e stare con mamma e papà tutti i giorni.

«Quando le decisioni vengono assunte con buonsenso, dando priorità all’aspetto umano e non burocratico» prosegue l’avvocato Miraglia, «si riesce, come in questo caso, a fare il bene dei minori, che deve essere il fine primo dei provvedimenti che vengono emessi a loro tutela, come appunto l’‘allontanamento da casa. C’è da domandarsi a chi abbia giovato tutto questo: alla ragazzina no, perché è stata per anni infelice. Ed è costata tanto non solo in termini di sofferenza, ma anche economica: quanti soldi pubblici sono costati gli anni in cui è stata alloggiata a Milano? Quante gravose spese i suoi genitori hanno dovuto sobbarcarsi per andare a farle visita almeno una volta al mese? Non era forse meglio, con gli stessi soldi, aiutare economicamente la famiglia a risollevarsi e permettere che questa ragazzina potesse vivere serenamente a casa propria? Inizialmente, invece, questo nucleo familiare è stato penalizzato – pur nella provincia di Trento, da anni in cima alla classifica delle città maggiormente vivibili anche per la qualità dei servizi offerti alla persona – per le difficoltà economiche in cui versava. “Mala cosa nascer povero, il mio caro Renzo” scriveva Manzoni nei “Promessi Sposi”: verità inconfutabile,oggi come allora».

 

 

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Aemilia, niente sequestro per l’imputato Valerio

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La Corte d’Appello rigetta il ricorso della Direzione distrettuale antimafia che dopo aver ottenuto la sorveglianza speciale puntava alla confisca dei beni

REGGIO EMILIA. La Corte di Appello di Bologna ha rigettato il ricorso della Procura antimafia di Bologna riguardo alla richiesta di una misura di prevenzione patrimoniale a carico di Antonio Valerio, imputato nel processo Aemilia in corso a Reggio. A dare notizia dell’ordinanza è il difensore, l’avvocato Francesco Miraglia, il cui assistito è infatti considerato un associato alla consorteria criminale di matrice ’ndranghetistica attiva a Reggio. Valerio, noto alle cronache anche per essere sopravvissuto all’agguato del killer Paolo Bellini, ha già una misura personale che prevede la sorveglianza speciale per due anni. La Dda, ricorda però Miraglia, con richiesta del 28 luglio 2015 chiedeva l’applicazione – oltre che della misura di prevenzione personale- anche di quella patrimoniale, vale a dire di sequestro e confisca di beni riconducibili a Valerio e ai suoi familiari, residenti a Reggio Emilia.

Fin da subito il tribunale reggiano lo scorso aprile rigettò nel merito l’istanza di sequestro «ritenendo non provati i diversi presupposti dell’adozione stessa, ovvero quello dell’attribuibilità al preposto dei beni intestati ai suoi familiari, quella della provenienza da reato dei beni intestati a Valerio, quello della sproporzione tra i beni a lui intestati e ai suoi proventi leciti, quello, ancora, della pericolosità sociale del preposto all’epoca, i cui beni erano stati acquistati».

In altre parole, conclude l’avvocato – che bolla Aemilia come «un processo mediatico dove tutti sono ’ndranghetisti e tutti sono già “colpevoli” a prescindere» – tribunale e Corte d’Appello «non hanno fatto altro che confermare che nessuna attività illecita e proventi illeciti possono essere riferiti al mio assistito proprio negli anni in cui viene contestato a Valerio una supposta partecipazione ad un associazione criminale».

Antonio Valerio, 49 anni, imprenditore edile di origine cutrese, è uno dei tanti imputati che sono ora nel mirino della procura antmafia, decisa a chiedere le misure di prevenzione per gli imputati di più elevato profilo criminale. Valerio, come detto, ha diversi precedenti ma è soprattutto noto per l’agguato che subì la sera del primo maggio del 1999 nel quale rimase ferito davanti alla casa dove abitava, in via Samoggia. Ad autoaccusarsi, in seguito, fu il killer Paolo Bellini. Questione ritirata in ballo da Bellini stesso durante una delle udienze di Aemilia, in cui il killer ipotizzò una guerra di mafia a Reggio negli anni ’90. Una testimonianza a tutto campo che aveva provocato la reazione di Valerio. Diversi i punti della deposizione contestati dall’avvocato Miraglia, quando il killer ha specificato «che per Valerio

dovevo fare un servizio, l’uccisione di un signore che sarebbe stato responsabile della morte di suo padre». Invece per il difensore: «Come mandante dell’omicidio a cui fa riferimento Belllini, Valerio è stato assolto dal tribunale di Catanzaro per non aver commesso il fatto». (e.l.t.) 

http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2017/01/24/news/aemilia-niente-sequestro-per-l-imputato-valerio-1.14769070?ref=search

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Operazione Ave Lupo, indagini fondate sul nulla.

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Dopo aver letto alcuni articoli sulla stampa locale e nazionale su “Lupi incrociati con i cani”, in qualità di avvocato di fiducia dell’allevatore di Serramazzoni, mi sento in dovere di intervenire per  meglio chiarire la posizione del mio assistito.

Le indagini sono basate a differenza di quanto riportate dagli organi di stampa non su analisi genetiche che confermerebbero l’ ipotesi accusatoria ma “dall’esame del sito internet www.wolfdog.org dal quale venivano estrapolate informazioni importanti in merito alla discendenza  dei  cani  da lupo cecoslovacchi”

In realtà sono le stesse analisi genetiche disposte dalla Procura della Repubblica di Modena che smentiscono l’assunto accusatorio ossia il fatto di detenere animali ibridi aventi delle precedenti quattro generazioni della loro ascendenza  una o più esemplari “selvatici” .

Nei risultati genetici relativi agli animali appartenenti all’allevamento del mio assistito  non è stato possibile  attribuire alcuna generazione di appartenenza ed anzi si evidenzia nell’ analisi disposte della Procura, che i genotipi bi- parentali sono completamente assegnati alla razza cane lupo cecoslovacco.

In altri casi dalla stesse indagini genetiche disposte dalla Procura è stato possibile invece identificare il grado di ibridazione cosa che non è assolutamente avvenuto riguardo all’allevamento del mio assistito.

Per inciso già altre Procure  che si sono occupate della questione hanno disposto l’ archiviazione della posizione dell’ allevatore proprio sulla base delle stesse risultanze genetiche.

Questa è un indagine fondata sul nulla  dettata più da gelosie tra allevatori e associazioni varie  più che da fondati fatti delittuosi.

Mi chiedo come è stato possibile fondare un ipotesi accusatoria da ciò che viene sostenuto in un forum privato di altri allevatori?

Come è possibile che la Procura di Modena su indagini genetiche disposte nel marzo 2015 anzichè archiviare insiste nella infondata ipotesi accusatoria disponendo il sequestro preventivo degli animali a distanza di 3 anni dall’ inizio delle indagini e da più di un anno dalla risultanze delle indagini genetiche.

L’allevamento del mio assistito ha formato campioni mondiali di cani da lupo cecoslovacco.             O esperti  giudici di CLC di tutto il mondo non hanno le giuste conoscenze o le indagini  come si ritiene sono  fondate su chiacchiere.

Faremo immediatamente ricorso al Tribunale del Riesame per l’immediato dissequestro di tutti gli animali e agiremo in tutte le sedi opportune a tutela dell’allevamento di Serramazzoni il quale è  riconosciuto come uno degli allevamenti migliori al mondo di CLC

 

                                                                                               Avv. Francesco Miraglia

 

 

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Padova, troppo effeminato: portano via il ragazzino alla madre

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Padova, troppo effeminato: portano via il ragazzino alla madre – Regione – Il Mattino di Padova

La storia di un ragazzino di 13 anni di Padova. Avvocato impugna il decreto del Tribunale dei Minori e accusa: gravità inaudita. Il tribunale: “Noi non facciamo discriminazioni” di Claudio Malfitano

Padova, troppo effeminato: portano via il ragazzino alla madre – Regione – Il Mattino di Padova

PADOVA. Questa che raccontiamo è una storia sbagliata. Una storia in cui tutti hanno torto e nessuno ha ragione. È sbagliata perché togliere la potestà genitoriale a una madre è comunque una sconfitta. È sbagliata perché un bambino conteso tra due genitori avrà comunque un’infanzia infelice. Ed è sbagliata anche perché pensare che «il mondo interno» di un ragazzino di 13 anni abbia bisogno di un «percorso di revisione» solo perché è effeminato appare molto distante dal diritto al «pieno sviluppo della persona umana» sancito dalla Costituzione, anche se è scritto in un decreto del tribunale per i minori di Venezia.

La storia di Marco. Per i giudici Marco (un nome di fantasia, ndr) deve essere trasferito in una comunità lontano da casa. Perché? «Perché i servizi sociali sostengono che i suoi atteggiamenti effeminati sono addebitabili alla mamma e alle sorelle, visto che le sue figure di riferimento sono solo femminili», sostiene l’avvocato della madre, Francesco Miraglia, un legale molto noto esperto di diritto di famiglia, che vanta partecipazioni televisive, premi e convegni in tutta Italia.

La storia di Marco però è molto complessa. La madre ha denunciato il padre per abusi sessuali. Il processo si conclude con un assoluzione per insufficienza di prove («Anche se nella sentenza si dice che non si ha motivo di dubitare dei fatti raccontanti dal bambino», sostiene l’avvocato). La procura di Padova ricorre in appello.

La madre però viene indicata dai servizi sociali come la responsabile del «comportamento oppositivo» di Marco nei confronti del padre, che non vuole più incontrare. Il tribunale per i minori emette dunque un primo provvedimento di allontanamento: Marco va in una comunità diurna ogni giorno dalle 7 alle 19. I responsabili della comunità notano gli atteggiamenti effeminati di Marco, li segnalano ai servizi sociali che a loro volta fanno una relazione al tribunale per i minori. Nasce così il secondo provvedimento dei giudici che hanno convocato i genitori in udienza la prossima settimana.

Il decreto del tribunale. È proprio su questo secondo decreto del tribunale, che dichiara «entrambi i genitori decaduti dalla responsabilità genitoriale», che nascono i dubbi della madre e del legale. La relazione dei servizi sociali parla di «problematiche relazionali profonde e segnali di disagio psichico» di vario tipo. Poi il passaggio più contestato: «Il suo mondo affettivo risultava legato quasi esclusivamente a figure femminili e la relazione con la madre appariva connotata da aspetti di dipendenza, soprattutto riferendosi a relazioni diadiche con conseguente difficoltà di identificazione sessuale, tanto che in alcune occasioni era andato a scuola con gli occhi truccati, lo smalto sulle unghie e brillantini sul viso. Emergeva poi un forte conflitto di lealtà con la madre». In realtà la donna contesta questo episodio: «È successo in terza elementare per una festa di Holloween – racconta – In ogni caso per me anche se fosse omosessuale non sarebbe certo un problema».

Le relazioni dei servizi sociali però continuano a tratteggiare Marco come un bambino con un «disturbo di personalità»: «Nella relazione con i pari e gli adulti è aggressivo, provocatorio, maleducato, tende a fare l’eccentrico. Tende in tutti i modi ad affermare che è diverso e ostenta atteggiamenti effeminati in modo provocatorio», si legge nel decreto.

Da qui la decisione del tribunale, che si allinea ai “consigli” dei servizi sociali, sulla «necessità di permettere a Marco un funzionamento differenziato rispetto a quello materno e di avere uno spazio che gli consenta di incontrare i suoi pensieri ed i suoi desideri con conseguente percorso di revisione del suo mondo interno così come oggi lo percepisce».

Rischio discriminazioni. Un provvedimento, quello del tribunale, che l’avvocato Miraglia contesta in modo forte con l’argomento della discriminazione: «Trovo scandalosa la decisione di allontanare un ragazzino solo per l’ atteggiamento effeminato. Mi sembra un provvedimento di pura discriminazione», afferma.

Ma il rischio segnalato dal legale è che il decreto possa portare a situazioni peggiori: «Non sappiamo quale sia l’orientamento sessuale di Marco. Ma il problema ancora più grave è che non esistono comunità che possano accogliere un ragazzino che potrebbe essere omosessuale – afferma l’avvocato – E se arriva con la nomea di essere omosessuale? Non rischiamo di trasformarlo in un ragazzino a rischio suicidio? A me sembra una vicenda di una gravità inaudita». «Non possiamo accettare che possa essere discriminato dal tribunale – conclude Miraglia – E poi vogliamo sollecitare anche le associazioni. Perché qui c’è una mamma che ha la forza di venire fuori, ma ci sono molti altri casi in cui famiglie e minori si trovano ad essere discriminati da chi dovrebbe tutelarli: non è accettabile».

L’ultima parola è quella dei giudici, che proveranno ad aggiustare questa storia. Anche se forse le parole giuste sono quelle di chi una «storia sbagliata» l’ha messa in musica: «Cos’altro vi serve da queste vite ora che il cielo al centro le ha colpite, ora che il cielo ai bordi le ha scolpite».

Il tribunale: “Noi non facciamo discriminazioni”. «Non allontaniamo un minore dalla famiglia perché ha un atteggiamento effeminato. Noi non facciamo discriminazioni di natura sessuale o di tendenza. Il nostro interesse riguarda il comportamento complessivo di un minore se presenta o meno difficoltà». La presidente del tribunale per i minorenni di Venezia, Maria Teresa Rossi, in riferimento alla vicenda del ragazzo allontanato dalla famiglia parla di un «disturbo di personalità» ma esclude categoricamente che nella decisione del tribunale possa aver influito il presunto comportamento effeminato del giovane.

«Il tribunale non allontana per un presunto atteggiamento effeminato. Noi non abbiamo preconcetti relativi alle tendenze legate alla sfera sessuale. Ogni provvedimento che limita la responsabilità genitoriale è legato a una visione complessiva che riguarda l’adeguatezza o meno dei genitori a svolgere il proprio ruolo e la tutela del minore, che è il nostro interesse primario, può portare a una riduzione della loro stessa responsabilità». Una questione, quest’ultima, che, sul piano della casistica delle diverse e complesse vicende affrontate dal tribunale per i minorenni, non è «un fatto raro».

La presidente non entra nel merito del caso specifico, che sarà affrontato nel corso di una udienza fissata nei prossimi giorni, ma ricorda che va valutata quella situazione generale, legata ad atteggiamenti di aggressività, provocazione, educazione, complessità della situazione familiare segnalati dai servizi sociali, che esprimono «un disturbo di personalità». La vicenda del minore è seguita da anni dai servizi e dal tribunale e l’ultimo provvedimento accogliere una richiesta di allontanamento fatta dalla procura minorile. Comunque, si tratta – a quanto si apprende – di un provvedimento temporaneo che sarà valutato proprio nel corso dei prossimi mesi per una ulteriore decisione.

Il caso in parlamento, interrogazione di Zan. Il deputato padovano del Pd Alessandro Zan ha presentato un’interrogazione urgente al governo sul caso del ragazzino padovano che sarebbe stato allontanato dai genitori per decisione del Tribunale dei minori a causa delle «difficoltà di identificazione sessuale». «Quando la discriminazione proviene da chi invece dovrebbe proteggerci, quando la sentenza di un tribunale ci dice di più su chi giudica che non sul fatto da giudicare e quando tutto questo mette a rischio i diritti

di un minore – afferma Zan – non possiamo non chiederci dove e quando il sistema di garanzie di uno Stato civile ha smesso di funzionare. Per accertare le responsabilità di chi si è occupato della vicenda e per tutelare il minore coinvolto ho presentato un’interrogazione urgente al Governo».

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In risposta alla Procura Minorile.

By | Evidenza, Minori, Primo Piano | No Comments

Dopo l’intervento del Procuratore Minorile facenti funzione:

Nessun inerzia della Procura”, in qualità di avvocato difensore della madre della bimba, sento il dovere nuovamente di rivolgermi all’opinione pubblica.

In primo luogo, né il sottoscritto né la sua assistita vogliono polemizzare con il Procuratore, ma quanto sostiene la stessa Procura è inaccettabile.

In  primis come cittadino italiano, in secondo luogo come avvocato di fiducia.

E’ inaccettabile sostenere che non ci sia stata nessun inerzia se ad oggi, a distanza di due mesi e mezzo, la madre non ha notizie della figlia e non sa nemmeno quali sono i motivi per cui le è stata allontanata la figlia.

Il Procuratore della Repubblica Minorile ben dovrebbe sapere che lo spirito normativo del 403 è l’urgenza, l’immediatezza e la celerità  sia da parte di chi lo attua sia da parte di chi ha per dovere l’impulso processuale e sia da parte di chi istituzionalmente  deve ratificarlo.

Secondariamente, mi sembra quantomeno discutibile l’atteggiamento della  Procura che,  invece di rispondere sul perché di tanto “ritardo”, cerca di sviare entrando nel merito della questione.

Oltretutto la Procura ben dovrebbe sapere che la difesa, nel momento in cui non riesce a prendere visione degli atti né a costituirsi in giudizio, ha poco da dire sul merito.

Ancora più inaccettabile è sostenere che la Procura, il 12 ottobre u.s. abbia inoltrato il ricorso al Tribunale.

In altre parole, come dire, se c’è una colpa non è la nostra.

Un dato è certo, dal 26 settembre ad oggi 7 dicembre la madre non ha avuto alcuna notizia della figlia  né da parte dei servizi né da parte delle autorità giudiziarie che non hanno messo in grado la signora di quel sacrosanto diritto, eventualmente, di difendersi

E’ tutto sulla pelle dei bambini.

E’ inverosimile che anche sui bambini vige quel principio consolidato nel nostro paese che la colpa è sempre di qualcun altro.

Mi permetto di suggerire al Procuratore della Repubblica di leggere quanto un Giudice Minorile, già nel 2011 sosteneva: “ il Provvedimento amministrativo con cui i servizi sociali, in via provvisoria ed urgente, prelevano dall’abitazione famigliare un minore (ex art. 403 c.c.) non può essere ratificato dal Tribunale dei Minori ma anzi deve essere revocato dove non sia adeguatamente motivato, con conseguente ordine di ricollocamento immediato del minore stesso nel proprio ambiente famigliare”.

Voglio concludere rivolgendomi, senza presunzione, sia al Procuratore della Repubblica facenti funzioni, sia al Presidente del Tribunale consigliando una riorganizzazione delle cancellerie che possa prevedere una corsia preferenziale su provvedimenti ex art. 403 c.c. attuati da un ente amministrativo che vanno ad incidere direttamente sulla libertà e sulla vita di ognuno di noi.

Affinché siffatti casi non avvengano mai più.

 

 

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Bologna, bimba portata via alla madre: “I servizi sociali l’hanno fatta sparire”

By | Primo Piano | No Comments

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/12/05/news/bologna_servizi_sociali_tolgono_bimba_alla_madre_non_sappiamo_nemmeno_come_sta_-153516871/

 L’avvocato attacca il Comune di San Giovanni in Persiceto, dopo un delicato caso che ha portato all’allontanamento della piccola per presunti abusi

05 dicembre 2016

 

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BOLOGNA – Una bambina di dieci anni allontanata dalla madre, residente a San Giovanni in Persiceto (in provincia di Bologna), per presunti abusi fisici e psicologici: la decisione è stata dei servizi sociali comunali con l’applicazione della norma del codice civile che ne dà loro facoltà in caso di emergenza. Dopo due mesi e mezzo, nessuno avrebbe comunicato la vicenda al Tribunale per i Minorenni.

Lo segnala l’avvocato Francesco Miraglia, a cui si è rivolta la madre. “Non sappiamo nemmeno come stia. Confidiamo che sia in buone mani, ma chi ce lo assicura? Come si può far sparire una ragazzina così, quasi fosse stata inghiottita in un buco nero, nel buco nero della burocrazia che in questo caso di sicuro non sta facendo il bene della minore. Che dovremmo fare? Rivolgerci alla trasmissione “Chi l’ha visto” per ritrovare questa bambina?”, domanda provocatoriamente il legale.

La donna e la figlia erano ospiti di una comunità della provincia e il 26 settembre i servizi sociali hanno allontanato la bambina per “informazioni pregiudizievoli riferite a maltrattamenti fisici e psicologici da parte della madre nei confronti della

figlia”, si legge nel provvedimento, secondo quanto riferito dall’avvocato. “Ancora più incredibile” sostiene il legale “è che la Procura a distanza di due mesi non abbia ancora trasmesso il fascicolo al Tribunale, tant’è che non siamo riusciti né a costituirci in giudizio né a prendere visione di quanto hanno sostenuto i servizi sociali. Ma come è possibile che possa succedere tutto ciò sulla pelle dei bambini?”.

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Trieste: scatta lo sfratto, finisce in strada a 93 anni

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Condannata a lasciare l’alloggio in cui vive dal 1968, ora nuda proprietà del figlio, per pagare le cure alla sorella malata di Piero Rauber

TRIESTE Era l’ormai lontanissimo 1968 quando Angiola C., allora quarantaquattrenne, venne ospitata con il figlio Alessandro dalla sorella Francesca e dal cognato nel loro appartamento in uno degli alti palazzi vicini al carcere del Coroneo. Furono, a loro modo, una famiglia. Di quelle allargate. Mamma, figlio, zia e zio.

Tutti insieme appassionatamente, per una vita intera, al punto che poi, nel 2002, la zia, la vera padrona di casa, decise di intestare al nipote Alessandro la nuda proprietà dell’abitazione in cui sarebbero rimaste lei come titolare dell’usufrutto e sua sorella, la mamma dello stesso Alessandro, di fatto ospite inamovibile. Una vita intera, appunto, che adesso però, dopo quasi 50 anni, reclama il conto con gli interessi, nel nome di un mondo in cui, con buona pace dei legami familiari e affettivi, ogni cosa ha, deve avere un prezzo.

Il prossimo 31 marzo infatti, a 49 anni da quel trasloco, Angiola – che di anni ne avrà 93 – dovrà andarsene da lì. Sfrattata per legge dalla casa in cui sua sorella l’aveva accolta quando lei era una mamma sola bisognosa d’aiuto, una casa che oggi appartiene proprio a suo figlio e per la quale chiaramente mai ha pagato un affitto. Non solo: al di là della necessità di doversi cercare un altro alloggio, ragione per cui le vengono riconosciuti questi quattro mesi, «termine congruo per il reperimento di una sistemazione alternativa», dovrà anche pagare un forfait quantificato dal Tribunale in 3.750 euro, ovvero il totale di 250 euro mensili a partire da gennaio 2016.

Motivo: la sorella, da quattro anni a questa parte, ha perso la propria autosufficienza a causa di una malattia fortemente invalidante e si ritrova ospite in una casa di riposo i cui servizi, con una pensione da poco più di 600 euro al mese, non riesce ovviamente a onorare. Quell’appartamento, quindi, va messo a rendita sotto forma d’affitto per consentire l’ospitalità della sorella di Angiola, che detiene come si è detto l’usufrutto, nella residenza per anziani. E nulla possono né il figlio di Angiola, titolare della nuda proprietà, né tantomeno la stessa Angiola.

Così ha deciso l’altro giorno il giudice del Tribunale civile di Foro Ulpiano Anna Fanelli, che ha accolto parzialmente il ricorso avanzato dall’avvocato Maria Grazia Tedesco per conto dall’avvocato Antonella Mazzone – amministratore di sostegno di Francesca P. autorizzato in questo senso dal giudice tutelare – che chiedeva che Angiola fosse condannata ad andarsene immediatamente da quella casa e a pagare 22mila euro a titolo di indennità di occupazione dal gennaio del 2013, quando la sorella si era trasferita nella casa di riposo, fino all’aprile scorso, oltre ai soliti interessi legali, alle rivalutazioni e a 550 euro mensili per ogni mese successivo.

I presupposti del ricorso, come si legge nell’ordinanza del giudice Fanelli, spaziano da un debito accumulato da Francesca C. nei confronti della casa di riposo da circa 30mila euro a un decreto ingiuntivo da oltre cinquemila euro per spese condominiali non pagate dalla sorella.

“Io quella casa l’ho vissuta, l’ho pulita, arredata”, ha raccontato in lacrime Angiola in udienza, «disperata», come racconta il suo difensore, l’avvocato Francesco Miraglia del foro di Modena, che annuncia che farà reclamo contro tale ordinanza. Il legale sostiene infatti la plausibilità di un sopravvenuto diritto reale di abitazione.

Non riconosciuto però in primo grado dal giudice Fanelli, secondo cui «è ragionevole pensare che» la sorella di Angiola, che oggi «a causa del deficit cognitivo di cui soffre non è più in grado di esprimere alcunché», «avrebbe voluto in primis chiedere alla sorella quantomeno un contributo alle spese e poi anche riavere la casa, per poterla magari locare».

O Angiola paga dei “sazi” arretrati o viene sfrattata, insomma. «Questa è una giustizia forte coi deboli e debole coi forti», tuona l’avvocato Miraglia. Che si chiede: «Dove andrà la signora con l’esigua pensione che percepisce, se non finire a carico dei Servizi sociali comunali, che saranno obbligati quindi a trovarle e a pagarle un altro alloggio?

Oppure si ritroverà in carico al figlio, unico

parente che le sia rimasto in vita, che comunque è il reale proprietario di quella casa che lei è costretta a lasciare? A questo punto, per aiutare questa donna, che dobbiamo fare? Aprire una sottoscrizione e una raccolta fondi? Siamo all’inverosimile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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il Seminario “Il Minore autore di reati”

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COMUNICATO STAMPA
Il 3 dicembre l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare propone
il Seminario “Il Minore autore di reati”

Con l’intervento di testimonianza “Ero una baby squillo, oggi parlo alle giovani donne

 

Nell’ambito del Master in Pedagogia Giuridica Forense e Penitenziaria – novità sperimentata con grande successo dall’INPEF quest’anno – sabato 3 dicembre si terrà un Seminario straordinario, gratuito e aperto al pubblico (accreditato presso l’Ordine degli Avvocati di Roma) sul tema del “Minore autore di reati”.

Gli argomenti trattati, di straordinaria attualità, abbracceranno la tematica da più ottiche complementari, percorrendola nei suoi punti fondamentali:

  • Il reato come espressione del disagio esistenziale
  • Le Baby-gang: caratteristiche e organizzazione interna
  • Il DPR 448/88
  • Le attività dei Centri per la Giustizia Minorile
  • La progettazione di rete e gli interventi educativi di recupero, di sostegno e di educazione all’autonomia personale rivolti ai minori collocati in comunità educative.
  • L’Ordinamento Penitenziario e la sua attuazione: le criticità del trattamento e del reinserimento dei minori autori di reato.
  • La progettazione di rete degli interventi di recupero e di rieducazione rivolti ai minori ristretti negli Istituti Penali per i Minorenni

per giungere, infine, alla composizione e simulazione di un progetto reale.

Il Seminario sarà condotto la mattina dalla Prof.ssa Stefania Petrera (Giudice Onorario c/o la sezione Minori della Corte di Appello di Roma, Pedagogista Familiare) ed il pomeriggio dall’Avv. Francesco Miraglia (Penalista, Esperto in Diritto di Famiglia e Minorile) assieme all’Avv. Carmen Pino (Penalista, Esperta in Diritto di Famiglia e Minorile).
In particolare, a rendere tale evento assolutamente unico, si assisterà ad una testimonianza davvero particolare dal titolo “Ero una baby squillo, oggi parlo alle giovani donne”, fortemente voluto dal Presidente Palmieri e realizzato grazie all’Avv Miraglia, difensore della ragazza che è oggi al contempo vittima e reo.

<<Il mio compagno non mi ha mai obbligato, è vero. Ma mi ha fatto capire che se non avessimo avuto soldi a sufficienza, visto che poco dopo l’inizio della nostra relazione è rimasto senza lavoro, se ne sarebbe andato all’estero e io non volevo perderlo. Era il mio punto di riferimento; così ho pensato che, in quel modo, sarei riuscita a mantenere entrambi […] Avevo 16 anni, nessuna esperienza. Ero invaghita e non mi rendevo conto della terribile strada che stavo per intraprendere>>.

Un evento di tale portata ribadisce concretamente l’importanza di non avere burocrati della formazione a parlare alle nuove generazioni ed evidenzia nel contempo la necessità di sostenere chi rompe il muro della vergogna e dell’omertà.

“Non possiamo pensare che sia una sorta di outing” – commenta in proposito il Presidente Vincenza Palmieri – ma, anzi, rappresenta la manifestazione di una presa di coscienza che passa attraverso la formazione delle giovani generazioni e che si allinea alla prassi, per noi abituale, di avvalersi di professionisti che lavorano quotidianamente sul campo e che ne sono testimoni con la propria vita. Come la nostra amica, che potrà criticamente rispondere alle domande sui perché individuali e sociali tale fenomeno delle baby squillo sia oggi così frequente.

E’ un fenomeno, infatti, molto più sommerso di quanto non riusciamo neanche ad immaginare. E la difesa dei Diritti Umani passa anche attraverso la prevenzione dello sfruttamento sessuale delle bambine e dei bambini.

Siamo orgogliosi di poter dare il nostro piccolo contributo”.

 

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Per informazioni e prenotazioni: – pedagogiafamiliare@gmail.com

– 06.5811057 – 06.5803948 – 329.9833356 – 329.9833862
La Segreteria Organizzativa è aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 18.00 ed il sabato dalle ore 10.00 alle ore 13.00

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Processo Aemilia: fatture false e ‘Summit’ con la cosca: l’imprenditore in affari col boss”.

By | Evidenza, Primo Piano | No Comments

Oggi, su alcuni quotidiani cittadini veniva pubblicato un articolo “Fatture false e ‘Summit’ con la cosca: l’imprenditore in affari col boss”.

Si parla del processo Aemilia che si sta celebrando a Reggio Emilia e che sto seguendo in qualità di avvocato di fiducia di alcuni imputati ma nello specifico per Vincenzo Mancuso, l’indagato nel processo Aemilia citato nell’articolo suddetto, sento il bisogno di rivolgermi all’opinione pubblica.

Nel citato articolo si fa riferimento a “summit” ed affari col boss.

Ancora una volta, mi corre l’obbligo di sottolineare che non si può e non si deve condannare chi che sia se non con sentenza passata in giudicato.

Infatti il processo è ancora in corso e c’è chi invece ha già condannato pubblicamente gli imputati.

Tengo a precisare che tutti gli episodi a cui si fa riferimento sono fatti “raccontati”e soprattutto interpretati da un ufficiale di Polizia Giudiziaria.

Pertanto, ancora devono essere sottoposti al contro esame e soprattutto giudicati da un Tribunale.

Non si può e non si deve strumentalizzare in alcun modo un incontro tra due persone che provengono dallo stesso posto.

Non si può e non si deve accomunare, come si sta facendo, essere calabresi all’essere ‘ndranghetisti.

Dalla deposizione dell’agente di Polizia Giudiziaria emergono solo racconti e valutazioni personali: definirsi “cristiano serio”, per l’agente di Polizia Giudiziaria, è la prova che tale è un ‘ndranghetista.

Come per tutti, anche per Mancuso vige il principio della presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio.

 

 

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Baby squillo da 7mila euro al mese. “Ragazze, non fate come me”

By | Primo Piano, Varie ed eventuali | No Comments

Bambino Squillo da 7mila euro al mese. “Ragazze, non il destino mi vieni” – Cronaca – quo

Prostituta a 17 anni. “I soldi al mio uomo per non perderlo”

di VALENTINA REGGIANI

Ultimo aggiornamento:
L’avvocato Francesco Miraglia con la Giovane traumatizzata dall’esperienza di bambino squillo

Perché ha Iniziato a prostituirsi?

«Il mio compagno non mi ha mai obbligato, e vero. Ma mi ha Fatto Capire Che se non avessimo Avuto soldi a sufficienza, Visto Che poco DOPO l’inizio della Nostra Relazione E RIMASTO senza lavoro, se ne sarebbe andato all’Estero e io non Volevo perderlo. Era il mio Punto di Riferimento; Così Ho Pensato Che, in Quel modo, Sarei riuscita a mantenere ENTRAMBI ».

QUANDO l’ha conosciuto?

«Avevo da poco compiuto 16 anni e lui ne AVEVA 44. Gestiva un locale dove Andavo un Spesso ballare. In casa avevo Una situazione difficile, Dalla Quale non vedevo l’ora di fuggire, e quell’uomo mi Faceva sentire protetta ».

Quindi Si e trasferita da lui?

«Sì, poco DOPO, Anche se Ancora studiavo. QUANDO però Sono arrivata a casa Sua, ha smesso di Lavorare. Ero innamorata e ‘cieca’ e, QUANDO ABBIAMO Parlato Di quella Soluzione Insieme, Ho Pensato potesse Essere Una buona idea. Soprattutto Perché Volevo EVITARE Che mi lasciasse per cercare lavoro all’Estero ».

Ha Iniziato subito un Ricevere Clienti in casa?

«Circa un anno dopo; mi ha Lasciato l’appartamento affinche lo ‘preparassi’ in modo da renderlo accogliente. Ho messo l’annuncio on line e subito Sono ARRIVATE decine di chiamate ».

Cosa ha provato la prima volta?

«Non so Spiegare il Perche, ma inizialmente e Stato semplice. mi non Faceva paura, niente non provavo. Ricevevo Dai dovuta ai Cinque Clienti al giorno e riuscivo a Guadagnare Anche settemila euro al mese. Anche perchè Spesso si trattava di Clienti facoltosi, Felici di Pagare una ragazza tanto Giovane ».

Il Suo compagno intanto AVEVA ripreso un Lavorare?

«No, spendeva quasi tutto Il Denaro alle macchinette, tanto Che io con Quei soldi Mi sono comprata Al Massimo Una maglietta. Lui non accettava di Avere un tenore di vita Più basso ».

I Clienti sapevano della SUA minore età?

«Nessuno Quasi in Realta, se non l’uomo, all’epoca 65enne, il Che poi mi ha denunciato. Mi era Stato Presentato Come un imprenditore in cerca di compagnia; DOPO Qualche Pranzo, pur sapendo della mia minore età, ha voluto Andare in hotel. QUANDO ABBIAMO però Cercato di Entrare a porte chiuse, la Direzione dell’Hotel, vedendo i miei Documenti, lo ha bloccato ».

Lui però l’ha denunciata per Aver tentato di estorcergli Denaro …

«Ci sono stati Altri incontri ma Le cose non Sono andate Venire le ha raccontate lui. In OGNI Caso dal tribunale dei minori ho ottenuto la messa alla prova e svolgo volontariato alla Croce Blu. Sono una persona Diversa adesso e io e il mio legale confidiamo nel Perdono giudiziale. Attendiamo fiduciosi l’udienza di febbraio ».

QUANDO ha cominciato a sentire il ‘peso’ del mestiere?

«QUANDO ho Lasciato la scuola. Non riuscivo Più un relazionarmi con le mie compagne. Venite Potevo Essere Una studentessa normale sapendo Che al pomeriggio, a casa, facevo Quel che facevo? Desideravo solista Poter cancellare Il passato, ma non era Più possibile. E soffrivo ».

Il Suo compagno le ha mai Chiesto di smettere?

«No, anzi, mi ha Fatto Scrivere Una lettera in cui dichiaravo Che anche Il Nostro rapporto era consenziente. E assurdo che io sia Stata descritta Venire l’ideatrice di Tutta Questa storia. Avevo 16 anni, nessuna Esperienza. Ero invaghita e non mi rendevo Conto della terribile strada Che STAVO per intraprendere ».

Cosa sente di dire alle tantissime ragazzine che ‘arrotondano’ le paghette vendendo o mettendo on line i Loro Corpi?

«Di smetterla e subito. Non Servire Una Anzi nulla, logora. I soldi non Fanno la felicità. Ad appagare Sono la Dignità e l’onestà. Io ora pagherei per Tornare un Essere Quella studentessa Che viveva con mamma e papà e Che aspettava con ansia la paghetta settimanale ».

Cosa Vede nel Suo futuro?

«Una vita normale. Lavoro e continuo un volontariato Tariffa. QUANDO riuscirò a lasciarmi Spalle tutto alle, vorrei aiutare Altre ragazze Che mi Venga Ogni Giorno si trovano Una Tariffa i conti con il Loro Passato. Vorrei Entrare nelle Scuole e Mettere in guardia le Adolescenti. C’è Non Un solo lato positivo nel vendere il proprio Corpo. Anzi, OGNI mano Che ti tocca, e Una coltellata Che Lascia Cicatrici indelebili ».

di VALENTINA REGGIANI

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Aemilia, testimoni intimoriti e minacce negate al processo sulla ‘ndrangheta

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Aemilia, testimoni intimoriti e minacce negate al processo sulla ‘ndrangheta – Il Fatto Quotidiano

“’Mi stai dicendo che mi vuoi sparare?’ Per noi erano toni amichevoli”. Nell’aula del Tribunale di Reggio Emilia va in scena l’omertà in salsa nordica. Tra accompagnamenti coatti dei carabinieri, un teste sparito negli Usa e il giudice che valuta l’invio degli atti per falsa testimonianza. Insulti dai familiari degli imputati fra il pubblico. Cinque sindaci della provincia hanno deciso di esserci “per far sentire la presenza delle istituzioni”

Davanti al giudice stanno passando i testimoni dell’accusa, ma c’è chi, a pochi metri dalle sbarre dietro cui siedono gli imputati, si rimangia quanto detto in fase di indagine. C’è chi, dopo non essersi presentato, è stato accompagnato in aula dagli uomini dell’Arma. Una delle vittime di diverse estorsioni, un giocatore d’azzardo finito in debito con alcuni degli imputati, pare invece che sia scappato negli Stati Uniti e al proprio avvocato avrebbe dichiarato di non volere tornare in Italia per paura della propria incolumità. È anche a seguito di questi fatti che,durante una delle ultime udienze il presidente del collegio, Francesco Maria Caruso, si era addirittura riservato la possibilità di inviare alla Procura le posizioni di alcuni testimoni apparsi reticenti, per valutare un procedimento per falsa testimonianza.
Gran cornuto, dove sei… Scappi pezzo di merda… vado a scontare con tua moglie”. “Fu solo una battuta volgare”

Come nel caso di Salvatore Palmo Rotondo, un imprenditore cutrese attivo in Emilia, che nel 2012 si era ritrovato a dovere dei soldi di Gaetano Blasco e Antonio Silipo, entrambi considerati dai pm membri della cosca emiliana. In una intercettazione del 2012 Rotondo e Silipo si scambiano parole di fuoco: “Turù io non ho niente da perdere lo sai?”, diceva Silipo. “Tonino ma mi vuoi ammazzare? Vieni e sparami!”. La risposta dell’imputato: “Turù a me come mi vedi sono! io non ho niente da perdere!”. “Tonino ma mi stai dicendo che mi vuoi sparare? vieni e sparami Tonino!”. “Queste sono parole tue sono”. In aula davanti al giudice però Rotondo minimizza: “Era una discussione accesa, ma quelli sono i toni amichevoli che usiamo… Pensi che con Silipo sono andato a prendere il caffè finché non l’hanno arrestato. Per voi sarà una minaccia, per me no”. È a questo punto che il giudice Caruso lo avvisa: “Se la telefonata avrà tenore diverso andrà sotto processo per falsa testimonianza”.

Silipo, che è stato condannato in primo grado a 14 anni nell’abbreviato del processo Aemilia (tra le accuse anche l’associazione mafiosa), è stato assolto per questo fatto specifico. Ma anche le motivazioni dell’assoluzione sono interessanti: secondo il giudice infatti il reato da contestare non era estorsione (perché la somma chiesta a Salvatore Rotondo era effettivamente dovuta), ma quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con la minaccia. Però, secondo il giudice dell’abbreviato, siccome Rotondo non ha mai sporto querela, non si può procedere.

L’incendio si è provocato da solo, colpa della guaina. Il rapporto dei Vigili del fuoco? Non l’ho letto”

Anche frasi del tipo: “Gran cornuto, dove sei… Scappi pezzo di merda… Mi sa che vado a scontare con tua moglie adesso”, in aula sono state minimizzate. “Ma quella non è una minaccia, solo una volgare battuta rivolta a mia moglie”, ha asserito un altro testimone. Il pm aveva appena riportato un passaggio di una intercettazione telefonica del 2011 in cui Antonio Valerio, imputato per associazione mafiosa, estorsione e usura, discuteva con l’uomo per un prestito di poche centinaia di euro non restituito.

Infine, come riportato dalle cronache della Gazzetta di Reggio, anche la testimonianza di Antonio Olivo, ex consigliere comunale del Partito democratico, ha fatto molto discutere: “L’incendio si è provocato da solo, colpa della guaina”, ha risposto Olivo al pm Marco Mescolini, che non aveva fatto in tempo nemmeno a fare la domanda su quel rogo del 2005. Secondo l’accusa il fuoco fu appiccato da uno degli imputati, Gaetano Blasco, che voleva vendicarsi per non essere stato coinvolto in alcuni cantieri. Alla domanda poi se avesse letto il rapporto dei vigili del fuoco su quell’incendio, rapporto portato da Olivo alle assicurazioni, il testimone ha spiegato in aula di non avere letto se la causa fosse o meno dolosa.

Per ‘incoraggiare’ i testimoni cinque sindaci della provincia di Reggio Emilia si sono presentati al processo

Olivo, originario di Cutro, oltre a essere stato in consiglio comunale a Reggio Emilia per 10 anni è un imprenditore edile affermato in città. Il suo nome compare nella carte dell’inchiesta Aemilia non solo per quel rogo. Olivo (che non è mai stato indagato) fu infatti intercettato dai Carabinieri nel 2011 al telefono con Romolo Villirillo. Quest’ultimo, condannato nel 2016 in primo grado per associazione mafiosa nell’abbreviato di Aemilia, è accusato di essere stato uno dei capi promotori della cosca emiliana. Olivo peraltro è lo stesso che nel 2012 – assieme all’allora sindaco e oggi ministro Graziano Delrio (che sarà presto anche lui fra i testimoni) e ad altri consiglieri comunali di origine calabrese – andò a parlare con l’allora prefetto di Reggio Emilia Antonella De Miro. La delegazione si mosse su iniziativa dei consiglieri comunali che lamentavano una criminalizzazione dell’intera comunità cutrese in città (circa 10mila persone) dopo le interdittive antimafia che il prefetto stava emettendo nei confronti delle imprese ritenute legate alla ‘ndrangheta.

Proprio per ‘incoraggiare’ i testimoni, nei giorni scorsi cinque sindaci della provincia di Reggio Emilia si sono presentati nell’aula speciale del processo. Emanuele Cavallaro di Rubiera, Nico Giberti di Albinea, Andrea Carletti di Bibbiano, Andrea Tagliavini di Quattro Castella e Enrico Bini di Castelnovo Monti, accompagnati da alcuni dei loro assessori e da una consigliera provinciale hanno presenziato a una delle udienze. “Il pubblico dà fastidio. Spesso capita di ricevere insulti dai parenti degli imputati. Ma non mollo: bisogna esserci per fare sentire la presenza delle istituzioni”, racconta Bini a ilfattoquotidiano.it. “Continueranno a venire a seguire i processi anche le scuole. Per questo abbiamo voluto che il processo si svolgesse qui e non in un’altra città”.

L’avvocato della difesa: “Dai testimoni risposte imprecise, calabresi accusati a prescindere”

Intanto però arriva una nota dell’avvocato Francesco Miraglia, che difende diversi degli imputati nel processo Aemilia: “In un Paese come il nostro, in cui vale per la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, stiamo assistendo in queste ore a un processo mediatico che dipinge già come colpevoli gli imputati in un procedimento giunto soltanto alla fase dibattimentale, tutt’ora in corso, ben lontano da una sentenza”. Tuttavia, secondo Miraglia, i testimoni dell’accusa hanno risposto alle domande “con risposte imprecise, indefinite e per sentito dire”: “Che si tratti di affiliati alla ‘ndrangheta e di operazioni legate alle attività criminose è quindi tutto ancora da dimostrare – ha detto l’avvocato riferendosi agli imputati – e mi pare pertanto che si sia partiti da un presupposto di territorialità, che faccia dei calabresi dei delinquenti a prescindere”.

 

Collegamento a:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/29/aemilia-testimoni-intimoriti-e-mi

nacce-negate-al-processo-sulla-ndrangheta/3127899/

 

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Processo Aemilia: in dibattimento solo prove indiziarie

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Francesco Miraglia, legale di alcuni imputati: «Si sta Facendo un Processo sui” non so “»

 

In un Paese venire Il Nostro, in cui si vale per la presunzione di innocenza Fino al terzo Grado di Giudizio, STIAMO assistendo in QUESTE un minerale delle Nazioni Unite Processo mediatico che Dipinge Già venire colpevoli Gli imputati in un procedimento giunto soltanto alla fase dibattimentale, tutt’ora in corso, ben lontana da Una sentenza.

Parlo del Processo Aemilia, il Che si sta celebrando a Reggio Emilia e il Che sto seguendo in qualità di avvocato di Fiducia di ALCUNI imputati. Lungi da me Mettere in Discussione La Bontà delle Indagini, l’operato delle Forze dell’Ordine e del Pubblico Ministero titolare dell’inchiesta o dei Giudici, i Quali Stanno Facendo Notevoli Sforzi per garantire alle parti i propri Diritti. Ma Il processo E, appunto, Ancora in corso e C’è invece chi ha Già condannato Pubblicamente Gli imputati. Ed e pertanto per correttezza ed onestà Intellettuale Che mi sento in dovere di ricondurre a verità le informazioni Per do Quanto sta accadendo in aula.

In ABBIAMO sentito numerosi testi Mesi Quattro, Citati Dalla Procura, Rispondere con “Non so”, “ABBIAMO supposto”, “Non ABBIAMO Verificato, lo ABBIAMO desunto noi, lo ABBIAMO capito delle intercettazioni telefoniche, Sono calabresi, Sicuramente E così”.

Venite Ho Detto prima non è mia intenzione proporre Una Difesa d’ufficio per i miei assistiti o per gli Altri imputati, MA e fuori di Dubbio Che i testimoni dell’accusa, sentiti dal mese di maggio ad Oggi, Hanno Risposto all’incalzare delle Domande con Risposte impreciso, a tempo indeterminato e per sentito dire. Che si Tratti di Affiliati alla ‘ndrangheta e di operazioni legato alle Attività criminose E quindi tutto Ancora da dimostrare e mi pare pertanto il Che SI SIA Divisori da un presupposto di territorialità, il Che Faccia dei Calabresi dei delinquenti una Prescindere, senza giungere un Processo con dimostrare Certe che giustifichino i capi di imputazione. Un Pregiudizio Gravissimo.

I fatti distorti e non Completi, Che vengono riportati Dalle Cronache, Partono da un errato presupposto di colpevolezza a Prescindere: si rischia di Celebrare un Processo politico-sociale prima Ancora Che Si accertati se effettivamente esista un’organizzazione mafiosa, venire SOSTIENE l’accusa , radicata nel Nostro territorio.

Il mio invito pertanto Quello di riportare Pubblicamente la verità dibattimentale, in attesa della sentenza, qualunque ESSA Sarà.

 

 

 

 

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Psichiatra condannato per omicidio colposo fa perizienei tribunali

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Avv. Miraglia: “Urge un albo di periti referenziati. Su che giustizia possono contare sennò i cittadini?”

 

PAVIA. Errare è umano, specialmente in una materia, la Psichiatria, in cui la variabile dei comportamenti è quasi infinita. Ma che un Tribunale affidi una perizia a uno psichiatra condannato per omicidio colposo per gravi negligenze nei confronti di un paziente, poi suicidatosi, fa sorgere un legittimo dubbio sulla garanzia del suo operato, sulla correttezza delle sue perizie, sulla base delle quali i giudici che lo incaricano come consulente emettono sentenze, che vanno ad incidere, anche pesantemente, sulla vita e sul destino delle persone. E’ accaduto a Pavia, nel corso di un procedimento di separazione molto conflittuale tra due coniugi, durate il quale, ai fini di accertare l’adeguatezza della donna come madre, un giudice ha affidato la Consulenza tecnica d’ufficio allo psichiatra di Torino, Maurizio Desana. Il quale, però, è stato condannato – con una sentenza passata in giudicato, emessa dalla Corte d’Appello torinese e successivamente confermata dalla Cassazione nel 2008 – per omicidio colposo. E’ stato ritenuto, infatti, responsabile di non aver compreso la gravità dello stato psichiatrico di un paziente ricoverato, che si tolse la vita lanciandosi dalla finestra dell’ospedale.

«Non entro nel merito della sentenza di condanna» sottolinea l’avvocato Francesco Miraglia, che difende la donna nella causa di separazione, nella quale il dottor Desana è stato chiamato a periziare la sua salute mentale e quella del figlio, «ma si tratta in ogni caso di una condanna per un reato ingenerato da manchevolezze professionali. E’ legittimo pertanto chiedersi dove sia la spiccata condotta morale che viene richiesta a un professionista qualora il giudice, in via del tutto fiduciaria, lo incarichi di condurre una perizia sulle persone».

Nel caso specifico, sulla base appunto della perizia del dottor Desana, lo stato psichiatrico della donna pavese è stato valutato così negativamente, che il giudice ha ordinato che intervenissero i Servizi Sociali a prendersi cura del figlio adolescente, obbligando il ragazzo a seguire sedute di psicoterapia (se si rifiutasse, dovrebbe essere accompagnato da un educatore a spese della mamma) e limitando l’esercizio delle responsabilità genitoriali alla madre stessa.

«Ho presentato un’istanza urgente al Tribunale di Pavia» prosegue Miraglia, «affinché sospenda l’efficacia dell’ordinanza emessa e ho richiesto di convocare il dottor Desana in contraddittorio per accertare tutte le circostanze emerse. La cosa più incredibile, riferisce l’avvocato  è quanto nel frattempo ha sostenuto il dott. Desana alle richieste se avesse riferito al giudice al memento della suo giuramento della condanna che si riporta testualmente : la ringrazio per la sua cortesia e la prego di rassicurare la sua cassistita sul fatto che il mio ruolo e la mia conduzione della perizia sono assolutamente corretti come peraltro lo sono sempre stati in oltre 30 anni di attività psichiatrico forense. Colgo oltre l’occasione per chiedere di sollecitare la Sua cliente a versare quanto stabilito dal Tribunale per il pagamento della mia parcella.. Questo per quanto riguarda il caso che sto seguendo, il quale però scoperchia le manchevolezze presenti nei tribunali italiani. Urge quanto prima l’istituzione di un albo di professionisti referenziati, al quale i giudici dei tribunali debbano attingere per affidare le consulenze tecniche. Persone di cui sia comprovata, in maniera ineccepibile e inconfutabile, la professionalità. Come possono altrimenti i cittadini pensare di venire tutelati, quando i tribunali emettono delle sentenze affidandosi a persone giudicate già manchevoli in passato? E questo sia nel caso che sto seguendo, come in tutti gli altri in cui questo psichiatra sia stato chiamato come consulente».

La redazione

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Tribunale di Brescia, ragazzo finalmente in famiglia

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Il ragazzo della Val Trompia resterà a casa. Il giudice ha deciso di accettare la volontà del bambino

Finalmente giustizia per il bambino di Lumezzane che era scappato per ben quattro volte dalla comunità per tornare in famiglia. Nell’ultimo decreto, il Tribunale ha deciso di ascoltare la sua volontà e permettergli di rimanere a casa con la mamma.

Molto soddisfatto l’avvocato della mamma, Francesco Miraglia del foro di Roma: ”Quanto è successo è l’ennesima dimostrazione che la nostra giustizia minorile non è a misura di bambino. Sarebbe bastato tener conto fin da subito della volontà del bambino, in conformità con le convenzioni internazionali sulla tutela dei fanciulli, ed aiutarlo nella sua famiglia per evitare anche le ingenti somme di denaro pubblico spese per mantenerlo nella comunità residenziale, ma soprattutto le enormi sofferenze e disagi arrecati alla famiglia e al minore stesso.” La vicenda era nata alcuni anni fa nell’ambito di una separazione conflittuale. A seguito di valutazioni psicologiche eseguite in totale contrasto con le dichiarazioni del bambino (e, in ultima analisi, con la realtà dei fatti) il minore era stato affidato alla zia. Il bambino, dopo che le sue continue richieste di stare con la mamma erano state disattese dal Tribunale, era scappato per tornare a casa. Il Tribunale a questo punto avrebbe dovuto comprendere che tale collocazione era la migliore per il minore, ma il giudice onorario decise di metterlo in comunità, ignorando la Convenzione di New York sul Fanciullo. Le decisioni di allontanare il bambino per collocarlo dalla zia, e successivamente in comunità, erano state influenzate notevolmente da una psicologa, le cui valutazioni vennero clamorosamente smentite dalla realtà dopo pochi mesi, alla prima fuga del ragazzo dalla comunità. Inspiegabilmente, forse per avvalorare le sue conclusioni, alcuni mesi fa la psicologa organizzò una seduta con il bambino e i suoi fratelli, seduta che aveva notevolmente turbato il ragazzo, al punto che la madre aveva presentato un esposto all’Ordine sul comportamento di questa psicologa. Oggi, per fortuna, la psicologa non si occupa più di questo caso, anche se non sembra sia stata emessa alcuna misura cautelare in attesa della decisione dell’Ordine degli psicologi. Secondo il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani: “Finalmente è stata fatta giustizia, e questo ragazzo potrà finalmente godere dei suoi affetti famigliari, ma ci auguriamo che l’Ordine prenda in seria considerazione l’esposto sulla psicologa, per prevenire ulteriori violazioni dei diritti dei minori e sanare qualsiasi possibile ingiustizia pregressa. Auspichiamo anche che i giudici del tribunale ripristinino il loro status di periti dei periti, e impediscano che le valutazioni psichiatriche e psicologiche possano causare altri danni ad altri bambini.” http://www.google.it/url?

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Rivela gli abusi subiti nella famiglia addottante: ragazzina spedita in casa famiglia

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Il Giudice onorario del Tribunale di Cagliari non crede al suo drammatico racconto e l’allontana dal fratellino e dalla sorella maggiore

 

CAGLIARI. Una ragazza sta lottando contro le istituzioni per riavere con sé i due fratellini minori, di 13 e 12 anni, dichiarati adottabili e spediti lontanissimi dalla casa di Cagliari – città in cui hanno sempre vissuto – per mandarli in Emilia Romagna. Dove per altro non stanno bene e dove i loro appelli disperati e i racconti drammatici rimangono inascoltati. Anzi, dopo che la ragazzina tredicenne ha raccontato le angherie subite alla sorella maggiore, i Servizi sociali l’hanno tolta alla famiglia adottante e l’hanno spedita da sola in una casa famiglia, senza il fratellino che finora era sempre stato con lei, unico legame rassicurante che la ragazzina aveva così lontano dalla sua casa e dalla sua terra d’origine.

«Ma cosa muove le istituzioni? La ricerca del benessere dei bambini o qualcosa di sotterraneo e poco chiaro, che nulla ha a che vedere con la salute psicofisica dei minori?». L’avvocato Francesco Miraglia, esperto in Diritto minorile, torna ad affrontare un caso, purtroppo l’ennesimo, di minori tolti alle famiglie e affidati altrove, senza un minimo di criterio che tenga conto del bene dei bambini. In questo caso si tratta di una ragazza di 13 e del fratello dodicenne, che i Servizi sociali e il Tribunale dei Minori di Cagliari hanno allontanato dai genitori e mandato a Bologna. Per giunta in una famiglia in cui non si trovano per nulla bene e che è quella che è stata scelta per la loro adozione. A nulla sono valsi finora i loro appelli disperati: le istituzioni, sorde, non li hanno ascoltati.

«Anzi, il giudice onorario che ha seguito la vicenda» prosegue Miraglia «si è perfino preso la briga di volare a Bologna a parlare con i due minori, solo che al suo rientro ha riferito che i due ragazzi han detto di stare bene. Molto diverso da quello che invece la ragazzina ha scritto più volte alla sorella maggiore».

A preoccuparsi della sorte dei due ragazzini, infatti, c’è una sorella più grande, la quale ha detto più volte di essere ben contenta di tenerli con sé, ma che nessuno, né il Tribunale e nemmeno i Servizi sociali, hanno tenuto in considerazione.

«Lo stato di adottabilità sussiste nel momento in cui non esistano parenti prossimi in grado di occuparsi dei minori» spiega il legale, «ma in questo caso i due adolescenti hanno una sorella amorevole che può prendersi cura di loro. Per questo abbiamo presentato un ricorso chiedendo la revoca dell’adottabilità, anche in virtù del fatto che la sorellina ha più volte espresso il desiderio di tornare in Sardegna. Ha trovato il modo di comunicare con la sorella più grande e di raccontarle del difficile rapporto con la nuova famiglia bolognese, in cui non si trova bene, a differenza della famiglia di Cagliari che per tre anni si era occupata di lei e del fratellino e che sarebbe ben disposta, eventualmente, ad accoglierli nuovamente. E ancora peggio, non siamo riusciti a capire (i Servizi sociali cagliaritani non ci hanno ancora risposto) come mai, una volta che la ragazzina ha palesato alla sorella maggiore la sua disperazione, sia stata allontanata dalla famiglia adottante, e pertanto anche dal fratello, e inviata in una casa famiglia. Una situazione incredibile, dove si perde di vista che lo scopo di ogni provvedimento debba essere il benessere dei minori, che in questo caso è palese che non stiano benne e rischiano di stare ancora più male, se non si darà il giusto ascolto ai loro disagi».

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Figli tolti ai genitori denunciati tre medici

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Famiglia all’attacco. Nel mirino i dirigenti Bernardi, Calucci e il dottor Reali L’avvocato Miraglia: «Troppi punti oscuri e dichiarazioni contradditorie» di Francesco Fain

Figli tolti ai genitori: la famiglia passa al contrattacco. E denuncia due dirigenti e un neuropsichiatra dell’Azienda sanitaria Bassa Friulana-Isontina. Si tratta, nella fattispecie, di Marcella Bernardi, Fulvio Calucci e Serafino Reali (quest’ultimo non più in servizio nella nostra Aas). Si ipotizzano false informazioni al pubblico ministero (articolo 371 bis del Codice penale); false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria (articolo 374 bis) e diffamazione (art.595).

Ad annunciare quest’ultimo, clamoroso sviluppo è Francesco Miraglia, il legale del Foro di Roma che tutela i genitori dei due bimbi goriziani, oggi affidati a una casa-famiglia di Vigevano.

L’altra mattina, l’avvocato era a Gorizia proprio per depositare alla Procura della Repubblica la denuncia-querela, corredata da una decina di allegati. «Cosa imputiamo ai tre dirigenti? La faccio semplice in maniera da essere comprensibile a tutti. In sostanza, quando vennero convocati dal Tribunale dei minori sostennero che i bambini erano “ben curati” da mamma e papà. Quando sono stati chiamati a deporre alla Procura della Repubblica, hanno cambiato totalmente versione», spiega Miraglia.

Che aggiunge: «Su questa vicenda registro una spaccatura netta all’interno dell’Azienda sanitaria. Le affermazioni che hanno determinato l’allontanamento dei bambini dai propri genitori, peraltro, vanno contro le relazioni dell’attuale direttore sanitario facente funzioni Cavallini che certificò la disabilità dei due minori. Proprio per questo, chiediamo con forza che il direttore generale Giovanni Pilati ci convochi: vogliamo capire i motivi per cui ci sono parecchi punti che giudichiamo oscuri, poco chiari».

Peraltro, nel testo della querela, si evidenzia anche come «Reali e Calucci sono stati gli unici a paventare ipercura, medical shopping, chemical abuse (Reali) o sindrome di Munchehausen per procura (Calucci): invece, si tratta di patologie diverse. Insomma, non c’è identità di vedute neppure fra loro», sottolinea ancora Miraglia.

«La vicenda – aggiunge ancora l’avvocato – si dipana a partire dal 2012: sono stati riempiti cinque faldoni di documenti, con innumerevoli casi di sequestri di farmaci utilizzati per le cure dei bambini».

A scatenare la querelle sarebbe stato, secondo l’avvocato della famiglia, il mancato riscontro dei Servizi sociali, che per i genitori non avevano risposto in maniera efficace alle necessità dei due bimbi. «Per eccesso di cure – torna a ripetere Miraglia, esperto in Diritto minorile – hanno tolto loro i figli per “maltrattamento”, che non significa percosse, ingiurie, abusi, ma per troppe cure, per una patologia che la Procura però non riconosce e che il Tribunale dei Minori ha deciso di accertare ora tramite una perizia tecnica. Cure prescritte dagli specialisti delle strutture pubbliche che li avevano in carico ed erogate direttamente dall’ospedale e che peraltro continuano ad essere somministrate ai due piccini nella stessa misura e con le medesime modalità

di quando si trovavano nella tranquillità di casa propria».

Miraglia ha evidenziato più volte che la patologia genetica è stata certificata da strutture sanitarie di eccellenza come il Besta di Milano e il Centro regionale per le malattie rare di Udine.

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«I genitori potranno vedere i figli tolti»

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Lo ha stabilito con un decreto il Tribunale dei minori di Trieste. Soddisfatto l’avvocato Miraglia: «Da stabilire la periodicità»di Francesco Fain

È un decreto che l’avvocato Francesco Miraglia non esita a definire «importante, oltre che molto incoraggiante». La lunga partita riguardante i due bambini tolti ai genitori vede, infatti, la difesa condurre per 1-0. Certo, il matchè ancora lungo ma il legale del Foro di Roma che tutela i genitori non nasconde tutta la sua soddisfazione.

«Cos’è successo di così importante? Il Tribunale dei minori di Trieste – annuncia Miraglia – ha emanato un decreto in cui si dispongono futuri incontri fra i bambini e i genitori. Per adesso, ancora non si sa quando potranno avvenire questi contatti e quante volte alla settimana o al mese perché è prevista la necessaria “preparazione” dei bambini e dei genitori a questi momenti che saranno indiscutibilmente molto importanti». I genitori non vedono i propri figli ormai da due mesi e «soltanto il pensiero che li potranno riabbracciare riempie di gioia». C’è un altro elemento che Miraglia, da legale navigato, non manca di sottolineare.

«Nel decreto non si fa riferimento ad abusi di farmaci. Peraltro, i bambini sono stati visitati da un neuropsichiatra infantile che ha avuto modo di soppesare con attenzione la vicenda. Indubbiamente, questo decreto del Tribunale dei minori riveste una grandissima rilevanza. Mi auguro, a questo punto, che la Procura della Repubblica di Gorizia si faccia viva con la chiusura delle indagini o, quantomeno, con la convocazione dei genitori. In queste settimane, la mamma e il papà non sono mai stati sentiti e, scusate se lo ripeto, mi sembra una cosa incredibile».

Nei giorni, come si ricorderà, lo stesso avvocato aveva indirizzato un esposto dai toni sin troppo forti al presidente della Repubblica Mattarella, al Consiglio superiore della Magistratura, al ministro di Grazia e Giustizia Orlando e ai procuratori generali della Cassazione e della Corte d’Appello di Trieste. Tanti i quesiti. «Perché dopo 3 anni d’indagini non si è ancora arrivati alla conclusione delle stesse indagini se la responsabilità è così chiara? Da chi è stato autorizzato il Pm a disporre le intercettazioni telefoniche a carico dei miei assistiti? Perché i genitori non sono stati mai ascoltati? Perché si mette in dubbio quanto sostenuto dal Centro regionale delle malattie rare, dal Besta di Milano dalle vari commissioni mediche, e soprattutto in base

quel presupposto scientifico e giuridico si afferma che la terapia farmacologica prescritta dai dottori che si occupano dei bambini sono dannose e pericolose? E se fosse così perché i citati professionisti non sono indagati con i genitori quantomeno in concorso?».

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Bambini tolti ai genitori: «Ispettori in Tribunale»

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Offensiva del legale della famiglia, Miraglia, il quale ha scritto a Presidente della Repubblica. Csm, Procuratore generale di Cassazione e della Corte di Appello di Triestedi Francesco Fain

 

GORIZIA «Troppe incongruenze. Azione penale sproporzionata. Ci vogliono gli ispettori al Tribunale di Gorizia». Francesco Miraglia, l’avvocato del Foro di Roma che tutela i bambini goriziani tolti ai propri genitori, passa al contrattacco. E indirizza un esposto dai toni sin troppo forti al presidente della Repubblica Mattarella, al Consiglio superiore della Magistratura, al ministro di Grazia e Giustizia Orlando e ai procuratori generali della Cassazione e della Corte d’Appello di Trieste.

Il legale censura totalmente l’operato della Procura e parla espressamente di «imparzialità dell’indagine nonché di dichiarazioni fuorvianti, non corrispondenti al vero nei confronti dei miei assistiti. Tale atteggiamento e comportamento – argomenta Miraglia nell’esposto – non solo ha arrecato un danno ai miei assistiti ma soprattutto ha arrecato un danno reale al “sistema Giustizia” e alla credibilità di cui deve godere affinché l’esercizio dell’azione penale corrisponda alla tutela dei cittadini e soprattutto dei cittadini indagati».

L’esposto contiene, poi, una veloce “cronistoria” della vicenda con particolari rimasti, sino ad oggi, inediti. «Nell’agosto 2010, i miei assistiti si trasferiscono a Gorizia per motivi di lavoro. Il figlio maggiore della coppia (all’epoca di 3 anni) era già in carico al servizio di Neuropsichiatria, in Puglia. Una volta trasferiti a Gorizia, i genitori chiesero la prosecuzione delle terapie rivolgendosi, naturalmente, ai servizi pubblici di competenza. Nel contempo si erano accentuate – illustra Miraglia – le problematiche che fin dalla nascita il secondogenito aveva presentato: da qui un iter diagnostico complesso che porta nel 2013 alla certificazione di “malattia rara” per entrambi i bambini. Nel 2011, entrambi i bimbi vengono certificati ai sensi della legge 104, in situazione di “handicap con gravità”, e nonostante questo l’intervento a livello territoriale risulta, da parte dei servizi, incostante (non viene erogato sostegno scolastico, terapie riabilitative). L’anno successivo, la situazione degenera e iniziano le prime schermaglie giudiziarie

La Procura di Gorizia inizia un’indagine «tra centinaia di intercettazioni telefoniche e, strumentalizzando uno sfogo telefonico tra moglie e marito, chiede alla Procura minorile un provvedimento urgente di allontanamento dei figli». L’esposto si chiude con una scia di quesiti. «Perché dopo 3 anni d’indagini non si è ancora arrivati alla conclusione delle stesse indagini se la responsabilità è cosi chiara? Da chi è stato autorizzato il Pm a disporre le intercettazioni telefoniche a carico dei miei assistiti? Perché i genitori non sono stati mai ascoltati? Perché si mette in dubbio quanto sostenuto dal Centro regionale delle malattie rare, dal Besta di Milano dalle vari commissioni mediche, e soprattutto in base quel presupposto scientifico e giuridico si afferma che la terapia farmacologica prescritta dai dottori che si occupano dei bambini sono dannose e pericolose? E se fosse così perché i citati professionisti non sono indagati con i genitori quantomeno in concorso?»

Da qui, la richiesta finale a tutti gli interlocutori (presidente Mattarella compreso) di intervenire. «Vogliano le autorità in indirizzo, ciascuno per i poteri attribuitogli per legge, determinarsi al fine di assicurare il legittimo esercizio dell’attività giurisdizionale e di perseguire gli illeciti ravvisati».

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vigevano

Il Tribunale di Pavia non tiene conto delle disperate richieste di una dodicenne, che vuole stare con la mamma

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PAVIA- Vigevano. Quanto deve urlare una bambina il proprio dolore prima che il Tribunale l’ascolti? Quanto deve soffrire una bambina per la separazione forzata dalla madre, ritenuta pessima e malata, ma che nessuna perizia dichiara tale ed è costretta, pertanto, a stare con un padre padrone, che certo le vuole bene e si occupa di lei, ma fa di tutto per contrastare il rapporto madre-figlia? Una difficilissima separazione tra genitori, fatta di carte bollate, perizie di tribunali, intercettazioni telefoniche e pedinamenti da parte di investigatori privati, denunce e controdenunce sta, di fatto, mettendo a repentaglio la serenità di una ragazzina di 12 anni, che il Tribunale di Pavia ha affidato al padre, togliendola alla madre. Può vedere solo in alcuni fine settimana e in incontri protetti. «Assisto la madre di questa ragazzina» dice l’avvocato Francesco Miraglia, «la quale al momento della separazione, è vero, ha dimostrato il suo dolore in maniera eccessiva, ma è pur sempre una donna addolorata, abbandonata dal proprio compagno. Il Tribunale di Pavia ha ritenuto, però, che non fosse una buona madre e che soffrisse di patologie psichiatriche: ma lei, che si è sottoposta alle sedute di terapia, è stato appurato essere una donna sofferente per la separazione dal compagno prima e dalla figlia, poi, null’altro. La bambina è stata comunque affidata esclusivamente al padre. Ora, non riesco a capire come mai il Tribunale, nell’assumere tale, grave decisione, non abbia tenuto conto dei propri periti e che non abbia assolutamente messo in discussione le centinaia di telefonate registrate dal padre, decontestualizzate e prive di una trascrizione e di una certificazione autenticata da parte di un perito. Non vorrei pensare che in tutta questa vicenda ad aver compromesso la sentenza del giudice ci fosse da un lato una madre anche fragile e dall’altro un padre ricco, importante, conosciuto. In tutto questo si è perso di vista il vero obiettivo: il benessere della bambina, lacerata dal conflitto tra i genitori, che si è acuito con il suo affidamento esclusivo al padre e con l’allontanamento dalla madre, con la quale aveva sempre vissuto, in considerazione anche del fatto che il padre era spesso assente per impegni legati al suo lavoro».  La bambina, inoltre, non è nemmeno mai stata ascoltata dal Tribunale: se è vero che al momento dell’emissione della sentenza non aveva ancora 12 anni (solo per poche settimane, a dire il vero), si poteva comunque accogliere quanto certificato dal terapeuta, scelto super partes dai genitori, che si è occupato degli incontri protetti e che ne sottolinea la sofferenza. «Se di colpe si può parlare in questa vicenda» prosegue l’avvocato Miraglia «possono essere imputabili a genitori immaturi, certo, ma anche a un Tribunale sordo. Chi non ha assolutamente colpa è una ragazzina di 12 anni, che vorrebbe solo vivere una vita serena e tranquilla come tutte le ragazzine della sua età e che invece deve sottostare a una disposizione del Tribunale a nostro avviso ingiusta e parziale». Insiste l’ avvocato : “Ciò che mi sembra incredibile è che lo stesso  consulente del tre giudici : Per quanto ho potuto osservare nel corso di un anno mi pare che madre e figlia traggano maggiore giovamento da più di un incontro settimanale. Tale ritmo pare essere più contenitivo per il dolore che la signora manifesta quando non vede la figlia e per i bisogni della stesa figlia che chiede assertivamente una presenza più costante della madre.

A tal fine mi permetto di esprimere l’idea che vedere la mamma a intervalli più ravvicinati costituisca un desiderio profondo e sincero della bambina, così come avere uno spazio infrasettimanale per fare con la madre una merenda, prendere lezioni di piano.

Conclude lo stesso Miraglia: “Perché i tre Giudici di Pavia non hanno voluto ascoltare la bambina? Perché non vogliono ascoltare il loro stesso consulente? Forse  i  giudici non vogliono deludere un padre ricco, potente e famoso?

Redazione controvento

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L’avvocato di famiglia: «Mando tutte le carte al Csm»

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http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2016/04/23/news/salvati-dall-ossessione-della-madre-1.13352332

sabato 23 aprile 2016

«Salvati dall’ossessione della madre»

di Domenico Diaco

La Procura: «Un caso di sindrome di Münchausen. Avremmo potuto adottare un provvedimento restrittivo»

sabato 23

sabato 23 aprile 2016

L’avvocato di famiglia: «Mando tutte le carte al Csm»

di Francesco Fain

Miraglia: «Mi chiedo per quali ragioni dopo tre anni di indagini non si sia arrivati a una conclusione. Mai fatte perizie

DIFESA

 

«Porteremo il caso a conoscenza del Consiglio superiore della Magistratura (Csm). Non è possibile che ci sia un simile accanimento nei confronti di una famiglia». Francesco Miraglia, l’avvocato che tutela gli interessi della famiglia goriziana a cui sono stati tolti i due figli, confuta energicamente la versione fornita dalla Procura di Gorizia.

«Intanto dico che è inverosimile che la Procura stia indagando dal 2005 sui mie assistiti, visto che gli stessi sono residenti a Gorizia dal 2010 per esigenze lavorative ma soprattutto mi preme sottolineare che se fosse vero, quanto sostiene il Procuratore c’e qualcosa che non funziona. I bambini hanno 7 e 12 anni, quindi per uno si indagava prima che nascesse per l’altro si indagava da quando il bambino aveva quasi un anno», incalza i legale.

«Ad ogni modo, se dopo 11 anni d’indagini non si è ancora arrivati a una chiusura dell’inchiesta o a un processo, c’è poco da contestare ai miei assistiti. Se invece i tempi d’indagine della Procura di Gorizia sono di 11 anni bisogna cambiare sicuramente l’organizzazione e i modi di lavorare della stessa Procura». Ma non è finita, Miraglia rincara la dose. «Il Procuratore sostiene che i fratellini sono stati sottoposti a perizia, ebbene anche su questo punto devo sottolineare, mio malgrado, che è poco informato sul caso. Difatti, i fratellini non sono mai stati sottoposti a perizia da parte di qualsivoglia Autorità Giudiziaria. A ben vedere, solo nel mese di ottobre 2015, veniva disposta una ctu dal Tribunale per i minorenni di Trieste con il seguente quesito: valutare le condizioni psicofisiche dei minori. Elenchi di eventuali malattie, disturbi, patologie, deficit presentati dai predetti, indicandone le origini e le cure terapie necessarie in relazione agli stessi. Si voleva stabilire se le cure e i trattamenti anche farmacologici ai quali in passato e attualmente sono sottoposti sono congrui».

Miraglia è un fiume in piena. «Sempre per estrema chiarezza mi corre l’obbligo sottolineare che la terapia farmacologia è basata prevalentemente su vitamine (e qui l’avvocato fa l’elenco di una dozzina di farmaci ndr.) tra l’altro prescritte dai professionisti che hanno in cura i bambini. Per quanto riguarda la diagnosi il Procuratore ben dovrebbe sapere che si tratta di una patologia certificata dal Centro regionale delle Malattie rare dell’Ospedale di Udine e da vari altri ospedali. A questo punto auspico che il Procuratore Capo – prosegue l’avvocato Miraglia – prenda cognizione dell’intera vicenda dei miei assistiti e dei figli, di come realmente sono state condotte le indagini».

Miraglia ha una raffica di interrogativi da porre alla Procura. «Perché dopo 3 anni d’indagini non si è ancora arrivati a una conclusione se la responsabilità è cosi chiara? Perché i genitori non sono stati mai ascoltati? Perché si mette in dubbio

quanto sostenuto dal Centro Regionale delle Malattie Rare, dal Besta di Milano dalle vari commissioni mediche, e soprattutto in base quel presupposto scientifico e giuridico si afferma che la terapia farmacologica prescritta dai dottori che si occupano dei bambini sono dannose e pericolose?».

 

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2016/04/23/news/l-avvocato-di-famiglia-mando-tutte-le-carte-al-csm-1.13352318

23 aprile 2016

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Il giudice toglie due figli ai genitori

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EdizioneUdine

Il caso a Gorizia. Per il Tribunale dei minori c’è stato «eccesso di cure»: due ragazzini disabili affidati a una casa famiglia. Decisiva un’intercettazione di Christian Seu

21 aprile 2016

GORIZIA. Due bambini disabili di dodici e sette anni, che abitavano a Gorizia con la mamma e il papà, sono stati affidati a una casa famiglia di Vigevano, dopo un provvedimento di allontanamento emesso dal Tribunale dei minori di Trieste.

La decisione del tribunale giuliano è maturata lo scorso novembre, al culmine di una serie di schermaglie giudiziarie che hanno visto i genitori dei due ragazzini opposti all’Azienda sanitaria isontina e in particolare ai professionisti del servizio di neuropsichiatria infantile di Cormòns, che seguivano i piccoli.

L’accusa mossa nei confronti dei genitori – il papà è medico, la mamma casalinga – è di eccesso di cure, per una patologia che, secondo il legale della famiglia, «la Procura non riconosce».

Il provvedimento di allontanamento è arrivato dopo mesi di indagini da parte della magistratura isontina, che si è avvalsa anche di intercettazioni telefoniche per chiarire i contorni della vicenda. Proprio una telefonata ha innescato l’intervento del Tribunale: parlando col marito, la mamma dei due bimbi si diceva esasperata, pronta prima o poi a commettere una pazzia.

L’avvocato Francesco Miraglia, che assiste la coppia goriziana, ha presentato un’istanza di revoca del provvedimento di allontanamento, che sarà esaminato dai giudici nei prossimi giorni.

«La vicenda – spiega Miraglia – si dipana a partire dal 2012: sono stati riempiti cinque faldoni di documenti, con innumerevoli casi di sequestri di farmaci utilizzati per le cure dei bambini».

A scatenare la querelle sarebbe stato, secondo l’avvocato della famiglia, il mancato riscontro dei Servizi sociali, che per i genitori non avevano risposto in maniera efficace alle necessità dei due bimbi.

«Per eccesso di cure» sottolinea Miraglia esperto in Diritto minorile, «hanno tolto loro i figli per maltrattamento, che non significa percosse, ingiurie, abusi, ma per troppe cure, per una patologia che la Procura però non riconosce e che il Tribunale dei Minori ha deciso di accertare ora tramite una perizia tecnica. Cure prescritte dagli specialisti delle strutture pubbliche che li avevano in carico ed erogate direttamente dall’ospedale e che peraltro continuano ad essere somministrate ai due piccini nella stessa misura e con le medesime modalità di quando si trovavano nella tranquillità di casa propria».

La patologia genetica, secondo il legale, è stata certificata da strutture sanitarie di eccellenza come il Besta di Milano e il Centro regionale per le malattie rare di Udine.

«Raramente ho visto tanto dispendio di tempo e risorse per delle indagini», Miraglia, recentemente subentrato a seguire la vicenda, «persino con delle intercettazioni telefoniche.

Il neuropsichiatra dell’Aas Isontina che seguiva i bambini aveva trasmesso, dopo un dissidio con la famiglia, alla Procura le sue perplessità sulle reali condizioni di salute dei due bambini, la cui patologia è stata invece più volte certificata, anche dalla commissione medica per l’invalidità, sostenendo che fossero i genitori stessi a “causare” la patologia e che quindi non fosse di origine genetica. Ebbene, il Tribunale in prima analisi rigetta le istanze, considerando la coppia dei genitori affettuosi e premurosi».

Bocche cucite dall’Azienda sanitaria, che non ha inteso commentare la vicenda, nota in ogni caso tra gli operatori della struttura cormonese che seguiva i ragazzini. Il legale della famiglia ha presentato istanza

urgente al Tribunale dei minori di Trieste, chiedendo la revoca immediata del provvedimento di allontanamento dei due minori e di reintegro alla coppia la responsabilità genitoriale. «E ci appelleremo anche al Csm, se sarà necessario», conclude l’avvocato.

 

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IL Tribunale di Trieste allontanada casa due bambi disabili

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I genitori, medico lui, casalinga lei, accusati di eccesso di cure

 

 

TRIESTE-Piacenza. Anche un avvocato che ha visto tutto, come Francesco Miraglia, abituato (ma ci si abitua mai?) a soccorrere bambini strappati ai genitori senza validi motivi e rinchiusi per anni in case famiglia, non credeva ai cinque faldoni di indagini, comprensive di intercettazioni telefoniche, che la Procura della Repubblica di Gorizia aveva avviato nei confronti di una coppia, medico lui, casalinga lei, cui sono stati tolti due bambini in tenerissima età, affetti entrambi da una grave disabilità derivante da una patologia genetica.  «Per eccesso di cure» sottolinea l’avvocato Francesco Miraglia, del foro di Roma, esperto in Diritto Minorile, «hanno tolto loro i figli per maltrattamento, che non significa percosse, ingiurie, abusi, ma per troppe cure, per una patologia che la Procura però non riconosce e che il Tribunale dei Minori ha deciso di accertare ora tramite una perizia tecnica. Cure prescritte dagli specialisti delle strutture pubbliche che li avevano in carico ed erogate direttamente dall’ospedale e che peraltro continuano ad essere somministrate ai due piccini nella stessa misura e con le medesime modalità di quando si trovavano nella tranquillità di casa propria». Ma dallo scorso novembre i due fratellini, la cui patologia è stata certificata da strutture sanitarie di eccellenza come il Besta di Milano e il Centro Regionale per le Malattie Rare del prof. Bruno Bembi di Udine, vivono in una casa famiglia, in un’altra regione per di più, lontani dagli affetti dei loro genitori e privati degli insegnanti di sostegno, che potevano garantire loro il mantenimento, se non l’accrescimento, delle competenze fino ad allora ottenute.

«Raramente ho visto tanto dispendio di tempo e risorse per delle indagini» prosegue l’avvocato Miraglia, recentemente subentrato a seguire l’incredibile vicenda, «persino con delle intercettazioni telefoniche. Il neuropsichiatra dell’AAS2 Isontina che seguiva i bambini aveva trasmesso, dopo un dissidio con la famiglia, alla Procura le sue perplessità sulle reali condizioni di salute dei due bambini, la cui patologia è stata invece più volte certificata, anche dalla commissione medica per l’invalidità, sostenendo che fossero i genitori stessi a “causare” la patologia e che quindi non fosse di origine genetica. Ebbene, il Tribunale in prima analisi rigetta le istanze, considerando la coppia dei genitori affettuosi e premurosi. Ma la Procura insiste: viene avviata un’indagine, vengono tenuti i telefoni sotto controllo e durante un’intercettazione viene ascoltata una telefonata, nella quale la madre, esasperata, dice al marito che non ce la fa più, che prima o poi avrebbe commesso una pazzia. Alcuni giorni dopo si presentano a casa loro i carabinieri e i bambini vengono allontanati.

«Ma nessuno ha chiesto a questa madre cosa realmente provasse» aggiunge Miraglia, «quale frustrazione e stanchezza sentisse per arrivare a pronunciare una frase, infelice sì, ma dettata dalla disperazione di non essere ascoltata dalle istituzioni».

La Procura non crede alle migliaia e migliaia di pagine di certificazioni e diagnosi di strutture pubbliche di eccellenza, ma da credito all’ipotesi del neuropsichiatra che sostiene queste gravi patologie siano state causate “farmacologicamente” dai genitori . Patologie che però sono rimaste, anche ad oltre 5 mesi dall’allontanamento. Sulla base di queste capziose illazioni, prive di fondamento, ho presentano istanza urgente presso il Tribunale di Trieste, chiedendo la revoca immediata del provvedimento di allontanamento dei due minori e di reintegrare alla coppia la responsabilità genitoriale».

Studio Legale Miraglia

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Giudice onorario del Tribunale minorile di Bologna risarcisce l’ Avvocato Miraglia

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BOLOGNA.   Non sempre si può piacere a tutti, questo è un dato di fatto, ma esternare pesanti giudizi nel corso di una lezione a una scuola di specialità, oltre a non essere educato e corretto, è pure un reato. E se chi offende è un giudice onorario del tribunale per i minori di Bologna, chiamato a far rispettare la legge e a rispettarla per primo, almeno per dare il buon esempio, il fatto assume connotazioni ancor più gravi. Però è quanto è successo al noto avvocato Francesco Miraglia, da anni impegnato in aspre battaglie contro i poteri forti che, seppur deputati alla tutela dei minori, così non fanno e non è sempre il bene dei bambini quello che muove le loro azioni e le loro decisioni. Un comportamento che le è costato, oltre a una denuncia penale per diffamazione e a una causa civile, anche un risarcimento economico nei confronti del legale offeso.

I fatti risalgono a giugno del 2013, durante una lezione che l’allora giudice onorario del Tribunale bolognese stava tenendo ai quindici studenti al Corso in Psicologia giuridica minorile civile promosso dal CIPsPsIA (Centro Italiano di Psicoterapia Psicoanalitica per l’Infanzia e l’Adolescenza) a Bologna.

Nell’illustrare il caso di Anna Giulia Camparini, portata via dai genitori mentre era in una struttura di accoglienza (vicenda trattata nel libro “Ridateci i nostri figli” edizione Il Fiorino 2012), la docente ha esternato, con un certo trasporto, critiche al modo di lavorare dello stesso Miraglia, osservando che la sua propensione a mettersi dalla parte dei genitori era sbagliato e ingiusto nei confronti dell’interesse dei minori,

Non solo, nella stessa lezione, il citato Giudice, spinto da un contrapposizione, a suo dire, tra il Tribunale e l’avv. Miraglia era arrivata ad esprimere  gravi illazioni.

Affermazioni pesanti, che una studentessa del corso, fino ad allora sconosciuta all’avvocato Miraglia, si è sentita in dovere morale di riferirgli e che hanno prodotto l’azione legale dell’avvocato nei confronti di questa giudice.

La vicenda si è risolta recentemente, prima di arrivare in giudizio: la dottoressa, ammettendo ogni responsabilità, si è detta disponibile a risarcire con una somma di quattromila euro l’avvocato Miraglia a totale tacitazione di tutti i danni patrimoniali, morali, biologici ed esistenziali patiti e per le spese legali da lui sostenute. A fronte del risarcimento, la causa civile sarà abbandonata e la querela rimessa.

La redazione Controvento

 

 

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Un jackpot da sogno, “ma il Casinò non paga”

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Incontro istituzionale presso la sede nazionale dell’INPEF in difesa dei diritti dei bambini

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 Ambasciata dell’Ecuador, INPEF, Gruppo Istituzionale a garanzia dei Diritti dei Minori ecuadoriani in Italia in un incontro storico: un passo fondamentale sulla strada dei Diritti Umani, dei Minori e della Multiculturalità nel nostro Paese – 

Si è svolto ieri, presso la sede dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare,  un importante incontro operativo-istituzionale tra le figure più alte e rappresentative dell’INPEF, l’Ambasciatore dell’Ecuador in Italia Juan Holguìn Flores – accompagnato dalle alte cariche della rappresentanza diplomatica ecuadoriana nel nostro Paese – ed il Gruppo di Lavoro Istituzionale a Garanzia dei Diritti dei Minori Ecuadoriani in Italia, nelle persone della Prof.ssa Vincenza Palmieri e dell’Avvocato Francesco Miraglia, alla presenza dell’On. Eleonora Bechis, in qualità di membro della Commissione Parlamentare Infanzia e Adolescenza presso la Camera dei Deputati.

Molti i punti all’ordine del giorno, parecchie le questioni di peso e le urgenze affrontate, con l’intento di fortificare il modello operativo già in essere ed estendere il partenariato. Innanzitutto, è stato chiarito lo stato dell’arte sul lavoro di rappresentanza legale e di supporto psico-pedagogico per le famiglie ecuadoriane i cui bambini sono stati ingiustamente allontanati. Dopo un anno e mezzo di intervento coordinato tra Governo dell’Ecuador e Gruppo di Lavoro Istituzionale, l’Ambasciatore Juan Holguìn Flores ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti dei risultati ed abbiamo ritenuto di rinnovare l’intesa e di siglare un nuovo Protocollo, in conseguenza del grande successo che ha permesso di tornare a casa a oltre trenta bambini”.

Un tema a cui si è dedicata grossa attenzione è stato quello della possibile applicazione dello Ius Solis in Italia e la concessione della Cittadinanza Italiana ai figli degli immigrati nati nel nostro Paese: il Governo Ecuadoriano, infatti, guarda con vivo interesse e favore a tale processo normativo mediante il quale i figli di cittadini ecuadoriani nati nel territorio d’Italia accederebbero per diritto alla Cittadinanza.

Fondamentale, in questo contesto, è la verifica della situazione attuale e l’implementazione di sistemi innovativi di integrazione tra migranti e cittadini italiani, nell’ottica di favorire metodi, approcci, attività di costruzione di una reale multiculturalità integrata nel nostro Paese, fondata su un lavoro comune in materia.

Si è ribadita, dunque, la necessità di realizzare eventi di comunicazione, formazione, informazione e sensibilizzazione per la comunità ecuadoriana in Italia, in tutto il territorio del nostro Paese. Oltre al lavoro ampio, profondo e concreto svolto dal Gruppo di Lavoro Istituzionale composto dalla Prof.ssa Vincenza Palmieri e dagli Avvocati Francesco Miraglia e Francesco Morcavallo, si caldeggia una collaborazione fattiva da parte di tutte le forze politiche italiane e delle Istituzioni preposte a tali attività, nel Paese, per creare nuovi spazi e ambiti di promozione dei Diritti, dell’Integrazione e della multiculturalità.

L’incontro, svoltosi in un clima di grossa stima ed attiva collaborazione tra i Soggetti, ha visto moltiplicarsi gli stimoli reciproci e le proposte concrete.

Una riunione – per dirla con le parole dell’Ambasciatore dell’Ecuador – molto interessante creativa e produttiva, in cui c’è stato un vivace scambio di punti di vista su temi che riguardano i bambini in particolare, ma anche tutta la comunità ecuadoriana in Italia; un incontro importante, da cui credo partiranno tanti nuovi bei progetti”.

Anche l’On. Bechis ha sottolineato la crucialità dei temi trattati e la convinzione che “la collaborazione con l’INPEF e l’Ambasciata dell’Ecuador darà ottimi risultati, soprattutto nel moltiplicare il lavoro, attraverso il dialogo con altri ambasciatori. In più occasioni ​ la Presidente Palmieri ​ha ribadito di puntare ad assicurare a tutti il diritto alla felicità, io vorrei andare oltre, mirando al diritto alla serenità”.

L’incontro si deve, dunque, considerare come uno dei passi, forse dei primi passi, nella costruzione di una realtà multiculturale integrata, viva e propositiva sul fronte dei Diritti Umani, delle famiglie e dei Minori. Si apre quindi una stagione densa di lavoro ed eventi, per la costruzione e la realizzazione

http://www.cronacasociale.it/wp/incontro-istituzionale-presso-la-sede-nazionale-dellinpef-in-difesa-dei-diritti-dei-bambini/

 

cuore in busta (2)

“Sull’autismo #metticilcuore perché #civorrebbeunamico”

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– La Prof.ssa Vincenza Palmieri e l’Avv. Francesco Miraglia lanciano una Campagna virale che raccolga testimonianze, denunce, ma anche percorsi virtuosi e buone pratiche legate all’Autismo” –

“Ci sono mamme e mamme. Mamme che al mattino corrono già, tra il lavoro e i figli che devono essere accompagnati a scuola, i compiti ancora da finire, la merenda… e “mamme NO”, mamme che vengono guardate ed ignorate, non conosciute, spaventate, a volte sole. Per loro non c’è il pensiero del dopo di noi. Perché non c’è il noi. Non c’è un dopo perché non c’è l’oggi.

Sono tragedie che si articolano in uno “Spettro”: lo spettro autistico. Mi chiedo se invece di spettro avremmo potuto chiamarlo “range”, o “forchetta” o “campo”. Mai definizione fu più paradossale, restimolativa, diabolicamente evocativa.

Certo, lo spettro fa più impressione perché non se ne capisce la ragione originaria, il senso. E ci si chiede cosa sia successo, quando sia cominciato. E, soprattutto, se mai finirà.” Queste le parole della Prof.ssa Vincenza Palmieri, Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, che, insieme all’Avv. Francesco Miraglia  – a proposito di un caso importante a lui affidato a Modena, hanno deciso di affrontare, in maniera integrata, un tema oggi ancora molto dibattuto: quello dell’Autismo.

 

Poco si sa con certezza delle cause e della natura profonda di tale disturbo ma, certamente, lo si può definire come “un giardino della diversità” che, in quanto tale, necessita di tutele altrettanto particolari.

Nel nostro Paese, invece, si assiste a numerosi casi in cui si riscontra un vuoto di assistenza e di cura che, di fatto, configura una situazione profondamente discriminatoria: molti bambini, ragazzi e poi adulti, vengono lasciati indietro, tenuti da parte, per l’inadeguatezza e l’assenza di misure che dovrebbero, invece, essere costituzionalmente garantite.

E’ il caso denunciato da A.G., una mamma modenese, che si è rivolta all’Avvocato Francesco Miraglia raccontando proprio di questo vuoto colpevole: “Un progetto di vita, per mia figlia, non è mai stato fatto. E’ stata abbandonata. Perché esistono autistici di serie A e di serie B?”. A.G. si è accorta della patologia della propria bambina molto presto e ha tentato, in linea con la normativa vigente, di accedere al Programma regionale integrato per l’assistenza alle persone con disturbo dello spettro autistico. Eppure, anche a causa di un sostegno scolastico discontinuo ed insufficiente, non ha visto alcun miglioramento nel tempo.

“Nel corso dei cinque anni delle elementari – racconta – mia figlia ha avuto sempre un’insegnante di sostegno diversa, senza alcuna continuità didattica. Ho chiesto all’Amministrazione che mi venisse fornito personale per seguirla nel doposcuola ma non sono stata mai richiamata”. Non solo: A.G. non usufruisce nemmeno degli assegni di cura che in alcune città viene erogato ai familiari di minori con disabilità gravi, visto che la scelta da parte dei singoli Enti è discrezionale. “Di fatto – spiega l’Avv. Miraglia – si ignora il richiamo dettato dal Garante Regionale che invita il Comune a considerare in maniera preminente l’interesse del fanciullo e un livello di vita adeguato per lui e per la sua famiglia. Si configura, così, una forma di discriminazione indiretta ed una disparità di trattamento rispetto ad altri minori, con problematiche affini, risiedenti in territori limitrofi”.

Il dibattito sul sostegno scolastico è, in questi giorni, particolarmente vivo. La stessa Palmieri – in un recente articolo – denuncia l’inadeguatezza del sistema, ravvisando come si assista a casi in cui il sostegno viene imposto a ragazzi che non avrebbero bisogno di “alcuna stampellina” perché in grado di camminare con le proprie gambe,  mentre invece spesso si procede con un sostegno che non serve e, anzi, crea esso stesso quel ritardo e quella difficoltà presunti che si dovrebbero andare a risolvere.

Di contro, in casi in cui l’educatore di sostegno rappresenterebbe quella cura e quella tutela fondamentali per il minore, questo invece non sempre risulta disponibile.

Viene, dunque, negata l’assistenza domiciliare e quel sostegno a scuola, fondamentale, che garantirebbe il Diritto all’Apprendimento – e non il ‘semplice’ Diritto allo Studio, ma soprattutto il Diritto alle relazioni sociali! Relazioni sociali ed integrazione che nell’attuale organizzazione della didattica, più che servire al cosiddetto disabile, in effetti dovrebbero servire ai cosiddetti “abili”, che così vanno a misurarsi con l’incomprensibile, la diversità, la paura della differenza inguaribile e riescono così forse a sviluppare buoni sentimenti e sensibilità.

Ci vorrebbe un amico, si! Un bambino disabile a scuola ci sta 4 ore. È il resto del tempo? Come può recuperare, riabilitarsi, integrare ed integrarsi se non c’è nessuno, oltre la mamma, nelle altre 20 ore? A volte c’è la famiglia allargata che si struttura intorno al bisogno, ma quando non c’è nessun altro?

Dal punto di vista numerico e di competenza, la figura di un educatore – che sia presente a scuola così come nell’ambiente domestico – è ancora profondamente insufficiente, a tal punto che non si riesce ad offrire, nonostante la presenza spesso anche di provvedimenti emessi dalle Autorità locali di Garanzia, quel Diritto ai Livelli di Vita Adeguati propri di ogni Cittadino.

Come è possibile, dunque, che in molti casi specifici tali dettati rimangano lettera morta e che pochissimi Cittadini siano a conoscenza dei propri diritti in tal senso? Uno degli incubi ricorrenti, all’interno delle famiglie con figli autistici, è la domanda costante dei genitori: “cosa accadrà, dopo di noi?”, perché questi bambini nascono, crescono ed invecchiano discriminati.

“Sono discriminati – incalzano Miraglia e Palmieri, che hanno preso in carico e a cuore la storia di A.G. come quella di molte altre famiglie con la stessa angoscia – perché fin dall’inizio manca un perché chiaro alla loro condizione: nascono sani e poi ad un certo punto non comunicano più. Sono discriminati perché inseriti in uno “spettro” con sfumature incerte, che diventano un lager, più che un giardino. Discriminati perché considerati ‘migliorati’ quando ‘obbediscono’. Discriminati perché anche quando il sostegno c’è, è a macchia di leopardo, insufficiente e precario. Avrebbero bisogno di altissime professionalità, in grado di cogliere le loro sfumature, e invece sono pochissime le persone formate e gli spazi d’offerta di tale ascolto e sostegno.

Avrebbero bisogno di un amico, dunque. Anche di quel dio minore, fuggito da Modena, passato per Eboli, che ha accompagnato Cristo un po’ più lontano”.

Per questo, la Prof.ssa Palmieri e l’Avv. Miraglia, lanciano oggi insieme ed in rete una Campagna.

L’idea è quella di rendere virale un hashtag, utilizzando gli strumenti che ci mette a disposizione la tecnologia oggi, al servizio delle persone; un hashtag che raccolga in pagine e pagine le parole, le denunce, ma anche le azioni positive e le buone pratiche legate e dedicate all’autismo: per rendere “questo spettro meno spettro”, per fare rete e per divenire, tutti insieme, un dio maggiore:   #metticilcuore   perché   #civorrebbeunamico

 

Leggi Cronaca Sociale.itRivista culturale sui Diritti Umani e le Riforme Sociali

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Il valore dei risultati e della qualità

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– Siglato il nuovo Protocollo d’Intesa tra Ambasciata dell’Ecuador in Italia e Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare –

 

– Riconfermato il Gruppo di Lavoro Istituzionale per garantire i Diritti dei Minori Ecuadoriani in Italia – 

 

 Alla luce dei risultati straordinariamente positivi ottenuti nel corso del 2015, lo Stato dell’Ecuador ha confermato per un altro anno il Progetto

Integrato per la Tutela dei Minori Ecuadoriani in Italia, previsto dall’accordo siglato tra Ambasciata  e INPEF.

Lo scorso 19 dicembre, dunque, Sua eccellenza l’Ambasciatore Dr. Juan Holguin ha ufficializzato la proroga del progetto, riconfermando la medesima squadra: la professoressa Vincenza Palmieri, Presidente INPEF, e gli avvocati Francesco Miraglia e Francesco Morcavallo.

Molto è ancora il lavoro da fare: “Continueremo a prenderci cura dei Minori e delle Famiglie – dichiara la Prof.ssa Palmieri – perché ora è il momento di formare ed informare. Bisogna fare in modo che tali risultati si radicalizzino. Aver riportato a casa i bambini che erano stati allontanati dalle loro famiglie – per interventi autoritativi – non esaurisce il nostro compito. Ora bisogna riallacciare i fili tagliati e fornire gli strumenti e le informazioni necessarie anche a prevenire gli allontanamenti e a sostenere le famiglie più fragili.” La formazione – uno dei punti fondamentali indicati tra gli obiettivi del Progetto Integrato di quest’anno – infatti, non è altro che uno dei passaggi fondamentali del sostegno alle famiglie.

Corsi di formazione ed informazione, diretti alle comunità ecuadoriane dislocate nelle diverse regioni italiane, andranno ad affiancare l’ormai consolidato impegno a fornire tutela legale, interventi pedagogico-familiare e consulenza peritale nei casi in cui un bambino, figlio di cittadini provenienti dal Paese sudamericano, venisse allontanato dal nucleo familiare per iniziativa dell’Autorità Amministrativa o Giudiziale.

Il progetto è nato dall’escalation di affidamenti a strutture protette, che avevano interessato minori ecuadoriani: un fenomeno che ha coinvolto circa un centinaio di bambini colpiti da provvedimenti definitivi di allontanamento dalla casa parentale. Bambini che poi i genitori non riescono più a rintracciare, a differenza di quanto accade in altri Paesi, come la Spagna, in cui i minori allontanati dalla famiglia vengono affidati ai parenti rimasti in Ecuador.

“Siamo onorati per la fiducia che il Governo dell’Ecuador ci ha accordato e confermato – commentano gli avvocati Francesco Miraglia e Francesco Morcavallo – e sarebbe auspicabile che un progetto come questo fosse di esempio anche per gli altri Paesi che in Italia annoverino comunità numerose, e per lo stesso Governo italiano, che parla spesso di famiglia, ma non per la famiglia, mai in suo vero favore”.

“A differenza di altri Sistemi – fa eco Vincenza Palmieri – che, chiamati in causa, assumono un atteggiamento negazionista rispetto al  problema e ne sminuiscono l’entità, il Governo dell’Ecuador rappresenta un modello, perché richiede di comprendere il fenomeno e di intervenire, strutturando una solida alternativa.

Aver riportato a casa tutti questi bambini significa, fattivamente, aver scritto progetti, aver denunciato gli abusi, aver agito dal punto di vista normativo, delle relazioni umane, ma anche sul piano politico e mediatico. Credo non sia un caso che, ad oggi, non ci siano nuovi allontanamenti tra le famiglie ecuadoriane! E’ proprio da questo successo che dobbiamo partire; su questo valore dobbiamo poggiare la nostra azione, amplificandola e moltiplicandone il risultato. E’ il momento di standardizzare il ‘Metodo’ del Gruppo di Lavoro Integrato Inpef (Palmieri – Miraglia – Morcavallo) di modo che tale metodologia operativa venga fatta conoscere. Tale metodo – basato sulla sinergia degli aspetti Legali, Familiari,  Sociali e Peritali, rappresenta un sistema funzionale “a pieno regime”,  alla luce del quale continueremo ad attuare la nostra azione, a dire ciò che si deve dire, a dare il sostegno alle famiglie. Perché non si avveri più il castigo della buona fede e della povertà!”

La redazione

 

 

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Da gennaio la giovane promessa della danza studierà a Milano

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Lacrime di gioia e valigie in preparazione per inseguire il suo sogno

 

 

FERRARA. Quando i giudici sabato scorso le hanno annunciato che avrebbe potuto frequentare la scuola di danza Aida a Milano e un liceo linguistico nella medesima città, è scoppiata in un pianto liberatorio: la quattordicenne ferrarese, da mesi nell’angoscia a causa di un provvedimento di allontanamento da casa emesso dal Tribunale di Roma, ha accolto così la fine di un incubo. Il collegio dei giudici l’ha ascoltata, ha capito che per lei la danza è fondamentale e che il provvedimento di allontanamento dalla madre e la sua reclusione in una casa famiglia romana non fosse motivato e pertanto nemmeno necessario.

Nonostante la giovane età, la ragazzina ha dimostrato di possedere una grande determinazione a voler perseguire il suo sogno, tanto che al giudice, durante l’audizione, ha detto: «Le danzatrici sono come gli uccelli, hanno bisogno di volare». E ha annunciato l’intenzione di partecipare alle audizioni anche all’estero.

Adesso nella sua casa ferrarese sta preparando le valigie, perché il giudice le ha concesso di iniziare a frequentare la scuola di danza Aida e il liceo linguistico già a partire dal 7 gennaio.

«La vicenda si è concluso per il meglio e non potremmo essere più contenti» commenta l’avvocato cui si è affidata la madre della ballerina, Francesco Miraglia «ed è la dimostrazione che una giustizia più umana è possibile, se non passa l’automatismo nei Tribunali per il quale, alle prime avvisaglie di un problema, bambini e ragazzi vengono immediatamente allontanati da casa. Se i giudici, invece, ascoltassero anche loro direttamente, molto di quei 40 mila minori italiani che si trovano attualmente in affidamento, sarebbero a casa propria».

La vicenda porta  alla luce anche un altro aspetto positivo: la determinazione di una giovane a seguire il proprio sogno.

«Si dice spesso che i giovani d’oggi siano superficiali» prosegue l’avvocato Miraglia, «invece questa ragazzina ha dimostrato che con la grinta e la perseveranza nel voler seguire il proprio sogno, ha combattuto contro le istituzioni e ha vinto. Se questa storia deve insegnare qualcosa, potrebbe proprio essere l’invito ai giovani a non lasciarsi scoraggiare mai e di combattere sempre per ottenere quello che si desidera».

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La giovane ballerina sarà ascolatata dal giudice

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Dopo mesi di richieste il Tribunale di Roma ha acconsentito a darle ascolto

Si accende la speranza di archiviare il suo trasferimento a Roma e di poter studiare danza a Milano

 

 

FERRARA. Occhi puntati sull’esito dell’audizione che il Tribunale di Roma ha stabilito per il 19 dicembre, durante la quale sarà ascoltata la giovane promessa della danza ferrarese, che il giudice vuol trasferire in una casa famiglia della Capitale, allontanandola da una madre che secondo i vari consulenti del Tribunale la condizionerebbe in maniera eccessiva e un padre quasi mai presente nella vita della giovane.

La ragazzina quattordicenne, che si presenterà accompagnata dall’avvocato Francesco Miraglia, ha più volte detto e ribadito – anche lo scorso 25 novembre in questura a Ferrara – che non intende lasciare la madre né trasferirsi a Roma, ma semmai proseguire gli studi di danza classica in una scuola di Milano nella quale era già stata ammessa: è una ballerina promettente e sogna di danzare alla Scala e la formazione in quella scuola le fornirebbe la possibilità di diventare professionista, trampolino di lancio per scuole internazionali. Aveva pianificato di conseguire contemporaneamente il diploma in un liceo linguistico, appunto per essere pronta a un eventuale trasferimento all’estero.

Per ora invece sta chiusa in casa e non può proseguire gli studi, a causa della disposizione del Tribunale di Roma, che impedisce a ogni altra scuola di accettare la sua eventuale iscrizione. Il suo caso ha suscitato un grande interesse mediatico e la costituzione di un gruppo Facebook sostenuto da oltre cinquemila iscritti; lo scorso  21 novembre il Comitato Cittadini per i Diritti Umani (Ccdu) ha organizzato in piazza del Municipio a Ferrara una manifestazione in suo favore e contro le perizie psichiatriche nei tribunali.

L’avvocato Miraglia ha inoltre scritto anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al ministro della Giustizia Andrea Orlandi, chiedendo un loro interessamento e un intervento diretto e magari anche di incontrare la giovane ballerina.

Intanto la incontrerà sabato prossimo il giudice del Tribunale di Roma. Nel frattempo la giovane ha ottenuto che la questura di Ferrara, dopo averla sentita per ben quattro ore a novembre, stabilisse che il decreto di allontanamento non possa essere eseguito.

 

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Premio Nazionale in Pedagogia Familiare 2015 in Difesa dei Diritti Umani e dei Diritti dei Bambini e a sostegno del Programma Vivere senza Psicofarmaci

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Sì è conclusa da poche ore a Roma la quinta edizione del Premio Nazionale in Pedagogia Familiare, nel corso dell’ormai tradizionale Gala natalizio dell’ANPEF – Associazione Nazionale dei Pedagogisti Familiari, dedicato quest’anno alla Difesa dei Diritti Umani e dei Diritti dei Bambini e a sostegno del Programma Vivere senza Psicofarmaci.

Il riconoscimento è stato tributato – alla presenza di numerose personalità italiane ed internazionali, capitanate dall’Ambasciatore dell’Ecuador in Italia Juan Fernando Holguìn Flores, dal Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri e dall’ex Ministro per la Famiglia Antonio Guidi – alcune persone che si sono distinte per il loro impegno quotidiano, facendosi portatori e promotori di valori morali e sociali.

Marco Alessandro

La Professoressa Vincenza Palmieri, Presidente dell’ANPEF e dell’INPEF -Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, ha voluto personalmente consegnare il Premio, alla presenza di alcuni rappresentanti del mondo dello sport e del Comitato Italiano Sport contro Droga – Associazione benemerita del Coni – a Marco Alessandro, per un gesto straordinario nella sua quotidianità, mai riconosciuto prima d’ora: aver salvato, nel corso di una partita di calcio, un bambino dall’esplosione di un petardo, rimanendone lui stesso ferito gravemente e permanentemente; la motivazione apposta sulla sua targa è stata dunque “Per il suo coraggio nel difendere il futuro e la vita di un bambino, senza alcun timore per la propria. Un grande, silenzioso eroe dei nostri tempi”.

Selene e Mario

La senatrice Rosetta Enza Blundo – Vicepresidente della Commissione Parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza – e l’onorevole Eleonora Bechis – membro della medesima Commissione e della Commissione Parlamentare per la Cultura, la Scienza e l’istruzione – hanno consegnato la targa a Selene e Mario, accompagnati dalle proprie figlie, a cui è stato riconosciuto il Premio “Per aver coraggiosamente combattuto e vinto, oltre ogni vincolo e barriera, tutte le battaglie in difesa della loro splendida famiglia”.

De Colle

La famiglia De Colle, che ha colpito profondamente tutti i presenti, è stata invece premiata “Per aver combattuto forti, affiatati, insieme, nel nome del Diritto all’Apprendimento per tutti”.

Luigi Oppido

Sono stati altresì premiati alcuni esponenti del mondo delle Arti e dello Spettacolo: Luigi Oppido, Segretario Generale della Maisons des Artistes, “Per una vita spesa tra valori sociali ed impegno artistico. Per il costante, appassionato sostegno al Programma Vivere Senza Psicofarmaci”;

Rocco Magnante

il cantante Rocco Magnante “Per una vita dedicata alla musica, oltre ogni tempesta. Per il suo sguardo profondo, mai rivolto al passato, dedito a cantare la bellezza e il futuro”; il gruppo teatrale integrato dei Diversi Talenti – diretti dal regista Fabio La Rosa, unitamente alla Presidente Titti Mazza – “Perché rappresentano la sintesi tra la bellezza spirituale, l’arte, il sapere, le emozioni e la scienza. Conoscerli è rappacificarsi con l’Universo”.

Avv. Francesco Morcavallo

Gli Avvocati Francesco Morcavallo e Francesco Miraglia sono stati premiati per il loro impegno professionale e sociale, frutto dello loro qualità personali:

Avv. Francesco Miraglia

rispettivamente “Perché il coraggio è una qualità dell’anima, della conoscenza, della mente e del cuore” e “Per le battaglie vinte, per la dignità restituita a tante Famiglie, perché la prima linea è l’unica che garantisce il Futuro”.

Daniela Scarpetta

A Daniela Scarpetta, “esemplare Pedagogista Familiare” è stato riconosciuto dallo staff dei suoi colleghi docenti presso l’INPEF, “il suo impegno come donna di Giustizia” ma anche la sua forza nel combattere un’ostinata malattia, dunque “per aver fatto della sua battaglia per la vita un modello di coraggio”.

Pamela Acosta

A Pamela Acosta, pilastro dello staff dell’INPEF, è stato tributato dal Vice Presidente dell’Istituto stesso, il dott. Pierluigi Bonici, visibilmente commosso, un particolare Premio “Per la dedizione, la semplicità, la determinazione. Per esserci sempre, col sorriso, nel nostro grande gioco di squadra”.

Un momento di alta commozione si è avuto quando, a sorpresa, l’intero staff dell’INPEF ha consegnato alla Prof.ssa Vincenza Palmieri uno speciale riconoscimento “Per la sua grande capacità di rendere gli altri più forti”.

Sul palco erano presenti anche i premiati delle scorse edizioni, che hanno voluto ancora una volta dare il proprio contributo e ribadire il comune impegno affinché, attraverso piccoli e grandi gesti di ogni giorno, siano sostenuti i principi ispiratori e la mission della Pedagogia Familiare, in particolare la difesa dei Diritti Umani e dei Diritti dei Bambini, contro l’abuso diagnostico e terapeutico, a sostegno del Programma Vivere Senza Psicofarmaci.

I premiati delle scorse edizioni

“L’appuntamento – ha concluso la Professoressa Palmieri – è per il prossimo anno, per continuare a sottolineare l’impegno ed il coraggio di chi, quotidianamente insieme a noi, rende il nostro Pianeta più bello, accogliente e sicuro”.

 

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Minori vittime dei divorzi: l’appello di Chiara, “Aiutatemi, conosco i miei diritti”

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Minori vittime dei divorzi: l’appello di Chiara, “Aiutatemi, conosco i miei diritti”

In Italia, sono più di 19 mila i minori ospitati nelle strutture di accoglienza. A dichiararlo è l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Fra questi ci sarebbe anche Chiara, l’adolescente di Ferrara che si nega al provvedimento del giudice di trasferirsi in una casa-famiglia

03 dicembre 2015

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ROMA – “In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente”. Così recita l’articolo 3 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ratificata dall’Italia il 27 maggio del 1991. Il luogo in cui la “preminenza” dell’interesse del minore viene compromessa maggiormente è la famiglia. A segnalarlo è l’AGIA, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, all’interno della relazione presentata a maggio del 2015 in Parlamento.

Il rapporto del Garante. Delle 506 segnalazioni ricevute nel 2014  –  non dissimili dai dati raccolti nel biennio precedente  –  si registra una “netta prevalenza di casi inerenti alla conflittualità familiare”. Si tratta soprattutto di “coppie gravemente conflittuali”. Dalla prima raccolta dati sperimentale, elaborata dall’AGIA in collaborazione con le 29 Procure della Repubblica, si evince che, fino al 2014, gli ospiti minorenni presenti nelle strutture del territorio nazionale sono 19.245.

Il disperato appello di una 14enne. In una di queste strutture è stata destinata anche Chiara, nome di fantasia scelto per tutelare la privacy dell’adolescente di Ferrara, vittima della diatriba giudiziaria tra i genitori che le sta impedendo di vivere serenamente, privandola della possibilità di studiare e di danzare. Chiara è una ballerina da quando era piccola. Oggi ha 14 anni e danzare, per lei, è molto più di un sogno: è una ragione di vita. A dimostrarlo sono le parole che la minore ha rivolto al Garante per l’Infanzia. Un appello disperato: “Aiutatemi. Conosco i miei diritti”.

Il minore dice “No!” al provvedimento del giudice. Quattro ore le sono servite per chiarire la sua posizione, quando il 25 novembre scorso è stata convocata in Questura a Ferrara, dove ha incontrato la tutrice e l’assistente sociale che si stanno occupando del caso. In quest’occasione, l’adolescente si è opposta al provvedimento dell’autorità giudiziaria, che prevede l’allontanamento dalla madre e il trasferimento della minore a Roma, presso una casa-famiglia, ribadendo la volontà di perseguire il suo sogno di ballerina a Milano.

Vita da reclusa: niente scuola né danza. Un sogno, però, al momento infranto. Infatti, Chiara vive reclusa in casa oramai da tre mesi. I mancati nullaosta non le consentono di andare a scuola e, sebbene dimostri particolare dedizione, tanto da tenersi aggiornata sui programmi scolastici per mezzo del web, questa condizione non le assicura il diritto allo studio né una vita serena e normale, come dovrebbe essere quella di una ragazzina della sua età.

La danza e le lingue: un sogno spezzato. La giovane promessa della danza ferrarese vede sfumare gli obiettivi che si era prefissata per quest’anno: frequentare una prestigiosa scuola di danza a Milano (dopo aver conseguito l’ammissione) e iscriversi a un liceo linguistico per imparare l’inglese e il francese, che  –  come lei stessa sottolinea nell’appello  –  “serviranno per la carriera da danzatrice”. Ad oggi, però, le vicende giudiziarie tra i genitori, seguite dal Tribunale di Roma, non le consentono di portare a compimento i suoi desideri e la costringono a vivere nell’angoscia.

La testimonianza del legale. “La ragazza teme ogni squillo del campanello, terrorizzata che la portino di forza nella capitale”, scrive Francesco Miraglia, legale della madre, all’interno della lettera aperta inviata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al ministro della Giustizia, Andrea Orlando. E continua: “Sta vivendo peggio che se fosse stata condannata alla detenzione carceraria, senza però aver commesso reato alcuno. Può dirsi una colpa quella di essere nata da due genitori che non vanno d’accordo?”. L’avvocato fa sapere anche che “il giudice, nonostante la minore lo abbia richiesto, si è rifiutato di incontrarla personalmente”.

La solidarietà del web e degli amici. La stessa Chiara si interroga sul motivo di tali privazioni: “Ho sempre studiato e ho sempre preso bellissimi voti. Non capisco perché mi si dovrebbe punire in questo modo”. In difesa della minore si è schierato il CCDU, il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (https://www. ccdu. org/comunicati/ferrara-circa-200-giovane-ballerina), presente durante la manifestazione dello scorso 21 novembre nella città estense. Anche il web si è mobilitato in suo favore: sono oltre cinquemila i sostenitori del gruppo pubblico, presente su Facebook, “Amici della giovane promessa ferrarese della danza”.

Art. 34 e art. 3 della Costituzione. Risulta evidente, nella storia di Chiara, che il tempo della giustizia sia diverso da quello dell’esistenza, ancor più quando  –  come nel suo caso  –  una innocente, minore, paga a carissimo prezzo gli errori altrui, subendo una condizione disumana che la vede privata a soli 14 anni del diritto allo studio, sancito dall’art. 34 della Costituzione, e della libertà di avere un sogno (diventare una ballerina professionista) come invece le assicurerebbe l’art. 3 che stabilisce l’impegno della Repubblica a “rimuovere gli ostacoli, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

 

 

http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2015/12/03/news/minori_vittime_dei_divorzi_l_appello_di_chiara_aiutatemi_conosco_i_miei_diritti_-128734162/

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Minori, genitori e libri

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A Napoli – presso la Biblioteca Comunale “Benedetto Croce” in via Francesco De Mura 2/bis – nell’ambito dell’evento “Minori, genitori e libri” voluto e coordinato da Giacomo Rotoli, Presidente Adiantum, venerdì 27 novembre alle ore 17.00, ancora un momento che unisce cultura, conoscenza e battaglie in difesa dei bambini.

Presenteremo “Papà portami da qui” (Armando Editore 2015) di Vincenza Palmieri e Francesco Miraglia: la storia di Anna Giulia, 7 anni, rapita alla sua famiglia da un sistema che l’ha resa fantasma, cittadina italiana senza alcun diritto, svuotata della sua storia ed identità.

Un crimine verso l’Umanità che è il crimine commesso verso ogni bambino a cui viene negato il diritto alla propria famiglia, laddove non ci siano violenze o pericoli.

Il sistema delle valutazioni genitoriali e ,di conseguenza , il rito dell’inidoneità genitoriale, può essere considerato -oggi – una delle pratiche più invasive è sconvolgente, che ha portato al massacro e distruzione di molte famiglie. E che ha allontanati dai propri cari migliaia di bambini con le motivazioni più assurde, perpetrando il contorto sistema delle perizie e consulenze di parte e di ufficio, ed alimentando collusioni tra sistemi forti ed istituzioni totali: il sistema psichiatrico, quello giuridico e le lobby dei centri di valutazione diagnostica , fino alle case famiglia o alle comunità ad alti contenimento.

Finché non mettiamo le mani in tutto questo, non abbiamo fatto ne’ informazione ne’ cultura. Con un solo scopo: riportare a casa Anna Giulia e migliaia di bambini allontanati e sottratti ingiustamente alla Vita.

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Fa causa al comune di Modena e vince

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L ‘avvocato Miraglia: «Ci sono voluti sette anni, ma abbiamo ottenuto giustizia»

 

 

MODENA. Metti un buio pomeriggio d’autunno e un marciapiede dissestato ricoperto da foglie: fatale mix che espone i passanti a potenziali cadute e scivoloni. E infatti così accadde nell’ottobre del 2008 a un’attrice sessantenne, scesa sotto casa a Baggiovara a gettare i rifiuti nei bidoni. La coltre di foglie cadute dagli alberi e non ancora spazzate via aveva mascherato alcune asperità del marciapiede, sulle quali la donna ha accidentalmente poggiato il piede, trovandosi suo malgrado protagonista di una rovinosa caduta a terra. Non una cosa da poco, peraltro, in quanto si provocò una frattura scomposta all’omero destro e una frattura al polso sinistro. Iniziò per lei un calvario durato ben quattro mesi, fatto di ingessature e di un intervento chirurgico, seguiti da un lungo periodo di riabilitazione fisioterapica. Periodo durante il quale l’attrice non poté lavorare e in seguito al quale ha riportato un’invalidità permanente del 15,5 per cento.

 

«La signora si è rivolta quindi al mio studio legale, intenzionata ad ottenere giustizia» racconta l’avvocato Miraglia «e abbiamo pertanto presentato una causa di risarcimento contro il Comune di Modena, per i danni che la caduta le ha provocato».

 

A poco è valsa la difesa del Comune di Modena, che ha resistito in giudizio, sostenendo che la signora conoscesse lo stato del marciapiede e avrebbe dovuto prestare quindi maggiore attenzione. Un’osservazione valutata come pertinente dal giudice, il quale ha stabilito infatti che al Comune attenesse il 40 per cento della responsabilità di quanto accaduto. Responsabilità che si è tradotta in un risarcimento economico pari a 27 mila euro circa tra danno subito, spese legali e perizia del medico legale. Il giudice ha tenuto conto del fatto che l’attrice, in seguito alla caduta sulla buca non sistemata e nemmeno segnalata, ha attraversato un periodo molto doloroso, che le ha impedito per mesi di esercitare la sua professione, oltre a cagionarle un’invalidità permanente.

 

«Ci sono voluti sette anni, ma alla fine siamo riusciti a dimostrare le nostre ragioni e ad ottenere giustizia» conclude l’avvocato Miraglia. «Una vittoria che assume un gran valore se si considera che è stata ottenuta contro un ente pubblico, categoria verso la quale solitamente i cittadini si sentono impotenti».

 

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Unicef: l’avv. Miraglia e la Prof. Palmeri alla giornata universale dell’infanzia.

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L’AVVOCATO FRANCESCO MIRAGLIA E LA PROF.SSA VINCENZA PALMIERI, RECENTEMENTE INSIGNITI DEL RICONOSCIMENTO “LIFE WITNESS”, SARANNO A GENOVA IL 20 NOVEMBRE 2015 ALLA GIORNATA UNIVERSALE DELL’INFANZIA PROMOSSA DALL’UNICEF

Lo scorso 19 settembre, in occasione della seconda edizione di “Life Gates”, tenutosi a Roma nel complesso monumentale di San Salvatore in Lauro, l’Avvocato Francesco Miraglia e la Prof.ssa Vincenza Palmieri, fondatrice e Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, sono stati insigniti del premio “Life Witness 2015”, accomunati da una sinergica battaglia – non solo impegno – in difesa dei Diritti dei Bambini, ognuno con le proprie professionalità e con ogni mezzo possibile, in Italia e con le Comunità Internazionali.

Miraglia: “Un grande onore, che riconosce anni di impegno e di battaglie per la salvaguardia dei diritti dei bambini”.

Palmieri: “Genova e la Liguria tutta sono una terra meravigliosa, carica di coraggio e di bellezza. Se a ciò abbiniamo un sinergico impegno in difesa e a tutela dei bambini, potremmo essere meravigliati dal risultato!”

Esperto di Diritto di Famiglia e dei minori, Francesco Miraglia ha ricevuto l’onorificenza per la sua attività svolta in qualità di avvocato, per la passione nel suo lavoro e per il suo impegno della difesa dei Diritti dei bambini. Nel suo studio si avvicendano le persone più disparate, tutte accomunate dalla medesima impellente necessità di ricevere un’assistenza legale, ma anche e soprattutto un conforto morale, una vicinanza esistenziale che aiuti, prima ancora che a non perdere la causa, a non perdere la fiducia nei propri diritti e nella propria dignità di esseri umani.

Vincenza Palmieri, Testimonial dei Diritti Umani e dei Bambini, Consulente Tecnico di Parte e fondatrice, tra le altre cose, del Programma Vivere Senza Psicofarmaci, restituisce vita e dignità quotidianamente – anche contro l’accanimento diagnostico e terapeutico – a tanti bambini, offrendo sostegno e aiuto anche alle loro famiglie. Ha ispirato e collaborato alla stesura di norme in difesa del Diritto all’Apprendimento e contro i facili allontanamenti, aiutando centinaia di bambini a ritornare nelle proprie famiglie. Questa la motivazione con cui è stata insignita della medesima onorificenza.

Palmieri e Miraglia, vincitori –  tra l’altro – anche del Premio Internazionale “Medaglia d’oro per l’impegno sociale” hanno firmato insieme numerose pubblicazioni, ormai best sellers, edite dalla Armando Editore, su temi umanitari che riguardano sempre l’Infanzia e l’Adolescenza: “Mai più un Bambino”, “I Malamente”, “Papà portami via da qui”.

Proprio come riconoscimento per il grande impegno e le numerose battaglie, tali illustri professionisti sono stati invitati il prossimo 20 novembre presso la prestigiosa Sala del Consiglio della Città Metropolitana di Genova, in occasione della Giornata Universale dell’Infanzia e dell’Adolescenza promossa dall’Unicef.

“E’ un grande onore – dichiarano all’unisono – per  chi, quotidianamente, mette la propria professionalità a servizio della salvaguardia dei diritti dei bambini, in condizioni a volte anche scomode, senza timore di sfidare – come accaduto in passato – i maggiori poteri, in quella commistione che è spesso rappresentato dal potere psichiatrico e da quello giudiziario, perché il grido di aiuto dei bambini spesso non viene nemmeno udito da chi sarebbe invece chiamato a tutelare i loro interessi . Ed è straordinario per noi essere con l’UNICEF, proprio qui a Genova, dove, in contratto con il Governo dell’Ecuador, per il tramite della sua rappresentanza diplomatica in Italia, maggiormente si svolge il nostro lavoro a “Tutela dei Bambini dell’Ecuador”.

Perché non esistono bambini e razze, Paesi e fili spinati, norme e divieti, ma solo bambini!”

 

 

 

Comitato Provinciale di Genova per l’UNICEF

Mercato Orientale

Via XX Settembre, 75r

16121 Genova

Tel/Fax 010/532550

www.unicef.it/genova

email: mailto:comitato.genova@unicef.it

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Uniti per i bambini

5×1000 all’UNICEF: 01561920586

 

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Appello a Mattarella per la ballerina contesa

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GIOVANE PROMESSA DELLA DANZA CHIUSA IN CASA: VORREBBE STUDIARE A MILANO, IL TRIBUNALE LE IMPONE ROMA

 

SIAMO SICURI CHE LA GIUSTIZIA FACCIA IL BENE DEI BAMBINI.

Lettera aperta dell’avvocato Francesco Miraglia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella

 

e al ministro della Giustizia Andrea Orlando

ROMA. C’è una ragazzina, una ballerina di 14 anni che vive a Ferrara con la madre: sogna di danzare alla Scala di Milano, ha ottenuto di essere ammessa a una scuola di danza milanese. Potrebbe coronare il suo sogno, ma una diatriba tra i genitori ha coinvolto il Tribunale di Roma, il quale ha stabilito che la giovane debba allontanarsi dalla mamma e frequentare una scuola romana. Lei si rifiuta e si chiude in casa, la madre viene denunciata penalmente per non aver ottemperato alle disposizioni del giudice, la ragazza teme ogni squillo del campanello, terrorizzata che la portino di forza nella capitale. A nulla è valsa la nomina da parte del Tribunale di una tutrice, col compito di convincerla a trasferirsi a Roma. La giovane è ferma nella sua volontà di studiare Milano. E’ giustizia, questa? Si sta facendo davvero il bene di questa ragazzina? Seguo il caso in qualità di difensore della madre e mi rivolgo direttamente a lei, presidente Mattarella, come presidente del Consiglio superiore della Magistratura, invocando la Sua attenzione a che la giustizia venga amministrata in modo equo e che non si dimostri, come purtroppo succede molte volte, forte con i deboli e debole con i forti. E questa è una di quelle volte.

Mi rivolgo anche a lei, ministro Orlando, affinché intervenga a far sì che il dicastero che lei amministra sia veramente “giusto”. Lo faccio con il rispetto dell’istituzione che lei rappresenta e con il rispetto per la legge che io, in qualità di avvocato, ogni giorno sono chiamato a onorare. Ma ciò che si sta facendo a questa ragazzina non è giustizia.

Sta vivendo peggio che se fosse stata condannata alla detenzione carceraria, senza però aver commesso reato alcuno. Può dirsi una colpa quella di essere nata da due genitori che non vanno d’accordo? Può dirsi colpevole di aver vissuto sempre con una madre, ballerina a sua volta, che l’ha iniziata e indirizzata alla danza, che la giovane ha dimostrato di adorare di amore vero e non per imposizione materna?

A Roma non vuole andare e nessun’altra scuola può accettarne l’iscrizione senza il nulla osta del Tribunale. Lei pertanto sta perdendo giornate di studio prezioso.  Cosa ha risolto questo provvedimento? Di accrescere il grave stato di ansia che la ragazzina sta vivendo e il suo allontanamento dal mondo che tanto ama. Chiede solo di ballare dove vuole, lei come i cinquemila e oltre membri del gruppo Facebook che la sostiene. Perché, egregio ministro, questo caso ha suscitato l’indignazione popolare: perché non anche all’interno delle aule di Tribunale? Se è vero che il sentimento comune non sempre è in linea con quanto viene stabilito dalla legge, la quale va sempre e comunque rispettata, in questo caso non si ravvisano reati, né maltrattamenti che imporrebbero – quelli sì – il giusto allontanamento della giovane dalla casa materna. Non è questo il caso, ma a pagare, come spesso silenziosamente e lontano dal clamore dei media e dei social network accade a tanti bambini strappati alle famiglie, è soltanto una ragazzina di 14 anni, che non vuole nulla dalla vita se non poter ballare.

Spero che il mio appello non resti inascoltato e che magari Lei, ministro Orlando, possa interessarsi a questa vicenda e decida di convocarci, per ascoltare dalle sue stesse parole lo strazio e l’angoscia che questa ragazzina sta vivendo.

 

 

Avvocato Francesco Miraglia

 

comitato etico

Riconosce una figlia avuta con una donna romena, il Tribunale per i minori gliela toglie.

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Sentenza annullata dalla Corte d’Appello: il Tribunale dei Minori non aveva nemmeno titolo per intervenire

  

MODENA. Una bimba allontanata da casa senza motivo. Una coppia di genitori che ha vissuto due anni di angosce perché il Tribunale dei Minori voleva sottrarle la piccina che vive con loro, senza che vi fosse un maltrattamento, uno stato di indigenza, una qualunque forma di abuso o sofferenza. Soltanto perché la piccola è stata riconosciuta dall’uomo, italiano, in seguito a una relazione avuta in Romania con una donna che non è sua moglie.

L’ha cresciuta per sei anni credendola sua, scoprendo di non essere in realtà il padre naturale solo nel momento in cui il Tribunale dei Minori, all’interno del pretestuoso provvedimento di allontanamento della piccola da casa richiesto dai Servizi sociali, ha chiesto l’esecuzione del test di paternità. L’uomo però non vuole abbandonare la piccina, cresciuta con lui e con la moglie come se fosse figlia loro, tanto che la moglie stessa ne ha richiesto l’adozione.

Il fatto più inconcepibile è che questa vicenda il Tribunale dei Minori non avrebbe nemmeno dovuto trattarla, in quanto di competenza del Tribunale Ordinario. Il provvedimento, infatti, è stato annullato dalla Corte di Appello di Bologna. Se il Tribunale dei Minori non avesse mai avviato il procedimento, questa famiglia si sarebbe risparmiata le sofferenze e il continuo stato d’ansia e di tensione per la paura di vedersi strappare la bambina, scioltosi solo al momento dell’annullamento della sentenza.

«Ecco l’ennesimo caso in cui i Servizi sociali intervengono per ideologia, non per reale necessità o tutela del minore e della sua famiglia» dichiara l’avvocato Miraglia del Foro di Modena, legale della coppia che ha cresciuto la piccola. «Mi auguro che almeno chi di dovere chieda quanto meno scusa alla bambina e alla sua famiglia. Per quanto riguarda il Tribunale dei Minori risulta incredibile come dei giudici possano non conoscere le norme, visto che hanno giudicato su materia che appartiene di competenza al Tribunale Ordinario, disponendo addirittura l’allontanamento della bambina.
Spero che il nuovo Presidente, che ha già dimostrato sensibilità e competenza diversa rispetto alla precedente gestione, prenda posizione di fronte ad uno sbaglio così grossolano da parte dei suoi sottoposti».

La vicenda, alquanto ingarbugliata, è un intreccio di affetti sinceri e fredda burocrazia. Inizia con un uomo e la relazione che questo intesse con una donna romena, la quale a un certo punto gli comunica di aspettare una figlia da lui. L’uomo non ci pensa nemmeno a porsi dei dubbi sulla reale paternità della piccina e, quando nasce, la riconosce immediatamente come figlia sua. Visto che la madre non intende occuparsene, la porta con sé in Italia e la cresce con sua moglie proprio come se fosse figlia loro.

Per regolarizzare la posizione della famiglia, la moglie chiede quindi di poterla adottare per diventarne madre a tutti gli effetti, mettendo in moto però una disastrosa reazione a catena, che vede infine i Servizi Sociali chiedere l’allontanamento della piccola e segnalare la vicenda alla Procura e alla Procura dei Minori. Che ci fa questa bimba in casa loro? Da dove l’hanno presa? sono i dubbi che sorgono alle assistenti sociali, sulla base dei quali presentano la segnalazione. Il Tribunale dei Minori prende in esame la questione e acconsente alla richiesta di allontanamento della piccola, disponendo il provvedimento e stabilendo che venga affidata altrove. Stabilisce inoltre che l’uomo si sottoponga al test di paternità. Che a sorpresa dimostra, in realtà, come lui non sia il padre biologico della bimba, ma solo quello legale, in quanto il Tribunale romeno ha accettato nel frattempo il suo riconoscimento di paternità.

«Abbiamo immediatamente presentato ricorso» prosegue l’avvocato Miraglia «e la Corte d’Appello di Bologna ha accolto la nostra tesi difensiva, revocando il provvedimento di allontanamento e riconoscendo pure la non competenza in materia del Tribunale dei Minori. La piccola ora può continuare a vivere serena con quelli che fin dalla nascita ha considerato i suoi genitori, ma mi auguro sinceramente che qualcuno chieda scusa a questa famiglia per i quasi due anni di angoscia che il provvedimento di allontanamento ha fatto vivere loro».

La redazione

IL PROGRAMMA (2)

Riconoscimento Life Gates 2015

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ALL’AVVOCATO FRANCESCO MIRAGLIA VA IL RICONOSCIMENTO “LIFE GATES 2015” PER IL SUO IMPEGNO IN DIFESA DEI MINORI E DEL DIRITTO ALLA VITA

 

La consegna avverrà il prossimo 19 settembre a Roma a opera dell’associazione culturale no profit admArte

 

Una vita dedicata alla difesa dei bambini, in particolar modo al loro diritto a essere felici anche quando, per ragioni diverse, sono costretti a stare lontano dai loro genitori.

Un impegno, quello dell’avvocato modenese Francesco Miraglia, esperto in diritto minorile, che in questi anni, lo ha portato a lavorare attivamente contro i maltrattamenti e gli abusi sui minori, denunciando e riuscendo a far chiudere case famiglia che lavoravano senza permessi o dentro le cui mura avvenivano fatti raccapriccianti.

Un’attività che lo ha visto protagonista di numerosi fatti di cronaca anche nazionale, come il caso della famiglia Camparini, raccontata nel libro  Papà portami via da qui, edito da Armando editori  e il cui operato è stato seguito attentamente anche dall’associazione culturale no profit admArte di Roma che ha deciso di conferirgli il prestigioso riconoscimento LIFE WITNESS. La premiazione avverrà in occasione della IIa edizione dell’iniziativa “LIFE GATES – celebrare la Vita quale valore assoluto”, che si svolgerà nella città eterna il prossimo 19 settembre a partire dalle ore 17, presso il Complesso Monumentale San Salvatore in Lauro del Pio Sodalizio dei Piceni, in piazza San Salvatore in Lauro n.15.

L’associazione, che promuove temi importanti quali la vita, la pace, la fratellanza, la solidarietà tramite l’arte e che annovera tra i suoi membri personalità di spicco nel campo della medicina e della politica, ha voluto quindi premiare l’avvocato Miraglia tra quelle “personalità di rilievo che si sono distinte per i loro meriti, attività svolte, iniziative culturali ed impegni sociali nei diversi ambiti”.

Un premio che, lo scorso anno, è stato assegnato alla scrittrice e poetessa ungherese Edith Bruck, all’attrice e ambasciatrice Unicef “Good Will Ambassador” Daniela Poggi, all’astronauta e astrofisico Umberto Guidoni, allapresidente dell’associazione “Salvamamme” Grazia Passeri, al presidente de “La piccola famiglia onlus” Saverio Severini, altenente colonello, medico ortopedico e traumatologo del Policlinico Militare di Roma CelioVincenzo Piccinni, a Suor Paola, presidente So.spe, al primario di Psichiatria dell’Università Cattolica Santo Rullo, al Presidente del “Progetto Gemma” Gianni Vezzani e infine allo sportivo Vincenzo Cantatore.

Sicuramente – sottolinea l’avvocato Miraglia – fa sempre piacere ricevere un riconoscimento di questo tipo, visto l’impegno costante che dedico a questa mia attività. Credo comunque che esso serva a ribadire quanto lavoro ci sia ancora da fare non solo da parte di noi avvocati ma anche e soprattutto dalle istituzioni preposte, dai medici, dai docenti e da tutte quelle professionalità che quotidianamente operano con i bambini e che hanno il compito morale e pratico di salvaguardare la loro integrità psichica e fisica affinché diventino, un domani, delle donne e degli uomini sani”.

 

La redazione

 

 

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Troppo amore per la danza. E la madre rischia l’affidamento della giovane etoile

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Giovane promessa ferrarese della danza rischia di interrompere la carriera a causa della decisione del tribunale di Roma

Una giustizia insensibile che arriva al paradosso di danneggiare, più che di favorire, le persone”. È questo il commento dell’avvocato Francesco Miraglia di Modena, riguardo al caso di una 14enne ferrarese che un giudice del tribunale di Roma intende allontanare dalla madre per destinarla a una casa famiglia. Dove le sarebbe impossibile frequentare la scuola di danza Aida di Milano, nella quale è stata ammessa, precludendole così la possibilità di proseguire la sua carriera e di realizzare il suo sogno, ovvero di continuare a ballare a livello professionale. Alla base della decisione del magistrato – cui intende opporsi la madre della ragazza tramite il l’avvocato Miraglia – ci sarebbe il parere espresso dal consulente tecnico d’ufficio, un neuropsichiatra infantile nominato dal tribunale, che vedrebbe nell’amore per la danza manifestato dalla ragazzina un’imposizione materna. La madre, infatti, è titolare di una scuola di danza internazionale. Entro il 31 luglio la madre dovrebbe indicare quindi una struttura che ospiti la figlia, altrimenti d’imperio sarà destinata dal tribunale in una casa famiglia.

“Sentendo invece gli insegnanti della Scuola di danza del Teatro dell’Opera di Roma, dove ha studiato negli ultimi anni – commenta l’avvocato Miraglia – la ragazzina è fortemente motivata da un profondo, personale e autentico amore per la danza, come dimostrerebbero l’abnegazione e la dedizione con cui si sottopone, senza problemi, ai sacrifici necessari per percorrere la carriera di ballerina. Ha altresì una buona vita sociale e di relazione e ottimi voti. Nulla che faccia pensare a un disagio psicologico tale da doverla addirittura allontanare non solo dalla madre, ma anche da quello che è il suo mondo e il suo futuro”.

La vicenda trae origine dal rapporto non facile tra i suoi genitori, che non hanno pressoché mai vissuto insieme: la ragazzina non ha mai abitato con il padre, che si era allontanato da lei e dalla madre quando aveva un anno e mezzo di vita, mantenendo dei rapporti saltuari. Poi l’anno scorso a settembre è rientrato in Italia chiedendo di intessere un rapporto con la figlia ormai preadolescente. La madre aveva acconsentito senza problemi né riserve agli incontri tra i due, finché la figlia non ha iniziato a mostrare insofferenza verso le visite paterne. A dirimere la controversia è stato chiamato il Tribunale il cui giudice – sentendo la giovane – aveva ottenuto da lei come spiegazione quella di un disagio verso alcuni atteggiamenti troppo morbosi di cui sarebbe stata oggetto da parte del padre. Tanto che il giudice stesso, d’ufficio, aveva chiesto alla madre di presentare una denuncia per accertare eventuali reati commessi dal padre: l’incidente probatorio è fissato per il prossimo ottobre.

Nel frattempo la giovane continua a studiare danza a Roma: è brava e ottiene di essere ammessa alla scuola Aida di Milano, anticamera per un eventuale accesso a una prestigiosa carriera. Se non fosse che un giudice, ritenendo la sua passione eccessivamente influenzata e condizionata dalle aspirazioni materne, causate da un presunto rapporto simbiotico con la genitrice, ha deciso di chiederne l’allontanamento.

“Un giudice non può e non deve considerare come oro colato il parere di un consulente tecnico” sostiene l’avvocato Miraglia, “in quanto, nel caso specifico, si evidenzia una situazione contraria e l’assenza, quindi, della necessità di affidare una ragazza di 14 anni ai Servizi sociali e di nominarne persino un tutore, mancando abusi e maltrattamenti e non avendo accertato la presenza di un quadro psicologico compromesso. Una simile decisione pregiudicherà irrimediabilmente la vita di una famiglia e la carriera di una giovane, che ha ben chiaro in mente cosa vuol fare “da grande” e che si è avviata con successo proprio sulla strada che le consenta di conseguire i traguardi agognati e di realizzare i propri sogni. Ci opporremo in ogni modo a questa ingiusta decisione”.

 

 

 

avvocato

Torna a casa il ragazzo allontanato dalla famiglia per uno schiaffo

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Il Tribunale per i minorenni di Trento ha disposto la collocazione presso la famiglia di origine di un minore di Trento di 13 anni che alcuni anni fa era stato allontanato, a dire della famiglia, per uno “schiaffo”.

Probabilmente lo schiaffo ha avviato le procedure di tutela, ma in realtà leggendo il decreto si scopre che le motivazioni dell’allontanamento erano prevalentemente di natura psicologica: “Scarsa consapevolezza del padre circa i bisogni sia emotivi che educativi del figlio che presenta rilevanti aspetti di fragilità relazionale.”

Peccato che quest’anno, proprio dopo il collocamento in comunità, il ragazzo sia stato bocciato! «Sono molto soddisfatto dell’epilogo di questa vicenda, in primo luogo perché, finalmente si comincia a rispettare la volontà del minore attraverso l’ascolto dello stesso. Sono contento anche perché queste decisioni servono a conseguire quella necessità di integrazione tanto sbandierata a destra e a manca. In certe vicende, che riguardano soprattutto cittadini stranieri, come nel caso specifico, bisogna avere maggiore sensibilità nel capire i comportamenti e i modi di fare che sicuramente sono diversi dai nostri, sempre però nel rispetto della legge e dei minori. Mi sento anche di sottolineare la sensibilità del Giudice Onorario che ha ben compreso il desiderio del ragazzo e della sua  famiglia di mettersi in discussione,» ha dichiarato l’avvocato della coppia Francesco Miraglia.

 

Il ragazzo circa un mese fa era scappato dalla comunità di Rovereto ed era tornato in famiglia. In seguito l’assistente sociale del polo di Trento, invece di cercare di capire le motivazioni della sua scelta, l’aveva “convinto” a tornare in comunità. Infatti, il ragazzo riferisce che nel corso dell’udienza presso il tribunale gli avrebbero intimato di tornare in comunità anche se non voleva e che l’avrebbero riportato anche con la forza.

Alla fine ha accettato di tornare in comunità. I genitori riferiscono anche che hanno sentito il bambino piangere durante il colloquio.

Ma solo pochi giorni dopo, il ragazzo si è rifiutato di tornare in comunità ed è rimasto a casa. E ora finalmente il decreto del giudice riconosce la volontà del ragazzo e il suo diritto alla propria famiglia, restituendo ai genitori la responsabilità genitoriale.

Proprio in seguito all’esito positivo della vicenda, mantenendo l’anonimato per proteggere la privacy del figlio, la famiglia ha deciso di rivolgersi alla stampa per informare altre famiglie meno fortunate che il clima è cambiato e che possono far valere i propri diritti. La famiglia sta altresì valutando delle azioni a livello deontologico, legale o risarcitorio nei confronti di chi ha sbagliato, non tanto in uno spirito di rivalsa ma per impedire che drammi simili possano colpire altre famiglie.

Secondo il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani: «Per iniziare, precisiamo che la maggior parte degli operatori sono professionali ed efficienti, considerata la delicatezza e complessità di queste vicende. Il caso in questione ci mostra come in Trentino sia in atto una riforma positiva in cui molte forze e persone stanno cercando di affrancarsi da certe teorie psichiatriche e psicologiche alla base di molti allontanamenti superficiali o addirittura errati, ma ci sono ancora delle resistenze con alcuni operatori che persistono nei vecchi atteggiamenti e considerazioni. Nel caso di specie, infatti, non c’era nessun abuso sul bambino se non la presunta “incapacità” del padre, e la soluzione adottata oggi poteva essere adottata fin dall’inizio.

Siamo lieti di apprendere che la prima assistente sociale sul caso, che conoscevamo già per altre vicende, sia stata allontanata dall’area minori, tuttavia riteniamo che ci voglia ancora più coraggio nell’ambito della tutela minorile. Non è accettabile che un ragazzo venga fatto piangere dall’assistente sociale, e ci auguriamo di non dover mai più essere messi al corrente di certi accadimenti. Nel frattempo ricordiamo i due casi da noi denunciati delle assistenti (una censurata e l’altra indagata dall’Ordine) che lavorano ancora con i bambini. Riteniamo che un atto di coraggio da parte delle amministrazioni nei confronti di queste operatrici potrebbe scoraggiare chi desidera persistere in atteggiamenti invasivi e coercitivi nei confronti delle famiglie e dei bambini.»

 

TMT

Caso Stella: esposto all’Ordine sull’assistente sociale

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Aveva registrato di nascosto le intimidazioni dell’assistente sociale che, a tutt’oggi, non ha ancora trasferito la pratica, impedendo così le visite con la bambina. ( Potete leggere qui gli articoli pubblicati dal nostro giornale )

Trento. Si sta complicando l’assurda vicenda di “Stella”, una bambina trentina di tredici anni che, di nascosto, aveva registrato il comportamento riprovevole dell’assistente sociale.

Dopo più di un mese, la richiesta ufficiale dell’avvocato della coppia, Francesco Miraglia, di trasferire la pratica a Trento, dove ora risiedono i genitori, non è ancora stata accolta. Questo impedisce ai genitori di essere adeguatamente assistiti nel recupero della “genitorialità” per accogliere la supplica incessante della bambina di tornare a casa.

Ma, cosa ancor più grave, ostacola di fatto le visite della bambina, dato che l’assistente sociale, nonostante tutto quello che è successo, pretende che, prima di organizzare l’incontro, la famiglia faccia la richiesta a lei per poter vedere la figlia. Di conseguenza la famiglia è stata costretta a presentare un esposto all’Ordine degli Assistenti Sociali, con tanto di registrazione, nei confronti dell’assistente sociale.

 

«Siamo amareggiati dell’accanimento di questa assistente contro la nostra famiglia. Noi volevamo solamente che la supplica di nostra figlia, che chiede disperatamente aiuto per tornare in famiglia, venisse ascoltata!», ha dichiarato la mamma di Stella.

Secondo il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU): «Dallo studio delle carte e dall’ascolto della registrazione appare evidente che la formazione dell’assistente sociale in questione è impregnata dei principi e concetti di una certa psichiatria istituzionale e coercitiva, e la pervicacia con cui sembra avvinghiarsi a questa vicenda è tipica di questo tipo di psichiatria che vede le persone più come “pazzi” o come “famiglie disagiate” da controllare e assoggettare, piuttosto che come esseri umani da ascoltare, comprendere e aiutare».

«A parere di questo assistente sociale – continua il Comitato – il fatto di “essere troppo preoccupati dei problemi personali per pensare alla figlia” è una motivazione per l’allontanamento di un bambino? Oppure il fatto che un bambino “stia in braccio un po’ a tutti” è un indicatore di abuso? Invece di fossilizzarci su queste stupidaggini, dovremmo chiederci: perché la bambina supplica di poter tornare in famiglia?».

«Ci auguriamo conclude il Comitato – che il Tribunale decida di tornare al buon senso e alla ragione. Ci auguriamo anche che le perizie e valutazioni psichiatriche e psicologiche siano rimosse dalle aule di giustizia: troppi bambini stanno soffrendo per colpa di queste psico-baggianate, è ora di capire che il re è nudo. Chiediamo altresì all’Ordine di verificare se, oltre al caso in questione, questa assistente sociale si comporti così anche con altre famiglie!».

Ma c’è una speranza. L’assessore alle Politiche Sociali di Trento, Mariachiara Franzoia, ha accolto la richiesta dei genitori di iniziare un percorso di rafforzamento della genitorialità che è già sul tavolo del polo sociale di riferimento. Della vicenda si sta occupando anche il Garante dei minori, ed è stata richiamata in due separate interrogazioni dai Consiglieri Provinciali Giacomo Bezzi di Forza Italia e Filippo Degasperi del Movimento 5 Stelle.

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Roma: era fuggita dalla comunità, ora torna in famiglia

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Ottima sentenza del Tribunale di Roma che ha preso atto della ferma volontà della minore di voler rientrare presso i suoi genitori nonostante il parere contrario del tutore

 

Roma. Nell’agosto del 2013 aveva fatto preoccupare tutt’Italia scappando dalla casa famiglia in cui era ospitata e dandosi alla “macchia” per oltre un mese nonostante l’interessamento della trasmissione Mattino Cinque, che aveva dato l’opportunità alla zia di fare un appello per ritrovare la bambina. Ora finalmente potrà riunirsi ai suoi cari. L’avvocato Francesco Miraglia, legale della famiglia ha dichiarato: “Non posso essere che soddisfatto di questa decisione del Tribunale minorile di Roma per i genitori e soprattutto per la ragazza che finalmente potrà vivere la sua normalità. Ancora una volta, non posso che sottolineare come per semplici valutazioni soggettive o a volte per pura e semplice ideologia le famiglie si trovino a vivere per anni dei veri e propri gironi infernali che superano di gran lunga quelli danteschi. La tutela della famiglia, dei minori, la gestione della strutture, il funzionamento dei servizi sociali meritano un’attenzione diversa e seria rispetto a quanto succede oggi. Molti, troppi, nostri politici e non solo si riempiono la bocca di paroloni quando si parla di famiglia e di minori soprattutto nel periodo elettorale per poi dimenticarsene alla velocità della luce. Spero che quanto prima nasca un vero e proprio movimento che possa farsi portavoce di quei diritti che spesso e volentieri vengono completamente calpestati da chi dovrebbe tutelarli”. Già in occasione della fuga l’avvocato aveva pubblicamente criticato i servizi sociali per la loro superficialità e per il mancato ascolto della bambina. Infatti la bambina aveva sempre rifiutato la comunità fino al tragico epilogo della sua fuga: forse sarebbe stato preferibile ascoltarla e, invece dell’allontanamento, attivare un progetto di sostegno e di aiuto. Invece sono dovuti passare altri due anni. Ricordiamo che quando la bambina è stata allontanata frequentava con successo la scuola e non aveva nessuna patologia psichiatrica. Ora, dopo due anni di mancato ascolto della sua volontà e di allontanamento coatto dai suoi affetti, ha passato l’esame di terza media per il “rotto della cuffia”, ha dovuto interrompere il primo anno di Liceo per le “difficoltà incontrate nel tipo di studi”, ed è addirittura costretta ad assumere psicofarmaci. Adesso ai genitori spetterà un duro compito di recupero, ma non saranno soli. La ragazza e la famiglia, oltre che dal servizio sociale, saranno seguiti anche dal SISMIF –Servizio per l’integrazione ed il sostegno dei minori in famiglia– al fine di permetterle di superare con successo l’istituto turistico triennale in cui ha deciso di iscriversi, e di riacquistare la serenità e tranquillità che solo una famiglia le potrà dare. Come comitato continueremo a monitorare la famiglia e siamo fiduciosi che non verranno commessi altri errori. Finalmente la vicenda si sta risolvendo bene e diamo atto al tribunale di aver finalmente recepito la Convenzione di New York che, essendo stata ratificata dall’Italia, è a pieno titolo una legge dello Stato. Non possiamo però non criticare il comportamento del tutore in primis, che invece di ascoltare la minore sotto la sua tutela, ha, a nostro avviso, preferito adeguarsi a certe teorie psichiatriche che non riconoscono pienamente la volontà dei minori. Secondo tali balzane teorie che noi come Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani combattiamo da anni, tale volontà sarebbe il frutto del condizionamento ambientale e come tale non andrebbe accettata. Sarebbero teorie ridicole se non fosse per le tragiche conseguenze di tali idee che purtroppo trovano credito in certi ambienti e tra certi sedicenti professionisti. Critichiamo altresì gli psichiatri che hanno avuto e hanno in cura la bambina. Crediamo che invece di “sedare” il disagio di questa ragazza non ascoltata e sballottata qua e là da una comunità all’altra, avrebbero dovuto farsi interpreti presso il giudice del suo grido di dolore. La bambina potrà ora avere un futuro sereno perché la sua volontà è stata finalmente accolta: non ci sarà più bisogno –ne siamo certi– di ricorrere a potenti psicofarmaci neurolettici.

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Diritti Umani: se ne parla al Senato.

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Diritti Umani: se ne parla al Senato. INPEF invita alte Istituzioni di settore By Redazione Il Parlamentare on 30 maggio 2015 Diritti Umani a tutela dell’Infanzia e della Famiglia. INPEF convoca nel Senato le Alte Istituzioni e incita alla collaborazione. Si parla anche di Comunicazione Etica e di Cibo Sano con la Fondazione “Paolo di Tarso”. Ad Ottobre i primi progetti di cooperazione. A cura di Viviana Normando – Direttore Gruppo ComunicareITALIA/ “Grazie per quanto mi avete dato”: con queste parole pronunciate dal Presidente del Senato della Repubblica Italiana Pietro Grasso si è concluso l’importante Seminario sui “Diritti Umani e Diritti dei Bambini. Sensibilità, coscienze e strumenti”, dove è intervenuto a relazionare il Gruppo ComunicareITALIA della Fondazione “Paolo di Tarso” sul tema “Diritto all’informazione e alla verità con le nuove tecnologie” e sui “Diritti Umani di accesso al Cibo Sano”. Temi che nel 2016, anni del Giubileo della Misericordia, in linea con i contenuti che INPEF ha sviluppato in modo eccellente, daranno vita ad una BIENNALE che della tutela dei Diritti Umani ne farà il cuore della propria mission. DIRITTI UMANI: DAL SENATO DELLA REPUBBLICA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI Il corso è consistito in due giornate di studio di altissimo profilo umano, formativo, istituzionale, tenutosi, in una prima fase, presso il Senato della Repubblica Italiana il 26 e 27 maggio 2015 e che si concluderà il prossimo 9 ottobre presso la Camera dei Deputati, con la proposta o la presentazione di progetti concreti a favore dei Diritti Umani da parte dei corsisti. Il simposio, che ha visto la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani colma di uditori e partecipanti, è stato promosso dall’INPEF – Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare e dall’ANPEF – Associazione Nazionale di Pedagogisti Familiari, ed ha affrontato linee progettuali non comuni: da un lato vi è stata l’eccezionalità dell’evento nel cuore delle Istituzioni dello Stato Italiano, dall’altro si vuole a tutt’oggi produrre un esito qual è quello della presentazione di progetti comuni per il tramite proprio dei destinatari. “E tra i consegnatari, tra i rappresentanti di diversi ambienti di lavoro, amministratori locali, agenzie educative – ha detto la Prof.ssa Vincenza Palmieri Presidente di  INPEF – sono stati in prima linea, in particolare, insegnanti, educatori, amministratori locali, funzionari pubblici, volontari, operatori del diritto, operatori dell’informazione, esperti delle professioni d’aiuto. Tra i relatori e docenti per formare un pool di testimonial di Diritti Umani vi sono stati negli svariati ambiti: esperti in Diritti Umani, rappresentanti di Istituzioni nazionali, internazionali, di associazioni, della società civile, giuristi, esperti di scienze dell’educazione”. DIRITTI UMANI: GIUSTIZIA E SICUREZZA, LIBERTA’ E CULTURA, ISTRUZIONE E DEMOCRAZIA, SALUTE E BENESSERE “La prima sessione – ha specificato la Prof.ssa Stefania Petrera Giudice Onorario presso la Corte di Appello di Roma Responsabile Relazioni Istituzionali INPEF tracciando un primo resoconto del seminario – è stata ‘Giustizia, Sicurezza e Diritti umani’: giustizia come sistema organizzato di garanzie, rapporto equilibrato con le istituzioni giudiziarie in caso di conflittualità di natura varia. La seconda è stata ‘Libertà, Cultura e Diritti Umani’: libertà come espressione, libertà di movimenti, di partecipazione e cultura come accesso libero a servizi locali specifici nonché alle informazioni, come premiazione di talenti. La terza, nella seconda giornata, è stata ‘Istruzione, Democrazia e Diritti Umani’ come diritto all’istruzione, all’informazione per tutta la vita, all’accessibilità delle informazioni. La quarta è stata ‘Salute, Benessere e Diritti umani’ come diritto alla salute, allo sport, allo svago. Il 9 ottobre 2015 nella Camera dei Deputati vi sarà il monitoraggio delle iniziative di educazione e promozione dei Diritti Umani realizzate o individuate nei diversi contesti territoriali: progetti educativi, iniziative di formazione, pubblicazioni a tema, manifestazioni artistiche, eventi culturali, altro”. Sarà allora che i corsisti acquisiranno l’attestato INPEF di educatore in Diritti Umani, ove Avvocati e Giornalisti Pubblicisti e Professionisti accederanno rispettivamente ai crediti formativi dei rispettivi Ordini di appartenenza. Un progetto richiede – ha detto la Prof.ssa Stefania Petrera – ideazione, creatività, concretezza, risorse umane ed economiche, capacità di analisi, programmazione, anticipazione del futuro, organizzazione, assunzione di decisioni, gestione dell’imprevisto (in pedagogia l’obiettivo fa riformulato), gestione di processi. Cosa si fa: va scelta una tematica, analisi del contesto di intervento, identificazione dei destinatari, definizione della tipologia di attività, individuazione della finalità. Poi occorre la costituzione della rete delle risorse necessarie, la definizione degli obiettivi da perseguire e così via. Il tutto da riassumersi in una breve formula: ‘SMART’ ovvero ‘simple’ (gli obiettivi formulati chiari); ‘measurable’ se si sono raggiunti i risultati; ‘achievable’ la verifica se ci sono altre esperienze in tal senso, ‘realistic’ se sono compatibili con le risorse umane materiali economiche disponibili e ‘time scale’ disamina del tempo necessario”. Ricordiamo che il Seminario è stato patrocinato tra le altre Istituzioni dal Senato della Repubblica, dal Ministero degli Affari Esteri, dell’UNAR (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), dall’Ambasciata dello Stato Plurinazionale della Bolivia. LA PRIMA GIORNATA DEL SEMINARIO “L’esperienza dei Diritti Umani – ha detto la Prof. Vincenza Palmieri – deve costituire un modello e non è da demandare ad esperienze sporadiche ma occorre formare gli educatori, formulare progetti appositi in una rete istituzionale, quindi sostenere e incentivare a presentare leggi adeguate per l’attuazione dei provvedimenti. Una giornata intensa che ha visto anche la Fondazione “Paolo di Tarso” formatrice del pool di testimonial sui Diritti Umani, per il tramite della Dott.ssa Viviana Normando Direttore Responsabile del Gruppo ComunicareITALIA.it, che ha l’obiettivo di promuovere in rete comunicazione etica. “L’Italia – e’ stato detto dagli illustri relatori (si veda www.ilvaticanese.it; www.pedagogiafamiliare.it) – subisce molte contravvenzioni dall’Europa, per questioni relative alla tortura, all’ambiente, in particolare nell’area della famiglia, sanzioni proprio al nostro Paese che ha una serie infinite di leggi sulla famiglia e siamo una Nazione che tiene molto alla famiglia ed alle sue tradizioni”. “Qui presente – ha ricordato la Prof.ssa Palmieri – c’e’ l’Associazione che si occupa dei nonni che non possono vedere i nipoti nel caso di separazioni – Associazione Nonne Nonni penalizzati dalle separazioni onlus – e ricordiamo che vi sono 40.000 minori affidati a soluzioni alternative alle famiglie in Italia, con somministrazione di psicofarmaci. I bambini, infatti, nelle case famiglia devono dormire, non possono rimanere svegli così come nei reparti di psichiatria peraltro per adulti. Incredibile. Ma questo il Gruppo ComunicareITALIA.it accanto ad INPEF lo aveva già denunciato. “Ci sono – ha proseguito Vincenza Palmieri – anche tuttavia strutture meravigliose, educatori competenti che accolgono bambini per davvero in difficoltà poichè dobbiamo sapere che c’è il Bello. Noi monitoriamo, cerchiamo di capire, è un dovere oltre che un Diritto Umano. Bisogna garantire certezze per quelle fasce più deboli che non possono stare qui a parlare, anche se noi facciamo di tutto per stare insieme ai bambini dell’Ecuador, a dei talenti meravigliosi a cui noi dobbiamo dare spazio, dignità e forza. Ma sporchiamoci le mani e portiamo giustizia, sanità, diritto e diritti e avremo realizzato quella che è la grande bellezza”. Detto e assicurato da una donna, la Prof.ssa Palmieri, Docente presso l’Università degli Studi della Basilicata, psicologa e pedagogista, che ogni giorno con il suo staff pensa a salvare anche un solo minore lavorando ininterrottamente. L’intervento del Presidente del Senato della Repubblica Pietro Grasso LA COMMISSIONE INFANZIA E ADOLESCENZA Interviene la Senatrice Rosetta Enza Blundo della Commissione in Senato di Infanzia e Adolescenza: “E’ questo un incontro seminario, da noi fortemente voluto, che vuole attenzionare sui diritti dell’uomo e dell’infanzia, è importante che noi ce ne facciamo carico e che ciascuno possa salvaguardare i diritti umani. Nel nostro Paese vi è questa realta’: quando vengono messi in pericolo i diritti umani allora è il momento in cui vengono affermati con maggiore forza e vediamo invece il rischio che non vengano riconosciuti. Una situazione particolare che crea una condizione di pericolo. ‘I boschi continuano ad essere distrutti nonostante le suppliche’ come esprimeva una ragazza, Arianna Pagano, nel video presentato nel Seminario e vincitore dell’XI Concorso Scolastico Nazionale di Serra International Italia. La Compagnia “I Diversi Talenti” Il problema è una sordità istituzionale, dove tutti dobbiamo essere più consapevoli e disponibili. Cito anche le autorità locali che si trovano tra il dovere fare e non potere fare. Le persone fragili stanno aumentando, sta crescendo il numero di coloro che sono in difficoltà, il lavoro è a rischio. La nostra è una Repubblica fondata sul diritto al lavoro e questo seminario non si chiude cosi poichè prevede un momento di ritorno con i progetti messi in piedi nella nostra rete e ciò che conta è che ci stiamo muovendo con Associazioni come INPEF e ANPEF e il loro contesto, cui fare riferimento ovvero alla positività di persone che lavorano con competenza. Ringraziamo l’Associazione dei nonni la cui presidente nonostante la tarda età, Maria Bisegna, sta combattendo ed è importante l’alimentazione adeguata, l’identificazione del Cibo Sano – per cui si adopera la Fondazione “Paolo di Tarso” – per prevenire le Malattie non Trasmissibili. Ci riferiamo al lavoro come dignità e sostentamento: le persone devono lavorare e avere la possibilità di vivere, deve esserci il diritto a vivere nel proprio paese, come una scuola libera che viva del diritto allo studio. I presupposti per un’ottima riuscita del seminario intanto ci sono tutti, è ben valido e ben strutturato ed ha il compito delicato e arduo di formare sentinelle di diritti umani. Siamo uomini e donne che vogliamo impegnarci nei diritti della persona e dei minori che non hanno voce”. I DIVERSI TALENTI E IL DIRITTO ALLA FELICITA’ A questo punto si esibiscono con una rappresentazione teatrale da lasciare senza parole i ragazzi di Messina, la compagnia de “I diversi talenti”, per chiederci: ‘chi sono gli angeli?’. E tra questi non solo i ragazzi autistici o diversamente abili che si esibiscono e che devono integrarsi ed esprimersi a pieno ma anche ad esempio vengono citati, proprio tra quegli angeli, magistrati uccisi dalla mafia come i giudici Falcone e Borsellino. Diritti Umani – Sala Zuccari del Senato: I Diversi Talenti La Sala Zuccari diviene un palcoscenico dei diritti umani con attori che sembrano interpretare film da oscar e che invece sono solo ragazzi bravissimi che cercano, bene, di superare la loro diversità con le proprie capacità e valide guide, intraprendendo la strada del ‘teatro dell’anima’. Un percorso che emoziona, che li fa emozionare, che li incentiva alla volontà, al metodo, al manifestare con costanza le proprie capacità. Come hanno fatto in Senato dove nelle due giornate si sono esibiti ben cinque volte. Diritti che hanno profondamente colpito anche il Presidente del Senato Pietro Grasso che si è rivolto ai ragazzi con parole affettuose. I ‘Diversi Talenti’ si sono esibiti a Roma per la prima volta nell’ambito dell’edizione 2015 del Premio Internazionale Medaglia d’oro Maison des Artistes. IL COMITATO INTERMINISTERIALE PER I DIRITTI UMANI Poi interviene la Prof.ssa Cristiana Carletti Esperta del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani – MAECI. “Il Comitato – dice la Prof.ssa Carletti anche Docente presso l’Università di Roma Tre – deve parlare con tutti, non solo con l’Italia ed ha una lunga tradizione per far fronte alle richieste internazionali che chiedono all’Italia cosa si fa dei Diritti Umani, con tantissimi rappresentanti di tutte le due strutture ministeriali e non. Il Comitato è stato aggiornato nel 2013, abbiamo Ministeri, Amministrazioni ed Enti. Ecco alcune attività: il nostro Comitato effettua un sistematico esame delle misure legislative e amministrative ed è un lavoro molto faticoso, con una serie di processi che noi monitoriamo su cui diciamo come optare, migliorare, siamo sentinelle, promuoviamo le necessità che ci vengono manifestate e così da rispondere in maniera precisa con il percorso che riguarda l’apparato amministrativo. In merito al tema dell’infanzia il nostro Paese è considerato un pioniere, un modello e in altre tematiche si notano delle difficoltà, in un lavoro che continua in una legislazione che è perfettibile. Sollecitiamo la buona volontà di lavorare sui settori più deboli come espressione della buona volontà del Paese e questo intanto viene apprezzato in Europa. Maria Vincenza Palmieri – Presidente INPEF – Pietro Grasso Presidente del Senato della Repubblica Il Comitato deve compilare rapporti periodici ma il lavoro è sequenziale e anche quotidiano, operando con imput delle associazioni. Dobbiamo partire dal basso, dal livello locale. Tutta l’attività viene presentata al Parlamento una volta l’anno, partecipiamo in iniziative nazionali e internazionali, elemento importante che viene stimato nel sistema internazionale nel contatto con la società civile. I nostri interlocutori ad esempio sono le Nazioni Unite e il Consiglio in Europa, ove il Comitato dialoga con organismi di controllo, con un altro compito di produrre una relazione quadriennale sul sistema del nostro Paese a 360 gradi e poi con un focus specifico sui diritti d’infanzia e all’adolescenza. Attuare un’azione di monitoraggio ma anche propositivo nel sistema Unesco ove tutte le informazioni che abbiamo dato sono piaciute moltissimo è già soddisfacente per l’Italia. Vi sono tantissime convenzioni, ad esempio, sui diritti civili, politici, di tortura, sull’infanzia e sui diritti con disabilità. Portare avanti meccanismi di comunicazione significa dare possibilità a gruppi di individui che hanno segnalato la propria realtà e per cui la comunicazione avvisa poi la comunità internazionale. Nel rapporto con l’Europa c’è un dialogo interattivo con risposta immediata”. INVERTIRE LA LOGICA: SI INTERVIENE SUI DIRITTI UMANI QUANDO GIA’ SONO VIOLATI L’Avvocato Francesco Moncavallo, già Giudice, che sappiamo avere riportato a casa molti minori insieme alla Prof.ssa Palmieri, è intervenuto sulla necessità di un cambiamento di rotta poichè, come ha sottolineato anche la Senatrice Blundo, è rimasto in Italia un passaggio importante come tratto comune tra passato, presente e futuro,  cioè la immagine che i diritti umani debbano essere tutelati quando ne riconosciamo la crisi e necessitano di quelle situazioni giuridiche per cui i diritti della persona quando vengono violati devono essere reintegrati e risarciti. Si tende a parlare dei diritti umani quindi per trattare direttamente la violazione dei diritti umani quando invece si deve parlare di Diritti Umani già a partire dalla consapevolezza della centralità della persona”. OCCORRE UN CAMBIAMENTO ANTROPOLOGICO CULTURALE Interviene l’Avv. Donatella Cere’ del Consiglio Nazionale Forense e sottolinea: “Manca un approccio culturale. Ci siamo trovati di fronte a mafia Capitale, al lucro sui diritti umani sui minori, sui rom, su talune case famiglia, al fenomeno delle baby squillo, alle violenze domestiche, al femminicidio, difendiamo gli ultimi ove il Consiglio Nazionale Forense ha sentito la necessità di invitarli per mostrare loro un nuovo approccio culturale. Mi hanno colpito i video mostrati, la maturità dei piccoli autori, mi ha impressionato il loro disagio ma anche il loro ottimismo, libertà, sogni, speranze. Serve un cambiamento antropologico culturale in un messaggio di speranza e di fiducia. Solo chi non prova a creare il futuro che vuole, dovrà accontentarsi del futuro che gli capita. IL DIRITTO ALLA FELICITA’ In Italia vi sono – ha detto la Prof.ssa Palmieri – due milioni di persone precarie e un milione di bambini poveri. In Venezuela vi è una cultura diversa, dove i diritti umani sono intesi come diritto naturale che deriva dalla propria natura fino alla convivenza sociale. Vi è il diritto alla felicità ad esempio. CONTRO IL TRAFFICO DEI MINORI Il Consigliere dell’ambasciata della Bolivia intervenuto per Antolin Ayaviri Gomez Ambasciatore Straordinario e Pluripotenziario dello Stato Plurinazionale in Italia, ha sottolineato tra le tante battaglie l’impegno nel dare diritto allo studio agli indigeni come anche l’impegno nel combattere il traffico dei minori”. NO AL CYBERBULLISMO Il prof. Pietro Faletta esperto Unar e’ intervenuto su come nel web vi sia un incontro e scontro tra diritti. Ad esempio non ci sono norme atte a far fronte del cyberbullismo ne’ in Italia ne’ a livello europeo, problema che andrebbe superato”. 15.000 BAMBINI SCOMPARSI IN ITALIA Ha ricordato la Prof.ssa Palmieri che il 25 maggio 2015 è stata la giornata internazionale dei bambini scomparsi. Vi è la necessità di avere informazioni corrette e spesso queste non sono comunicate ove avere la contezza numerica di ciò che accade è invece un diritto. Negli ultimi quindici anni vi sono stati 15.000 bambini scomparsi in Italia, inclusi bambini che vengono portati all’estero da uno dei due genitori. Il bambino così cambia nazionalità, lingua, cultura, sistemi mentali e ciò può produrre, davanti al cambiamento drammatico, questioni patologiche. Noi ascoltiamo bambini italiani, boliviani, ecuadoriani, ma ci sono tantissimi bambini che non possiamo ascoltare. In Venezuela per la prima volta viene considerato il diritto alla felicità perchè noi dobbiamo pretendere di essere felici e grazie alla D.ssa Belkis Spinale Primo Segretario dell’Ambasciata in Italia della Repubblica Boliviana del Venezuela ci ricorderemo di questo insegnamento. Educhiamo poi i nostri ragazzi al Diritto al rispetto, pretendendolo come il diritto alla felicità. LA CREATIVITA’: CENTRALITA’ DELLA PERSONA Il dott. Antonio Turco Responsabile Area Pedagogica del Carcere di Rebibbia ha raccontato come la prima esperienza di teatro in una casa di reclusione sia stata nel 1959 a Tivoli e come dal 1982 sia nata la compagnia teatrale a Rebibbia, la più antica. Nel 1984 per la prima volta i detenuti sono usciti dal carcere e si è deciso, dal teatro classico, di mettere in scena, invece, gli episodi degli stessi carceri, favorendo così la centralità del detenuto attraverso il teatro”. Il dott. Luigi Oppido segretario dell’Associazione Maison des Artistes ha ribadito come l’arte e la bellezza siano un necessario nutrimento dell’anima affinchè la creativita’ salvi l’uomo e il mondo. FONDAZIONE “PAOLO DI TARSO” IN PROGETTI CON INPEF, RELATORI E DESTINATARI Apprezzata la visione del lavoro in rete della Fondazione “Paolo di Tarso”con una premessa fondamentale fatta dalla Dott.ssa Viviana Normando Direttore Responsabile del Gruppo ComunicareITALIA.it, a proposito di come l’informazione debba attenersi alla verità e al rispetto della dignità della persona. Fondazione Culturale “Paolo di Tarso” – intervento della Dott.ssa Viviana Normando – Etica nella Comunicazione Una dimensione, quella etica, utile alla nostra società dell’informazione che attraverso notizie corrette può indurre a scelte più consapevoli. Fatto riconosciuto anche dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio e del Molise che stanno concedendo i crediti formativi per la giornata conclusiva del 9 ottobre 2015 del seminario proprio anche per la stima verso il lavoro del Gruppo ComunicareITALIA.it, www.gruppocomunicareitalia.it, per il suo attingere sempre dal Codice Deontologico dei Giornalisti nonché dall’attinenza alla Carta di Treviso, ad esempio, e dalla serietà di attività come la BIENNALE della Dieta Mediterranea per i Diritti Umani all’accesso al Cibo Sano da parte della Fondazione “Paolo di Tarso”, con particolare riferimento ai messaggi ed iniziative prodotte per la famiglia e per i bambini e al lavoro di tutela dei minori svolta da INPEF. Tra le Istituzioni che fanno squadra per il bene comune e che coopereranno insieme saranno certamente Fondazione “Paolo di Tarso” e INPEF, in una reciprocità istituzionale, in una interazione attiva in progetti tra relatori e destinatari del Seminario. CONDIVISIONE DEI PROGETTI Al via, dunque, in ambiente etico ed altamente istituzionale, la condivisione per la promozione dei temi sui Diritti Umani con i partecipanti al Seminario da parte del Gruppo ComunicareITALIA.it, guidato dal Direttore editoriale dott. Fabio Gallo, che potrà pubblicare le attività ed i progetti a partire proprio dalla BIENNALE della Dieta Mediterranea 2016 che pone tutta la sua attenzione ai Diritti Umani all’accesso al Cibo Sano perché bambini e famiglie siano garantiti in termini di sicurezza alimentare. Temi verso i quali un modello di comunicazione etica come quello sviluppato dalle Testate Giornalistiche del Gruppo ComunicareITALIA, trova la sua giustificazione. LA SECONDA GIORNATA DEL SEMINARIO ECCO I DATI: I BAMBINI TORNANO A CASA Un resoconto concreto di cosa INPEF ha fatto negli ultimi tempi è stato raccontato dai protagonisti per il tramite del ‘Capitano’ come è stata definita la Prof.ssa Vincenza Palmieri. “E’ stato formato presso INPEF – ha detto la Prof.ssa Palmieri – un gruppo di lavoro che io presiedo come psicologa e pedagogista e di cui fanno parte l’Avv. Moncavallo e l’Avv. Miraglia. In questi giorni abbiamo fatto felici nonni di Ancona, dell’Ecuador, di Genova ove in Procura, ancora una volta, è stata confermata la collocazione di minorenni presso questi nonni che prima non potevano vedere i minori. Poi il superamento di un caso: genitori minorenni che si conoscono in casa famiglia, hanno un figlio e tutti e tre oggi vivono con i genitori ovvero i nonni. Un grande successo. Ancora a Torino un altro ragazzo adolescente è stato portato a casa in poco tempo ed è seguito da un progetto INPEF, ha avuto una borsa di studio sulla metodologia di studio oltre che sull’attenzione a come recuperare il legame con genitori. Bisogna creare le condizioni perchè questi ragazzi restino a casa ma anche organizzare loro corsi di formazione. In cambio del corso di formazione il ragazzo, come grafico, farà il logo del progetto integrato INPEF-Ecuador e che appena ultimato egli stesso consegnerà all’Ambasciatore dell’Ecuador. A Genova, poi, un altro ragazzo è tornato in affido alla sua mamma. Con l’Ecuador c’è un lavoro integrato a tutti gli effetti poichè può occorrere, in casi più forti, che in questura debba intervenire il Console del Paese di provenienza del ragazzo oppure che l’Ambasciatore possa scrivere lettere per invitare le Istituzioni ad adoperarsi tempestivamente. Quello dell’Ecuador è un progetto integrato modello da trasferire nelle istituzioni, è un modo scientifico di lavoro. Un altro caso a Salerno dove un ragazzo era veramente in una condizione di non accesso da parte della famiglia ed anche qui la vicenda è in via di definizione e si avvierà verso la famiglia. Molti altri casi sono in sviluppo e stanno per andare in porto. PROSEGUE IL PROGETTO INTEGRATO ECUADOR-INPEF L’Ambasciatore dell’Ecuador Juan Fernando Holguin Flores dice: ‘Noi non ci fermeremo finche’ anche un solo bambino non tornerà a casa’. “Ogni bambino – continua la Prof.ssa Palmieri – quando non c’e’ il rischio deve tornare nel suo ambiente naturale. Qualcuno può pensare che dalla brutta strada non si possa uscire e noi abbiamo imparato che non è cosi e che non possiamo fermarci mai. Un buon motto per far cambiare il vento e’: ‘Non bisogna fermarsi mai e non si può essere da soli’. LO STAFF INPEF: UN ISTITUTO DI DIRITTI UMANITARI Ecco perche’ si devono avere buoni compagni di viaggio”. Parla quindi l’Avv. Francesco Moncavallo sulle vittorie del capitano Vincenza Palmieri, poi vi e’ un fuoriclasse e poi c’e’ la squadra perche’ il risultato del progetto sta negli esiti, c’e’ qui un Governo di un Paese qual e’ quello dell’Ecuador, che ha detto si e con cui non si e’ da soli. Parlare di Diritti Umani ha poco significato se non si dà strumento a chi deve esercitarlo per ottenerlo. Questi risultati devono essere dei punti di partenza, ci sono situazioni particolari, ancora una volta a Genova, dove minori sono sottoposti ad un procedimento minorile che dura da 15 anni e dove torneremo a giugno ma andremo anche a Roma e a luglio, nella Corte di Appello di Roma, diremo che un ragazzo di 8 anni e’ in comunita’ da tre anni perche’ qualcuno ha fatto su di lui trattamenti su cui la madre non era d’accordo. L’Avv. Francesco Miraglia sottolinea come questo progetto deve essere un modello per tantissimi bambini ancora collocati nelle case famiglia ma i progetti cosi ben vengano perchè è in questo modo ad esempio che l’Ecuador si mette al fianco dei cittadini. DIRITTO ALL’EUROPA E DIRITTO A VEDERE Si è parlato anche di come vengano presentati progetti formativi sul tema ‘quale Europa?’ da parte della Dott.ssa Maria Loredana La Civita dell’Universita’ di Roma Tre e di Athenaeum NAE. Stefania Leone Presidente dell’Associazione Disabili Visivi onlus ha parlato del Diritto alla lettura da parte di chi non vede. Occorre formare educatori che aiutino i non vedenti ad utilizzare strumenti innovativi che consentano a tutti la lettura, l’autonomia e la liberta’. IL DIRITTO ALLO SPORT: BENESSERE FISICO E FONTE DI RINNOVAMENTO INTERIORE “I valori dello sport sono fondamenti – dice l’Ambasciatore Alberto Schepisi Presidente Comitato Nazionale Sport contro Droga del CONI – a cominciare da un tifo positivo, uno dei nostri progetti in corso che condividiamo con INPEF, con cui abbiamo in comune l’occuparci di bambini e ragazzi. Promuoviamo uno sport che permette di ripetere il tempo e di dare altre opportunità di crescita, di sano antagonismo, di lealtà, con l’educazione alle regole della legalità. Lo Sport è il più efficace antidoto ad esempio contro i disturbi alimentari, dove l’esercizio è fonte di salute e benessere psicofisico, è prevenzione e va sempre di pari passo con una corretta alimentazione. Lo Sport è fonte di rinnovamento interiore, è patrimonio di ogni uomo e di ogni donna e la sua assenza non potrà mai essere compensata. La Prof.ssa Vincenza Palmieri, presidente INPEF ma anche membro del Comitato Nazionale Sport contro la droga – ricordiamo una delle battaglie più ardue dell’Inpef che è ‘Vivere senza psicofarmaci’ di cui testimonial è il Prof. Daniele Masala Campione Olimpico Docente Universitario di Cassino relatore nel Seminario – ha sempre sostenuto la positività della pratica dello sport anche nella vita, nelle scuole, per il recupero della persona, nelle case famiglia. I RAGAZZI DEVONO TORNARE IN FAMIGLIA La giornata si è conclusa con la benedizione di Padre Rovo Parroco della Casa Famiglia “Capitano Ultimo”. Padre Rovo ha ribadito come nel seguire ogni ragazzo della Casa Famiglia che gli è stata assegnata renderà conto a Dio per ogni vita che cresce in quel contesto. Le case famiglie – ha detto Padre Rovo – sono necessarie per superare alcuni problemi in taluni momenti per il ragazzo ma nel loro persistere sono un crimine contro l’umanità. I bambini devono tornare a casa, ove possibile, nelle loro famiglie e non possono essere sottratti alla loro ‘casa’ spesso anche per motivi futili. Cerchiamo di chiedere insieme una benedizione al Padre Eterno ricordando che la sua non è mai l’ultima benedizione è sempre la penultima”. OGNUNO DI NOI PUO’ ESSERE UNA SCINTILLA La prof.ssa Vincenza Palmieri, dopo la visita del Presidente del Senato e dopo avere ringraziato tutti – ha concluso il Seminario invitando i corsisti a prendere contatto tra loro, a presentare progetti sui Diritti dell’Uomo, sottolineando come nell’azione sia necessario essere spirituali, come sia indispensabile toglierci quella maschera, come hanno recitato ‘i Diversi Talenti’ e come ogni ragazzo debba essere una scintilla perché ognuno di noi può essere una scintilla, infiammare chi ci è vicino, permeare, resistere agli attacchi proprio perché quella scintilla ci rende esseri spirituali e più operativi insieme.

: http://www.ilparlamentare.it/2015/05/diritti-umani-se-ne-parla-al-senato-inpef-invita-alte-istituzioni-di-settore/

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La Corte d’Appello di Ancona affida due minori ai nonni materni.

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L’avvocato Miraglia e la Prof.ssa Palmieri : “Riconosciuto l’ambiente familiare come più consono rispetto a un affidamento esterno”

ANCONA. Quando la famiglia fa “gioco di squadra” e resta unita e disponibile, il Tribunale può riconoscere che l’ambiente familiare sia più consono ad accogliere i minori, nel momento in cui si renda necessario allontanarli dai genitori.  È il caso su cui recentemente si è espressa la Corte di Appello di Ancona, che ha accolto il ricorso presentato dai loro nonni materni e da due zie, per evitare che due ragazzine rispettivamente di 10 e 13 anni venissero collocate in una comunità d’accoglienza o presso una famiglia affidataria.

«Con questa sentenza è stata riconosciuta l’importanza di non allontanare i minori dal loro ambiente familiare» dichiara l’avvocato Miraglia del Foro di Moderna, che da anni si batte contro la difficoltà delle istituzioni a far rientrare i bambini nei nuclei familiari originari, finendo così con il prolungare oltre misura la loro permanenza presso coppie affidatarie.«L’inserimento in famiglia va comunque accompagnato dai Servizi sociali in un adeguato percorso educativo dei minori e dei loro parenti» prosegue il legale, «oltre che di un sostegno psicologico o pedagogico familiare, ma almeno le due bambine potranno continuare a vedere volti familiari e affettuosi, nell’ottica di tornare ad avere un giorno un rapporto più solido e sano con la madre e con il padre».

Le due ragazzine sono state allontanate dai genitori, per i loro problemi di tossicodipendenza e di fragilità psicologica, e affidate ai Servizi sociali di Pesaro. Dal 2011, anno in cui la situazione problematica è emersa, si arriva al 2013, quando il Tribunale per i Minorenni delle Marche decide che debbano essere collocate in via provvisoria presso una casa famiglia.

Provvedimento cui si oppongono i nonni materni, una zia materna e una zia paterna, che ne richiedono l’affidamento. Il padre si trova all’estero, la madre ha un nuovo compagno, ma nonostante il rapporto conflittuale con le due figlie, segue da tempo un percorso per poter riequilibrare se stessa e la sua vita, in vista di un possibile recupero del legame con le due figliolette. Per questo i nonni materni hanno chiesto l’affidamento delle nipotine, che è stato loro finalmente concesso dalla Corte di Appello anconetana, congiuntamente alle due zie, presso cui le bambine potranno trascorrere serate e fine settimana. La madre dovrà seguire un percorso di psicologia individuale, i nonni materni avranno un sostegno alla genitorialità vicariante e le due ragazzine saranno aiutate da un servizio di educativa domiciliare. Un programma di interventi coordinati dai Servizi sociali, finalizzato al mantenimento delle relazioni familiari.

« In Italia » sostiene la Prof.ssa Vincenza Palmieri  Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare di Roma nonché Consulente di Parte dei nonni e delle zie  nel presente procedimento « c’è un sistema molto ricco di consulenze e perizie, la cui finalità dovrebbe essere quella di supportare il Giudice nella ricerca della migliore soluzione possibile per i Minori.

Spesso, però, tale sistema si occupa primariamente di sostenere se stesso (attraverso l’invio dei Minori in casa Famiglia, o presso Centri per la psicodiagnosi o psicoterapia,  privati e pubblici ) e l’interesse del Minore ne risulta, così, subordinato o comunque funzionale al mantenimento dello stesso sistema.  Una storia, quella di Ancona, semplice e normale – continua la Prof.ssa Palmieri –  due nonni che dovranno prendersi cura delle proprie nipotine. Ma ciò che appare assolutamente normale è invece straordinario e deve rappresentale il modello  da replicare ovunque ci sia un bambino che non può essere impropriamente allontanato dai luoghi degli affetti. Un invito, per quanti lavorano in ambito peritale ad impegnarsi strenuamente a difendere i bambini, anche da consulenze invasive, lunghe, ingiuste».

«Un’alternativa all’allontanamento prolungato dalla famiglia è possibile» conclude l’avvocato Miraglia, «contrariamente all’atteggiamento assunto da numerosi Tribunali e Servizi sociali, che troppo spesso privilegiano la separazione dal nucleo originario, anziché favorirne il reinserimento dei minori in quella che è e rimane la loro famiglia, con la grande importanza e supporto affettivo che questa può avere a supporto di una loro crescita serena».

 

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Papà portami via da qui!

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Papà portami via di quiDomenica 21 giugno 2015, alle ore 18.30, presso la Libreria Fandango, in Via dei Prefetti 22, si tiene la presentazione del libro “Papà portami via da qui!”. Il volume edito da Armando Editore nel 2015 è scritto dalla Prof.ssa Vincenza Palmieri Presidente di I.N.P.E.F. Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare e dall’Avvocato Francesco Miraglia ed è dedicato ad Anna Giulia di sette anni, cittadina italiana.

Introduce Stefania Petrera Giudice Onorario e Responsabile delle Relazioni Istituzionali dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, partecipano gli autori con i contributi di Francesco Moncavallo e Vittorio Bonanni. L’attore Rodolfo Baldini legge “Papà portami via da qui!”. Previsti interventi programmati degli Ospiti in Sala.

Sembra incredibile ma il libro tratta di una storia per davvero accaduta ad una bambina di sette anni “che pur avendo genitori che la amano e la vogliono con loro e che non hanno fatto niente di male né a lei né ad altri sia diventata un’orfana consegnata per ‘legge’ ad altri genitori” (Francesco Miraglia).

Il libro

E’ il racconto tremendamente vero di Anna Giulia che, per un errore giudiziario, è stata tolta ai genitori Massimiliano Camparini e Gilda Fontana ed è stata affidata dopo diverse peripezie giudiziarie, visite protette e quanto altro possa essere avocato in questi casi, ad un’altra famiglia. I genitori hanno fatto di tutto per poterla riportare con sé a casa senza riuscirvi, finendo persino in carcere per sette mesi nel tentativo di portare con sè la loro bimba (ufficialmente era rapimento) ed ora sono in attesa che la bambina di circa nove anni compia diciotto anni e scelga in libertà la sua strada ed i suoi genitori con cui ha sempre voluto restare.

Quanto è importante una comunicazione etica

Non ha aiutato neanche nelle diverse vicissitudini una esposizione mediatica eccessiva del caso e dei suoi passaggi, a testimonianza di quanto sia importante l’opportunità, la chiarezza, la fondatezza e la verità dei media a tutela dei minori e dei loro diritti umani innanzi al diritto della cronaca.

Ci sono casi come questi, fatti di burocrazia dove non si riesce a ritrattare in alcun modo gli errori iniziali e dove gli enti preposti si rimbalzano le competenze, in cui anche lo Stato si dovrebbe mettere da parte innanzi alla Famiglia.

Al di là di fatti specifici la Famiglia va sempre aiutata, in qualsiasi condizione, prima di prendere decisioni che nel tempo si rivelano senza ritorno. E vanno coadiuvate anche in caso di povertà. D’altronde, come sottolinea Vincenza Palmieri che con l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare ne conduce di battaglie per i minori insieme ad uno staff eccellente di professionisti, Gesù Bambino non è nato in una grotta e non aveva un solo panno addosso o un giaciglio di paglia anziché una culla? Questa era forse una soluzione abitativa appropriata? “Un bue ed un asino in camera da letto vicino al neonato. Di Giuseppe il Falegname dicono che abbia sposato sua madre Maria ma che non sia lui il vero padre. Quale sarebbe oggi il destino di Gesù Bambino?” (Vincenza Palmieri).

Un racconto scorrevole, vivo, autentico, un piccolo manuale di giurisprudenza ed errori, passaggi giudiziari che potrà essere di sostegno e di conoscenza per i lettori, in una chiave pirandelliana, ma anche di testimonianza autentica per Anna Giulia che pure così, da grande, saprà quanto i suoi genitori le abbiano voluto bene e abbiano lottato per lei in tutti i modi, mentre però la sua infanzia sarà trascorsa. Come Anna Giulia sono stimati solo in Italia cifre enormi di bambini scomparsi, tra le persone sparite nel nulla, di cui moltissimi vengono portati via da un genitore, lasciano all’improvviso il loro ambiente di origine e di crescita e svaniscono nel mondo, spesso con gravi traumi per il distacco. In realtà sono solo figli contesi e che avrebbero desiderato la loro Famiglia.

Quanto sarebbe importante che Istituzioni e lo Stato riuscissero a sostenere meglio queste famiglie. Se ne è parlato con rappresentanti istituzionali anche in un recente Seminario in Diritti Umani e dei Bambini presso il Senato della Repubblica che proseguirà in data 9 ottobre nella Camera dei Deputati, promosso da INPEF, che formerà un pool di testimonial e di operatori in diritti umani e che ha visto la partecipazione tra i relatori anche della Fondazione Paolo di Tarso con il Gruppo ComunicareITALIA.it promotore di una comunicazione etica in rete anc

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> http://www.ilvaticanese.it/2015/06/papa-portami-via-da-qui/

he a favore dei bambini.

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Minori, il tribunale affida il bebè ai nonni paterni

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Risale a pochi giorni fa una notizia che non si può non raccontare, la storia di un destino familiare che cambia il proprio corso e di una famiglia, allargata e affiatata, che nasce prospettando un modello alternativo, nuovo.

La vicenda è quella di una ragazza madre di 17 anni, cresciuta in una Casa Famiglia, che, all’interno della stessa struttura, ha conosciuto colui che 5 mesi fa è  diventato il padre di suo figlio, un ragazzo anch’esso minorenne.

Il 20 maggio u.s. si è, dunque, celebrata presso il Tribunale per i Minorenni di Genova l’udienza in merito alla collocazione della ragazza e, conseguentemente, del bambino, alla presenza dell’Avv. Francesco Miraglia, in qualità di difensore della famiglia ed in sostituzione dell’Avv. Francesco Morcavallo, della Prof.ssa Vincenza Palmieri e del Rappresentante Diplomatico dello Stato dell’Ecuador a Genova (NOME???).

Il Tribunale per i Minorenni, dopo aver ascoltato le parti e apprezzato il progetto del gruppo di lavoro dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, così come del contributo fornito da parte dello stato dell’Ecuador, ha confermato il collocamento dei due genitori minorenni e del bambino di 5 mesi presso i nonni paterni (i genitori del ragazzo), rimandando a dicembre la prossima rivalutazione del progetto che li riguarda.

Una disposizione  che ha tenuto conto sia dalla disponibilità dei nonni di occuparsi del bambino, che dalla ferma volontà dei giovanissimi genitori di mettersi in gioco e comprendere le loro nuove responsabilità, affinché il loro bambino possa vivere e crescere nell’affetto familiare.

“Sono molto soddisfatto dell’esito di questa vicenda complessa e difficile – ha sottolineato l’Avvocato Francesco Miraglia – in quanto ritengo che, quando la situazione lo renda possibile, sia fondamentale non allontanare il minorenne dal proprio nucleo familiare, al fine di non sottoporlo ad ulteriori situazioni di stress e di disagio e permettergli di crescere in modo sereno insieme alle altre figure familiari che possono comunque sostenerlo e dargli affetto.

E’ fuor di dubbio che proprio in queste dinamiche familiari così complesse, competenza, giustizia politica e professionalità diventino lo strumento per la tutela dei diritti dei bambini e di tutte le persone senza voce. Le battaglie civili dovevano produrre risultati ed il risultato oggi è che altri due genitori minorenni, ed il loro figlioletto di 5 mesi, a rischio di essere separati, sono invece rimasti insieme nella propria famiglia”.

“Abbiamo spezzato il castigo della povertà – commenta la Prof.ssa Vincenza Palmieri – e quello che poteva essere un destino tramandato di madre in figlio, un destino da recluso ancor prima di nascere. Personalmente mi sono occupata di creare, attraverso questo Progetto Integrato, le condizioni affinché i ragazzi potessero vivere nella famiglia dei genitori paterni. Abbiamo, così, reso possibile un destino diverso, dando valore alla figura dei nonni e dei genitori. 

Quando ci sono risorse familiari valide, la costruzione di una famiglia allargata si prospetta come la migliore delle alternative, a confronto della soluzione in Casa Famiglia. Ed ecco: dove prima una famiglia non c’era, ora c’è. Con genitori responsabili, nonni responsabili. 

Questa è la definizione di AIUTO. Questa è la logica che ogni perito, avvocato, consulente, psicologo o pedagogista familiare deve attivare nel momento in cui si misura con l’applicazione della Legge”.

A distanza di pochi giorni dal ritorno in famiglia dei due bambini, dunque, l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, con il gruppo di lavoro composto dalla Prof.ssa Vincenza Palmieri, dall’Avv. Francesco Miraglia, dall’Avv. Francesco Morcavallo e dal dott. Carlos Lara, informano l’opinione pubblica di tale ultimo importantissimo risultato raggiunto dall’INPEF assieme allo Stato dell’Ecuador, a dimostrazione che un progetto integrato tra istituzioni, famiglie e professionisti sbarri la strada ad abusi e violazioni e realizzi quel diritto fondamentale a crescere e vivere nella propria famiglia.

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“Il giorno dopo. Dalla parte dell’interesse supremo: quello del Minore”

By | Primo Piano | No Comments

Dopo la notizia delle violenze subite da bambini e ragazzi in una Casa Famiglia di Santa Marinella, in molti ci hanno chiesto una dichiarazione, un commento.

Ma noi, qui, non abbiamo bisogno delle prime pagine dei giornali, non scopriamo nulla che non sapessimo già.
Molti, oggi, si scandalizzano, cadono dalle nuvole.

E questo è uno degli elementi che ci colpiscono di più, dopo anni – anni – in cui abbiamo portato questi fatti all’attenzione dell’opinione pubblica, delle Istituzioni e dei cosiddetti “addetti ai lavori”.

 

L’elemento più assurdo, quando si affronta la questione del Sistema delle Case Famiglia, è la sensazione di trovarsi in mezzo ad uno scontro tra fazioni: quella dei “giustizialisti” e degli “innocentisti”.

Questo è, di certo, uno dei temi più caldi di cui ci stiamo occupando ormai da parecchio tempo, e ancora oggi ci scontriamo con una realtà in cui ci si chiede di schierarci da una parte o dall’altra “della barricata”.

 

La verità, ovviamente, non risiede in nessuna delle posizioni estreme: in Italia ci sono ottime strutture di accoglienza gestite da persone serie (come quelle che si occupano dei Minori che arrivano in massa sulle “carrette del mare”), ma esiste anche la realtà descritta da questo fatto di cronaca.

 

Vincenza Palmieri:
“La prima volta, a Montalto, in cui parlai di somministrazione di psicofarmaci ai bambini e maltrattamenti all’interno di alcune Case Famiglia, mi fu chiesto di documentare e testimoniare nel dettaglio, senza considerare quanto questo sia un ambito in cui spesso le confidenze vengono raccolte in privato, con fatica e dolore, e che debbano essere protette dal segreto professionale.

 

Ma non si può arrivare al fatto di cronaca per limitarsi a dire “ve l’avevo detto”. E’ triste. Anzi, quello che vorrei è non avere bisogno di questi fatti per dimostrare che quello che denunciamo da tempo sia vero; oggi vorrei che chi è deputato ad occuparsi delle Garanzie per i Minori, si sedesse ad un tavolo e riconoscesse onestamente che intorno a questa tematica ci sia un gran movimento. 

 

I famosi bambini “che saltano sul tetto” di cui abbiamo parlato nel volume “Mai più un bambino” (Armando Editore) sono i bambini che protestano, si oppongono e allora vengono sedati, a forza. Sono tantissimi i casi in cui abbiamo trovato bambini con piaghe da decubito; vengono sedati e buttati sui letti. Sono trasformati nel viso, nella postura e non ne escono più. Sono bambini resi zombie, resi disturbati psichici tramite la somministrazione di psicofarmaci mai prescritti da nessuno.

E poi si criminalizza e si mette alla berlina chi denuncia questi fatti.

 

Se io fossi un Garante, il Presidente di un ordine professionale, il Presidente della Commissione Diritti Umani, vorrei sentire parlare e parlare, invece di trincerarmi nel silenzio o chiedere di “denunciare singoli casi specifici”. Così, di fronte alla denuncia, si afferma che “il sistema regge” e si rimuove il problema”.

 

Francesco Miraglia:
“Purtroppo, l’ultima vicenda che coinvolge una comunità per minori è la punta dell’iceberg di un gravissimo problema che andiamo denunciando da tempo che coinvolge non solo i minori ospiti e le loro famiglia ma anche tutti noi. Spero che sul banco degli imputati ci siano anche tutti coloro che hanno il dovere di controllare e di ispezionare  le citate comunità e non lo fanno. Per fare nomi e cognomi, mi riferisco alle varie Amministrazioni che, pur elargendo soldi pubblici, rare volte effettuano controlli su chi gestisce le comunità e addirittura sulle stesse autorizzazioni amministrative che consentono l’apertura.

Mi riferisco, però, anche alle varie Procure della Repubblica presso i Tribunali minori che hanno il diritto e l’obbligo di vigilanza e di ispezione  sulle comunità che ospitano i minori e spesso, per pura negligenza, non lo fanno.

 

 

Noi non abbiamo alcun interesse connesso al Sistema delle Case Famiglia, a nessun titolo. Ecco perché possiamo affermare liberamente e con forza l’interesse dai bambini, che abbiamo a cuore. Fino a che le battaglie le conduce chi gestisce una Casa Famiglia, chi è portatore di interessi, è difficile che le cose cambino. Le battaglie vanno fatte con chi non ha interessi specifici, se non l’interesse dei Minori.

 

Allora è vero: “Papà portami via da qui!”, come supplicava la bambina di cui abbiamo raccontato nell’omonimo volume (Armando Editore, 2015).

Ma io – io bambino che non sono ascoltato – non dovrei avere bisogno di papà che mi porti via da lì; dovrebbe essere il sindaco, l’assistente sociale, tutti coloro che hanno il compito istituzionale di proteggere i bambini.

Quando arriva un padre a “doversi fare giustizia”, significa che il sistema è morto e le garanzie non sono state efficaci.

 

Per questa ragione, bisogna continuare a fare rete, sensibilizzare, diffondere dati e verità; costruire rapporti, monitorare,indagare, insistere. Affinché  2400 euro al mese – il costo pagato mensilmente alla casa famiglia per quel Minore che ha avuto la forza di denunciare – non servano mai più per drogare e violare i nostri bambini.

S.M

 

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il ragazzo disabile di Lumezzane resta famiglia

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E’ incredibile che una cosa così ovvia debba essere il frutto dell’intervento di un avvocato ed una associazione umanitaria tanto da meritare la pubblicazione di un articolo.

 
Il ragazzo disabile di Lumezzane resta in famiglia
Solo poco tempo fa si temeva un suo ricovero coatto: ora potrà restare a casa. Ha vinto l’ascolto e il buon senso

Brescia. Si sta risolvendo positivamente la vicenda del  ragazzo non udente di Lumezzane. Il giudice ha deciso che potrà essere collocato presso la madre e seguire un percorso presso l’Ente Nazionale Sordi Onlus di Brescia. Solo poche settimane fa avevamo ricevuto la lettera disperata della mamma che chiedeva il nostro aiuto per Gianni (nome di fantasia): “L’assistente sociale mi ha già detto che se Gianni rifiuterà di andare in struttura dovranno intervenire i carabinieri, e che se non andiamo all’incontro ci avrebbero mandato i carabinieri a casa. Siamo terrorizzati. Mio figlio è sordo e il suo livello scolastico è molto carente, ma è un ragazzo buono e vuole solo farsi una vita come tutti gli altri. Aiutatemi.”
Questa mattina il giudice tutelare ha emesso un decreto in cui accetta le proposte dell’amministratore di sostegno di: “– procedere con la dimissione di Gianni dalla comunità per disabili […]; – mantenere Gianni, almeno fino all’esito della CTU ed alle successive indicazione in merito del G.T., presso l’abitazione della madre sig.ra […]; – segnalare Gianni all’A.S.L. di Lumezzane per la scelta di un Medico di Medicina Generale a Lumezzane; – segnalare Gianni all’Ente Nazionale Sordi Onlus di Brescia per eventuale supporto ed incremento della comunicazione verbale; – continuare con la consulenza del C.P.S. per Gianni come indicato dal servizio nella relazione del 06.05.2015.”

L’avvocato di Gianni e della mamma, Francesco Miraglia del foro di Modena, ha commentato: “Al di là del caso concreto e degli aspetti giuridici della vicenda, penso che questa vicenda è la dimostrazione che a volte il buon senso e l’aspetto umano fanno di più di un farmaco e di una sentenza.…”.
Il clima è quindi totalmente cambiato rispetto ad alcune settimane fa, anche da parte dei servizi sociali, che sembrano ora più propensi a tutelare gli affetti famigliari ascoltando in primis la volontà di Gianni di fare un percorso sostenuto dall’affetto della sua famiglia e non in una fredda comunità, scartando certe assurde teorie psichiatriche che prediligono l’allontanamento dalla famiglia e sistemi invasivi e coercitivi per il “trattamento” del disagio. Forse ora Gianni potrà rifarsi una vita.

“Ci auguriamo che questa vicenda abbia insegnato ai Servizi Sociali che certe procedure e pratiche psichiatriche invasive e coercitive sono dannose e degradanti, e che forse anche la situazione apparentemente più complessa e delicata può essere risolta con l’ascolto e la comprensione piuttosto che con la forza.” Ha commentato Mariella Brunelli del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus. “Il nostro comitato si batte da anni contro gli abusi di psicofarmaci sui bambini e gli allontanamenti facili dalle famiglie sulla base di perizie e valutazioni psichiatriche. Se vostro figlio, figlia, nipote, fratello, sorella o parente sono stati danneggiati da tali valutazioni psicologiche o psichiatriche vi preghiamo di mandarci la documentazione completa sulla vicenda.”
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

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“Diritti Umani e Diritti dei Bambini”

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In Italia, la protezione e promozione dei Diritti Umani ha ancora davanti a sé un lungo cammino: le violazioni reiterate e quotidiane dei Diritti si traducono semplicemente in sanzioni amministrative nei confronti del Governo.

 

È dunque necessario impegnarsi attivamente per la difesa e per l’applicazione dei Diritti Fondamentali, da garantire soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.  Sono in modo particolare i Diritti dei Minori a necessitare di una vigilanza costante.

 

Per quanto possa sembrare assurdo, oggi i Diritti Umani hanno bisogno come non mai della perseveranza di uomini e donne coraggiosi, senza frontiere e senza barriere, che se ne facciano  garanti e testimoni.

 

Ecco, allora, l’iniziativa-evento “Diritti Umani e Diritti dei Bambini. Sesibilità, Coscienze, Strumenti”, il cui obiettivo finale si sostanzia proprio nel formare un pool di Testimonial dei Diritti Umani che assumano in prima persona il ruolo di cassa di risonanza, di amplificatore delle situazioni di violazione di tali Diritti e che, soprattutto, siano in grado di sensibilizzare e permeare il tessuto sociale,  affinché ogni Diritto possa divenire  prassi.

 

Un evento straordinario per molti aspetti, dunque: per la sua portata innovativa, per l’assunzione di responsabilità che si propone, per la multidisciplinarità e completezza dell’approccio, per la capacità di intrecciarsi con le Istituzioni nazionali, estere e sovranazionali.

 

Organizzato dall’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Familiari e dall’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, ospitato dal Senato della Repubblica e dalla Camera dei Deputati, ha ottenuto ad oggi il patrocinio illustre da parte del Ministero degli Affari Esteri, dell’UNAR (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), dell’Ambasciata dello Stato Plurinazionale della Bolivia.

 

Così come è ambizioso e di spessore l’obiettivo che l’evento si propone, altrettanto di altissimo livello saranno i Docenti e le Personalità che interverranno, come si può evincere dal programma allegato.

 

I contenuti abbracceranno tutte le aree tematiche del caso:

l’ONU e la  protezione dei Diritti Umani, il panorama legislativo internazionale, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, le violazioni dei Diritti Umani e le sanzioni ai Governi, la tutela e l’esercizio dei Diritti Umani delle fasce fragili della popolazione, i diritti delle persone minori d’età, la progettazione degli interventi di educazione al rispetto dei  Diritti Umani, la  promozione dei Diritti Umani  attraverso le tecnologie della comunicazione, l’educazione ai Diritti Umani nella  scuola, le strategie comunicative per la promozione dei Diritti Umani.

 

Nell’ambito della cerimonia conclusiva, il 9 Ottobre p.v. – alla presenza​​ di artisti, sportivi, giovani e personalità illustri, a loro volta già Testimonial – ai corsisti  sarà consegnata la pergamena INPEF di Testimonial per i Diritti Umani.

 

Ma perché sia un evento straordinario e quale sia il senso di una cerimonia a mesi di distanza dai due giorni di formazione del 26 e 27 maggio lo racconta la stessa Presidente INPEF, la Prof.ssa Vincenza Palmieri: “E’ straordinario perché presuppone il fare da parte dei partecipanti. Dopo aver ricevuto una importante formazione in due giornate piene, intensive, questi avranno, infatti, diversi mesi di tempo per mettere in campo Progetti concreti sui Diritti Umani; di applicazione, divulgazione, ricerca, stesura di interventi di natura legislativa, ognuno nel proprio campo, nel proprio ambito di competenza. Questi progetti, che ognuno dei candidati potrà realizzare singolarmente o in gruppo, costituiranno il cuore dell’evento. Rappresenteranno, infatti il momento in cui le sensibilità e le coscienze moltiplicheranno il proprio raggio di azione a tutela dei Diritti Umani.

 

Il 9 ottobre, dunque, i partecipanti verranno a restituire ed esporre quello che hanno fatto. Se ognuna delle cento persone che si verranno a formare ne raggiungerà altre cento o mille, l’effetto risulterà enormemente coinvolgente. E sarà allora che, di conseguenza, diventeranno Testimonial dei Diritti Umani. Non a seguito della sola formazione, ma in conseguenza degli esiti della loro azione. A quel punto si costituirà il primo Team di Testimonial. Che resteranno tali per tutta la vita. Perché sarà, da quel momento in poi, un impegno morale: sarà assumere una responsabilità in tal senso nei confronti del pianeta.

La conoscenza del Diritto può essere di competenza esclusiva degli addetti ai lavori; ma i Diritti Umani devono abbracciare tutti, lungo tutto l’arco della vita.

Tutti hanno il diritto e il dovere di conoscerli e di applicarli”.

 

Ufficio StampaI.N.PE.F

 

 

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La legge non è uguale per tutti – di Francesco Miraglia

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“Gran parte dei miei clienti, si sono imbattuti altresì nel mondo della psichiatria, dei servizi sociali e delle cooperative di questo o quel colore. 

Sono stati costretti a constatare che gli ordini professionali dei medici, degli avvocati e dei magistrati e degli assistenti sociali sono di fatto organizzazioni sindacali a difesa dei privilegi e di vantaggi degli stessi professionisti, ben lontani da quelle persone a cui dovrebbero assicurare dignità, rispetto e giustizia.

Nell’affrontare, molte di queste situazioni, ho la sensazione di  sentire sentenze già scritte, teorie accusatorie pre-confezionate di allontanamento dei minori senza un minimo di istruttoria e senza un minimo di senso logico. Molte volte di fronte a queste situazioni, vorrei cancellare, vorrei far sparire, vorrei rubare dalle aule dei Tribunali quella ipocrita scritta la Legge è uguale per tutti.

In data 13 marzo u.s., mi rivolgevo, quale avvocato di due genitori di Trento, all’assistente sociale referente del caso, per chiedere spiegazioni sul fatto che i miei assistiti incontrassero solo una volta al mese la figlia allontanata dagli stessi genitori da più di 5 anni. Senza tralasciare che la struttura ove attualmente è collocata la minore si trovi a più di 400 km di distanza (andata – ritorno).

Di tutta risposta l’assistente sociale rispondeva testualmente: “Lo scrivente servizio ha ricevuto in questi giorni la Sua richiesta per conto dei sig.ri, in merito alle visite della figlia. Le comunico che i tempi – una volta ogni due/tre mesi – sono dettati dall’impossibilità economica dei genitori della minore”.

Successivamente mi rivolgevo al Presidente della Comunità di Val di Non e all’Assessore delle Politiche Sociali per chiedere un appuntamento urgente sull’intera vicenda e soprattutto per l’incredibile risposta dell’assistente sociale, ma a distanza di quasi 15 giorni ancora nulla è stato riscontrato.

A questo punto, in nome e per conto dei miei assistiti sento il bisogno di rivolgermi all’opinione pubblica per sottolineare che tutti i cittadini ricchi o poveri che siano hanno il sacrosanto diritto di essere ascoltati, ricevuti e aiutati dalle istituzioni. Sarebbe davvero grave che le stesse Istituzioni che dovrebbero essere al servizio dei cittadini facessero orecchie da mercante o peggio ancora si rendessero disponibili in base al ceto sociale.

Ancora più inverosimile è la risposta dell’assistente sociale secondo la quale una bambina di 13 anni non può incontrare i genitori perché sostanzialmente non hanno i soldi per andare a trovarla.

Ma allora mi chiedo a cosa servono i fondi distribuiti ai servizi sociali? Perché questi genitori non vengono aiutati economicamente? Ma soprattutto, perché si è deciso di collocare la bambina in una struttura a 250 km dalla sua famiglia? Forse a Trento e in tutto il Trentino non ci sono comunità?

È necessario che chi di dovere risponda quanto prima a queste domande per il bene di una bambina di 13 anni che da 5 anni è stata allontanata dalla sua famiglia principalmente per la condizione economica precaria della stessa. Ancora più grave è che tutto ciò accada in una provincia come Trento che si pone all’attenzione nazionale per come funzionano i suoi Servizi.

Sono certo che la mancata attenzione della richiesta dei miei assistiti è stata solo una dimenticanza del Presidente della Comunità della Val di Non, dell’Assessore dalle Politiche sociali e dell’Assistente Sociale perché altrimenti non possiamo che ricordarci di quanto sosteneva Manzoni nei suoi promessi Sposi: “Mal cosa nascer poveri, caro Renzo”“.

Avvocato Francesco Miraglia 

 

http://www.lavocedeltrentino.it/index.php/71-anno2013/il-punto-su/20200-la-legge-non-e-uguale-per-tutti-di-francesco-miraglia

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Venerdì 17 Aprile ore 20:45: Sala Consigliare del Comune di Limena

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ADOLESCENZE ESTREME “vulnerabili  e/o  onnipotenti”                                              Ecco come è possibile che una bambina con entrambi i genitori viventi che la amano e la vogliono con loro, che non hanno mai fatto niente di male né a lei né ad altri sia diventata “un’orfana consegnata per legge ad altri genitori”.   Dopo la presentazione del libro “Papà portami via da qui!” parleremo di bullismo, di adescamento dei minori tramite internet e dei nostri giovani del perché si diventa bullo e/o vittima.    Saranno presenti: –   Avv. Francesco Miraglia; esperto di Diritto di Famiglia , Diritto Minorile e Criminologia.. –   Prof.ssa Vincenza  Palmieri; Presidente e fondatrice dell’Istituto Nzionale di Pedagogia Familiare , Consulente Tecnico di Parte – Psicologo , Membro ISPCAN –   Avv. Francesco Morcavallo; Dottore in Diritto Civile Italiano ed Europeo . –   Dott. Gianfranco Volpin; Responsabile Polizia Postale di Padova scrittore del libro”Via le mani dai bambini”. –  Cristina  Turetta; Vicesindaco, assessore ai Servizi Sociali. –   Monia Gambarotto; Moderatore  della serata , Ambasciatrice per i Diritti Umani   E con la partecipazione di Ally con il brano “Il più debole” inno INPEF per i Diritti dei Minori.

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“Soffriva, ma hanno visto tardi il tumore: voglio la verità sulla morte di mia madre”

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La replica di Usl e Policlinico: “Caso difficile, le aziende hanno agito in modo corretto”

di Valentina Reggiani

 

 

Modena, 18 marzo 2015 – «Com’è possibile che per mesi abbiano scambiato un tumore gravissimo per una patologia neurologica?». E’ quanto si chiedono la giovanissima figlia e le sorelle di Maria Tutuianu, 43 anni, morta l’11 giugno del 2013 nel reparto di chirurgia generale del Policlinico per un carcinoma nella parte terminale dell’intestino (ileo) e nel peritoneo, dopo una lunga agonia ed innumerevoli ricoveri.

La nefasta patologia, appunto, sarebbe stata riscontrata solo a pochi giorni dalla morte della donna, di origine rumena. Proprio per cercare una risposta a quanto accaduto e capire se si ravvisino reponsabilità nella diagnosi tardiva della neoplasia maligna, le quattro donne si sono rivolte allo studio dell’avvocato Francesco Miraglia che, lo scorso gennaio, ha depositato l’esposto in procura.

«Io voglio sapere se mia madre, individuando subito la malattia, avrebbe potuto ottenere maggiori chances di sopravvivenza e, soprattutto, se avrebbe potuto essere subito sottoposta a qualche terapia senza le tante tante, inutili, che l’hanno costretta a sofferenze indicibili», spiega la figlia 21enne Anca. «E’ arrivata alla fine della sua battaglia ridotta a una larva», affermano con la voce rotta dal pianto le sorelle della donna, Tita Pasnicu e Jenica Caraghiulea. Ripercorrendo la tragica vicenda, attraverso le parole dei familiari di Maria, ma anche scorrendo la perizia medico legale prodotta dal perito di parte Roberto Agosti, si evince come la 43enne fosse stata ricoverata all’ospedale di Baggiovara a settembre 2012, per forti dolori alle gambe. «Ci hanno subito parlato di problemi neurologici – spiega ancora la figlia – come la mielite trasversa emorragica, oppure la vasculite. Nessuno ha ipotizzato il tumore». Le sorelle della 43enne ricordano poi come la paziente, a novembre, sia stata trasportata a Montecatone, dopo un primo ricovero, sempre a Baggiovara, a medicina riabilitativa. «Cercavano di riattivarle gli arti inferiori – commentano ancora Tita e Jenica – mentre dentro un cancro la divorava».

Nella perizia si fa presente come, a fine 2013, la «paziente venisse ancora valutata come ‘portatrice di una mieloradicolite emorragica’, nonostante vi fossero i sintomi del tumore, emersi nel corso di accertamenti. La paziente finì su un tavolo operatorio solo a maggio 2013 e in quell’occasione emerse la situazione gravissima. Il medico legale conferma come la neoplasia fosse altamente maligna, ma chiede se il ritardo diagnostico della stessa abbia pregiuficato la sua prognosi, costringendo la donna ad una «penosa serie di ricoveri e terapie inutili se non dannose (come la somministrazione di immunosoppressori), che con molta probabilità avrebbero drasticamente abbreviato le sue chances di vita. Dalle direzioni degli ospedali di Baggiovara e Policlinico precisano che nei prossimi giorni si svolgerà la prima udienza e che, al momento, è solo possibile evidenziare come si tratti di un caso che dal punto di vista clinico particolarmente complesso. «Sul piano della continuità e qualità assistenziale e dell’impegno riteniamo che i professionisti di entrambe le aziende abbiano agito in modo corretto, sottoponendo la signora dapprima ad una serie, numerosa ed accurata, di esami diagnostici e quindi alle cure ritenute più adeguate».

L’udienza è fissata per il prossimo 30 aprile.

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“Papa portami via da qui”:Matera – mediateca provinciale – sabato 14 marzo, ore 17

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“Papà…portami via da qui”
di Vincenza Palmieri e Francesco Miraglia
– Dedicato ad Anna Giulia, 7 anni, Cittadina Italiana –
(Armando Editore, 2015)

Matera – mediateca provinciale – sabato 14 marzo, ore 17

 

 

Ci sono storie che arrivano come schiaffi in pieno volto e che non si possono dimenticare, né per chi le vive in prima persona, né per chi ne viene a conoscenza. Dopo averle ascoltate, cambia per sempre la percezione della realtà. Una di queste storie è narrata nel libro “Papà…portami via da qui”, scritto a quattro mani dalla psicologa Vincenza Palmieri e dall’avvocato Francesco Miraglia, che sabato 14 marzo saranno alla mediateca provinciale di Matera alle ore 17 per raccontarla nei dolorosi passaggi che hanno portato all’allontanamento da casa della piccola Anna Giulia Camparini. Perché di questo si tratta, di una bambina di 7 anni che una notte, nel cuore della notte, viene strappata alla sua famiglia dall’arrivo dei Carabinieri, in seguito a una segnalazione che si rivelerà poi totalmente infondata. Da quel preciso istante per i genitori inizia un lungo calvario per tornare a riabbracciare la piccola per ben più dei 50 minuti concessi loro dietro il vetro oscurato di un “incontro protetto” e nell’aula di un Tribunale.

Per la bambina invece comincia la devastante esperienza, per lei incomprensibile e terrorizzante, della separazione dall’abbraccio confortante di mamma e papà, e dell’affidamento ai Servizi sociali, a istituti, a nuove famiglie che non sono la sua.

Quando il Tribunale la dichiarò adottabile, i genitori pur di riaverla con sé, se la ripresero per ben due volte: per questo subirono, oltre all‘innaturale allontanamento dalla piccola, anche il carcere. Sarà la bimba un giorno a implorare “Papà…portami via da qui”, che è diventato un urlo di dolore e il titolo di un libro realista e appassionato. Una storia vera, che suscitò grande interesse e attenzione nei media, che purtroppo non è un caso isolato, perché ogni giorno i Servizi sociali e i Tribunali allontanano dei minori dalle loro famiglie, ma anziché lavorare per ricomporre i nuclei originari, li disgregano dando i bambini in affidamento, che finisce con il mascherare delle vere e proprie adozioni.

Un sistema giudiziario che mostra fragilità e criticità, contro cui l’avvocato Francesco Miraglia lotta quotidianamente, per riportare la giustizia al posto del dolore. Francesco Miraglia, avvocato cassazionista-penalista, esperto di Diritto di Famiglia e di Diritto Minorile, è formatore e direttore del master in Pedagogia e Criminalità presso l’Istituto nazionale di pedagogia familiare. Ha scritto il libro insieme a Vincenza Palmieri, psicologa, presidente e fondatrice dell’Inpef.

I due autori saranno sabato 14 marzo a Matera, nell’incontro promosso da Inpef e Anpef (Associazione nazionale dei pedagogisti familiari), con il patrocinio di Matera 2019 capitale europea della cultura.

Dopo i saluti del sindaco Salvatore Adduce, l’introduzione dell’assessore alle Politiche comunitarie e finanziarie Pasquina Bona e l’intervento dell’assessore alle Politiche sociali Flores Montemurro, durante l’incontro, condotto da Valeria Biotti, i due autori racconteranno l’intricata vicenda di Anna Giulia, rispondendo alle risposte del pubblico. All’attore Rodolfo Baldini il compito di dar voce ad alcuni passaggi salienti e commoventi del libro “Papà portami via da qui!”.

 

 

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“Papà…portami via da qui” – Dedicato ad Anna Giulia,7 anni, Cittadina Italiana – (Armando Editore, 2015)

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Anna Giulia è cento, mille bambini. E’ ognuno di quei bambini a cui, di punto in bianco, viene sottratto l’abbraccio di mamma e papà. Incomprensibilmente; per lei, per i genitori, per i nonni, per chiunque conoscesse la sua famiglia. “Papà… portami via da qui” è la storia di un’ingiustizia reiterata e quotidiana, la storia di uno strappo, il più colpevole degli strappi, quello che separa un figlio dai propri genitori.
La visita notturna dei Carabinieri, a casa Camparini, nei pressi della via Emilia – per una segnalazione che si rivelerà poi assolutamente infondata – basta a dare il via ad una serie di eventi progressivi e catastrofici, che condurranno i genitori addirittura in carcere e sospenderanno la bambina in attesa, per anni, di sapere se avrà diritto ai suoi genitori, o ad altri, o chissà.

 

Anna Giulia è, dunque, l’emblema di una follia possibile.

Rappresenta la falla di un Sistema che dovrebbe essere infallibile e, invece, non solo può sbagliare, ma può, da solo, esso stesso, ribadire, confermare, affermare con forza e protervia il proprio errore. Un Sistema preoccupato di difendere la propria ragione anche di fronte all’evidenza contraria, un Sistema che dimentica che la “posta in gioco” è di valore incalcolabile: è la vita di una bambina, l’unità di una famiglia.

 

Con encomiabile rigore ed equilibrata onestà nei confronti dei fatti e degli “attori” di questo intricato caso di Cronaca Giudiziaria, che al tempo destò la viva curiosità dei Media, gli Autori – Vincenza Palmieri e Francesco Miraglia – raccontano la vicenda di Anna Giulia e dei coniugi Camparini, tracciandone le linee del destino. Il destino reale, attuale – che si gioca in 50 minuti dietro il vetro oscurato di un “incontro protetto” e nell’aula di un Tribunale – e quello parallelo, che sarebbe loro toccato in sorte naturalmente, se quella maledetta notte non si fosse messo in moto il meccanismo difettoso di una Giustizia ostinata che li ha inghiottiti.

 

E’, dunque, la storia, vera, fedelmente raccontata, dei fatti e degli atti che stanno ancora oggi alimentando il più grande degli errori. Quello perpetrato ai danni di una famiglia come tante, che è stata trascinata in un inferno giudiziario e, soprattutto, ha visto portarsi via ciò che aveva di più caro, la propria figlia.

 

Cosa accade, allora, oggi, nei sogni di ognuno di questi bambini sottratti ai propri genitori? Cosa scrive Anna Giulia sul suo Diario, cercando di mettere ordine in una vita senza punti di riferimento? Quali pensieri, quali margini di scelta possibili agitano le notti insonni di un padre o di una madre che il proprio figlio ha implorato: “Papà…portami via da qui”? E quali sono, dunque, le aberrazioni di un Sistema che dovrebbe garantire prima di ogni cosa il Diritto Fondamentale di ogni Bambino a vivere nella propria famiglia?

 

Per Anna Giulia non il castello dei sogni infantili ma quello delle carte giudiziarie

(Francesco Miraglia)

So che quando mio figlio è nato, e ancor prima, quando lo aspettavo, avevo l’idea che lui fosse mio e io sua e che insieme saremmo stati per sempre

 (Vincenza Palmieri)

Una scrittura convincente, scorrevole e appassionata, quella della Prof.ssa Vincenza Palmieri e dell’Avv. Francesco Miraglia. Con la Prefazione di Federica Sciarelli, che al tempo si occupò del caso durante la trasmissione “Chi l’ha visto”, l’intervista ai coniugi Camparini a firma di Vittorio Bonanni e la postfazione di Francesco Morcavallo, “Papà… portami via da qui” è una luce coraggiosa e dirompente sulle imperfezioni e le colpe di un Sistema che troppo spesso si preoccupa di tutelare se stesso e non i Cittadini che gli sono affidati.

 

Valeria Biotti

 

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L’incredibile storia di Alessandro, il bimbo invisibile

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Figlio di una madre in gravi difficoltà, viene preso in casa da una coppia di Brescia. Gli assistenti sociali dicono loro che tutto è a posto. Invece…

– Credits: Olycom

Non è un mistero che la giustizia minorile italiana si trasformi spesso in un inferno. Ma la storia del piccolo Alessandro, che il 17 aprile farà sei anni, è anche peggio. È infatti la storia di un’ingiustizia totale, che grida vendetta. Dove l’insensibilità degli uomini e l’apparente indifferenza dei tribunali sembrano concentrarsi all’unico scopo di devastare la vita a un innocente.

Tutto comincia a Castrezzato

Tutto comincia nel giugno 2009 a Castrezzato, un centro di 7 mila anime in provincia di Brescia. Qui vivono Ilario ed Evelina Butti: lui operaio, lei casalinga. I due conoscono una famiglia che fa volontariato, e questa segnala loro il triste caso di una madre romena sola, in gravi difficoltà economiche, con un bimbo di appena due mesi: Alessandro.

Ilario ed Evelina titubano: “All’inizio non volevamo prendere in casa il bambino” racconta a Panorama.it il signor Butti. “Ci pareva un impegno forse troppo gravoso. Nel 2009 io avevo 44 anni, mia moglie 43. Poi ci siamo fatti forza e abbiamo deciso che era giusto, un nostro dovere morale. Abbiamo parlato più volte con l’assistente sociale, che ci ha garantito avrebbe avviato ogni procedura per l’affido temporaneo”.

I Butti? Gente semplice…

Alessandro entra così a casa dei Butti. Viene nutrito, rivestito, accudito, curato. È un bimbo dolce, allegro, sereno. L’affetto inevitabilmente cresce, diventa amore. Ilario ed Evelina si trasformano con facilità in padre e madre. Anche perché il tempo passa: un anno, due, tre… Gli assistenti sociali si fanno vivi poche volte, due o tre al massimo.

Gente semplice, i Butti non si interrogano sul perché non arrivi loro nemmeno un documento dal Tribunale dei minori; non sanno nemmeno che, in quanto genitori affidatari, avrebbero diritto a un compenso di 400 euro mensili, più l’assicurazione speciale per il piccolo Alessandro. Non si fanno domande, i Butti. Quel che conta, per loro, è solo quella piccola presenza, che diventa grande ogni giorno di più.

Il problema è che Alessandro è un “bambino invisibile”. Non c’è alcuna procedura legale aperta per il suo affidamento. “I Butti sono gente semplice” conferma il loro avvocato, il modenese Francesco Miraglia, suo malgrado divenuto uno specialista in storie di questo tipo. “Vanno avanti per tre anni, convinti soltanto di fare bene. Si affezionano infinitamente al bimbo. Ma non fanno mai domande, né istanza al Tribunale dei minori per una sua adozione”.

Quando lo fanno, nel giugno 2011, è troppo tardi. Ed è inutile perfino che la vera madre di Alessandro sia d’accordo ad affidare loro il figlio. Perché intanto il Tribunale dei minori è andato avanti con un altro procedimento, e nel giugno 2012 decide che Alessandro è sì “adottabile”, ma non da loro.

Il bambino portato via

Il 19 settembre 2012 avviene il disastro finale: quattro auto della Polizia locale e gli assistenti sociali si presentano a casa dei Burtti, prelevano Alessandro, disperato e febbricitante, e lo portano via. Il bimbo invisibile per la legge, a quel punto diventa davvero invisibile, perché nessuno di quanti lo amano lo vedrà mai più.

“Quel distacco è stata la cosa più terribile e triste della nostra vita” dice il signor Butti, e si commuove. “Mi domando continuamente che cosa abbia pensato Alessandro in quel momento, e non c’è giorno che con mia moglie non ci chiediamo come stia, dove stia, chi sia con lui…”.

A determinare l’intervento e la separazione traumatica non sono di sicuro né certificazioni di abusi, né maltrattamenti. I signori Butti sono brava gente. La causa è una perizia psichiatrica sui due mancati genitori, che sorprendentemente certifica un carattere ombroso per Ilario e addirittura una personalità schizoide per Evelina. È un’analisi molto improbabile, per chi parli con loro, e comunque paradossale dal punto di vista legale, visto che per tre anni i due hanno comunque tenuto con loro il bambino.

E non serve a nulla che i Butti corrano a farsi fare una perizia di parte, che certifica che sono due persone normali, perbene… Nulla. Il tribunale va avanti. Di Alessandro non si sa più nulla. L’avvocato Miraglia è critico: “Si doveva evidentemente sanare una situazione illegittima, andata avanti per tanto, troppo tempo. Si è scelta questa strada, nell’indifferenza per le sorti affettive del piccolo Alessandro e di quelli che ormai chiamava papà e mamma”.

Tutti i ricorsi rigettati

Rigettato dal Tribunale, il ricorso dei Butti è stato poi respinto anche dalla Corte d’appello: “Evidentemente non devono avere nemmeno letto la nostra perizia psichiatrica” lamenta il signor Butti. Ma il processo va avanti. La coppia, disperata, ora è arrivata in Cassazione: l’ultima udienza si è tenuta l’11 novembre scorso. “Da allora non abbiamo ancora saputo nulla” dice Ilario.

Nell’attesa dei supremi giudici, resta una domanda senza risposta: la giustizia minorile, quella stessa che per oltre tre anni ha paradossalmente dimenticato il “bambino invisibile”, abbandonandolo nelle mani di una coppia che poi non ha ritenuto meritoria di affido, non dovrebbe tenere conto soprattutto dell’interesse dei minori? E chi potrà mai restituire una parvenza di normalità alla vita povero Alessandro? Ci sarà mai chi porrà rimedio a questo ennesimo, disastroso disastro?

 

 

http://www.panorama.it/news/in-giustizia/lincredibile-storia-alessandro-bimbo-invisibile/

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La Corte di Appello di Trento contro le ” adozioni mascherate”

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L’avvocato Miraglia: “Finalmente riconosciuta la cattiva pratica di alcuni Servizi sociali italiani”

 

 

TRENTO. Per la prima volta un giudice invita i Servizi sociali a reinserire gradatamente un minore all’interno della famiglia di origine e a evitare “adozioni mascherate” da affido. L’importante e innovativo precedente è stato inserito in una recente sentenza emanata dalla Corte di Appello di Trento, presieduta dal giudice Fabio Maione. «Un grande risultato» per l’avvocato Miraglia del Foro di Moderna, che da anni si batte contro la difficoltà delle istituzioni a far rientrare i bambini nei nuclei familiari originari, prolungando oltre misura la loro permanenza presso coppie affidatarie.

Nonostante la sentenza rigettasse il ricorso presentato proprio dall’avvocato Miraglia in nome dei suoi assistiti (i familiari di una bambina allontanata due anni orsono dai propri genitori), la dichiarazione contenuta nella sentenza è “storica” e crea un precedente in occasione di pronunciamenti futuri, in quanto introduce il concetto che i bambini, ove le famiglie di origine abbiano dimostrato di essere idonee ad accogliere nuovamente il minore al loro interno, questi devono rapidamente tornare in seno al nucleo familiare originario.

La storia che ha dato origine alla sentenza, ha come protagonista una bambina, che attualmente ha otto anni, affetta da problematiche psichiatriche, così come i suoi stessi genitori, che non vengono giudicati pertanto idonei ad occuparsi di lei e a crescerla in un contesto equilibrato.

La piccola viene quindi allontanata da casa e affidata a una famiglia e inizia un percorso con i servizi di Neuropsichiatria infantile. Nel frattempo i genitori vengono convinti dall’avvocato Miraglia a sottoporsi a un percorso psicologico, che porta la madre verso la totale guarigione e il padre a mantenere mensilmente gli incontri con i terapeuti.

«Questi genitori hanno dimostrato ampiamente di tenere a se stessi, ma in particolar modo alla loro figlioletta» prosegue il legale di famiglia, «seguendo con costanza e successo un percorso terapeutico pur di riaverla con sé. Hanno quindi le caratteristiche adatte per accogliere nuovamente la figlioletta in casa e prendersi cura di lei». Ma nel 2013 il Tribunale per i minorenni di Trento, su ricorso del Pubblico Ministero, aveva disposto l’apertura della procedura di adottabilità della bambina, bloccata poi dalla sentenza di non luogo a procedere emessa dal Tribunale nel 2014. I familiari (zii e nonni) attraverso l’avvocato Miraglia erano quindi ricorsi in Appello per ottenere l’affidamento della piccola, ma la Corte ha stabilito che la famiglia affidataria è in questo momento il contesto migliore per gestire le problematiche della bambina. Ciò nonostante la Corte ha invitato i Servizi sociali a porre «massima attenzione – si legge testualmente nella sentenza – affinché l’affidamento familiare in corso non sia trasformato in una adozione di fatto e quindi nel consentire appena possibile un percorso volto a favorire la ripresa dei rapporti familiari».

«Al di là dal rigetto del ricorso» conclude l’avvocato Miraglia, «possiamo considerare la sentenza come una “vittoria”: per la prima volta un giudice ha condiviso la nostra posizione, mettendo in guardia contro la facilità di certi Servizi sociali a lasciare in affidamento i bambini, giudicandola la soluzione più idonea, invece di favorire il reinserimento dei minori all’interno delle loro famiglie naturali. Il rientro in famiglia deve essere il fine primo di ogni provvedimento di allontanamento e deve pertanto avere, salvo casi gravi, carattere di temporaneità».

 

 

La redazione

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Ambasciata dell’Ecuador in Italia riceve riconoscimento per il suo lavoro nel tema di minori

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Il passato 12 dicembre, l’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Familiari (ANPEF) e l’Istituto di Pedagogia Familiare (INPEF) d’Italia, hanno fatto un riconoscimento all’Ambasciata dell’Ecuador in quel paese, per il suo lavoro nel tema dei minori separati dalle loro famiglie o in conflitto coi Servizi Sociali italiani.

18.12.2014 – Durante il veglione, nel quali hanno partecipato più di 250 persone, la Presidente dell’INPEF, Dottoressa Vicenza Palmieri, consegnò una targhetta all’Ambasciatore dell’Ecuador in Italia, Juan Fernando Holguín, sottolineando il lavoro intrapreso dal Governo dell’Ecuador ed i risultati raggiunti nel tema dei minori separati ingiustamente dalle loro famiglie in Italia. La Dottoressa Palmieri assicurò che le azioni realizzate dall’Ambasciata dell’Ecuador ed i Consolati accreditati in quel paese hanno svegliato l’interesse nazionale ed internazionale nella problematica ed annunciò anche che, grazie al lavoro congiunto tra l’Ambasciata, i Consolati e l’INPEF, tre bambini ecuadoriani che sono stati separati dalle loro famiglie ritornarono alle proprie case il giorno precedente.

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Nel suo intervento l’Ambasciatore Juan Holguín risaltò il lavoro che realizzano lo staff dell’Ambasciata, i Consolati, i gruppi legali e psicopedagogici. Allo stesso modo, ringraziò per l’appoggio che legislatori, organizzazioni sociali e mezzi di comunicazione hanno dato alle iniziative del Governo ecuadoriano nel tema di minori. L’Ambasciatore reiterò l’impegno del Governo dell’Ecuador con riguardo a questo tema di profondo contenuto umano nel che “ogni bambino ed ogni famiglia sono importanti” ed encomiò a tutte le organizzazioni presenti a lavorare nella consapevolezza della problematica, la quale non “colpisce soltanto cittadini ecuadoriani bensì bambini e bambine di ogni nazionalità.”

Nell’atto sono stati presenti anche l’Ambasciatore della Bolivia in Italia, la Senatrice italiana Enza Blundo, Vicepresidente della Commissione di Minori ed Adolescenti del Senato Italiano, membri di organizzazioni sociali italiane come la “Associazione di Nonni e Nonne contro la separazione di minori”, tra altri.

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Gennaro Carotenuto

Video Niños ecuatorianos separados de sus familias en Italia: Ministro Ricardo Patiño presenta plan de acción en Milán

 

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Giornata mondiale dell’infanzia

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 L’INPEF incontra  il Ministro degli Esteri dell’Ecuador per la T

 Roma, 20 novembre – In occasione della Giornata mondiale per i Diritti dell’Infanzia e della ricorrenza del 25° anno dall’approvazione della Convenzione ONU, con cui sono stati sanciti sul piano internazionale i Diritti fondamentali dei Minori, l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, da sempre in prima linea nelle battaglie per i Diritti Umani Negati,  ha incontrato il Ministro degli Esteri dell’Ecuador, Ricardo Patiño Aroca, alla presenza dell’Ambasciatore Ecuadoriano in Italia, Juan Holguin, dei consoli delle città di Perugia, Napoli e Torino e della Commissione istituita dal Governo dell’Ecuador per garantire i Diritti delle Famiglie.

Tale occasione rappresenta solo l’ultimo di una serie di momenti di impegno umanitario da parte del Governo dell’Ecuador in favore dell’Infanzia, non solo di quella ecuadoriana. L’incontro  tra l’INPEF e l’Ecuador che, recentemente, hanno firmato un accordo fondamentale  per la realizzazione di un progetto integrato per la Tutela dei Minori Ecuadoriani in Italia allontanati dalle famiglie, va sottolineato come modello e come testimonianza.

Durante l’ incontro, le Autorità presenti ed il Gruppo di Lavoro INPEF, composto dalla Prof.ssa Vincenza Palmieri e dagli Avvocati Francesco Miraglia e Francesco Morcavallo, hanno esaminato le criticità di un Sistema che allontana i Minori dalle proprie Famiglie, spesso “colpevoli” di essere semplicemente in difficoltà, ma non per questo inadatte alla genitorialità e al calore, che solo la propria famiglia d’origine può fornire ad un bambino.

L’occasione ha rappresentato, dunque, una delle massime celebrazioni possibili dell’Infanzia. Nessuna retorica, infatti, ma lavoro assieme ad un Governo (Estero) che sta portando all’attenzione internazionale il dramma degli allontanamenti  in Italia. Non soltanto tramite l’analisi delle violazioni del Sistema, ma studiando i casi, valutando le possibili soluzioni percorribili, sia in sede giuridica che istituzionale.

Misure urgenti e improcrastinabili per affermare concretamente, da oggi in poi, per ogni bambino, quegli stessi Diritti dell’Infanzia che si celebrano in questa ricorrenza che non può continuare ad essere una “commemorazione”: incontri di adulti fra adulti, celebrazioni istituzionali a fronte di un Sistema che invece non garantisce appieno i minori in Italia.

Non solo la piaga degli allontanamenti, ma anche l’assenza di dati ufficiali e di monitoraggi su attività ed istituzioni che riguardano i minori, l’incremento fuori misura e fuori controllo di diagnosi di DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) che hanno registrato un aumento del 37% (fonte MIUR) da un anno all’altro. Analogamente a quanto concerne i TSO (Trattamenti Sanitari-Psichiatrici Obbligatori) sui minori  – circa 70 all’anno (fonte ISTAT) – e l’ aumento della prescrizione di psicofarmaci, l’ incremento della povertà e la scarsità di spazi gioco.

Il Coraggio, i Programmi, i Progetti,  gli Accordi , la Rete, fra tutte le parti,  rappresentano oggi l’unica risposta possibile oltre la denuncia, che non potrà fermarsi finché anche un solo bambino, in Italia, vedrà lesi i suoi Diritti, soprattutto quello di crescere nella propria famiglia.

La redazione

 

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Mamma assolta dall’accusa di violenza sessuale ma continua a non poter vedere i figli

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Mamma assolta dall’accusa di violenza sessuale ma continua a non poter vedere i figli

La mamma di Cesate racconta la sua storia nella  trasmissione La Malagiustizia vissuta dai cittadini

Esprimere la propria indignazione, raccontare la propria esperienza di malagiustizia per evitare che altri simili episodi si ripetano. Con questo intento il 26 ottobre Rosanna Romano, accompagnata dal suo legale Francesco Miraglia del Foro di Modena che ha seguito il caso sarà ospite della trasmissione La Malagiustizia vissuta dai cittadini… su Italia 53. Tra gli altri sarannoospitati anche Pino Zarrilli del Comitato Spontaneo Cittadini Contro la Malagiustizia, Gino Sannino di Firenze, nonché in diretta telefonica l’avv. Francesco Morcavallo di Roma.

Una vicenda triste a cui la redazione del programma ha voluto dare voce approfondendo le vicissitudini di questa mamma che abita a Cesate, nell’hinterland milanese e che da diversi anni non può vedere i suoi figli (di 8 e 6 anni) perché in un primo tempo accusata di aver saputo che i suoi figli venivano abusati e di non aver fatto nulla per impedirlo e ora, nonostante sia stata assolta con formula piena, perché deve sottoporsi a nuovi accertamenti giudiziari e psicologici al fine di dimostrare di essere un “buon genitore”.

Una denuncia pesante, un’enorme bugia quella a cui è stata sottoposta la donna, che di recente è stata smascherata con l’assoluzione della stessa dal reato di violenza sessuale. Malgrado Rosanna Romano sia stata dichiarata innocentecontinua a vedere pochissimo i suoi figli.

Dopo essere stata assolta lo scorso 9 luglio del 2013– ha spiegato Rosanna Romano – ho potuto rivedere mia figlia per un’ora (ogni due mesi), mentre mio figlio non lo vedo da tre anni e mezzo. Attendo ancora che le cose cambino.”

Da parte sua l’avvocato Miraglia ha sottolineato come: “la situazione sia paradossale in quanto mamma Rosanna, dopo essere stata assolta, deve ora sottoporsi a un altro processo che è quello della reintegrazione della patria potestà e dimostrare di essere capace di fare la mamma. Inoltre il capo di imputazione era riferito ad un periodo in cui la mia assistita, per assurdo, non frequentava e non vedeva i figli che erano già stati collocati dalla nonna come suggeritole dai Servizi Sociali. Ha dovuto difendersi da un’accusa che inevitabilmente non c’era. Lo abbiamo fatto presente alla Procura, al giudice per le indagini preliminari … ”.

Ora malgrado la situazione sia chiarita Rosanna Romano è stata invitata a fare ulteriori percorsi per poter rivedere i propri figli, che prevedono incontri con lo psicologo e visite“protette” con i figli.

Ho deciso nel 2009 di lasciare mio marito – ha concluso la donna – dopo tante percosse, e ho chiesto aiuto ai servizi sociali per un collocamento in casa famiglia dopo aver fatto denuncia ai Carabinieri. Non essendo possibile mi hanno invitato a portarli dai suoceri. Io fino ad agosto 2009 non ho mai avuto problemi con loro, poi…”.

In seguito l’inizio del calvario che ci auguriamo possa terminare presto, permettendo a una famiglia di ritornare ad essere tale.

La redazione

 

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Trentino, in calo il numero dei minori allontanati da casa.

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Trento. Indicazioni utili sono emerse al convegno “Minori: migliorare si può? Assistenza minorile tra protezione e accoglienza” organizzato da ADIANTUM presso la Sala di Rappresentanza del Palazzo della Regione. Ancora alto il numero dei minori (184) ospitati attualmente nelle strutture residenziali trentine, ma secondo l’Assessore alla salute e solidarietà sociale Donata Borgonovo Re c’è una sensibile riduzione rispetto ai 225 del 2010. Un calo che dimostrerebbe maggiore sensibilità degli operatori sociali trentini verso il valore della famiglia e la prevalenza degli affetti familiari. I partecipanti al convegno hanno anche ricevuto in anteprima la notizia degli accordi tra Italia ed Ecuador in merito agli allontanamenti dei minori dalle famiglie. La Professoressa Vincenza Palmieri, Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, ha collaborato attivamente (per incarico dell’Ambasciata dell’Ecuador) alla definizione delle linee di azione congiunta volta a offrire patrocinio legale e psicopedagogico alle famiglie ecuadoriane i cui figli, proprio di recente, sono stati vittima di allontanamenti ingiustificati disposti dai tribunali minorili. La dott.ssa Palmieri ha spiegato alla platea dettagliatamente i termini di questo accordo – dai notevoli risvolti di carattere “politico-diplomatico” – ed ha coinvolto in particolar modo gli studenti di sociologia, gli operatori del sociale e anche mamme e papà direttamente interessati. Significativo l’intervento di Gabriella Maffioletti, Delegata nazionale ADIANTUM per gli enti locali, che ha ricordato a tutti come, quando ha iniziato questa battaglia, fosse sola a combatterla in Trentino, e come oggi stia ricevendo un appoggio sempre crescente da Trento e da tutta Italia. “Pare che le mie fatiche, alla fine, vengano compensate dalla riconoscenza e dalla stima inaspettata di tante persone che mi incoraggiano ad andare avanti”, esordisce la Maffioletti. “Nonostante i mille ostacoli frapposti da chi si oppone ad un sistema umano e legale di gestire i problemi delle famiglie, siamo riusciti a far approvare, al Comune di Trento, un ordine del giorno che impegna il Sindaco e la Giunta a implementare servizi domiciliari specifici di supporto alle famiglie e a riconoscere pienamente le potenzialità e le risorse della famiglia”. “Inoltre”, aggiunge la delegata di ADIANTUM, “abbiamo ottenuto ampi riconoscimenti con la campagna “Mai più un bambino…” “. “Ringrazio anche l’onorevole Giacomo Bezzi e il Parlamentare europeo Remo Sernagiotto per il loro appoggio e sostegno”. E’ intervenuto anche l’avvocato Francesco Miraglia (anch’egli nominato dall’Ambasciata dell’Ecuador) che ha lasciato spazio a una mamma e alla lettura della lettera della figlia quattordicenne, nella quale la ragazza raccontava la sua triste esperienza con i servizi sociali e con la psicologa che ha svolto la consulenza tecnica. La sofferenza manifestata dalla bambina a causa delle incomprensioni e dei pregiudizi dei “professionisti” ha fatto capire all’assemblea come il problema degli errori in questo campo venga spesso da una visione “adultocentrica” che non guarda le cose attraverso gli occhi dei bambini. Molto apprezzato anche l’intervento del dott. Pasquale Borsellino, Direttore dell’Unità Operativa Complessa Infanzia, Adolescenza e Famiglia della Regione Veneto, che ha spiegato la riforma della Regione Veneto e il progetto della creazione di una rete “prossimale” di famiglie, che prende spunto da elementi sociologici di distribuzione delle famiglie nelle città, e ha portato in poco tempo gli affidamenti dei bambini in strutture residenziali dal 50 al 20%. “Rafforzare il concetto di “prossimità familiare”, ha affermato il dr. Borsellino, “equivale a valorizzare nuovamente il ruolo del vicinato, che una volta sopperiva anche affettivamente ai momenti di difficoltà di una famiglia e vigilava sulla crescita sana dei bambini”. Il convegno è stato chiuso da Silvio De Fanti, Vicepresidente Comitato Cittadini Diritti Umani, che ha ricordato alla platea che il 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale della salute mentale e ha raccontato alcuni degli oltre trenta casi trentini, raccolti dal Comitato in questi anni, in cui operatori incompetenti o negligenti della psichiatria o della psicologia hanno determinato danni gravissimi all’interno delle famiglie. Interessante anche il dibattito finale, che ha visto molte testimonianze di genitori che hanno sofferto per l’allontanamento dei figli. Commovente la domanda di una studentessa di sociologia: “Voglio fare questo lavoro ma ho visto tanta sofferenza: che cosa possiamo fare per aiutare le famiglie?” Ha risposto il dott. Borsellino: “Per farlo è necessario avere tanta umiltà e coraggio”.

Adiantum.it

Ecuador, l'ambasciatore Juan Fernando Holguìn Flores in visi

Italia-Ecuador: linee guida per minori in affido

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Riunione consolati per dare attuazione ad accordo di settembre

Redazione ANSAROMA

10 ottobre 201419:22News

  • Vincenza Palmieri
  • Francesco Morcavallo
  • Francesco Miraglia
  • Juan Fernando Holguin FloresRIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
  • Le linee guida che saranno seguite dai consolati dell’Ecuador in Italia e da un istituto italiano nell’assistere le famiglie ecuadoriane alle prese con l’affidamento dei figli ai servizi sociali sono state al centro di una riunione di lavoro convocata dall’ambasciata del paese sudamericano a Roma.     E’ quanto emerge da un comunicato della rappresentanza diplomatica dell’Ecuador la quale informa di aver convocato giovedì i Consolati ecuadoriani riconosciuti in Italia ed i rappresentanti dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare (Inpef), ad una riunione di lavoro svolta “per definire le linee di azione congiunta” nell’ambito di un accordo sottoscritto 23 settembre. Attraverso l’intesa “si offre patrocinio legale e psicopedagogico alle famiglie ecuadoriane, i cui figli sono sotto la tutela dei Servizi Sociali italiani o sono stati allontanati dalle loro famiglie per collocarli nelle case- famiglia, o famiglie di accoglienza”, ricorda la nota.     L’accordo, viene aggiunto, è parte di un “programma integrale”, promosso dal Governo ecuadoriano e di “copertura nazionale in Italia, che include i processi di contrattazione di quattro pool di avvocati nelle città di Roma, Milano e Genova”, e di uno proprio dell’Inpef, “che si discuteranno nei tribunali italiani, senza costo per gli ecuadoriani, per le cause riguardanti la tutela”. Il programma include anche una campagna di comunicazione e di formazione così come “azioni, di carattere politico-diplomatico presso le autorità italiane, per cercare soluzioni” a questo problema.     L’Inpef, ricorda ancora la nota, è un istituto “con ampia esperienza e sviluppo nei temi di formazione, pedagogia e legislazione sui temi per la famiglia e per i minori in Italia”.     E proprio per questo è stato selezionato come Ente per collaborare col Governo ecuadoriano in questo importante compito.     Alla riunione di giovedì hanno partecipato l’Ambasciatore Juan Fernando Holguin Flores ed i funzionari dell’Ambasciata, assieme ai Consoli dell’Ecuador a Milano, Genova, Roma, Torino, Napoli, Firenze e Perugia. Per l’Inpef hanno partecipato l’avvocato Francesco Miraglia, esperto in Diritto dei minori e della famiglia; l’avvocato Francesco Morcavallo, ex magistrato dei Minori ed esperto in Diritto di famiglia e Diritto civile; e la dottoressa Vincenza Palmieri, Pedagogista familiare e Ctp, Presidente dell’Inpf. (ANSA).

 

http://www.cronacasociale.com/

 

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E’ nato un gruppo di lavoro di lavoro istituzionale per garantire i diritti dei minori ecuadoriani in Italia

By | Primo Piano | No Comments

 

Presentato oggi lo storico protocollo d’intesa tra ambasciata dell’Ecuador in Italia e Istituto nazionale di pedagogia familiare

 

L’emergenza riguarda almeno un centinaio di famiglie

 

Accade solo in Italia: i bambini, figli di immigrati ecuadoriani in situazioni di difficoltà economica, vengono allontanati dai genitori e trasferiti in strutture protette, affidati ai Servizi sociali e obbligati a vivere in Case famiglia. Il rischio è che i genitori non possano più rivedere i loro bambini.

Dati precisi non ce ne sono, ma stando al Governo dell’Ecuador, preoccupato per l’escalation dei casi in aumento, sono circa un centinaio i minori colpiti da provvedimenti definitivi di allontanamento dalla casa parentale. Un’emergenza che coinvolgerebbe circa 30 mila famiglie, su una comunità di 200 mila cittadini ecuadoriani stabilitisi in Italia. In altri Paesi non succede: in Spagna, ad esempio, i minori allontanati dalla famiglia vengono affidati ai parenti in Ecuador.

 

Il grido di allarme del Governo ecuadoriano è stato raccolto dalle istituzioni italiane: né è nato un gruppo di lavoro costituito da professionisti, che da sempre lottano per affermare i diritti umani fondamentali e che ogni giorno combattono la battaglia di tutte quelle famiglie che se li si vedono negare: la professoressa Vincenza Palmieri, psicologa clinica, pedagogista familiare e consulente tecnico di parte, nonché presidente dell’Istituto nazionale di pedagogia familiare (Inpef), l’avvocato Francesco Miraglia, esperto di Diritto minorile e della famiglia, e l’avvocato Francesco Morcavallo, già magistrato minorile, esperto di Diritto di famiglia e Diritto civile italiano ed europeo. Il signor Juan Carlos Lara, per la sua esperienza sul tema e per il lavoro svolto da anni nella comunità ecuadoriana, ricopre il fondamentale ruolo di mediatore interculturale e linguistico nell’approccio con le comunità e le istituzioni dell’Ecuador.

 

L’accordo è stato presentato oggi, giovedì 9 ottobre, presso l’ambasciata dell’Ecuador a Roma, dal dottor Juan Holguin, ambasciatore dell’Ecuador in Italia, e dai consoli ecuadoriani di Milano, Napoli, Perugia, Genova e Torino, insieme ai tre professionisti.

Questo importante accordo è finalizzato alla realizzazione di un progetto integrato di tutela per i minori ecuadoriani, in termini di assistenza immediata e permanente, volta a risolvere le situazioni di disagio familiare, in particolare nel caso in cui i minori vengano allontanati dai genitori per iniziativa delle autorità amministrative o giudiziarie. Il progetto prevede per loro assistenza legale e psicologica gratuita.

Il gruppo di lavoro agirà in stretta collaborazione con le istituzioni dell’Ecuador per riaffermare con forza quei diritti umani inalienabili che devono essere garantiti, primo tra tutti il diritto a vivere all’interno della propria famiglia di origine, e, non ultimo, il diritto alla dignità, che appare negata ascoltando le storie in cui sono protagonisti genitori e bambini dell’Ecuador, intrappolati in un sistema a loro sconosciuto.

«All’Istituto nazionale di pedagogia familiare il compito di fornire tutta l’assistenza psicologica ai bambini e ai loro genitori» ha dichiarato la presidente dell’Inpef, Vincenza Palmieri, «con l’obiettivo di tutelare i loro diritti umani, civili e familiari».

L’accordo internazionale è un grande passo di apertura e collaborazione, che pone massima attenzione ai diritti dei più piccoli e pertanto anche più indifesi: l’Ecuador è il primo Stato dell’America Latina a porre al centro della propria azione, una politica di valorizzazione e protezione delle famiglie e delle comunità migranti, soprattutto in favore dei diritti inalienabili dei bambini.

«E’ davvero apprezzabile la sensibilità dimostrata dal Governo dell’Ecuador» commenta l’avvocato Francesco Miraglia «e auspicabile che sia di esempio anche per gli altri Paesi e per lo stesso Governo italiano: attualmente ci sono circa 30 mila bambini italiani allontanati dai propri genitori e affidati a Case famiglia talmente piene da essere ormai sull’orlo del collasso».

padre rinviato a giudizio per pedofilia

Violenza sul figlio il pubblico ministero chiede nove anni

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Villafranca, ai primi di novembre sarà emessa la sentenza Sette anni di denunce e battaglie legali tra la mamma e l’Usl

VILLAFRANCA. Mano pesante del pubblico ministero Emma Ferrero, che ha chiesto una pena di 9 anni per un uomo accusato di violenza sessuale sul figlio. Il processo è stato rinviato al 3 novembre prossimo per la sentenza. La fase finale del dibattimento si è svolta ieri in tribunale a porte chiuse per la delicatezza del caso. La vicenda emerge nel 2007, quando la madre comincia a sospettare dei comportamenti del compagno e del disagio del figlioletto. Ha il coraggio di denunciare tutto, ottiene l’allontanamento del padre di suo figlio da casa e inizia una lunga battaglia legale, contro di lui, ma anche contro i Servizi sociali dell’Usl 15, che per anni hanno obbligato il piccolo a vedere il padre, nonostante questi sia accusato, appunto, di abusi sessuali e il ragazzino si dimostri sempre più insofferente a incontrare il genitore. Con la continua insistenza della madre e del suo legale, gli incontri tra padre e figlio vengono infine sospesi nel 2013. Siccome la madre si rifiuta di far incontrare padre e figlio, i Servizi sociali decidono di programmare un percorso di allontanamento del ragazzino dalla madre e il Tribunale dei minori stabilisce una limitazione della potestà genitoriale sia per il papà che per la mamma. Viene disposto quindi l’affidamento diurno del ragazzino a una comunità protetta di Marghera, a 50 chilometri di distanza da casa. Sarebbe toccato alla madre il compito di portarlo al mattino e di andarlo a riprendere ogni sera, tutti i giorni, fine settimana compresi, fino a Marghera, a spese proprie. Trovando inconcepibile tale provvedimento la donna si è opposta, presentando un’istanza, sulla base della quale il Tribunale dei minori di Venezia ha sospeso il provvedimento e chiesto ulteriore documentazione all’Usl 15. Poche settimane fa, la mamma del ragazzino ha organizzato una manifestazione di solidarietà per combattere il rifiuto che certi compagni gli manifestavano, proprio perché vittima della violenze degli abusi del padre. Un atto deciso, con cui la madre ha voluto dare un segnale agli altri genitori: il piccolo è stato vittima di abusi da parte del padre ma è anche vittima di bullismo e isolato dagli altri ragazzini, istigati, come racconta la madre, da alcuni genitori, che non hanno esitato, mesi fa, a firmare una petizione per farlo allontanare da scuola. Temono che possa comportarsi in maniera non appropriata con i loro figli. E pertanto impediscono ai figli di parlare o giocare con lui.

 

Convegno-2010

Convegni e pubblicazioni

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Psichiatria e diritti umani presso la Sala Presidenziale della Stazione Santa Maria Novella-28 agosto 2007: Firenze

Relatori On. Francesco Lucchese, Deputato e membro della Commissione Affari Sociali della Camera; il Prof. Saverio Fortunato Specialista in Criminologia Clinica, Docente d’Indagine e Semeiotica del Linguaggio al Corso di Laurea Scienze dell’Investigazione Università di L’Aquila; l’Avv. Francesco Miraglia, la scrittrice Nunzia Manicardi che presenterà il suo ultimo romanzo di “Casi da Pazzi”, caso editoriale del momento, che ripercorre le scelte e le battaglie dell’Avv. Miraglia nella tutela dei diritti umani in psichiatria; Il Sig. Vincenzo Spavone dell’Associazione Genitori Separati dai Figli; Moderatrice Dott.ssa Grazia Gatto laureata in Scienze Giuridiche e Criminologiche.

 

  • Mostra e convegno psichiatria a Milano” c/o Palazzo Affari ai Giureconsulti –5 aprile 2008 Milano 

 

Relatori: Giorgio Antonucci, Medico psicanalista;Dott. Roberto Cestari, Presidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani; Prof. Dott. Saverio Fortunato, Specialista in Criminologia Clinica e Docente al Corso di Laurea di Scienze dell’Investigazione, Università di L’Aquila e direttore di Criminologia.it; Dott. Mariano Loiacono, Dirigente Responsabile Centro di Medicina Sociale Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Foggia; Avv. Francesco Miraglia, Penalista del Foro di Modena;  Moderatore Dott. Paolo Massari, Presidente della Commissione Istruzione delComune di Milano e giornalista di Mediaset.

  • FIGLI SOTTRATTI AI GENITORI: TUTELA O ABUSO?” C/O Verona – Palazzo della Gran Guardia 4 giugno 2008 , ore 20.30. 

 

Interventi di: Renata Franchini Consigliere Comunale di Verona, Avv. Andrea Di Francia; Chairman distrettuale Kiwanis INTERNATIONAL, Osservatorio diritti dell’infanzia di Trento; Dott. Fabio Dallagiacoma Avvocato presso il Foro di Trento, Dott. Vincenzo Spavone Presidente dell’Associazione Genitori Separati dai Figli, Avv. Francesco Miraglia Avvocato Penalista presso il Foro di Modena, Massimo Parrino Direttore del Comitato dei Cittadini per i Dirit0ti Umani.

 

  • PSICOFARMACI, SOLUZIONE O PROBLEMA?” maltrattamenti psichiatrici, diagnosi e terapie psichiatriche particolarmente dannose. 10 luglio 2008, ore 20.30 Recanati 

 

 

Relatori avvocati Francesco Miraglia, penalista presso il Foro di Modena, e Fabio Pistarelli, consigliere regionale di AN, oltre al dott. Antonio Vita, psicologo, psicoterapeuta di Recanati.

 

  • Capacità genitoriale. Genitori imperfetti per figli perfetti 29 maggio 2009 Novara Auditorium Banca Popolare di Novara. 

 

Relatori   Massimo Giordano, Mario Blandini, Monica Frediani, Emanuele De Porcellinis, Marco Casonato, Cristina Franchino e Francesco Miraglia. L’associazione “Tu sei mio figlio” è guidata dalla presidente Eleonora Montanari.

 

  • “Ridateci i nostri figli” Palazzo della Regione 8 giugno 2012 Trento 

Relatori Silvio De Fanti, Vice Presidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, mentre i relatori saranno l’On. Antonio Guidi, Specialista in neurologia e neuropsichiatria infantile e medico neurologo, Ministro della Famiglia e solidarietà sociale nel primo Governo Berlusconi e sottosegretario alla Salute nel secondo, l’avv. Francesco Miraglia, Avvocato del foro di Modena e coautore del libro “Ridateci i nostri figli”, Antonella Flati, Presidente dell’Associazione Pronto Soccorso Famiglie e Gabriella Maffioletti, Consigliere del Comune di Trento e delegata Adiantum per il Trentino.

 

  • Case famiglia, tutela o business . 12 giugno 2012 Montalto Nelle Marche (Ap)

 

 

Relatori Antonella Flati, presidente Ass. Pronto Soccorso Famiglia, l’avv. Francesco Miraglia,Cassazionista-penalista esperto di diritto di Famiglia – medaglia d’oro per l’impegno sociale 2012, l’On. Antonio Guidi, neuropsichiatra infantile, la Prof.ssa Vincenza Palmieri, Presidente istituto nazionale di Pedagogia Familiare (Università degli Studi della Basilicata), l’avv. Rossella Monti, specializzata in diritto di famiglia e dei minori.

 

  • Il Volto sconosciuto della psichiatria. Errori ed orrori”. c/o Palazzo Ferraioli, 11 aprile 2012 Roma

 

Interventi dell’avvocato Francesco Miraglia penalista, il Dott. Marco Bertali medico psichiatra, psicologo, psicoterapeuta, dirigente medico presso il Centro di Salute Mentale di Gorizia, Dott. Gioacchino Di Palma Avvocato legale Telefono Viola, Dott.ssa Vincenza Palmieri, Direttore Responsabile Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare. Moderatore: Silvio De Fanti, Vice Presidente del Comitato dei cittadini per i Diritti Umani Onlus.

 

  • Disturbi del Comportamento e Disturbi Specifici dell’Apprendimento: aspetti clinici, diagnostici,  etici e medico legali – Strambino 27 Ottobre 2012  Sala del Consiglio Comunale.

Relatori: Giuseppe Gulino, epidemiologo, docente all’Università di Torino e nello staff della direzione medica ospedaliera dell’Asl/To4 che parlerà su “Epidemiologia dei disturbi del comportamento e dei disturbi specifici dell’apprendimento”. Antonio Guidi, sottosegretario alla Salute. Guidi, specialista in neuropsichiatria infantile, parlerà del valore della differenza e della diversità . Seguiranno interventi di altri medici (Luisa Cristaudi, Antonello Lanteri, Giovanni Presta) e, nel pomeriggio, tavola rotonda moderata da Gisella Revigliono (medico e assessore a Strambino) con la professoressa Vincenza Palmieri (Inpef) gli avvocati Eleonora Grimaldi e Francesco Miraglia.

 

  • “Mai più un Bambino”c/o CAMERA DEI DEPUTATI Sala delle Colonne – Palazzo Marini. 21 dicembre 2012 Roma

Relatori : Sen. Stefano Pedica – Senatore della Repubblica, Dott. Francesco Morcavallo – Giudice Tribunale per i Minorenni; Dott.ssa Stefania Pretera – MIUR -Dirigente Personale scolastico; Dott.ssa Gabriella Maffioletti – Consigliere Comun ale. Prof. Vincenza Palmieri – Pscicologa-pedagogista, avv. Francesco Miraglia– cassazioni sta- penalista, esperto in diritto di Famiglia e diritto minorile.

 

 

  • “Mai più un bambino” c/o Sala Palazzo Bologna – Senato. 31 gennaio 2013 Roma

 

Intervento di Dott.ssa Adele Cagnetta: Messaggio del Capitano Ultimo, Dott.  Francesco Morcavallo – Giudice Tribunale per i Minorenni ,  Dott.ssa Stefania Petrera – MIUR – Direzione Generale Personale Scolastico, Sig.ra Maria Bisegna – Pres. Ass. Nonne e Nonni Penalizzati dalle Separazioni,On. Roberta Angelilli – Vice Pres. Parlamento Europeo/Delega ai Diritti dei Minori,  avv. Francesco Miraglia– Cassazion sta- penalista, esperto in diritto di Famiglia e diritto minorile, On.le Antonio Guidi psichiatra-neuropsichiatra infantile, Prof. Vincenza Palmieri- Psicologa-Pedagogista.

Coordinamento e Segreteria Scientifica: Avv. Eleonora Grimaldi Prof. Pier Bonici

 

 

  • Residenze Sanitarie Psichiatriche, Effetti Collaterali Le regole, le leggi, i desideri” c/o Sala Benjamin – 8 febbraio 2013 Bologna

 

Relatori: Maria D’Oronzo, centro relazioni umane,  Avv. Francesco Miraglia e Vito Totire, medicina democratica Lab57/Alchemica.,

 

  • Il sistema delle case famiglie in Italia” C/O Trilussa Palace Hotel, Piazza Ippolito Nievo N. 25/27, 5/6 aprile 2013 Roma

 

Relatori: Prof.ssa Vincenzi Palmieri presidente dell’INPEF, On. Antonio Guidi neuropsichiatra, dott.ssa Amelia Izzo Counselor Educatrice Professionale , prof.ssa Roberta Lombardi Giudice Onorario del Tribunale per i minori e Psicoterapeuta, Silvio De Fanti Vice presidente CCDU, dott. Giovanni Cozzula, Avv. Eleonora Grimaldi specialista in Diritto Minorile, Dott.ssa Stefania Petrera pedagogista, Dott. Fabrizio Marras responsabile “Libera” provincia di Latina, Dott. Francesco Morcavallo giudice del Tribunale per i Minori di Bologna, Avv. Francesco  Miraglia esperto in diritto di famiglia, Dott.ssa Graziella Cocci consigliere comunale, Gabriella Maffioletti, Antonella Flati.

 

  • “I bambini sottratti alle famiglie” 2 maggio 2013 Invorio (Novara)

 

Relatori: Dott. Roberto Del Conte – Assessore Politiche Sociali del comune di Invorio. Dott.ssa Raffaella Fusco – Ispettore Capo della Questura di Novara. Avv. Maria Grazia Rodari – Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Verbania. Moderatore: Dott. Nicola Fonzo, Dirigente Istituto Comprensivo del Vergante.

Interventi: Prof.ssa Vincenza Palmieri – Presidente IN.Pe.F Roma. Docente universitaria Univ. Basilicata; Avv. Francesco Miraglia – Avvocato Foro di Modena “Le garanzie e le tutele nel processo; Dott. Francesco Morcavaglio – Giudice  Tribunale per i minori di Bologna – “Il Giusto Processo”

 

  • “Mai più un bambino” 29 aprile 2013 Sala Teatro Falcone-Borsellino Limena (Padova)  

 

    • Relatori: Avv. Francesco Miraglia Foro di Modena. Esperto di Diritto di Famiglia e Diritto Minorile. Cassazionista-Penalista. Dott.sa Vincenza Palmieri Psicologa e Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare.

 

  • “Mai più un Bambino” c/o Palazzo Reale – Cappella Palatina della Reggia di Caserta. 24 maggio 2013 –Caserta 

 

Relatori: Vincenza Palmieri, Francesco Miraglia, Francesco Morcavallo, Stefania Petrera, Eleonora Grimaldi, Amelia Izzo, Adele Cagnetta, Padre Rovo, i Carabinieri Volontari, Minori stranieri non accompagnati.

 

 

  • “1^ giornata internazionale Mai più un bambino…” c/o Casa Famiglia Volomtari Capitano Ultimo, Via della Tenuta della Mistica -23 giugno 2013 – Roma.
  • Relatori: Prof.ssa Vincenza Palmieri, Avv. Francesco Miraglia, Principessa Amelia Izzo d’Aragona responsabile relazioni istituzionali INPEF, Dott. Francesco Morcavallo Giudice del Tribunale per i Minorenni di Bologna, Avv. Eleonora Grimaldi – Tribunale per i Minori di Roma, Dott.ssa Stefania Petrera pedagogista, Monia Gambarotto moderatore.

 

  • Presentazione Libro “I Malamente” -“Biblioteca Villa Leopardi” – 23 novembre 2013 –Roma

 

Relatori: .Prof.ssa Vincenza Palmieri, Avv. Eleonora Grimaldi, Avv. Francesco Miraglia

 

  • Psicofarmaci ai bambini — La mia prima droga? Teatro Polivalente CRC –Abano Terme (Padova) 16 novembre 2013

 

Moderatore: Monia Gambarotto Conduttrice Televisiva

Relatori Avv. Francesco Miraglia Foro di Modena. Esperto di Diritto di Famiglia e Diritto Minorile. Cassazionista-Penalista. Dott.sa Vincenza Palmieri Psicologa e Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare. Dott. Marco Bertali, psichiatra presso il Centro di Salute Mentale di Gorizia (ASS 2 Isontina), referente di SOS Cervello- Campagna sociale di psicofarmaco-vigilanza. Silvio De Fanti  Vicepresidente Nazionale Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus.

  

  • “Famiglie e minori: abuso o tutela?” – Sala Oratorio – Roncegno Termen – Via Don Alessio De Pretis. 20 dicembre 2013 Roncegno (TN)

 

Relatori: Giuliana Gilli, ass. alle politiche sociali Comune di Roncegno, Prof. Vincenza Palmieri, Avv. Eleonora Grimaldi, Avv. Francesco Miraglia, Alberto Faustini direttore de “Il Trentino”, Elena Artioli Consigliere Regionale Trentino Alto Adige, Gabriella Maffioletti Consigliere Comune di Trento, Avv. Francesco Morcavallo,   già giudice del Tribunale dei minori, Silvio de Fanti Vicepresidente CCDU.

 

  • “Codice D’Onore e Criminalità organizzata” c/o Istituto Nazionale di Pedagogia familiare – 21 gennaio 2014 Roma.

 

Relatori: Dott.ssa Daniela Scarpetta, avvocato Francesco Miraglia.

 

  • Libreria Grimorio di Pistoia – Presentazione del Film “Un amore strappato dagli occhi di Greta” 25 gennaio 2014- Pistoia

 

 

Ospiti: Cantante Maria Teresa De Pierro, generale Leon Lyon Zagami, comandante cavaliere dei templari, Christy Andersen, pittrice di fama internazionale, La dott.ssa Antonella Gramigna esperta in comunicazione e impegnata politicamente a difesa delle donne con il partito Democratico, avv. Matteo Santini, avvocato Miraglia Francesco.

 

  • “I Malamente” (Armando Editore) ì 27 Gennaio 2014 – Ore 17.00 – 19.00 Aula Magna dell’Istituto Comprensivo Potenza III- Potenza

 

Relatori : Avv. Francesco Miraglia Foro di Modena. Esperto di Diritto di Famiglia e Diritto Minorile. Cassazionista-Penalista. Dott.sa Vincenza Palmieri Psicologa e Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare.

 

  • “Adolescenti e abuso di psicofarmaci”, 22 febbraio 2014 – ore 15.30 – “Piedimonte Matese” (Caserta), presso il Museo Civico R. Marrocco.

 

Relatori: Prof.ssa Vincenza Palmieri, dell’Avv. Francesco Miraglia, della Principessa Amelia Izzo d’Aragona, della Prof.ssa Paola Gravela e del Vice Presidente Inpef Dott. Pier Luigi Bonici, oltre alla graditissima presenza dell’Avv. Enzo Cappello, Sindaco di Piedimonte e  della Dott.ssa Raffaella Martino, Direttore Scientifico del Museo Civico.

 

  • “Si può fare in maniera diversa” c/o Cinema Teatro Tiberio –25 febbraio 2014 Rimini

 

Intervento di : Gloria Lisi, vicesindaco; Riccardo Sabatelli, psichiatra; Stefania Guerra Lisi, docente di discipline Pedagogiche all’Università di Roma La Sapienza e Roma Tre; Vincenza Palmieri, psicologa; Nunzia Manicardi, giornalista, scrittrice; Francesco Miraglia, avvocato; Maria Rosaria D’Oronzo, psicologa, Marisa Golinucci; Mariano Loiacono , psichiatra, psicoterapeuta; Roberta Casadio assieme ai colleghi Stefano Cavalini, Antonella Corradossi, Barbara Pasini, Fabrizio Esercitato, Larrel Conrad.

 

  • “I Malamente, le nuove marginalità: I ragazzi messi alla prova” c/o Libreria Medichini Clodio, p.le Clodio, 3 marzo 2014 Roma

 

Incontro con gli autori: Prof.ssa Vincenza Palmieri, Avv. Eleonora Grimaldi, Avv. Francesco Miraglia. Relatori: Dott. Valerio di Gioia, Giudice del Tribunale Penale di Roma; Avv. Francesco Morcavallo, già Giudice del Tribunale per i Minorenni di Bologna. Coordinatore: Cons. Avv. Donatella Cerè.

 

  • La Mediazione Penale Minorile” c/o Tribunale per i Minorenni di Roma – Sala Conferenze . 5 Marzo 2014

 

Autori: Prof.ssa Vincenza Palmieri, Avv. Eleonora Grimaldi, Avv. Francesco Miraglia.

Interventi di : Dott.ssa Melita Cavallo Presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma; Proc. Dott. Claudio De Angelis Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Roma; Cons. Avv. Mario Scialla dell’Ordine degli avvocati di Roma. Coordinatore: Cons. Avv. Donatella Cerè

 

  • Il Sistema delle Case Famiglia in Italia- Roma 4 e 5  aprile 2014

 

Relatori: Moderatrice : Dott.ssa   Amelia Izzo, Mediatrice Familiare-Tutore minori per il Tribunale per i minorenni di Napoli; Dott. Carlo Fedele,  Presidente Coop. Sociale ”Araba Fenice” e Responsabile di Comunità ad Alto Contenimento; Dott.ssa Maria Matano, Psicoterapeuta, Supervisore Comunità Minorili Area Penale Associazione ”Anthea” di Caserta; Cons. Avv. Donatella Cerè,  Cassa Forense di Roma; Dott.ssa Rita Colavecchi,  Dirigente Scolastico – Roma; Dott.ssa Giovanna Sammarco,   Assistente Sociale – Presidente dell’Ordine degli Assistenti sociali del Lazio; Dott.ssa Antonella Baccalaro,  Direttore del Consorzio Intercomunale per la gestione dei Servizi Socio Assistenziali dell’Ovest Ticino Romentino (Novara); Eleonora Montanari – Presidente dell’Associazione “Tu Sei Mio Figlio ONLUS”; Avv. Eleonora Grimaldi – Curatore Speciale iscritto nelle liste presso il Tribunale per i Minorenni di Roma; Padre Rovo, Associazione Volontari della Casa Famiglia “Capitano Ultimo” ; Avv. Francesco Miraglia,  Cassazionista-penalista, esperto di Diritto di Famiglia e Diritto Minorile ;Prof.ssa Stefania Petrera , Pedagogista- Giudice Onorario c/o la sezione minori della Corte d’Appello  di Roma ; Avv. Francesco Morcavallo,  già Giudice Tribunale per Minori di Bologna; Dott.ssa Gabriella Maffioletti,  Consigliere del Comune di Trento; Dott.ssa Antonella Lombardi,  Educatore professionale

  • Workshop: Giallo, Rosso e Noir.. 12 giugno 2014 Roma

 

Interventi di Marina Baldi (Biologa Forense), Donatella Cerè (Avvocato), Francesca De Rinaldis (Psicologa Giuridica, Criminologa), Marino Farneti (Esperto di Balistica Forense e Scena del Crimine), Francesco Miraglia (Avvocato, Esperto in Mediazione Criminale); Stefania Petrera (Pedagogista, Giudice Onorario), Daniela Scarpetta (Criminologa) e il Generale dei Carabinieri Luciano Garofalo

 

Pubblicazioni:

Casi da pazzi. Quando Giustizia, Psichiatria e Servizi sociali incrociano la strada del cittadino italiano… Nunzia Manicardi(Prefazione di Francesco Bruno), 2007 Koinè Nuove Edizioni, Roma.

Italiani da slegare contenzione: la vergogna del silenzio, Nunzia Manicardi(Postfazione di Francesco Miraglia), Koinè, Nuove Edizioni, Roma 2010.

Ridateci i nostri figli! Storie di bambini sottratti alle loro famiglie raccontate dal loro avvocato Francesco Miraglia, Nunzia Manicardi 2011, Edizione il Fiorino , Modena,

Presunto colpevole, Steffenoni  L.,  2009 Chiarelettere Editore, Milano.

Mai più un Bambino” Fimiglia Istituti Casa Famiglia Diritti dei Bambini- Antonio Guidi-Vincenza Palmieri- Francesco Miraglia   (Postfazione Francesco Morcavallo) 2013, Armando Editore, Roma

I Malamente  Le nuove marginalità: ragazzi messi alla prova- Vincenza Palmieri – Eleonora Grimaldi- Francesco Miraglia (Prefazione di Capitano Ultimo) 2013, Armando Editore, Roma

Censura

Trento: assistente sociale sanzionata dall’ordine

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Da quanto ci risulta questa è la prima volta in cui un’assistente viene sanzionata spezzando così una cattiva reputazione di apparente impunità. Maffioletti: questa operatrice va rimossa.

Borgo Valsugana. L’Ordine degli Assistenti Sociali di Trento ha comminato la sanzione della Censura all’assistente sociale che alcuni anni fa, in viva voce, davanti a due rappresentanti delle forze dell’ordine attoniti, aveva minacciato una bambina. Purtroppo per lei queste minacce sono state registrate sull’ipod della bambina e in seguito trasmesse in una puntata di Mattino Cinque. Nel corso della trasmissione, la dott.ssa Franca Bonin, Vicepresidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali, aveva promesso che la vicenda avrebbe avuto un seguito. E così è stato. La censura è la seconda sanzione in ordine di gravità che può essere amministrata a un’assistente sociale, ed è inflitta nei casi di abusi o mancanze, compiuti senza dolo, che siano lesivi del decoro e della dignità della professione.

Finalmente un po’ di giustizia per queste bambine e questa famiglia in una vicenda che, aldilà del caso di specie, ha presentato e tuttora presenta svariate irregolarità. L’avvocato della mamma, Francesco Miraglia, si è detto soddisfatto ma continuerà le azioni necessarie per assicurare alla famiglia un giusto e congruo risarcimento danni:

“Questa bambina e la sorella hanno dovuto soffrire per parecchi anni lontano dalla mamma. Possiamo affermare con ragionevole certezza che le cause delle sofferenze della famiglia siano state anche le azioni di questa operatrice. Infatti, da quando la famiglia è stata affidata a un altro servizio sociale la situazione si è subito risolta: la mamma e il papà si sono riappacificati e hanno raggiunto un accordo. Ora le bambine, che nel giorno di Natale di due anni fa avevano scritto una commovente lettera al giudice chiedendo di stare metà tempo con il papà e metà con la mamma, potranno godere dell’affetto di entrambi i genitori.” Continua l’avv. Francesco Miraglia “Certa è la soddisfazione per la presa di posizione dell’Ordine di Trento, ma altrettanto certa è l’amarezza di sapere che le sorti di alcune famiglie o bambini sono in mano a siffatti operatori, che per fortuna sono pochi, di fronte alla stragrande maggioranza di operatori che svolgono il proprio lavoro in modo diligente, attento e sensibile. Mi auguro che questa vicenda serva anche ai magistrati, che troppo spesso considerano le relazioni degli operatori sociali come la verità assoluta, affinché prima di prendere qualsiasi provvedimento si assicurino di avere riscontri certi e incontrovertibili, soprattutto quando si parla di famiglie e dell’allontanamento di un bambino dai propri genitori.

Anche il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani che segue la vicenda da alcuni anni, è molto soddisfatto dell’esito dell’azione disciplinare. Secondo Silvio De Fanti, Vicepresidente del CCDU:

“I comportamenti lesivi nei confronti della famiglia e delle bambine nascevano da pregiudizi verso la madre che non avevano alcun fondamento oggettivo se non una perizia fatta alcuni anni fa, e segnata da forti sospetti di infondatezza a causa dei conflitti di interessi tra una psicologa incaricata dal tribunale e l’avvocatessa del padre. Sono anche frutto della cultura coercitiva tipica della psichiatria istituzionale, che ad esempio, ammette la contenzione (legare i pazienti ai letti) o permette l’uso della forza per costringere le persone ad assumere psicofarmaci contro la loro volontà. Per la psichiatria o la psicologia istituzionali, l’allontanamento di un bambino dagli affetti famigliari, anche in assenza di reali abusi sessuali o maltrattamenti, è ammissibile. Purtroppo queste perverse teorie hanno impregnato anche il campo dell’assistenza sociale e della giustizia minorile come nel recente caso del bambino di Trento sottratto agli affetti famigliari per ben quattro anni. Anche lì, infatti, alla base dei provvedimenti c’era una perizia che prevedeva l’uso della forza contro il bambino e il suo allontanamento coatto dalla famiglia. Questa cultura della sopraffazione deve cessare e questa sanzione è un primo segnale positivo, soprattutto se guardiamo a chi l’ha deliberata.”

E Gabriella Maffioletti, delegata nazionale di Adiantum, rincara la dose:

“Non mi riterrò soddisfatta finché questa assistente sociale e tutte le operatrici e professionisti che in questi anni hanno permesso il fenomeno degli «allontanamenti facili» non saranno riassegnati. Chiunque abbia commesso degli errori tanto gravi nei confronti dei minori non deve più lavorare con i bambini. Mi auguro anche che le autorità mettano in atto quella riforma che chiediamo da anni.”

Questo è un primo segnale positivo, in questi anni molti bambini allontanati superficialmente in base a valutazioni di natura psicologica e soggettiva sono tornati e stanno tornando a casa, ma molti altri sono ancora lontani dalle famiglie e c’è molta strada da fare. Ma stiamo cambiando rotta.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

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Sospeso il trasferimento di un bambino in una comunità diurna

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Il Tribunale dei minori di Venezia accoglie il ricorso presentato dalla madre, che avrebbe dovuto portare il figlio ogni giorno in provincia di Venezia a spese proprie

 

PADOVA. «Possibile che in tutta la provincia di Padova non esista un centro diurno in grado di accogliere un minore, ma che si debba trasferirlo quotidianamente in provincia di Venezia, a spese del genitore per giunta?». L’avvocato di Modena, Francesco Miraglia, è stupito e perplesso e altrettanto deve esserlo stato il giudice del Tribunale veneziano che si occupa dei minori, visto che dopo appena un paio di giorni dal deposito dell’istanza di revoca, ha sospeso il provvedimento di trasferire il ragazzino undicenne e ha chiesto maggiori delucidazioni ai Servizi sociali di Piazzola sul Brenta (Padova). I quali, all’interno di una vicenda che vede il padre del piccolo indagato per abusi sessuali commessi contro di lui, avevano invece programmato un percorso di allontanamento dalla madre, che si oppone agli incontri tra padre e figlio. «Secondo il progetto stilato dai Servizi sociali territoriali, la mamma del ragazzino avrebbe dovuto tenere con sé il figlio soltanto la notte e portarlo ogni giorno alla struttura diurna di Marghera» precisa l’avvocato Miraglia, «che dista da Padova 50 chilometri, accompagnandolo alle 8 e andando a riprenderlo alle 18.  Si troverebbe, pertanto, a compiere il tragitto quattro volte in una giornata. E questo ogni giorno della settimana, weekend compresi». 

Il legale ha calcolato che per le 120 volte al mese che la madre dovrebbe compiere il tragitto Padova-Marghera, arriverebbe a percorrere 6 mila chilometri e a spendere mensilmente 2.500 euro: per la madre un provvedimento simile risulterebbe dispendioso e incompatibile con qualunque tipo di attività lavorativa.

E si verrebbe a sradicare completamente il ragazzino dalla realtà in cui vive, dalla sua scuola e dagli amici, oltre che dalle sorelle: il progetto, quindi, non tutela certo il minore e non va nella direzione di garantirgli una serenità e un benessere psicofisico. Che ha già in parte raggiunto, con un maggiore serenità e integrazione con gli amici coetanei, da quando non è più costretto agli incontri protetti con il padre.

Sulla base quindi dell’istanza presentato dalla madre, il Tribunale di Venezia ha sospeso il provvedimento e chiesto ulteriore documentazione ai Servizi sociali, che hanno redatto il progetto riferendosi a visite e colloqui con il ragazzino che risalgono ad oltre un anno fa.

«Se questo è lo standard dei provvedimenti messi in atto dai Servizi sociali» conclude l’avvocato Miraglia «mi chiedo se non sia il caso di promuovere dei corsi di aggiornamento, perché non si capisce quale utilità possa portare al benessere del bambino questo percorso di totale sradicamento dal proprio contesto familiare e sociale, che si configura, alla fine, più come una sorta di trasferimento coatto». 

La redazione

 

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Mamma troppo amorevole. Il tribunale allontana il figlio per 4 anni poi ci ripensa

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“Il Tribunale per i minorenni di Trento ha emesso oggi un decreto in cui si esplicita l’incompetenza e inadeguatezza della giustizia minorile nel nostro paese e di alcuni servizi sociali della nostra Provincia”. Ad affermarlo è il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus, in una nota stampa.

“Nel corso dell’udienza il giudice ha affermato, con mio sconcerto, «ora la ‘palla’ passa ai genitori» – ci riferisce l’Avvocato Francesco Miraglia, legale della mamma – per prima cosa un bambino non è una ‘palla’ e secondo, non è assolutamente accettabile che un Tribunale chiuda una vicenda, che ha riguardato un bambino allontanato con la forza dai suoi genitori per 4 lunghi anni perché non sa in buona sostanza cosa fare”. Ancora più incredibile, prosegue l’Avvocato Miraglia, si legge sempre nella nota “…è che lo stesso Servizio Sociale che 4 anni fa aveva sollecitato l’allontanamento del bambino perché la mamma era troppo amorevole, oggi chieda la revoca del suo incarico”. il Servizio Sociale e il Tribunale per i minorenni “hanno sbagliato adesso o hanno sbagliato prima?” Probabilmente “…hanno sbagliato sia adesso che prima”, spiega l’avvocato. E prosegue: “Ciò che mi preoccupa sia come avvocato che come cittadino è la completa impunità di questi professionisti che sicuramente non pagheranno nulla per la sofferenza che hanno causato a questo bambino e alla sua famiglia per 4 anni. Mi auspico soprattutto – conclude l’avvocato – che l’operatore referente del caso in questione non si occupi mai più di minori e di famiglia.”

La vicenda che riguarda questo bambino e la sua mamma era iniziata con una perizia di una psicologa locale, “…una perizia – insiste – che alla luce degli eventi attuali ha evidenziato tutta la discrezionalità e fallacità di discipline quali la psichiatria e la psicologia. Secondo la Ctu, infatti, il bambino doveva essere sottratto perché la mamma era troppo amorevole e accuditiva. A nulla sono servite più di 30 dichiarazioni di conoscenti, incluso un monsignore e un consigliere provinciale, che sostanzialmente asserivano che il bambino stava bene ed era felice”. Dalle indagini era emerso che “…non c’era nessuna evidenza di abuso nei confronti del minore – spiega -, anzi secondo i documenti delle indagini effettuate sulla vicenda dal comando locale dei carabinieri, che stranamente risultano ancora congelate, le maestre del bambino hanno dichiarato che la consulente e l’assistente sociale avrebbero sostanzialmente tentato di persuaderle a dare un’immagine negativa della mamma, cosa che le maestre si sono rifiutate di fare dato che il bambino stava bene e non manifestava alcun segno di disagio”.

Nulla da fare, prosegue il legale “…la psicologa aveva sentenziato: il bambino andava allontanato dall’ambiente “pericoloso” (cioè la mamma amorevole) senza alcun reale segno di abuso, anzi in contrasto con le prove oggettive. Tralasciamo tutte le altre vicissitudini, errori, incongruenze, incluso il fatto che per oltre due anni dopo l’allontanamento il papà non ha mai visto il figlio – commenta il legale -, e veniamo a oggi e alla sconvolgente conclusione del Tribunale: “Ritenuto infine che, ferma la necessità di un sostegno psicologico per Lorenzo (nome di fantasia) e per ciascun genitore, la cui attuazione va rimessa all’auspicabile senso di responsabilità dei genitori, si reputa esaurita la funzione del Servizio Sociale quale affidatario del minore, in considerazione degli oggettivi limiti di poter incidere ulteriormente ed in modo produttivo su un assetto relazionale familiare strutturato e poco permeabile come quello formatosi tra la madre e il figlio e tenuto comunque conto della maturazione ed evoluzione acquisite da Lorenzo grazie al rapporto instaurato con gli educatori ed alla ripresa dei rapporti con il padre”. Il tribunale ha disposto: 1) la revoca del collocamento residenziale, 2) la revoca dell’affidamento educativo assistenziale del minore al Servizio Sociale, 3) la revoca del curatore speciale del minore”.

Se traduciamo la frase “in considerazione degli oggettivi limiti di poter incidere ulteriormente ed in modo produttivo” con “non sappiamo che pesci pigliare” e la frase “va rimessa all’auspicabile senso di responsabilità dei genitori” con “ora la palla passa a voi”, forse il decreto risulterà comprensibile anche a chi non conosce il lessico legale” fanno sapere dal comitato.

“Questo comitato si auspica, pertanto, che un Servizio Sociale e un Tribunale per i minorenni siffatti vengano rivisti prima possibile e soprattutto che venga inserito anche per questi professionisti il sacro santo principio secondo cui chi sbaglia deve pagare e non lavarsene le mani”.

 

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Criminologia, dopo il successo del workshop arriva il master

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Il Faro on line – Grande successo per il workshop organizzato dall’Inpef (Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare). L’evento che ha registrato una grande partecipazione di pubblico, ha attirato l’attenzione degli addetti ai lavori per la presenza stimolante di relatori di nome, esperienza e livello. In una cornice brillante, informale ma insieme rigorosa, si sono succeduti gli interventi di personalità di spicco, esperti del settore che ogni giorno agiscono sul campo per ricostruire l’evento criminale in tutti i suoi aspetti. Proprio dall’incontro e dalla complementarità di tali aspetti, dunque, nasce il Master in Criminologia, di natura non solo teorica ma, anzi, prevalentemente tecnico-pratica, che tale workshop ha voluto introdurre e presentare. Di particolare impatto è stata  la dimostrazione, a opera di Egidio Andreini (Istruttore dell’uso del Drone), del volo del Quadricottero, strumento fondamentale per fotografare dall’alto gli elementi della Scena del Delitto altrimenti di difficile reperimento a causa dell’inaccessibilità del luogo; il tutto, accompagnato dalla musica a tema di Valeria Biotti e Fabrizio Sartini, nonché dal divertente “delitto in sala” portato in scena dalla “formattrice” Maria Buccolo e dai suoi attori. Un momento formativo in sé ma che segna anche l’abbrivio e l’impulso a procedere lungo un filone di interesse completo e ricco di prospettive anche in ambito professionale. In poche parole, il Workshop di Criminologia dell’Inpef ha informato, stupito, divertito e aperto le porte a un Master di Alta Formazione con docenti illustri e di altissimo livello. I docenti, infatti, saranno quegli stessi relatori: Vincenza Palmieri (Psicologa, Consulente Tecnico di Parte, Presidente INPEF), Marina Baldi (Biologa Forense), Donatella Ceré (Avvocato), Francesca De Rinaldis (Psicologa Giuridica, Criminologa), Marino Farneti (Esperto di Balistica Forense e Scena del Crimine), Francesco Miraglia (Avvocato, Esperto in Mediazione Criminale), Stefania Petrera (Pedagogista, Giudice Onorario), Daniela Scarpetta (Criminologa della Polizia di Stato) ed il Generale dei CC. Luciano Garofano, che ha raccontato l’uso della prova scientifica tra mito e realtà e che ha manifestato con entusiasmo la propria disponibilità ad essere tra le voci importanti di tale Master. Per materiali relativi all’evento ma anche informazioni ed iscrizioni al Master in Criminologia dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare: – http://www.pedagogiafamiliare.it/file/master_criminologia.html – pedagogiafamiliare@gmail.com – 06.5811057 – 06.5803948 – 329.9833356 – 329.9833862 La Segreteria Organizzativa è aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 18.00 ed il sabato dalle ore 10.00 alle ore 13.00

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Un raggio di speranza per il bambino che sorrideva sempre

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Ci sono sviluppi sulla vicenda della famiglia di Predazzo a cui più di un anno fa è stato sottratto il figlio, quando aveva solo 2 anni, dal Tribunale dei Minori di Trento, affidandolo a una comunità e in seguito a una famiglia, perché secondo lo psicologo, poi denunciato, la madre “poteva avere delle ricadute (per problemi di più di venti anni fa) e non perché al bambino sia mai successo di subire comportamenti violenti”, come si legge in questo articolo.

Ieri, infatti, i genitori del bambino sono stati ricevuti dall’Assessore Alberto Casal, competente per i Servizi Socio-Sanitari Assistenziali della Comunità di Valle, insieme all’avvocato Francesco Miraglia e al responsabile per l’area dei minori del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, Paolo Roat.

Come raccontato dalla stessa madre «l’incontro ci lascia ben sperare poiché l’Assessore è stato molto disponibile per quanto riguarda il cambio del Servizio Sociale di competenza da noi richiesto ed ha promesso che assumerà anche tutte le informazione sulla procedura da adottare per l’effettuazione di questo passaggio presso altri Enti che hanno già seguito questa strada. Siamo certi che l’Assessore ci aiuterà e gliene siamo grati».

C’è stato anche l’incontro con l’assistente sociale e le figure professionali coinvolti nella gestione dell’affidamento familiare del figlio della coppia.

Sempre la madre racconta che «purtroppo, in questo senso, la situazione è bloccata ed ho la netta sensazione che si tratti di una rappresaglia del Servizio Sociale nei nostri confronti inaspritasi dopo le azioni che siamo stati costretti ad intraprendere al fine di ottenere giustizia.

Purtroppo l’Assistente continua a definire “polemiche” le mie richieste di chiarimenti – continua la donna – che da oltre un anno non ottengono risposta, ed è mia opinione che anche nell’incontro di ieri si sia data da fare di più a divulgare la mia presunta polemicità ai presenti che non a concentrarsi su quello che è meglio per il bambino».  La donna, infatti, dal 26 maggio scorso raccoglie firme a Cavalese, nei pressi della sede della Comunità della Valle per avere un sostegno popolare alla richiesta di cambiare il Servizio Sociale a cui potersi riferire nell’ambito della sua vicenda. «Difatti – prosegue la madre – nemmeno un piccolo passo è stato fatto nella direzione di progredire nel concederci un minimo in più di tempo e di spazio con nostro figlio nonostante la nostra ineccepibile collaborazione con tutti i servizi coinvolti, da loro medesimi riconosciuta

Più che dell’ingiustizia che stiamo subendo siamo però preoccupati per la sofferenza di nostro figlio, la vera vittima di questa situazione, che se solo ci fosse un minimo di disponibilità da parte del Servizio Sociale, sarebbe paradossalmente sbloccata in pochi minuti di accertamento di fatti reali, cosa che sempre ci è stata rifiutata». Ma la donna non si perde d’animo: «è proprio per questo che confidiamo tanto nell’operato dell’Assessore. Tutto quello che vogliamo è il bene di nostro figlio e allo stato attuale l’unica via per ottenere ciò è avvalerci di un Servizio Sociale imparziale e competente che ci segua nel rispetto di tutte le leggi, le buone prassi e le indicazioni dei professionisti, ma soprattutto nel rispetto della verità». Sull’incontro ha detto la sua anche Paolo Roat, del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani: «I segnali di apertura dell’Assessore che finalmente sembra aver deciso di vederci chiaro e di risolvere la faccenda sono molto incoraggianti. A nostro avviso la vicenda presenta molte irregolarità, a cominciare dalla perizia dello psicologo, anche in considerazione della recentissima interrogazione del Consigliere Provinciale Bezzi sul possibile conflitto di interesse dello psicologo che ha redatto la perizia. Siamo però molto fiduciosi dopo le promesse fatte dall’Assessore che pare aver capito che la vicenda presenta delle ombre. La vicenda è seguita da vicino anche da Adiantum nella persona di Gabriella Maffioletti». Inoltre, anche l’avvocato della coppia, Francesco Miraglia, si augura che l’Assessore abbia ben compreso che la mancanza di fiducia tra utente e operatore è fondamentale in vicende così complesse: «è fuori di dubbio – ha affermato il legale – che tra i miei assistiti e l’assistente sociale il rapporto è logorato viste le varie valutazioni puramente personali riportate nelle varie relazioni che di fatto hanno condizionato la decisione del Tribunale di allontanare il bambino dai propri genitori». «Ancor più grave – continua l’avvocato Miraglia – è l’ultima decisione dell’assistente sociale comunicata ai genitori dopo l’incontro con l’Assessore: vista la mancanza di collaborazione da parte vostra gli incontri tra figlio/genitori non verranno aumentati. Mi chiedo è mai possibile che un assistente sociale abbia un potere così ampio di decidere la vita di un bambino e della sua famiglia senza alcun controllo? Penso che sia arrivato il momento di una vera riforma dei servizi affinché valutazioni personali, risentimenti e altro non possano prendere il posto delle competenze e delle conoscenze scientifiche che ogni operatore che si occupi di minori deve avere». La donna, comunque, ha annunciato che continuerà a raccogliere firme, anche se non stazionerà più davanti alla Comunità di Valle, «poiché credo che finalmente si sia deciso di ascoltare il nostro dolore e quello di nostro figlio di soli tre anni che soffre lontano dalla sua famiglia».

Gian Piero Robbi – giampi.robbi@gmail.com Questa email proveniente dal sito (lavocedeltrentino.it)

 

http://lavocedeltrentino.it/index.php/cronaca/news-dal-trentino-2/13980-un-raggio-di-speranza-per-il-bambino-che-sorrideva-sempre

 

 

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“La Musica Cambia … L’Informazione a misura di Famiglia”

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 Diritti Umani e Diritti dei Bambini a portata di tutti dal 14 giugno – a Padova – e via via in tutta Italia

 

 

“È una cosa straordinaria andare tra la gente e raccontare alle persone che Ognuno di Noi ha dei Diritti da far valere”.

Questo il pensiero dei protagonisti di un evento sensazionale, unico nel suo genere, ma che in realtà dà il via ad una serie di appuntamenti lungo tutta l’Italia.

La Sanremo Musica Classic e l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, infatti, stravolgono i canoni delle consuetudini, portando il dibattito sui Diritti Umani nei luoghi dell’agire quotidiano delle Famiglie e dei Giovani, intessendo tematiche importanti e linguaggi “a misura d’uomo” in una formula del tutto innovativa.

 

A Padova, dunque, il 14 giugno alle ore 16.00, presso il Centro Commerciale “Le Brentelle”, prenderà il via una sfida ambiziosa: incontrare le famiglie nei luoghi del consumo e raccontare, invece – tramite la musica, l’arte, la letteratura, il confronto con i professionisti – i Diritti Umani e i Diritti dei Bambini.

Saranno presenti Monia Gambarotto – promotrice e presentatrice dell’evento, sempre sensibile alla comunicazione dei Diritti Umani – la Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, Vincenza Palmieri – psicologa e pedagogista familiare, anima concreta e passionale delle più importanti battaglie in difesa dei Diritti Umani Negati– Francesco Miraglia, Avvocato coraggioso, brillante e contro corrente; e poi ospiti dal mondo della cultura, dell’arte, del giornalismo e della musica.

I temi che la Prof.ssa Palmieri e l’Avv. Miraglia, ancora una volta uniti nelle battaglie civili, affronteranno in questo ciclo di incontri spazieranno dall’abuso diagnostico, alla sottrazione dei Minori, dal Diritto ad avere una Famiglia – la propria Famiglia – al Diritto all’apprendimento, dall’allontanamento dei Minori, alla Convenzione sui Diritti dell’infanzia, passando attraverso la Garanzia della Tutela.

Racconta la stessa Prof.ssa Palmieri: “Il vento di riforme e di cambiamento sociale – che dovrebbe prendere le mosse all’interno dei luoghi di Governo – se Questo è sordo o lento, non può che passare attraverso la Gente. Tanta Gente. Dal nord al sud, in un processo di unificazione che faccia da sfondo e da sostegno proprio a quei Diritti di Garanzia, Tolleranza e Giustizia Sociale, al fine di permeare il tessuto sociale di informazione e conoscenza”.

“Quello della tutela dei Diritti delle famiglie e dei bambini – aggiunge con forza l’Avv. Miraglia – è un punto importantissimo. Ecco perché riteniamo fondamentale sensibilizzare le persone sul problema degli allontanamenti facili: perché si ritorni ad agire basandosi sui fatti e non su preconcetti; perché sia chiara con ogni evidenza la necessità di una riforma seria del Sistema”.

In questo accostarsi di contenuti e linguaggi complementari, l’evento di Padova sarà, aperto dall’esibizione dal vivo di “Ally”, meravigliosa voce emergente appena tornata da un importante Contest in Cile, in cui ha rappresentato la Musica Italiana.

E sarà solo il primo di 15 incontri che vedranno l’intervento di artisti tra i più amati di oggi (Iskra Menarini, Povia, Nek e molti altri) e delle voci di domani, grazie alla collaborazione con la scuola “Altrocanto”.

Per parlare alle famiglie e ai ragazzi anche nei luoghi più comuni della quotidianità; perché i giovani di oggi, motore vitale di domani, se consapevoli dei propri Diritti siano in grado di prendere in mano la loro vita e questa Società, nelle scelte di ogni giorno, creando un mondo più giusto e più umano.

 

 

 

 

 

 

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La scena del crimine come non l’avete mai vista

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Roma – “Giallo, Rosso e Noir: criminologia tra mito e realtà”. E’ il titolo del workshop gratuito organizzato dall’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare (Inpef) che si terrà a Trastevere il 12 giugno alle ore 16.00 presso il Trilussa Palace Hotel in Piazza Ippolito Nievo, 25/27. Il Workshop offrirà l’occasione ai presenti di trovarsi all’interno della scena del crimine, con simulazioni pratiche, proiezioni e la ricostruzione di una scena del delitto. Criminologi ed esperti del settore sveleranno, passo dopo passo, tutte quelle informazioni che devono essere percepite, lette, interpretate, elaborate e alla fine organizzate per arrivare a individuare l’ignoto autore.

Saranno presenti Marina Baldi (Biologa Forense), Donatella Cerè (Avvocato), Francesca De Rinaldis (Psicologa Giuridica, Criminologa), Marino Farneti (Esperto di Balistica Forense e Scena del Crimine), Francesco Miraglia (Avvocato, Esperto in Mediazione Criminale); Stefania Petrera (Pedagogista, Giudice Onorario), Daniela Scarpetta (Criminologa) e il Generale dei Carabinieri Luciano Garofano. Nel corso dell’evento l’istruttore Egidio Andreini mostrerà le applicazioni aeree di un drone. Ci sarà poi la cantante Valeria Biotti che si esibirà in una performance musicale “a tema” e la form-attrice Maria Buccolo che metterà in scena la piece: “Delitto in sala”.

Nel corso della manifestazione verrà presentato il “Master in Criminologia” organizzato dall’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare (Inpef) a Trastevere. Un Master accreditato e suddiviso in lezioni sia teoriche che tratteranno di vittimologia, analisi comportamentale, profiling, storia del crimine, diritto, analisi della comunicazione… e pratiche, (ben l’80% del corso): balistica, grafologia forense, uso del drone, intercettazioni, pedinamento, mappatura e riproduzione della scena in 3 dimensioni…  Le lezioni saranno tenute da criminologi, ricercatori e accademici che condivideranno con gli studenti sia la scena del crimine che la passione per la verità.

Perché l’Inpef ha deciso di occuparsi di questa tematica?

“Perché bisogna rendersi conto che c’è anche una famiglia criminale oltre a una famiglia ‘cuore’, – afferma il presidente dell’Inpef, Vincenza Palmieri – perché ci sono bambini in carcere con mamme detenute, perché Gomorra è la storia di una famiglia e perché con l’utilizzo del drone si cercano anche i bambini rapiti. Sono convinta che, affinché sia fatta giustizia, un criminologo debba cercare e amare la verità con tutte le sue forze”.

Per partecipare è necessaria la prenotazione.

Info: www.formazionecorsiemaster.it. E-mail: pedagogia familiare@gmail.com

Tel e Fax: 06.5803948 – 06.5811057 – 329.9833862

Autore: Maria Grazia Stella
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Dramma carceri: Lettera aperta al presidente Napolitano

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Lettera aperta

29 magg – Poco tempo fa su tutti i mezzi d’informazione Lei sig. Presidente nel giorno della canonizzazione a San Pietro di San Giovanni Paolo II ha ringraziato pubblicamente Sua Santità Papa Francesco per avere convinto Pannella a sospendere lo sciopero della fame sul dramma carceri.
Il problema delle carceri nel nostro paese è un problema serio, malato, concreto ma è altrettanto vero che chi è causa del proprio male pianga se stesso!!
Questa mia non vuole essere un atto di difesa d’ufficio di Domenico ma piuttosto un grido d’allarme di come non funziona il nostro sistema.
Non è certamente intenzione del sottoscritto entrare nel merito della vicenda giudiziaria di Domenico ma piuttosto far presente le anomalie del nostro sistema.
Domenico ha patteggiato una pena di 3 anni e 5 mesi nel mese di novembre 2013.
Lo stesso di trovava agli arresti domiciliari dall’8 giugno 2013, cioè da quando è stato arrestato.
Già prima del patteggiamento Domenico era in misura cautelare; ebbene in piena “crisi carceraria” in data 8 aprile 2014 veniva emessa un ordinanza di esecuzione affinché la restante pena da scontare di 2 anni e 4mesi venisse scontata in carcere.

Sottolineo che negli 11 mesi di detenzione domiciliare mai Domenico è venuto meno alle prescrizioni o quant’altro, in altre parole non c’era nessun motivo che potesse ostacolare Domenico nel continuare a scontare la pena a casa propria e anche a spese proprie.
In altre parole Domenico era a casa ed è stato portato in carcere.
Allora mi chiedo ma soprattutto Vi chiedo, i Vostri appelli, le Vostre raccomandazioni e sollecitazioni a chi sono dirette?
Com’è possibile che la nostra magistratura è spesso lontana anni luce dalla realtà??
Ma come è possibile che chi è fuori lo mettono dentro e chi è dentro lo mettono fuori?
Lei stesso sig. Presidente ha lanciato un appello al nostro Parlamento affinché facesse subito qualcosa sull’insostenibile condizione carceraria.
La stessa Corte Europea dei diritti dell’uomo ha punito il nostro paese per le “torture” che causa il sovraffollamento e il disumano degrado.
Addirittura Lei stesso ha definito “mortificante” per l’Italia la condanna dell’Europa.
Ebbene, sig. Presidente, Sua Santità, in qualità di avvocato di fiducia di Domenico, detenuto presso il carcere di Como, sento il dovere di rivolgermi direttamente a Voi e all’opinione pubblica tutta.
Non è mia intenzione dare consigli o soluzioni ma è altrettanto vero che se si fanno appelli, proclami e quant’altro e poi nessuno si prende la responsabilità e se poi succede quello che è successo a Domenico si fa la figura di predicare bene e razzolare male.
A questo punto spero per tutti noi cittadini italiani che i Vostri appelli non rimangano solo tali se poi accade quello che è accaduto a Domenico.

Avv. Francesco Miraglia

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Finalmente a Trento tanto tuonò che piovve!!

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Dopo il servizio delle Iene sul conflitto di interesse tra giudici onorari e strutture per minori e soprattutto dopo l’incredibile risposta o non risposta dei diretti interessati, sento il dovere come avvocato di fiducia dei casi a cui si è fatto riferimento nel servizio, di  informare l’ opinione pubblica.

Già il 3 agosto u.s., mi rivolgevo al Presidente della Struttura Padre Angelo per chiedere spiegazioni sul suo doppio ruolo anche e soprattutto tenendo conto di quanto sostiene la circolare del CSM art. 7 comma 6, 3◦ periodo 26 febbraio 2003, secondo cui il giudice minorile, all’atto della nomina deve impegnarsi a non assumere per tutta la durata dell’incarico, cariche rappresentative di strutture comunitarie ove siano inseriti  i minori dall’Autorità Giudiziaria e, se già riveste tale carica deve rinunciarvi prima di assumere le funzioni.

Tuttavia lo stesso Presidente non si è ancora  sentito in dovere di rispondere.

Ancora più scandalosa però è stata la risposta del dott. Mazza al giornalista delle Iene: “sul doppio ruolo, se è successo, si è trattato di un errore”.

Ma come è possibile accettare una risposta del genere soprattutto da chi in questi anni ha subito il collocamento in casa famiglia.

Come è possibile  che gli amministratori locali non si siano accorti di niente in questi anni nonostante i finanziamenti pubblici elargiti?

Anzi , qualcuno degli amministratori si  è sentito in dovere di intervenire per proporre una difesa d’ufficio alla stessa struttura.

Ancora una volta, purtroppo, dobbiamo constatare che nel nostro Paese che il vero scandalo è che nulla fa scandalo.

Sinceramente quanto raccontato dal servizio delle Iene, mi amareggia moltissimo sia come cittadino sia come avvocato.

Ancora più scandaloso è che tutto ciò accade sulla pelle dei bambini, di genitori e di famiglie che già di per se vivono situazioni disperate.

Mi auspico, a questo punto, che tutte le istituzioni sia politiche che giudiziarie diano delle risposte serie e concrete affinché siffatte situazioni non accadano più.

 

Mi auguro un intervento del Ministero della Giustizia affinché accerti come sia  stato possibile che per anni siano state violate precise direttive del CSM sulle nomine dei giudici onorari.

E’ inammissibile il comportamento di chi aveva il compito istituzionale di evitare  conflitti d’ interesse del genere e non l’ha fatto.

Non vorrei che ancora una volta ci trovassimo di fronte alle tre scimmiette della Garzanti: non vedo, non sento, non parlo.

 

 

Francesco Miraglia

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Condannati i tre attentatori della sede di Casapound

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Risarciti anche i due agenti della Digos feriti durante il loro arresto

L’avvocato Miraglia: «Giustizia è stata fatta»

 

 

BOLOGNA. Si è conclusa con una condanna per tutti e tre gli imputati e il risarcimento ai due agenti della Digos, la vicenda del lancio di una molotov contro la sede di CasaPound a Bologna, avvenuta nel novembre del 2012. Gli agenti rimasero feriti durante l’arresto dei tre responsabili, tutti catanzaresi.

«Si tratta di una condanna giusta» dichiara l’avvocato Miraglia del Foro di Modena, che rappresentava uno dei due agenti feriti, «contro tre persone che, oltre a danneggiare l’edificio con la molotov, rischiando di ferire eventuali passanti, hanno anche percosso due agenti di Polizia, che si trovavano in servizio per tutelare l’ordine pubblico».

Francesco De Medici, 24 anni, ed Emanuele Domenico Platì, che di anni ne ha 27, sono stati condannati a 3 anni e 8 mesi per lesioni personali e per l’attentato, mentre Alessandro Mancuso, di 26 anni, a 2 anni solo per il secondo reato. Tutti e tre poi sono stati condannati a 2 anni per produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti.

Dovranno poi risarcire l’agente che ha riportato la ferite maggiori con la somma di 5 mila euro e l’altro agente con la cifra di 3 mila euro.

I fatti risalgono alla notte tra il 28 e il 29 novembre 2012, quando intorno alle 2 e 50 Mancuso e Platì, col volto travisato per rendersi irriconoscibili, lanciarono una bottiglia incendiaria tipo molotov contro la saracinesca del circolo polittico di estrema destra CasaPound, situato in via Malvolta a Bologna. De Medici, nel frattempo, rimaneva in auto fungendo da autista e da palo. Scese dalla macchina quando arrivarono i due agenti della Digos di Bologna per catturarli: fu infatti il De Medici a colpire uno degli agenti alla testa con un violento colpo e a prenderlo a calci, causandogli un trauma cranico e delle ferite che i medici giudicarono guaribili in 10 giorni. L’altro agente, invece, venne colpito al capo dal Platì con una bomboletta spray, riportando anch’egli delle lesioni, guaribili in 6 giorni.

Una volta presi e perquisita la loro abitazione in via Cracovia, vennero ritrovate 19 piantine di marijuana che i tre stavano coltivando, oltre a diverso stupefacente già confezionato.

Visti i capi di imputazione, giovedì 8 maggio 2014 il gup di Bologna, Rita Chierici, ha condannato in rito abbreviato i tre giovani catanzaresi: non ha accolto, invece, l’aggravante del terrorismo avanzata dal pm Antonella Scandellari. La pena per tutti e tre è stata infine sospesa.

 

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Esclusivo: intervista all’avvocato della madre troppo amorevole

By | Minori, Primo Piano | No Comments

Quattro anni fa, quando aveva 9 anni, il Tribunale dei Minori di Trento aveva sottratto questo bambino alla madre, affidandolo a una comunità.

Un allontanamento drammatico, avvenuto mentre il bambino si trovava scuola, dove le assistenti sociali giunsero insieme ai vigili durante la ricreazione, per portarlo via.

La madre, accorsa con la nonna appena saputo del provvedimento, aveva cercato in ogni modo di impedire che le venisse tolto il figlio. Le si imputava un eccessivo amore verso il bambino, un attaccamento ossessivo tale da non lasciarlo crescere nella sua individualità e, temendo i pericoli, di volerlo tenere lontano da tutto e da tutti, specialmente dal padre, da cui vivevano separati. Ora dopo quattro anni il bambino è tornato finalmente a casa.

L’avvocato della mamma è Francesco Miraglia del foro di Modena insignito del Premio Internazionale Medaglia D’oro “Maison des Artistes 2012” con la seguente motivazione: “Avvocato penalista, giornalista pubblicista ed esperto di diritto Minorile e di Famiglia, si è generosamente schierato in difesa dei più deboli, dei senza ascolto e nelle condizioni socio-economiche più svantaggiate, sfidando apertamente e controcorrente le autorità costituite.“

Recentemente Miraglia ha partecipato al convegno “La Tutela dei Diritti dei Minori” presso l’Hotel Adige di Trento.

Perché ha accettato di rilasciare quest’intervista?

Quando alcuni anni fa sono stato incaricato dalla mamma di assisterla a riportare il figlio a casa, dopo aver letto le carte ho individuato degli aspetti discutibili e poco chiari. Ho mandato una lettera ai servizi sociali per chiedere spiegazioni su questi aspetti, in particolare in merito al progetto stilato dai servizi per sostenere e aiutare per la famiglia.

Per tutta risposta il Presidente del Tribunale per i Minorenni di Trento mi ha denunciato presso l’ordine degli avvocati. Non riuscivo a comprendere il senso di questa segnalazione per il semplice fatto di aver chiesto dei chiarimenti. E per mia fortuna l’ordine è stato del mio stesso avviso ed ha archiviato la segnalazione perché manifestatamente infondata. Ma questo episodio mi ha fatto riflettere.

Che cosa non le quadrava?

Per prima cosa il fatto che il padre non vedesse il bambino da ben due anni. E poi le continue richieste inascoltate del bambino di tornare a casa con manifestazioni anche plateali come il fatto di scrivere su tutti i quaderni di scuola o il fatto di non tagliarsi i capelli.

Ho semplicemente chiesto per capire qual era il progetto alla base della decisione di allontanare il bambino. Che cosa si stesse facendo per riportare il bambino a casa. Ma questa mia semplice richiesta è stata considerata tale da influire sulla serenità degli operatori. Tutto questo mi sembra assurdo.

Come siete riusciti a sbloccare la situazione?

Devo ringraziare le associazioni che si sono mosse per mediare tra la madre e il padre. L’associazione Figli per sempre, il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani e il gruppo multidisciplinare del consigliere Gabriella Maffioletti sono riusciti a far incontrare il padre e la madre per il bene del bambino.

Da lì in poi le cose sono cominciate a migliorare. Il padre e la madre hanno cominciato a collaborare: pensi che hanno persino chiuso il divorzio in maniera consensuale e la madre ha cercato di convincere il bambino a vedere il padre. Alla fine il bambino ha accettato di farlo e man mano le cose si sono tranquillizzate e rasserenate. In altre parole si è riusciti a fare tutto ciò che il servizio sociale non è riuscito a fare.

Quindi ora stava andando tutto bene?

Magari fosse così. Per cominciare i Servizi Sociali hanno ritardato l’esecuzione del decreto adducendo dei problemi organizzativi e logistici: in pratica gli operatori coinvolti erano in ferie e quindi il calendario delle visite è stato ridotto. Ma la sorpresa più grande è stata dopo l’udienza di ottobre.

Perché?

Le visite stavano andando bene e il bambino vedeva sia il padre che la madre. Finalmente in ottobre il tribunale ha deciso di sentire il bambino che ha espresso la sua volontà di tornare a casa tanto, che il redattore del verbale ha scritto: “Il bambino ribadisce che vuole tornare a casa.”

Ma il giudice, nonostante la manifesta volontà del bambino, ha deciso di rimandare tutto a giugno dell’anno successivo adducendo delle motivazioni di natura psicologica senza alcun reale indicatore di pericoli o pregiudizi per il bambino. Quindi abbiamo fatto appello. Ma nel frattempo il minore ha preso in mano la situazione.

Che cosa è successo?

Un bel giorno il bambino è uscito da scuola e invece di tornare in struttura è andato a casa della madre dicendole che non sarebbe più tornato in struttura.

La madre quindi ha chiamato il padre e mi ha informato degli avvenimenti e abbiamo informato i Servizi Sociali che in un primo momento hanno continuato a seguire il modello coercitivo e volevano forzare il bambino a tornare in struttura senza ascoltare le sue richieste ed esigenze, ma poi hanno deciso di lasciarlo a casa.

Infatti il ragazzo, ormai dodicenne, era sereno, viveva con la mamma e vedeva regolarmente il padre, cui si era progressivamente avvicinato. Il suo profitto scolastico era buono e anche il suo atteggiamento psicologico: il suo avvicinarsi alla madre, pertanto, ha avuto effetti soltanto positivi.

E la Corte di Appello di Trento ci ha dato ragione: il ragazzino, vista la serenità che aveva raggiunto, poteva rimanere con lei, poteva continuare a vedere il padre ogniqualvolta lo desiderasse, sempre seguito dai Servizi sociali, che periodicamente dovranno relazionare al Tribunale i suoi progressi. Una grande vittoria: finalmente il bambino veniva “ascoltato”. Ora però tutto torna al Tribunale dei minorenni anche se siamo certi che non potrà far altro che confermare la soluzione positiva della vicenda.

Lei ha detto che state valutando di agire legalmente. Perché? 

Il Tribunale dei Minori spesso interviene con dei provvedimenti sulla base di principi che salvaguardino la sicurezza dei bambini, senza però entrare nella specificità delle situazioni.

Il giudice avrebbe dovuto ascoltare il ragazzo, che aveva persino scritto una lettera al Presidente del Tribunale, chiedendo di poter rientrare a casa dalla madre. Se le procedure seguite dai Tribunali dei Minori sono corrette nella forma, dovrebbero però avere maggiore elasticità, valutando i casi nella loro specificità. Esattamente come si è comportata la Corte di Appello con il decreto del 27 marzo scorso, che non si è limitata ad applicare la legge, ma ha dato ascolto alle richieste del ragazzino.

Per tutto il tempo in cui il ragazzo è rimasto inascoltato e lontano da casa: i danni e le sofferenze che tutto questo gli ha causato sono stati immensi. Oltre al necessario risarcimento alla famiglia e al minore per i danni subiti, è necessario che chi ha sbagliato se ne assuma le sue responsabilità e che le procedure e i protocolli errati vengano cambiati.

È indispensabile passare da una cultura della forza e della sopraffazione a una cultura dell’ascolto e della comprensione. Nessuno ha la verità in tasca e certe decisioni integraliste imposte con la forza della legge a dispetto delle sofferenze e opposizioni dei minori e delle famiglie devono finire. I minori vanno ascoltati non contenuti, vanno compresi non forzati. Le azioni legali che intraprenderemo non sono dettate da un desiderio di rivalsa ma dalla volontà di dare l’opportunità di cambiare affinché queste cose non debbano più verificarsi.

Gian Piero Robbi – giampi.robbi@gmail.com

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Convention Nazionale: “Sistema delle case famiglia in Italia”

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È ormai alle porte la 3^ edizione del Convegno Nazionale su “Il sistema delle Case Famiglia in Italia – per adolescenti, donne sole, minori non accompagnati, alto contenimento, anziani, “doppia diagnosi“.

“Spostare un bambino dalla famiglia a quant’altro, sostiene l’avvocato Francesco Miraglia, rende: rende dal punto di vista narcisistico della propria professione, rende dal punto di vista di giustificare se stessi e il proprio ruolo e qualche volta, ma purtroppo non solo qualche volta, rende dal punto di vista del potere, del ricatto e anche a livello economico e addirittura politico. In un periodo in cui psicologi, assistenti sociali, sociologi hanno poca possibilità di avere un posto di lavoro, il creare una casa famiglia o un piccolo istituto significa dare posti di lavoro e quindi avere un grosso potere politico”. “70 bambini all’anno ricevono un trattamento sanitario obbligatorio e 6.000 vengono ricoverati nei reparti di psichiatria. Nel 2012 i minorenni accolti temporaneamente presso i servizi residenziali familiari e socio educativi e le famiglie affidatarie sono stati 29.309”.

Per rispondere a tali quesiti, saremo lieti di ospitare relatori illustri ed esperti che condivideranno le proprie testimonianze: Prof.ssa Vincenza Palmieri, Presidente Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, Dott.ssa Amelia Izzo, Mediatrice Familiare-Tutore minori per il Tribunale per i minorenni di Napoli, Dott. Carlo Fedele, Presidente Coop. Sociale “Araba Fenice” e Responsabile di Comunità ad Alto Contenimento, Cons. Avv. Donatella Cerè, Cassa Forense di Roma, Prof.ssa Roberta Lombardi, Esperta in Psicologia Giuridica, Psicoterapeuta e Giudice Onorario presso Tribunale per i Minori di Roma, Dott.ssa Giovannna Sammarco, Assistente Sociale – Presidente dell’Ordine degli Assistenti sociali del Lazio, Dott.ssa Antonella Baccalaro, Direttore del Consorzio Intercomunale per la gestione dei Servizi Socio Assistenziali dell’Ovest Ticino Romentino (Novara), Avv. Eleonora Grimaldi – Curatore Speciale Tribunale per i Minori di Roma, Padre Rovo, Associazione Volontari della Casa Famiglia “Capitano Ultimo”, Dott.ssa Stefania Petrera, Pedagogista- Giudice Onorario c/o la sezione minori della Corte d’Appello di Roma , Avv. Francesco Miraglia, Cassazionista-penalista, esperto di Diritto di Famiglia e Diritto Minorile, Dott.ssa Rita Colavecchi, già Dirigente Scolastico, Avv. Francesco Morcavallo, già Giudice Tribunale per Minori di Bologna, Dott.ssa Gabriella Maffioletti, Consigliere Comunale del Comune di Trento, Dott.ssa Antonella Lombardi, Educatore professionale, i ragazzi e gli operatori della Casa Famiglia IL FANCIULLINO, già premio Pedagogia Familiare 2013, con la lettura di un brano della Dichiarazione dei Diritti Umani, Maria Bisegna, Presidente dell’Associazione Nonne e Nonni Penalizzati dalle Separazioni, Dott. Silvio De Fanti, Vice Presidente del Comitato Cittadini per i Diritti Umani, Dott.ssa Maria Matano, Psicoterapeuta, Supervisore Comunità Minorili Area Penale Associazione “Anthea” di Caserta

Il Convegno si terrà venerdì 4 e sabato 5 aprile – dalle ore 10.00 alle 18.00 – ed è in accreditamento presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma e presso il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali.

Un appuntamento da non perdere, per creare una Rete Sociale e mantenere la luce dei riflettori ben puntata sui Diritti Umani, con particolare attenzione ai Diritti dei Bambini.
Perché “Per far cambiare il vento, bisogna soffiare forte, non bisogna fermarsi mai e non si può essere soli”.

 

 

 

 

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L’avv. Francesco Miraglia riferisce in Commissione Infanzia

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In seguito all’interpellanza parlamentare  presentata dal Presidente della commissione  infanzia  Michela Maria Vittoria Brambilla su tema: case-famiglia,  minori, allontanamenti e Tribunale per i Minorenni,  si terrà giovedì 13 febbraio dalle 9.30 alle 12 presso la sala Aldo Moro della Camera dei Deputati una conferenza stampa sul argomento.

Sul tema sarà relatore il noto legale Modenese Francesco Miraglia che da anni si occupa a livello nazionale della difesa, tra l’altro, di quei nuclei familiari a cui molto spesso vengono allontanati i figli dalle istituzioni.

Il legale riferirà, attraverso la sua esperienza  sulle varie segnalazioni e denunce di sospetti maltrattamenti o abusi su minori, bambini ospitati in case-famiglia dalle condizioni igieniche intollerabili, allontanamenti “troppo facili” dai nuclei familiari, fiumi di denaro pubblico speso senza trasparenza.

Secondo lo stesso  Miraglia: sono numerosi gli abusi e le violazioni che caratterizzano da alcuni anni l’attività dei Tribunali per i minorenni, che molto spesso servendosi di relazioni superficiali e approssimativi dei servizi sociali allontanano i minori dalle propri famiglie senza se e senza ma!

Molti, inoltre, sono i casi i di maltrattamenti e abusi che i minori subiscono nelle varie case famiglie che sono dei veri e propri orfanatrofi senza controllo e senza vigilanza.

In sostanza, lo stesso avvocato da anni sostiene la necessità di un vero è proprio  censimento diretto alla rilevazione esatta delle sopra indicate residenze presenti su tutto il territorio; un sistema di rilevazione articolata dei dati sulla condizione dei bambini allontanati dalle proprie famiglie ed un monitoraggio periodico sulle strutture residenziali di accoglienza.

Occorre istituire, inoltre, un apposito registro degli affidamenti temporanei; se risultino indagini penali in corso al fine di accertare eventuali negligenze, responsabilità o comportamenti illeciti dei gestori e degli operatori; nuovi e più rigorosi meccanismi di controllo, anche attraverso organismi indipendenti, per garantire la sicurezza e la protezione dei minori nelle comunità; verifiche periodiche sulla sussistenza delle condizioni di idoneità e agibilità dei luoghi adibiti a casa famiglia e dei requisiti di legge; misure tempestive “per rendere trasparente la gestione dei fondi pubblici stanziati per l’ accoglienza dei minori nelle strutture residenziali”; provvedimenti per superare l’attuale frammentazione delle competenze e per una migliore distribuzione delle risorse sul territorio.

M.D

 

 

Francesco Miraglia:

Avvocato del Foro di Modena, Cassazionista-penalista, esperto di Diritto di Famiglia e Diritto Minorile;giornalista-pubblicista; mediatore familiare (Iscra di Modena 2012); mediatore criminale e inteligence nell’investigazione (Istituto Universitario dell Mediazione Vibo Valentia 2013); docente e direttore di master all’INPF (Istituto Nazionale Pedagogia Familiare) Roma; presidente Comitato Scientifico Associazione “Pronto Soccorso Famiglia” Milano; medaglia d’oro Premio internazionale “Maison des Artistes” 2012 per l’impegno sociale, conferito presso l’Università La Sapienza Roma.  Nel 2008 è stato premiato dal Comitato Cittadini Umani per l’impegno proficuo nella tutela dei diritti degli svantaggiati e , in particolare nella sorveglianza dei diritti fondamentali delle persone, (Milano). Nel  2011 è stato conferito  dell’Alto riconoscimento “OGNI BAMBINO E’ UNA STELLA” (Verona)

Per info: cronacaenotizie@gmail.com

 

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L’esperto: “Migliaia di bambini iperattivi o ‘troppo amati’ vengono sottratti alle famiglie. Legalmente”

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30 gennaio 2014 0 commenti di 

L’eccessiva o sproporzionata cura del minore, una casa disordinata, un bambino poco attento a scuola, i suoi commenti sui genitori che litigano sono tutte potenzialimotivazioni che potrebbero far allontanare il bambino dal nucleo familiare di origine. Con una modalità che lascia perplessi.

Come spiega Francesco Miraglia, avvocato modenese specializzato in casi di bambini tolti alle famiglie, è sufficiente una segnalazione dei Servizi Sociali arrivata alla Procura della Repubblica per far sì che una richiesta di allontanamento del bambino al Tribunale dei Minori si trasformi in un provvedimento: ”Manca tutta la parte dedicata a una giusta istruttoria – racconta il legale che ha anche un sito internet nel quale riepiloga i casi a lui sottoposti -. Dopo che arriva una segnalazione si dovrebbe indagare e verificare i fatti riportati. Si devono convocare le parti, far parlare l’assistente sociale, valutare il perché della sua segnalazione e confrontarla con la realtà in cui è inserito il bambino. Inoltre chiamare a colloquio gli avvocati, la famiglia e in caso in cui il bambino sia capace di intendere e di volere, richiedere anche la sua testimonianza”. L’avvocato Miraglia aggiunge anche che l’allontanamento debba essere immediato nei casi di violenza ma non in quelle situazioni in cui si parla di bambini iperattivi, di case disordinate o di genitori che litigano. In tutte queste situazioni si devono andare a verificare le reali condizioni in cui vive il minore.

Molto controversa e clamorosa la vicenda, seguita dallo stesso legale emiliano, di un bambino di Bolzano prelevato da scuola e trasferito in una comunità di Forlì senza vedere per mesi i genitori. La ‘colpa’ del piccolo è quella di essere iperattivo. Il punto critico del sistema sono i tribunali dei minori: “A mio parere – osserva Miraglia – quello di Bologna funziona male”. Se Sparta piange, Atene di sicuro non ride: “La situazione della nostra regione è perfettamente in linea con il resto dell’Italia, se non peggio”.

Oggi in Italia, fa sapere il giurista modenese, il giro economico dietro ai bambini dati in affido è di circa 170 milioni di euro. “Un vero e proprio mercato, che costa ogni giorno dai 100 ai 300 euro a caso – puntualizza -. Non considerando il fatto che i bambini nelle case-famiglia o nelle famiglie affidatarie non sono sempre soggetti a verifiche che attestino l’esistenza di un contesto adatto e di qualità per la crescita del bambino stesso”.

Nel momento in cui è in atto un provvedimento di questo tipo non si può ricorrere alla Corte di Appello, perché il provvedimento è definito provvisorio e quindi il ricorso è inammissibile: “Si tratta di ‘adozioni mascherate’, perché cinque o sei provvedimenti di questo tipo, uno dopo l’altro, vanno a immobilizzare la situazione e a far sì che questo bambino non torni più a vivere con la sua famiglia di origine”. Sono pochissimi infatti i minori che fanno ritorno in famiglia, la maggior parte rimangono nelle strutture apposite fino al raggiungimento della maggiore età. Bambini imprigionati dalle regole, trattati con una durezza che non di rado il sistema risparmia agli adulti.

“Di sicuro c’è un problema strutturale, poco personale, tanti casi da osservare, ma sono tante le cose che non quadrano – prosegue -. Come è possibile, ad esempio, che una bambina venga adottata dagli stessi educatori che l’hanno fatto allontanare dalla madre? Mi riferisco al caso forlivese. Quella mamma ha tutto il diritto di dire ‘chi mi ha giudicato adesso ha mia figlia!’”.

L’avvocato Miraglia intravede però un barlume di speranza grazie alla nuova presidenza del Tribunale dei Minori di Bologna, affidata al dottor Giuseppe Spadaro: “Speriamo che con questo cambiamento ci sia un’apertura in questo senso”.

Per visitare il sito dell’avvocato Francesco Miraglia, clicca qui

I Malamente

Novità Editoriale: I Malamente le nuove marginalità: ragazzi messi alla prova

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I Malamente

“I Malamente” – Le nuove marginalità: ragazzi messi alla prova.
di Vincenza Palmieri, Eleonora Grimaldi, Francesco Miraglia – (Armando Editore 2013)
Prefazione di Capitano Ultimo

 

                                                                                                                      Dirompente, coraggioso, innovativo.

 

Non si può che definire così l’ultimo volume di Palmieri, Grimaldi e Miraglia dall’evocativo titolo “I Malamente”.

Il termine, con cui si indica un modo sbagliato, non opportuno o sconveniente di agire, un comportamento deplorevole, una condizione infelice è sempre stato associato all’idea di una persona poco raccomandabile cui non era opportuno affiancarsi.

Un concetto ormai entrato nell’uso comune che gli autori hanno voluto riprendere, con amore e un pizzico di polemica, per andare nella direzione opposta. Da sempre, e ora più che mai, il cattivo viene associato ad una mente malata; motivazione per cui si riempiono le case famiglia e le comunità di giovani a cui somministrare terapia psicofarmacologica: “o reo, o malato”. O bianco o nero, in quell’assenza di sfumature che è invece propria della variabile adolescenziale.

Gli autori, dunque, si schierano proprio contro tale stigma, capovolgendone il significato.

I Malamente”, oggi, sono ragazzi fuori dai margini dell’ascolto, allontanati da una scuola che li perde e non va riprenderseli, costretti, obbligati o decisi ad avviarsi verso una carriera di devianza, prima, e malattia, dopo.

Cambiare il corso dei destini può essere un gioco. Un progetto letterario non è una guerra ma certamente, noi, vogliamo rappresentare una sfida”.

 

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Maison des Artistes: premio ai meritevoli della crescita sociale

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   Venerdì 27 aprile, alle ore 17.30, nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’, ha avuto luogo il Premio Internazionale Medaglia d’oro “Maison des Artistes”, cerimonia di Gala pubblica di consegna del prestigioso riconoscimento istituito dall’Associazione ‘Maison des Artistes’, a coloro che, nell’anno in corso, si sono distinti in vari settori culturali, artistici, scientifici e nell’impegno sociale e che hanno contribuito alla crescita della società. Alla presenza di autorevoli esponenti istituzionali si è svolta la premiazione, con il contributo di Fondazione Roma Arte Musei, con il patrocinio di Roma Capitale Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, Biblioteche di Roma, con  ingresso gratuito, alternata da momenti musicali di qualità. 

 

In questo 2012 i premiati dal Presidente di ‘Maison des Artistes’ Ing. Vittorio Barbagiovanni sono: la conduttrice TV Eleonora DanieleFederico Ferrandina Chitarrista Concertista, Film Maker Produzioni Cinematografiche, Prof. Fabrizio Maria Frattaroli Docente Chirurgia Generale Univ. ‘La Sapienza’, mons. Renzo Giuliano Rettore della Basilica S. Maria degli Angeli e dei Martiri di Roma – Chiesa di Stato, Prof. Daniele Gui Direttore Divisione Chirurgica d’Urgenza Policlinico A. Gemelli e Docente Emergenze Clinico Chirurgiche Univ. Cattolica S. Cuore Roma, Prof. Roberto Lala Presidente Ordine dei Medici Roma e provincia, il regista Carlo Lizzani, il Prof. Mario D’Onofrio Docente di Storia dell’Arte medievale, l’Avv. Francesco Miraglia per impegno sociale, Marcos Madrigal pianista e concertista cubano, l’attore Giorgio Marchesi, il Prof. Corrado Moretti, Direttore reparto pediatria d’urgenza terapia intensiva pediatrica e docente Dipart. Pediatria neuropsichiatria infantile Univ. ‘La Sapienza’, la Prof.ssa Vincenza Palmieri per impegno sociale, il baritono Alessio Quaresima Escobar, il Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano e l’Orchestra Sinfonica di Roma.

 

Diversi i temi che la ‘Maison des Artistes’, Associazione no profit di Cultura, Arte, Scienza e Impegno Socialerievoca con il Premio Internazionale omonimo, valori ed esigenze della nostra società sottoposte all’attenzione pubblica e mediatica: nel 2012, ad esempio, queste sono state le tematiche scelte per la premiazione:
Conduzione televisiva femminile intelligente e costruttiva a favore anche dell’ambiente, della conoscenza del nostro Bel Paese e delle sue tradizioni” (E. Daniele),
Diffusione della musica di qualità nel mondo” (Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano, Orchestra Sinfonica di Roma, M. Madrigal, A. Quaresima Escobar, F. Ferrandina),
Promozione del concertismo proiettato verso nuove leve” (New Musical Academy),
Merito di produzioni cinematografiche italiane anche all’estero” (Film Maker),
L’importanza della formazione dei giovani (Prof. Mario D’Onofrio),
“L’importanza della formazione delle categorie professionali tra cui quelle a tutela dei medici e pazienti (prof. M. Frattaroli, R. Lala),
L’importanza dei valori insiti nell’Arte e nella Bellezza che unisce tutti quale sorgente di opportunità e progetti validi per vivificare il Brand Italia ed incrementare in un momento così delicato l’economia italiana” (Mons. R. Giuliano), “L’attenzione sulle attività pro vittime della strada e delle loro famiglie il cui numero ogni anno è più alto di qualunque altro caso cui vengono destinati fondi e sostegno (D. Gui, Presidente Associazione Advanced Trauma Life Support – ATLS Alumni Italia),
La necessità di realizzazione del nuovo reparto di Terapia Intensiva pediatrica e di una unità operativa d’emergenza pediatrica a Roma sempre più forte per il territorio regionale del Lazio nonché unità di misura nel nostro Paese (C. Moretti),  e “per i diritti della persona umana contro il trattamento TSO e gli abusi per la tutela dei bambini sottratti ai genitori” (F. Miraglia), “contro l’uso degli psicofarmaci” (V. Palmieri), “a supporto della crisi della Famiglia anche a mezzo TV e media” (G. Marchesi), della bellezza e dignità della figura femminile, di uno sviluppo sostenibile per le generazioni future.

Scopo del Premio “Maison des Artistes” è altresì di contribuire alla diffusione della cultura in tutte le sue articolazioni, di supportare, incoraggiare e accompagnare al successo giovani talenti, di encomiare quanti si sono distinti in attività di impegno sociale.

 

 

 

                                         

 

 

 

 

 

Maison Des Artistes: premio ai meritevoli della crescita sociale

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Nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’, ha luogo il Premio Internazionale Medaglia d’oro ‘Maison des artistes’, cerimonia di Gala pubblica di consegna del prestigioso riconoscimento istituito dall’Associazione ‘Maison des artistes’, a coloro che, nell’anno in corso, si sono distinti in vari settori culturali, artistici, scientifici e nell’impegno sociale e che hanno contribuito alla crescita della società. Alla presenza di autorevoli esponenti istituzionali si svolgerà la premiazione, con il contributo di Fondazione Roma Arte Musei, con il patrocinio di Roma Capitale Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, Biblioteche di Roma,con  ingresso gratuito, alternata da momenti musicali di qualità.

In questo 2012 i premiati dal Presidente di ‘Maison des artistes’ Ing. Vittorio Barbagiovanni sono: la conduttrice TV Eleonora Daniele, Federico Ferrandina Chitarrista Concertista, Film Maker Produzioni Cinematografiche, Prof. Fabrizio Maria Frattaroli Docente Chirurgia Generale Univ. ‘La Sapienza’, mons. Renzo Giuliano Rettore della Basilica S. Maria degli Angeli e dei Martiri di Roma – Chiesa di Stato, Prof. Daniele Gui Direttore Divisione Chirurgica d’Urgenza Policlinico A. Gemelli e Docente Emergenze Clinico Chirurgiche Univ. Cattolica S. Cuore Roma, Prof. Roberto Lala Presidente Ordine dei Medici Roma e provincia, il regista Carlo Lizzani, il Prof. Mario D’Onofrio Docente di Storia dell’Arte medievale, l’Avv. Francesco Miraglia per impegno sociale, Marcos Madrigal pianista e concertista cubano, l’attore Giorgio Marchesi, il Prof. Corrado Moretti, Direttore reparto pediatria d’urgenza terapia intensiva pediatrica e docente Dipart. Pediatria neuropsichiatria infantile Univ. ‘La Sapienza’, la Prof.ssa Vincenza Palmieri per impegno sociale, il baritono Alessio Quaresima Escobar, il Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano e l’Orchestra Sinfonica di Roma.

 

Diversi i temi che la ‘Maison des artistes’, Associazione no profit di Cultura, Arte, Scienza e Impegno Sociale, rievoca con il Premio Internazionale omonimo, valori ed esigenze della nostra società sottoposte all’attenzione pubblica e mediatica: nel 2012, ad esempio, dalla conduzione televisiva femminile intelligente e costruttiva a favore anche dell’ambiente, della conoscenza del nostro Bel Paese e delle sue tradizioni (E. Daniele), alla diffusione della musica di qualità nel mondo (Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano, Orchestra Sinfonica di Roma, M. Madrigal, A. Quaresima Escobar, F. Ferrandina), alla promozione del concertismo proiettato verso nuove leve (New Musical Academy), al merito di produzioni cinematografiche italiane anche all’estero (Film Maker), all’importanza della formazione dei giovani (Prof. Mario D’Onofrio) e delle categorie professionali tra cui a tutela dei medici e pazienti (prof. M. Frattaroli, R. Lala), ai valori insiti nell’Arte e nella Bellezza che unisce tutti quale sorgente di opportunità e progetti validi per vivificare il Brand Italia ed incrementare in un momento così delicato l’economia italiana
(R. Giuliano), all’attenzione sulle attività pro vittime della strada e delle loro famiglie il cui numero ogni anno è più alto di qualunque altro caso cui vengono destinati fondi e sostegno (D. Gui, Presidente Associazione Advanced Trauma Life Support – ATLS Alumni Italia), alla necessità di realizzazione del nuovo reparto di Terapia Intensiva pediatrica e di una unità operativa d’emergenza pediatrica a Roma sempre più forte per il territorio regionale del Lazio nonché unità di misura nel nostro Paese (C. Moretti), per i diritti della persona umana contro il trattamento TSO e gli abusi per la tutela dei bambini sottratti ai genitori (F. Miraglia), contro l’uso degli psicofarmaci (V. Palmieri), a supporto della crisi della Famiglia anche a mezzo TV e media (G. Marchesi), della bellezza e dignità della figura femminile, di uno sviluppo sostenibile per le generazioni future.

 

Motivazioni e premiandi sono presentati da Viviana Normando giornalista e storico dell’arte che si occupa di comunicazione etica in rete e Direttore del Gruppo Editoriale ComunicareITALIA.IT della Fondazione Paolo di Tarso.
Scopo del Premio ‘Maison des artistes’è altresì di contribuire alla diffusione della cultura in tutte le sue articolazioni, di supportare, incoraggiare e accompagnare al successo giovani talenti, di encomiare quanti si sono distinti in attività di impegno sociale.

MaisonDesArtistesLetPremMiraglia

Premio internazionale medaglia d’oro

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Modena, 23 aprile 2012

             COMUNICATO STAMPA

Il Consiglio direttivo della MAISON DES ARTISTES ha deliberato ad unanimità di assegnare il Premio Internazionale Medaglia D’oro “Maison des Artistes 2012”  all’avvocato Francesco Miraglia del Foro di Modena, con la  seguente motivazione: “ Avvocato penalista, giornalista pubblicista ed esperto di diritto Minorile e di Famiglia, si è generosamente  schierato in difesa dei più deboli, dei senza ascolto e nelle condizioni socio-economiche più svantaggiate, sfidando apertamente e controcorrente le autorità costituite “ Il premio, Medaglia d’oro e Motivazione in Pergamena, le verrà conferito, in forma ufficiale durante la cerimonia di Gala pubblica che avrà luogo il giorno 27 aprile 2012 alle ore 17.30, presso l’aula magna della Università “La Sapienza” P.zza Aldo Moro n° 5 Roma alla presenza di autorevoli Esponenti Istituzionale.

casi da pazzi

Quando le istituzioni umiliano il cittadino

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“Gran parte dei miei clienti, spesso assistiti gratuitamente, si sono imbattuti altresì nel mondo della psichiatria, dei servizi sociali e delle cooperative di questo e quel colore. Sono stati costretti a constatare che gli ordini professionali dei medici, degli avvocati e dei magistrati sono di fatto organizzazioni sindacali a difesa di privilegi e di vantaggi degli stessi professionisti, ben lontane da quelle persone a cui dovrebbero assicurare dignità, rispetto e giustizia. […] Ciononostante, sono convinto che le cose cambieranno prima ancora di quanto ciascuno di noi possa pensare”.

(dalla Postfazione a Nunzia Manicardi, Casi da pazzi. Quando Giustizia, Psichiatria e Servizi Sociali incrociano la strada del cittadino italiano, Prefazione di Francesco Bruno, Koinè Nuove Edizioni, 2007).

Francesco Miraglia

LA RILETTURA

Un aspetto molto particolare, ma spesso trascurato, della giustizia italiana: il rapporto tra magistratura, psichiatria, Servizi sociali e “imputati”. E’ quanto Nunzia Manicardi delinea in Casi da pazzi. Quando Giustizia, Psichiatria e Servizi Sociali incrociano la strada del cittadino italiano, Prefazione di Francesco Bruno (Koinè Nuove Edizioni, 2007, pp. 176, € 14,00).
Ciò che ne esce fuori è sicuramente un quadro sconfortante dove sono sempre i più deboli a pagare le conseguenze più alte. I casi presi in esame sono stati trattati tutti da Francesco Miraglia, avvocato modenese, che ha anche realizzato la postfazione del libro, nella quale spiega le cause che lo hanno portato, prima, ad interessarsi di questi temi e, poi, ad assumere un ruolo da protagonista.

Come comincia questa storia… – La breve introduzione dell’autrice rappresenta un vero e proprio attestato di stima e di rispetto nei riguardi del lavoro di Miraglia. La Manicardi vede infatti nel giovane avvocato modenese uno dei pochi superstiti di una tipologia di legale ormai scomparsa, una generazione che non pensava soltanto al proprio rendiconto: “Per lui fare l’avvocato è una cosa diversa da quella che si intende comunemente. Una “mission”. […] I suoi clienti sono quelli che gli altri avvocati fuggono come la peste. Non di rado non hanno neanche i soldi per pagarlo”. Infatti, anche se può sembrare strano, ancora oggi in Italia esistono cittadini di serie B che lo Stato non tutela affatto. Ed è di questi cittadini che Miraglia si occupa e di loro la Manicardi ci vuole parlare con questo libro. Con alcuni esempi, ovvero casi reali.

“Il vicino di casa” – La pedofilia rappresenta sicuramente uno dei mali peggiori della nostra società, in grado di procurare danni a volte irreversibili nella vita di qualsiasi essere umano. Anche molti accusati di tale infamia, però, hanno perso tutto a causa di accuse infamanti e spesso nemmeno provate. E’ quanto successo a uno dei clienti di Miraglia. L’uomo, un professionista di Sassuolo, con moglie e figli, è stato accusato da un dodicenne (suo vicino di casa) di ripetuti abusi sessuali. Le accuse sono state supportate soltanto da una relazione dei Servizi sociali di Sassuolo che seguivano il bambino fin dalla nascita. Secondo questa relazione il ragazzo sarebbe stato “timido, chiuso, vulnerabile ed emotivo, caratteristiche che hanno avuto ripercussioni anche sull’apprendimento” e che sono risultate più che sufficienti per procedere nei confronti del vicino. Infatti, senza nessuna convocazione in tribunale e senza nessun interrogatorio, l’uomo si è “improvvisamente ritrovato sotto accusa con imputazioni generiche, vaghe, sulle quali diventa difficile esercitare il diritto di difesa, eppure già sufficienti a rovinare la vita di una persona”. Nonostante la lettera dell’avvocato difensore, Miraglia per l’appunto, a un quotidiano locale, nella quale esponeva queste gravi lacune del sistema giudiziario e nella quale sottolineava “che la certificazione sanitaria non può essere assolutamente superficiale e sommaria”, il procedimento non ha subito cambiamenti e l’uomo, da quello che risulta al momento, è stato condannato a 6 anni di prigione. E’ purtroppo tristemente evidente il ruolo giocato dai Servizi sociali in questa storia. Un lavoro più accurato, svolto con maggior responsabilità, avrebbe forse cambiato le sorti dell’uomo coinvolto, evitandogli il carcere, ma soprattutto salvando la sua reputazione.

“Il piccolo Jacopo è morto” – Molti di voi lo ricorderanno. Il Venerdì Santo del 2004 era stato ritrovato in un prato della periferia modenese. La madre, una ragazza diciottenne, lo aveva abbandonato subito dopo il parto. Il piccolo purtroppo non ce l’aveva fatta ed era morto ventitre giorni dopo in ospedale. Tutti i quotidiani e i tg nazionali ne avevano parlato. Sindaco, istituzioni e Servizi sociali si erano immediatamente mobilitati per assistere la famiglia del piccolo, rintracciata dopo la confessione della giovane madre, utilizzando il caso per la campagna elettorale. In una lettera alla Gazzetta di Modena Miraglia confronta questa triste storia con quella, altrettanto drammatica, di un suo assistito – l’uomo, perseguitato per quattro anni da una donna, aveva chiesto aiuto alle autorità che purtroppo erano rimaste sorde alla richiesta e dopo qualche giorno era stato investito dalla stessa donna -, e si chiede: “Perché il medesimo Servizio sociale e sanitario non ha mostrato impegno, interesse e competenza anche in questo caso, alla stessa maniera di quanto ha fatto anche per il piccolo Jacopo?”. Forse perché non vi sarebbe stato un ritorno mediatico ed elettoralistico?

Altre storie da ascoltare – Queste sono soltanto solo due delle terribili storie a cui Miraglia si trova davanti quotidianamente, ce ne sono ancora molte da leggere ma purtroppo anche molte ancora da scrivere. Leggendo questo libro, testimonianza quasi diretta della realtà, un fatto è certo: l’immagine che ne esce fuori è senza dubbio deprimente. Le istituzioni che dovrebbero vigilare sulla vita dei cittadini si dimostrano spesso inaffidabili e ancora più spesso attente solo ai cosiddetti “casi mediatici”. Bravo quindi Miraglia che sfida senza esitazioni le ingiustizie e altrettanto brava la Manicardi che porta alla luce fatti altrimenti destinati all’oblio.

Loretta Scipioni

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ITALIANI DA SLEGARE – Contenzione, la vergogna del silenzio

By | Evidenza, Primo Piano | No Comments

Prefazione di Nicolino D’Autilia
Postfazione di Francesco Miraglia

KOINÈ NUOVE EDIZIONI, ROMA 2010

(pp. 176, € 14,00)

 

“La contenzione si presenta quando le persone, ancora prima dei pazienti, non sono trattate nel modo giusto, adeguato e conforme ai loro bisogni…”                             
(Bruno Bettelheim)

ITALIANI DA SLEGARE” è l’ultimo, attesissimo libro di Nunzia Manicardi, seguito ideale del suo precedente “Casi da pazzi (Quando Giustizia, Psichiatria e Servizi Sociali incrociano la strada del cittadino italiano)”, Koinè 2007, prefaz. Francesco Bruno, con interviste all’avv. Francesco Miraglia.
“Italiani da slegare”, perché? Perché in Italia le persone, quando danno fastidio, vengono legate. Non sempre, ma spesso. Senza che se ne parli.
Questa pratica, che si chiama contenzione, è ampiamente diffusa anche perché, non di rado, viene utilizzata per sopperire a carenze di personale sanitario o per generiche esigenze di ordine pubblico. Così, anche se nel nostro Paese i manicomi da tempo sono stati chiusi, anche se le camicie di forza sono state abolite, si continua a legare. Con fascette, con spallacci, con sponde, con farmaci. L’essenziale è che i “matti” non possano muoversi.

Ma la contenzione è assolutamente inaccettabile, in quanto è violazione dei più elementari diritti costituzionalmente protetti posti a tutela della dignità della persona umana. Ancor più inaccettabile è il silenzio che nasconde questa pratica e che costituisce un’autentica vergogna nazionale, come ben evidenziano pure la prefazione del dr. Nicolino D’Autilia, presidente dell’ordine dei Medici di Modena, e la postfazione dell’avv. Franceasco Miraglia del foro di Modena, assai noto alle cronache giornalistiche per le sue battaglie giudiziarie soprattutto in tema di abusi a danno di minori e di sottrazione di minori alle famiglie, temi per i quali è considerato ormai un punto di riferimento nazionale. Non ha esitato a sfidare perfino il potentissimo “cartello” delle Cooperative locali della Psichiatria, guadagnandosi per questo anche l’attenzione della stampa nazionale. In materia di “stalking” (“molestie assillanti”) è stato ospite di Bruno Vespa a “Porta a Porta” e intervistato da “Panorama” , dal “Corriere della Sera” e “Il gionale” per quanto riguarda le questioni riguardante i minori è stato ospite in vari dibattiti in reti nazionali . Alle sue avventure professionali è stato dedicato anche un libro (Nunzia Manicardi,“Casi da pazzi. Quando Giustizia, Psichiatria e Servizi Sociali incrociano la strada del cittadino italiano…”, Koinè Nuove Edizioni, Roma 2007).  Il 28 novembre premiato dal Comitato Cittadini Umani per l’impegno proficuo alla tutela dei diritti degli svantaggiati e, in particolare nella sorveglianza dei diritti fondamentali delle persone.

Con questo “libro collettivo” in cui dà voce a medici, psicologi, psichiatri, infermieri, avvocati, gruppi di opinione e semplici cittadini, nonché agli stessi “matti”, e che costituisce anche una sorta di manuale sull’argomento “contenzione”, Nunzia Manicardi si conferma per l’ennesima volta come la “Scrittrice dei Silenzi”. Una voce fuori dal coro, capace di farsi ascoltare dal mondo intero.

Nunzia Manicardi è unanimemente considerata una delle firme più interessanti e prestigiose della saggistica italiana. È autrice di circa 40 libri diffusi e apprezzati in tutto il mondo e di oltre 1.200 articoli giornalistici. Vincitrice del “Premio AISA-Fano 2007” per il miglior libro italiano di storia dei motori, è fra i protagonisti dell’Annuario “Who’s Who in Italy” e, dal 2005, Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Tra i suoi libri:
Casi da pazzi (Quando Giustizia, Psichiatria e Servizi Sociali incrociano la strada del cittadino), I figli di Togliatti, Quel diabolico Ferrari, Formìggini l’editore ebreo che si suicidò per restare italiano, Figurine Panini, Stanguellini, La Maserati di Adolfo Orsi, Storia d’Italia nel canto popolare, Il coro delle mondine, Tradizione musicale irlandese…

In collaborazione con:
dr. Giorgio Antonucci
avv. Stefania Cerasoli
dr. Nicolino D’Autilia
dr. Valter Fascio
dott.ssa Claudia Giovannelli
dr. Giuseppe Messina
avv. Francesco Miraglia
dott.ssa Simona Valgimigli
AIOL (Associazione Infermierionline)
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Stalking: attrazione fatale

By | Evidenza, L'inchiesta | One Comment
download stlL’avvocato Miraglia: «Gli stalker sono tanti, ma il più pericoloso resta il predatore»
L’avvocato Francesco Miraglia, da sempre impegnato in casi di particolare rilevanza sociale, è stato uno dei primi ad occuparsi di stalking a Modena, elaborando uno studio particolarmente importante che gli è valso numerose menzioni, tra cui, nel 2004, un’intervista a Porta a Porta su Rai 1.
Avvocato, il nostro ordinamento giudiziario come considera lo stalking? «Questo tipo di condotta risulta essere penalmente rilevante in molti ordinamenti, anche nel nostro un simile comportamento è previsto e regolato dal codice penale, rubricato come atti persecutori che si distingue dalla semplice molestia per l’intensità, la ciclicità e la durata dei comportamenti».
Chi sono in genere le vittime di uno stalker? «Molte sono donne di età compresa fra i 18 e 24 anni.
Si è riscontrato però che esiste una categoria sociale a rischio di stalking, rappresentata da tutti gli appartenenti alle cosiddette professioni d’aiuto, vale a dire i medici, gli psicologi, o gli infermieri.
Alcune ricerche hanno dimostrato che la persecuzione si manifesta nel 55% dei casi nella relazione di coppia, per il 25% nel condominio, lo 0,5% nella famiglia, il 15% presso il posto di lavoro».
Quali sono le principali tipologie di stalker? «Una prima è il risentito, desideroso di vendicarsi di un danno o di un torto.
Poi, il bisognoso d’affetto, motivato dalla ricerca di una relazione.
Una terza tipologia riguarda il corteggiatore incompetente, la cui scarsa competenza relazionale si traduce in comportamenti opprimenti, meno resistenti nel tempo, ma tende a riproporre gli stessi schemi più volte.
Anche il respinto può esserlo e infine, il predatore, che ambisce ad avere rapporti sessuali con una persona che può essere pedinata, inseguita e spaventata.
La paura eccita questo tipo di stalker.
Questo genere di stalking può colpire anche bambini».
il fenomeno ora viaggia sul web. i più a rischio sono i giovani..
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“Troppo effeminato”, tredicenne tolto alla madre. E a Padova scoppia la polemica

By | Evidenza, Primo Piano | No Comments

Il Tribunale dei Minori allontana il ragazzino dalla famiglia perché “è diverso e ostenta atteggiamenti in modo provocatorio”. Una storia di abusi e disagio in cui la vittima è sempre l’adolescente

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Padova, 13enne tolto alla madre. Il legale: “Provvedimento sessista”

PADOVA. “Tende in tutti i modi ad affermare che è diverso e ostenta atteggiamenti effeminati in modo provocatorio”. Parole con cui il Tribunale dei Minori definisce il comportamento di un ragazzino di 13 anni della provincia di Padova. Parole che incidono pesantemente sulla sua vita perché ora quell’adolescente non potrà più stare con la sua mamma. L’atteggiamento ‘ambiguo’, secondo la relazione dei Servizi sociali, sarebbe dovuto al fatto che “il suo mondo affettivo risulta legato quasi esclusivamente a figure femminili e la relazione con la madre appare connotata da aspetti di dipendenza, soprattutto riferendosi a relazioni diadiche con conseguente  difficoltà di identificazione sessuale”.

La notizia è stata pubblicata dal “Mattino di Padova”. Secondo il quotidiano, in alcune occasioni il ragazzo era andato a scuola con gli occhi truccati, lo smalto sulle unghie e brillantini sul viso, contestano nella relazione che ha generato il decreto di allontanamento dal nucleo familiare. Ma la madre ribatte, sostenendo che si trattava di una festa di Halloween.

Il disagio in questa famiglia parte da lontano. C’è un’accusa di abusi sessuali da parte del padre. Il processo si conclude con un’assoluzione per l’uomo, anche se nella sentenza si dice che “non c’è motivo di dubitare dei fatti raccontati dal bambino”. Tutto e il contrario di tutto, in una girandola di accuse in cui la vittima è sempre una: lui, con i suoi 13 anni.

Da quei presunti abusi sessuali scaturisce il primo affidamento a una comunità diurna, dalle 7 alle 19. I responsabili della struttura notano gli atteggiamenti effeminati del ragazzino, li segnalano ai servizi sociali e così prende corpo un secondo provvedimento dei giudici. Quello del definitivo allontanamento dalla madre.

“Trovo scandalosa la decisione di allontanare un ragazzino solo per l’atteggiamento effeminato”, dice l’avvocato Francesco Miraglia, specializzato in diritto di famiglia. “Mi sembra un provvedimento di pura discriminazione”. La decisione del Tribunale dei Minori è stata impugnata dal legale che annuncia battaglia.

 

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