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Assolti i coniugi Covezzi.

Ci vorranno anni e anni prima che i coniugi Covezzi e i loro quattro figli, sradicati 12 anni fa dalle loro famiglie, possano rendersi conto del terremoto emotivo che ha sctenato in ciascuno di loro, la sentenza di innocenza della Corte d’Appello di Bologna che ha ribaltato completamente il giudizio di primo grado, in cui altri Giudici del Tribunale di Modena, nel 2002 avevano condannato i coniugi Covezzi a 12 anni di carcere per l’infamante reato di pedofilia nei confronti dei propri figli.

Piangono tutti, anche i tre figli maggiorenni che avevano deciso di presentarsi in aula, ma piangono con lacrime di un sapore diametralmente opposto.

Papà e mamma ovviamente di gioia per l’assoluzione, i figli di rabbia: senza rivolgere nemmeno uno sguardo ai loro genitori biologici, rifiutando perfino un saluto. Arrabbiati per una sentenza che rimette tutto in discussione.

E’ questo l’amaro e assurdo bilancio di questi iter processuali.

Sono allo stesso tempo vittimei presunti genitori colpevoli e i figli trasformati in testi di accusa.

Vittime di una giustizia che, soprattutto nel campo della pedofilia vede protagonisti giudici, pm, psicologi, servizi sociali, centri di aiuto non meglio precisati, pronti a sostituire famiglie con interventi troppo spesso pressappochistici, pregiudizievoli e anche con poca scientificità.

Come non capire quei quattro ragazzi strappati  ai loro genitori una mattina di novembre di 12 anni fa, mentre stavano per andare a scuola?

Uno dei mali più gravi in questo campo riguarda a mio avviso il mondo degli “abusologi”, di quegli esperti che in nome e per conto della giustizia dichiarano apertamente di preferire che in primo grado venga condannato un innocente piuttosto che assolto un pedofilo.

Poi si vedrà!

Questi quattro ragazzi , costretti ad elaborare il lutto di genitori ancora vivi e che fortunatamente hanno trovato quattro meravigliose diverse famiglie adottive, giustamente si sono trovati confusi, in difficoltà di fronte ad una sentenza opposta a quella di primo grado.

Per tutta la vita porteranno addosso il peso psicologico di queste sentenze.

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