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Archivio per aprile 2010

La contenzione: la vergogna del silenzio.

15 aprile 2010 admin Nessun commento

Modena 14 aprile 2010

                                                                                                         

Il tema della contenzione è tematica gravissima di cui non se ne parla e non se ne scrive ma la si utilizza in segreto, in sottovoce, quasi di contrabbando in Italia, in tutte le regioni, in molti reparti ospedalieri e nelle strutture  geriatriche di lunga degenza, in particolare per gli anziani affetti da demenza o morbo di Alzheimer e per i pazienti psichiatrici over 70.

Difatti, la contenzione meccanica/fisica e farmacologica/chimica è pratica diffusa che supera secondo le poche statistiche anche recenti del ministero della salute il 50 % dei degenti.

L’aspetto più grave e paradossale, infatti, è che se pur esistano linee guida, protocolli, pubblicizzati soprattutto e negli accertamenti della qualità dell’ ospedalità pubblica e privata sono nella pratica spesso e volentieri completamente ignorati e spesso assolutamente disattesi.

Proprio in questi giorni la RAI ha mandato in onda un servizio riferito ad un paziente entrato per così dire normale in reparto psichiatrico, il quale dopo essere stato ininterrottamente legato, fissato a letto di contenzione per più di 100 ore  consecutive è morto.

E’ risultato anche che in quell’ospedale esistevano protocolli e linee  guide, ma il primo reato contestato agli  psichiatri e a tutto, il personale è stato di falso ideologico.

Difatti, nella cartella clinica, documento medico/legale in cui è obbligatorio registrare interventi, (terapeutici e clinici) come la contenzione,  non esisteva alcuna  traccia di contenimento o altro.

Il dibattito che ne è seguito tra il direttore  del dipartimento  di salute mentale e gli avvocati è stato davvero desolante, si ha avuto la sensazione che la  vittima non fosse il paziente deceduto ma bensì gli operatori e medici.

Tuttavia, sarebbe estremamente fuorviante colpevolizzare o criminalizzare gli operatori psichiatrici in queste situazioni, è indubbio che quest’ultimi sono le autentiche e vere cenerentole  della sanità: con stipendi da fame, i più bassi d’Europa, con turni massacranti; spesso due infermieri in un turno si trovano a dover gestire più di 50/60 pazienti, senza gratificazione, senza carriera, tra frustrazione e demotivazione.

La contenzione è, infatti, il metro più autentico di valutazione della psichiatria.

Progetti, tipo porte aperte e senza camicie di forza chimiche o fisiche sono possibili dove c’è personale preparato e sufficiente che lavora in accordo con il territorio e che quando si trova di fronte ad un paziente pericoloso a se o ad altri (da legare!) si attivi immediatamente per utilizzare  tutte le strategie, alternative per evitare che le corde possano essere scambiate anche per brevissimo tempo per uno strumento di cura.

Un capitolo del libro “La notte dell’Assistenza”  curato 10 anni fa da Belloi/Valgimigli e anche dallo stesso prof. D’Autilia, recitava testualmente: le corde non curano mai, veniva, a tal proposito, presentata una vera e propria alternativa alla contenzione fisica e alla  camicia di forza;  la contenzione relazionale cioè.

La nota dolente è che ci riempiamo la bocca  sulla chiusura dei manicomi ma  abbiamo reparti psichiatrici a porte chiuse che la dicono lunga sulla effettiva cancellazione del concetto di  pericolosità dei pazienti psichiatrici.

Purtroppo, il giudizio della pericolosità sociale è ben presente nella nostra mente e nelle azioni degli  psichiatri e infermieri.

Si contano sulle punte delle dita, e sono davvero eccezionali i reparti di  diagnosi cura e strutture psichiatriche che hanno in organico psicologi o educatori, i quali sono gli unici che possano davvero operare sulle relazioni, soprattutto nel rapporto con gli altri.

Gli psicologi, però, non fanno turni di guardia non sono presenti la notte sabato / domenica e le altre feste comandate.

Questo libro della Manicardi “Italiani da slegare  contenzione la vergogna del silenzio deve fare aprire gli occhi su una situazione gravissima di un problema senza voce che non può essere circoscritto solo a Modena ma è un problema che riguarda tutta la nostra realtà italiana.

Credo di essere uno dei pochi avvocati a cui da circa 10 anni si rivolgono pazienti psichiatrici con condizioni socio economiche più svantaggiate e che sulla contenzione modenese dal 1998 ad oggi  vanta un  voluminoso dossier in cui spesso è volentieri il reato di falso ideologico è perfettamente consumato, la non registrazione in cartella clinica, il non controllo dei pazienti legati sono persistiti ininterrottamente per anni.

Purtroppo, dobbiamo anche constatare che poche, pochissime volte i nostri  magistrati si adoperano per fare chiarezza su  queste vicende, e quando ci scappa il morto la questione viene liquidata con la consueta motivazione: tragica fatalità.

Il cambiamento, quindi, di queste situazioni può avvenire solo attraverso un cambiamento di mentalità, di cultura degli operatori e con l’introduzione di nuove figure,  le cui presenze nei reparti psichiatrici  più che urgente è indispensabile.

  

Avv. Francesco Miraglia

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Psicofarmaci, tornerà a casa la bambina di 7 anni

4 aprile 2010 admin 1 commento

 Modena 4 aprile 2010

                                                                                                         

In data 21 gennaio 2010, da parte del senatore Cristian De Eccher del PDL, veniva presentato un interrogazione parlamentare, riferito ad una minore di Mirandola con problemi di “ritardo mentale” curata con il farmaco antipsicotico usato per i pazienti psichiatrici e anziani affetti da demenza e con problemi comportamentali psichiatrici e schizofrenici, in altre parole con un farmaco non assolutamente testato per i bambini.

La vicenda di questa bambina di 7 anni nasceva nel mese di dicembre 2007, quando la scuola elementare di Cavezzo effettuava una segnalazione al servizio NPI dell’Ausl  di Modena distretto d Mirandola e al Tribunale per i Minorenni di Bologna su una presunta e preoccupante situazione di accudimento precario.

In un batti baleno, il 10 gennaio 2008, il Tribunale minorile emetteva un provvedimento in cui veniva disposto l’affidamento della bambina al servizio sociale  dell’ausl di Mirandola, affinchè la stessa minore venisse collocata in idonea struttura, e regolasse i rapporti  con i genitori.

Dopo la richiesta di sospendere, immediatamente, l’assunzione del sopra indicato farmaco da parte dell’avv. Francesco Miraglia, in pieno accordo con i genitori della bimba, veniva presentato ricorso al Tribunale per i Minorenni,  per contestare l’uso del  citato psicofarmaco a danno della bambina e per chiedere il rientro della stessa bambina nella propria famiglia, anche attraverso una CTU.

Ebbene, dopo un anno di perizia, in data 3 aprile 2010, , veniva notificato un decreto dal Tribunale minorile  che così decideva:  “si evince l’opportunità di sperimentare i rientri della minore presso la madre … con l’obbiettivo, se opportuno e possibile, di giungere ad un rientro definitivo della minore.” 

Ancora una volta, in qualità di avvocato sento il bisogno di rivolgermi all’opinione pubblica  per denunciare, come nella nostra regione considerata il paradiso dei servizi socio-sanitari, una bambina è stata costretta a subire una sofferenza inaudita e l’allontanamento dai propri genitori.

Gli stessi genitori sono stati considerati colpevoli dai servizi sociali e dal Tribunale per i minorenni per aver danneggiato la propria figlia, quando invece sono stati i servizi della NPI del territorio a prescrivere psicofarmaci non testati per i bambini e a colpevolizzare la stessa famiglia senza dare una adeguato sostegno.

Sicuramente il fatto che dopo  poco tempo,  il giudice minorile abbia recepito la sofferenza della bambina allontanata dalla sua famiglia e che abbia disposto un graduale rientro della stessa minore   è da considerarsi un fatto positivo ma dall’altra parte è la dimostrazione che sia i servizi socio-sanitari che la cosiddetta giustizia minorile necessità si una radicale riforma.

Tenere una bambina di 7 anni sotto trattamento di farmaci off-label e in un istituto per quai la metà della propria vita è senza dubbio un abuso.

La giustizia minorile con i suoi annessi e connessi non funziona, le nostre istituzioni trattano i bambini che presentano spie  o segni di disagio come veri e propri malati di mente da chiudere in orfanotrofio o piccoli manicomi.

Occorre che finalmente l’opinione pubblica prenda conoscenza e coscienza di queste problematiche relativi ai disagi infantili e adolescenziali trattati con psicofarmaci e sempre più spesso come vere e proprie patologie psichiatriche.

I danni fisici e psicologici conseguenti a questi trattamenti sono innumerevoli e che durano spesso per tutta la vita.  

Urge, quindi, una presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica, delle nostre istituzioni e rappresentati politici su  problemi di questo genere che spesso vengono affrontati senza una adeguata ricerca scientifica e con farmaci di cui non si conoscono assolutamente gli effetti su i bambini, senza tralasciare, inoltre, l’urgenza di una riforma radicale dei vari servizi socio-sanitari e tribunale in merito.

Avv. Francesco Miraglia

Psicofarmaci, tornerà a casa la bimba affidata all’ausl

Assunse, psicofarmaci tornerà a casa

 

 

 

 

 

 

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