Le nostre storie

 Riceviamo e pubblichiamo

 

Storia di Rita

 Nel 1996 convivevo da 6 anni con il mio ex convivente, la convivenza andava malissimo. Prima di allora mi è capitato di avere colloqui con degli psicologi, non psichiatri, che al massimo mi hanno prescritto un po’ di EN (Benzodiazepina).

 Nel 1998/99 sono incominciate a succedermi delle cose strane, sparizioni, spostamenti, avevo come la sensazione di essere continuamente seguita e spiata. Più tardi ho scoperto che il mio ex aveva iniziato da qualche tempo a darmi degli psicofarmaci di nascosto, me lo confessò lui anni dopo. Non lo posso provare perché non sapevo ancora il turbine di abusi a cui sarei stata sottoposta dopo, e non avevo imparato a difendermi con un registratore.

 Nella primavera del 1999 ho un tracollo totale sul lavoro, all’improvviso non sono più in grado di fare il mio lavoro e rimango spesso bloccata con sensazioni strane, al punto che anche se lavoravo lì da tre anni, il titolare chiama i miei genitori spaventato. Perdo il lavoro e finisco nel primo ospedale psichiatrico per un mese. Ho pochissimi ricordi temporali. Nelle cartelle cliniche ho letto che mi è stata imposta una terapia con Aloperidolo, non tollerato per importanti effetti collaterali, sostituito con Risperidone solo dopo più di 20 giorni. La diagnosi dice che ho disturbi dell’umore dall’età di 20 anni (depressivi) e fobia sociale, che uso sostanze alcoliche come autoterapia, e che in particolare dal gennaio di quell’anno presento una sintomatologia caratterizzata da ideazione di riferimento e persecutoria non criticata e che a seguito di questo presento numerose modificazioni del comportamento con conseguenze rilevanti sulla mia vita personale (licenziamento). In seguito ho dovuto continuare la terapia, ma non l’ho fatto perché dovevo fare un’operazione in anestesia totale.

 Le cose strane continuavano ad accadere e mi hanno consigliato uno psichiatra. Io non conoscevo ancora la differenza tra psichiatri e psicologi. Prima mi ha dato solo Zyprexa, ma poi ho trovato un lavoro vicino casa e rischiavo di perderlo perché stavo malissimo e quindi mi ha dato anche Zoloft. Io, per quieto vivere, ho continuato a prendere le medicine volontariamente senza leggere il foglio illustrativo. È iniziato un periodo in cui dormivo sempre, anche nella pausa pranzo, la mattina di sabato e domenica, e nel pomeriggio dopo pranzo. Ma nel frattempo gli episodi strani non passavano. Forse ero anche io ipersensibile. Andavo anche in giro come se avessi qualcosa che mi tirava su la bocca in una smorfia di sorriso. Il posto di lavoro in quel periodo era lontano e la mattina non riuscivo più ad alzarmi dal letto. Ero ingrassata più di 15 chili. Avevo un’amenorrea da un anno, pesantezza al cuore anche per il peso eccessivo che aveva sfiorato quasi i 100 chili. Ho perso molti denti anche a causa dell’eccessiva salivazione notturna, e mi è venuta anche la dermatite seborroica su tutta la testa. Era come andare in giro con la zavorra ai piedi in continuazione e non ero in grado di tener testa al mio ex convivente e mi facevo trascinare dalle sue scelte sbagliate, senza riuscire neppure a parlare.

 Lo psichiatra di allora mi ha fatto fare gli esami del sangue e le transaminasi erano a 500, oltre 10 volte i valori massimi (mi stavo spappolando il fegato). Ho letto il foglio informativo e ho capito tutti i danni sul mio corpo causati dai farmaci. Ma il medico mi ha detto che avevo i valori alti perché cucinavo con il vino e non per via degli psicofarmaci, e che, anche a seguito delle informazioni sull’amenorrea, non li aveva interrotti e che se volevo smettere di prenderli potevo anche non andare più da lui.

 A fine 2002 ho deciso di colpo di smettere di prendere gli psicofarmaci, tanto le cose strane mi capitavano lo stesso e capivo che andando avanti così sarei morta prematuramente. Da una ragazza bellissima che ero a 20 anni, di quelle tipo modella, ero diventata orrenda. L’effetto è stato molto forte perché non riuscivo più a dormire. Ma io mi stavo svegliando e ho visto di colpo che nessuno in casa si era occupato di nulla fino a quel momento. Quindi finalmente ho incominciato a parlare, a contestare le cose sbagliate al mio ex convivente, anche sul lavoro non stavo più zitta. Allora lui ha iniziato a massacrarmi di botte quasi tutte le sere e ho perso il lavoro.

 Ma comunque sono dimagrita tornando al mio peso originale e le transaminasi sono tornate sotto 100 come valori nel sangue. Quindi avevo ragione.

 Il mio ex convivente continuava a picchiarmi e una volta mi ha dato dei colpi forti al coccige. Io per sfregio, sbaglio e comincio a bere di più. Il mattino dopo la vicina di casa, che aveva visto una scena passata con le botte, e mio padre, mi fanno ricoverare in ospedale con l’ambulanza. In ospedale ingenuamente racconto tutta la verità piangendo e quindi mi fanno un TSO. Questo è successo nel marzo 2003. Non potevo firmare per uscire. Ho chiesto delle radiografie ed ecografie per dimostrare che ero stata picchiata. Il primario dell’ospedale, visto che dalle radiografie non risultava nulla di rotto, non ha proseguito con l’ecografia. Mi hanno dato ancora psicofarmaci a go go, oltre al Serenase. Sono stata dimessa con diagnosi di schizofrenia paranoidea, interpretatività persecutoria, ideazione delirante a contenuto persecutorio, dispercezioni uditive, assenza di critica e consapevolezza di malattia.

 Sono riuscita ad uscire dopo un solo mese con la promessa che se succedevano cose strane non mi dovevo arrabbiare, che non avrei denunciato il mio ex convivente per le botte subite e che sarei rimasta totalmente astemia per tre mesi. Ho dovuto continuare a prendere gli psicofarmaci per l’ennesima volta (terapia neurolettica, depot di Haldol).

 Alla fine 2003 ho smesso nuovamente di prendere gli psicofarmaci.

 Nel settembre 2005 ho trovato un uomo che alla fine mi confessa di essere già sposato e con due figli piccoli. Per me è stata una tragedia, piango tutta la notte e bevo vodka, poca ma sufficiente per essere fuori dai valori di riferimento. Il giorno dopo ho un piccolissimo tamponamento, ma mi agito tantissimo e mi portano di nuovo in ospedale. Mio padre e una sorella arrivano in ospedale la sera e mi dicono che sono malata e che se non prendo le medicine e non accetto di rimanere in ospedale mi fanno un altro TSO. Sono rimasta meno di un mese, la diagnosi era: schizofrenia paranoide riacutizzata con scompenso psicotico produttivo, ideazione paranoide e interpretativa. Per essere sicuri che prendessi gli psicofarmaci mi hanno dato Risperidone e Clopixol. Con questi farmaci la pelle in taluni casi mi bruciava e gli altri effetti collaterali m’inducevano a restare a casa, e non riuscivo a lavorare.

 Dopo l’ennesimo litigio ho lasciato il mio ex convivente. In quel periodo per questioni lavorative non riuscivo più ad andare alle visite di controllo in ospedale e non prendevo più gli psicofarmaci, avevo convinto il medico con cui andavo a colloquio (molto più moderato del primario) che non ero in grado di lavorare. Inoltre ho deciso di accogliere alcune persone in casa per dividere le spese. Loro, conoscendo la mia storia ne approfittavano.

 Dopo una lite, mi fanno ricoverare ancora, sempre stesso ospedale, sempre stesso primario, diagnosi schizofrenia paranoide cronica riacutizzata, crisi pantoclastia con marcata agitazione psicomotoria, non contattabile e non collaborante, aggressiva. E chi non lo sarebbe se ti portano via da casa tua mentre non stavi facendo nulla di male, anzi avevo appena finito la doccia, legata nuda lasciando la casa con i miei animali a… praticamente degli sconosciuti che hanno dichiarato il falso su di me? Altro TSO. Passo tutta la notte nuda in una grande stanza fredda legata senza poter fare i miei bisogni e bere un po’ d’acqua. I miei parenti non vengono a trovarmi e una mia amica mi compra con i suoi soldi i vestiti per stare in ospedale e mi porta la borsetta dove era stato anche ripulito completamente il portafoglio persino degli spiccioli. Lei può testimoniarlo. Quando riferisco questo al primario, e che volevo uscire perché preoccupata, mi raddoppia la dose di Seroquel fino a 4 compresse da 300 al giorno, Serenase, ecc… Nonostante tutte queste medicine piango spesso di nascosto per paura che me le aumentino ancora. Sono stata lì più di un mese e ho organizzato due colloqui con il primario registrandolo con il cellulare a sua insaputa. Qui il primario mi ha minacciato di TSO se firmavo per uscire, e mi ha obbligato a firmare un preliminare di compravendita per dare il 50% al mio ex convivente altrimenti non mi faceva uscire dall’ospedale.

 Dopo 4 mesi dalle dimissioni ho smesso di prendere gli psicofarmaci, anche perché non ero neppure in grado di guidare l’auto per andare a lavorare e avevo ormai l’apparato gastro-intestinale distrutto. Ormai anche il senso di vertigine era costante e quasi invalidante, dovevo fare degli sforzi disumani per riuscire ad avere un comportamento normale e non sempre riuscivo a ricacciare indietro gli attacchi di panico e paura improvvisi dovuti agli spazi aperti, ai rumori forti, alla luce del sole accecante, ecc… Anche al rinnovo della patente ho dovuto mentire altrimenti non me l’avrebbero rinnovata. Ero praticamente una schiava di tutti.

 A quel punto vengo a sapere che il primario muore di morte naturale in età giovane. Devo ammettere, mio malgrado, che ho avuto un grosso sollievo come altri ex pazienti, perché a me quel medico, con il ricatto del TSO legale e con gli psicofarmaci, mi ha rovinato completamente la vita (fisica, economica, lavorativa ed affettiva) senza darmi la possibilità di poter applicare i miei normali diritti di donna e di cittadina libera, comportandosi da vero delinquente. Con il suo potere ha tentato di annientarmi.

 In seguito, ho comprato un registratore semi professionale e quando il mio ex mi ha picchiato di nuovo (come prevedevo), ho preso la registrazione e il referto dell’ospedale e l’ho denunciato senza pensarci due volte, e non ho ritirato la denuncia.

 Prima di fare questo avevo cercato di impedire a lui e alla sua compagna di entrare a casa mia. Quindi sono stata riaccompagnata in ospedale ma con dei medici più moderati. Ho spiegato il tutto facendo notare che avevo cercato di fare tutto quello che volevano loro (tranne gli psicofarmaci) e che se non mi facevano uscire di ospedale subito dei miei effetti personali non sarebbe rimasto più nulla. Hanno compreso e il primo giorno possibile mi hanno dimesso. Ormai avevano capito tutti che non ero un’alcolizzata e che era stato il mio ex a far credere a tutti delle cose non vere.

 Attualmente continuo ad andare alle visite di controllo periodiche più per loro (che così sono felici perché mi hanno sotto controllo) che non per me, e il medico è contento di prescrivermi solo un leggero tranquillante che gli chiedo io.

 Solo la mia enorme forza mi ha portato fin qui. Una mia amica mi definisce ‘una roccia’. Ma che fatica, che fatica anche lasciare sempre imbrigliate le emozioni e cercare di rimanere fredda e di ghiaccio, ed esprimere le mie considerazioni soltanto avendo delle prove inconfutabili. Ma meglio così che dover prendere gli psicofarmaci, forse il fisico con gli anni si rigenererà da solo e i miei problemi oggi fisici e non mentali passeranno. Sì anche mentali, non mi succedono più cose strane tipo sparizioni o spostamenti, da quando vivo qui da sola nella nuova casa. Non sento più voci strane, ma invece è rimasto quel senso di vertigine che ho descritto prima, che mi fa paura mi possa, in un attacco di panico ed ansia, far ritornare in ospedale, con tutte le conseguenze del caso, e gli psicofarmaci che mi ledono di più i nervi.

 Io sono un perfetto esempio di una persona timida, ma sana, trasformata in una malata psichiatrica cronica. E attraverso i TSO e gli psicofarmaci trasformata in una persona obbligata a fare quello che vogliono gli altri, ad uniformarsi a tutti i costi ad una personalità che non è la sua, rischiando di perdere tutte le sue cose oltre alla casa e gli affetti. Con il rischio di ‘scomparire’ a vita in un ospedale.

 

STORIA DI MC

 Questa è la storia di Mimmo (nome di fantasia).

Mi chiamo Mimmo,

 

Ho avuto diverse volte a che fare con gli psichiatri nel 1970 appena maggiorenne durante una perquisizione venni trovato con della Methedrina, venni segnalato per uso di “Sostanze Stupefacenti” anche se la sua vendita era abbastanza libera. L’Ispettrice di Polizia e l’Ass. Sociale vollero che andassi alla clinica a Domegliara. Dovetti accettare; quando arrivai nel posto mi si chiusero i cancelli dietro la schiena. Mi accompagnava mio padre e mia sorella che chiese ma dove lo hai portato; ero a Marzana.

L’Ospedale Psichiatrico di Verona era diretto dal dott. Trabucchi. Io non volevo restare ma mi trattennero. Il direttore pretese che mi tagliassi i capelli, il motivo era l’igiene. Ci fu l’intervento dell’ispettrice Rossi; io dissi che se mi facevano fare una doccia tutti i giorni l’igiene era salva; ci furono tanti soprusi, la cura era quella usata per gli alcolisti. 10 flebo e il Neuleptil; il primo giorno che lo presi dormì sulla panchina del giardinetto interno al padiglione così dal giorno dopo non presi più la terapia e la sputavo così aumentarono la dose; dopo 25 giorni a mio padre dissero che dovevo rimanere ancora così non firmò. Scappai, mi ripresero e mi misero nel reparto chiuso con la divisa e ai piedi le ciabatte. Una settimana prima di Natale venne il parroco del mio paese a firmare e portarmi a casa.

Qualche anno dopo subì un ricovero coatto da parte del Sindaco di Cervia e ci portarono a Imola a S. Maria (’73) della Scaletta; lì subito io che ero già scappato da un altro ospedale fui portato dal reparto Osservazione al Reparto Chiuso, il peggiore che c’era; dopo la prima notte mi fecero andare nella sala giorno assieme a persone con grossissimi problemi, chiesi allo psichiatra di stare nel dormitorio, passai 30 giorni sempre a letto nella camerata che aveva anche 4 letti di contenzione, perciò ho passato tutto quel tempo a leggere libri gialli che mi davano gli infermieri in compagnia di minimo due internati sempre legati.

Anche lì dovette venire mio fratello più grande a firmare. Ho fatto conoscenza di gente definita Alcolizzata, rinchiusa da 10 – 15 anni poiché prima del divorzio era l’unica strada legale per levarsi di dosso un congiunto scomodo, si faceva entrare con un pretesto, e poi non si firmava per farlo uscire. Doveva ancora entrare in vigore la legge Basaglia.

Faccio fatica a scrivere particolari episodi comunque sono disponibile a portare testimonianza.

  MC

 

Questa è la storia di Marianna (nome di fantasia). 

STORIA DI MF

Marianna si era avvicinata inizialmente alla psicoterapia per una delusione d’amore. Marianna non aveva avuto nessun trascorso psichiatrico prima di questa vicenda, e neppure mai assunto psicofarmaci. 

Primo ricovero obbligatorio (TSO) alla fine degli anni ‘90

Marianna si era fermata ad un autogrill dove aveva subito delle molestie sessuali da una persona sconosciuta. Dopo essere sfuggita all’aggressore, era andata a denunciare questo fatto presso una stazione di polizia adiacente. Qui i poliziotti avevano cercato di dissuaderla dal fare la denuncia. Vista la sua insistenza i poliziotti avevano chiamato la mamma, nonostante la sua maggiore età e che da anni vivesse da sola, che stupidamente aveva concordato con loro l’eventualità di un ricovero coatto. Quindi è stata chiamata un’ambulanza e Marianna è stata tenuta per una settimana in ospedale ed è stata costretta a prendere pesanti dosi di psicofarmaci. Più tardi Marianna ha capito che la persona che l’aveva disturbata era un poliziotto che lavorava nella stazione di polizia dove si erano rifiutati di accettare la sua denuncia.

Secondo TSO alla fine degli anni ‘90

Tornata nella sua città, e fortemente delusa e arrabbiata per l’ingiustizia subita, Marianna aveva deciso di denunciare questo episodio alle autorità locali. Le autorità, invece di ascoltarla, le hanno fatto un altro TSO, sempre con l’accordo della famiglia. Lo psichiatra che ha disposto il TSO era uno psichiatra del CSM. Questa volta Marianna è stata trattenuta contro la sua volontà per due settimane e non una. Lo psichiatra, alla fine della prima settimana, le ha chiesto se aveva compreso che lo stavano facendo per il suo bene. Lei aveva risposto di no e allora l’ha tenuta lì un’altra settimana. Alla seconda settimana ha mentito dicendo di sì per farlo contento e lo psichiatra l’ha rilasciata. In seguito è stata costretta per due anni a recarsi presso le strutture per colloqui settimanali e l’assunzione di Litio (uno psicofarmaco). Poi lei pian piano è riuscita a convincere lo psichiatra a lasciarla andare ed è riuscita a togliersi dalla morsa della psichiatria.

Dopo circa 7/8 anni lo psichiatra cerca di farle un altro TSO

Nonostante le ingiustizie subite in psichiatria e in famiglia, Marianna si era rifatta una vita; avendo sempre mantenuto il lavoro e innamorata di una persona, aveva deciso di cambiare casa e andare a vivere con il suo compagno, ma i suoi genitori non erano d’accordo. La mamma aveva telefonato allo psichiatra che, sulla base delle sole preoccupazioni espresse, aveva disposto un accertamento obbligatorio (ASO). Marianna si è quindi rivolta a un avvocato ed è andata al centro per fare la visita assieme al suo nuovo compagno. Lì è stata visitata dallo psichiatra del CSM. Lei e il suo compagno erano molto preparati e avevano capito perfettamente le dinamiche alla base di questo tipo di abusi. Di fronte alla loro sicurezza, lo psichiatra aveva iniziato a tremare come una foglia a causa della rabbia repressa perché si era reso conto di non poter imporre la sua visione della vita e le sue pratiche coercitive. Lì ha dovuto capitolare e non le ha fatto un TSO.

Ora Marianna è libera e felice, lontana dalla psichiatria. Ha messo al mondo un bel bambino e si è fatta promettere dalla mamma che non chiamerà più il centro di salute mentale. Marianna sta bene e vuole lasciarsi tutto alle spalle. Ma vuole che la gente conosca la sua storia per impedire che succeda anche ad altri. Ha voluto lasciarci queste parole per sottolineare un aspetto spesso trascurato: “Una considerazione va fatta: sembra che ogni volta i genitori considerino sbagliata una decisione dei figli, trovino gli psichiatri disponibili a <<richiamarli all’ordine>>!!!”

 

  1. 28 luglio 2010 a 22:26 | #1

    grazie per avere inserito le storie di queste persone

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