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Anna Giulia deve stare con la sua famiglia

30 luglio 2010 admin Nessun commento

Reggio Emilia, 30 luglio 2010 - “Un buon genitore può avere dei problemi?”. Se lo chiede lo psichiatra Roberto Valgimigli, consulente di parte insieme al padre Camillo nella perizia disposta dal Tribunale per i Minorenni di Bologna. «Se anche i genitori avessero avuto problemi di tossicodipendenza, cosa che escludo visto che da due anni si sottopongono a regolari controlli — spiega — Non capisco perché sia stato deciso di allontanare la bimba dai genitori: nella comunità di recupero di San Patrignano ci sono molte coppie con bambini».

Lo psichiatra, in accordo anche con l’avvocato della coppia Francesco Miraglia, chiede una nuova perizia psicologica sui genitori e sulla piccola di 5 anni — che dopo il ritrovamento è giusto torni all’anonimato che è dovuto ai minori. «In alternativa — continua lo psichiatra — chiedo che venga assegnato un supervisore che controlli l’andamento della perizia per capire se Massimiliano Camparini e Gilda Fontana abbiano capacità genitoriale».
Intanto al tribunale di Massa i coniugi Camparini si rivedranno dopo il loro arresto al confine con la Svizzera. Il gip dovrà interrogarli per decidere se confermare la misura cautelare in carcere o prendere provvedimenti alternativi. «In base alla decisione vedremo come muoverci con il tribunale dei minorenni di Bologna — spiega la tutrice Sabrina Tagliati — Se verranno confermate le misure cauteleri avremmo più tempo per decidere dove starà la bimba. Se verranno liberati, invece, dovremmo tutelare la piccola per evitare che possano portarla via di nuovo».
L’avvocato Miraglia ha già fatto richiesta al tribunale dei minorenni per avere una valutazione psicologica della bambina nel più breve tempo possibile. «Inoltre — dice — abbiamo presentato un’istanza perché il tribunale valuti la collocazione della bimba in un contesto parentale, in attesa del giudizio dei genitori. Successivamente la piccola potrà stare con la madre in una struttura protetta». Secondo l’avvocato, i carabinieri che hanno seguito l’indagine, sarebbero in possesso di foto che dimostrano che la bambina stava bene insieme ai genitori.
«Non voleva staccarsi da loro, è stato il padre a convincerla ad andare con gli agenti della polizia elvetica — continua Miraglia — Come può dire la Tagliati che la bimba era felice di vedere le suore, come può un bimbo star bene in un istituto?».
Poi Miraglia  replica alle parole dell’avvocato della nonna materna, Marco Scarpati, che si chiedeva se i genitori «fossero stati adeguatamente avvertiti delle responsabilità a cui andavano incontro». «Vorrei sapere in che veste mette in dubbio il mio operato — replica Miraglia ironicamente — Come professore universitario, come presidente dell’associazione che si occupa di minori, come ospite televisivo o ex candidato sindaco. E come fa a sapere quello che mi sono detto con i miei clienti, devo forse denunciarlo per spionaggio?». Anche lo psichiatra Camillo Valgimigli risponde a Scarpati ma con toni più pacati. «Stimo Scarpati, è un ottimo professionista ed è un esperto in adozioni — dice lo psichiatra — Se crede giusto presentare un esposto lo faccia pure, non ho niente da nascondere».

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PRELEVANO FIGLIA: LEGALE, INTERVENGANO ALFANO E GIOVANARDI

19 luglio 2010 admin Nessun commento

2010-07-18 12:20

PRELEVANO FIGLIA: LEGALE, INTERVENGANO ALFANO E GIOVANARDI

‘E’ CASO MALAGIUSTIZIA’. LA NONNA, ‘FUI MINACCIATA DI MORTE’

REGGIO EMILIA

(ANSA) – REGGIO EMILIA, 18 LUG – Chiede l’intervento del ministro della Giustizia Angelino Alfano e del sottosegretario Carlo Giovanardi, titolare delle Politiche familiari, l’avvocato Francesco Miraglia, legale dei genitori reggiani con problemi di tossicodipendenza alle spalle che due giorni fa hanno prelevato la figlia di cinque anni da una casa vacanze gestita dalle suore a Marina di Massa, in Toscana, e dei quali da allora si sono perse le tracce. Le loro ricerche sono state disposte in tutta Italia e anche nelle zone di frontiera. “Anna Giulia è con il papà e la mamma, sta bene e non ci sono problemi”, ha ribadito anche oggi il legale, che chiede agli esponenti del Governo “di capire cosa è successo”, perché “questo è un caso di malagiustizia. Se due genitori cercano giustizia da soli, vuol dire che qualcosa non funziona”. In particolare, Miraglia chiede che venga disposta un’ispezione sia al Tribunale per i minorenni di Bologna sia al Cenacolo Francescano di Reggio Emilia, la struttura alla quale é stata affidata la bambina, “per capire come è stato possibile il suo allontanamento” sia nel marzo scorso dalla casa-famiglia di Reggio (dove i genitori, Massimiliano Camparini e Gilda Fontana, la prelevarono la prima volta) sia due giorni fa nella casa vacanze. Il legale rileva tra l’altro che, nonostante il Tribunale dei minori abbia sospeso la patria potestà ai genitori nell’agosto di due anni fa affidando la bambina ai servizi sociali, solo a partire dal prossimo settembre è previsto un intervento di sostegno psicologico alla piccola. “E fino ad oggi?”, si domanda. Miraglia – che mantiene i contatti con i genitori – replica anche alle preoccupazioni manifestate dall’avvocato Sabrina Tagliati, tutore della bambina nominata in aprile (dopo il primo ‘rapimento’), secondo la quale “la bimba in questo momento è in pericolo, e quando i genitori sono entrati nella casa vacanze ha reagito male, cercando l’aiuto delle religiose”. Per Miraglia, invece, il tutore “si è fatta un’ idea dei genitori solo sulla base di quello che ha letto negli atti”, e poi, “che cosa le avrebbero potuto raccontare di diverso le suore?”. Preoccupata per la sorte della bimba si è detta anche la nonna materna, Liana Cartinazzi, che aveva già chiesto al tribunale di potersi occupare di Anna Giulia e che ai cronisti ha detto di essere stata in passato “minacciata di morte da Massimiliano. Lui ha sempre detto che, se mi incontra, mi taglia la gola. Ma a me interessa solo la bambina, spero di averla prima o poi”. Alle sue parole Miraglia replica affermando che, sulla base di una relazione dei servizi sociali al Tribunale, nel settembre 2008 “la nonna era stata dichiarata incapace di occuparsi della bimba”. Il legale aggiunge poi che gli stessi genitori “sono stati dichiarati incapaci dal Tribunale anche perché hanno scelto di rivolgersi all’ opinione pubblica. Ma un cittadino, quando vede che le istituzioni non funzionano, che cosa può fare altrimenti?”. E sui possibili sviluppi della vicenda: “Non siamo noi ora a dover dare delle risposte, ma le aspettiamo”. (ANSA).

GIO/ S57 S57 S0B QBXJ

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Bimba contesa, sostituire gli operatori indagati»

4 giugno 2010 admin 1 commento

 

04-06-2010
L’avvocato della madre critica il sindaco per il sostegno incondizionato al servizio
Continua a fare discutere la situazione di Francesca Famigli, la donna castelfranchese a cui è stata sottratta la figlia di sei anni dopo una tormentata vicenda matrimoniale.
La donna, che può vedere la sua bambina soltanto un’ora a settimana ed in presenza degli operatori nonostante non sia mai stata accusata di ‘violenze’ nei suoi confronti, ha denunciato le assistenti e i responsabili del servizio di Castelfranco accusandoli di «aver trascurato importanti aspetti di salute» della minore.
Ed ora il suo avvocato Francesco Miraglia torna sulla questione criticando il comportamento tenuto sulla questione dal sindaco: «E’ difficile non concordare con il sindaco sul fatto che la politica resti fuori dal Tribunale e dai Servizi Sociali – scrive in una lettera – tuttavia non più di un mese fa, lo stesso sindaco ‘dava’ pubblicamente fiducia a quegli operatori indagati senza conoscere nel merito la vicenda, mentre oggi vuole escludere la politica dando fiducia ai Tribunali ‘incaricati del caso’.
Ancora una volta il sindaco Reggianini predica bene ma razzola male.
Dovrebbe ‘scientificamente’ ed opportunamente essere scontato che gli operatori indagati – A.S.
Valli, psicologa Zuccarato, Presidente Natalino, Responsabile del Servizio dott.ssa Zini e l’educatrice – lascino ad altri il compito di lavorare più serenamente e senza conflitti .
Come può mamma Francesca collaborare con gli operatori di cui non si fida e che ha addirittura denunciato? Se non fosse per una presa di posizione politica, il buon senso stesso suggerirebbe al sindaco di avvicendare al caso nuovi operatori, ma se così facesse per la politica sarebbe una sconfitta, e soprattutto lo sarebbe per lo stesso sindaco ed il suo Servizio.
Piuttosto che perdere la faccia – conclude l’avvocato Francesco Miraglia – per il sindaco di Castelfranco poco importa che la bambina continui a soffrire».
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Bimba contesa: indagati i servizi sociali. L’accusa è di lesioni aggravate.

8 maggio 2010 admin 1 commento

                                                                                              

                                                                                              Modena 29 aprile 2010

 In merito alla nota del sindaco di Castelfranco sulla vicenda dei 5 operatori indagati dalla Procura, in qualità di avvocato di fiducia della sig.ra Famigli Francesca, che da più di un anno sta lottando contro i servizi sociali per riavere sua figlia di 6 anni, letteralmente portatagli via dal Tribunale per i Minorenni di Bologna su indicazioni e relazioni degli operatori del servizio socilae e dell’ausl, sento il bisogno di rivolgermi all’opinione pubblica.

Difficili e conflittuali continuano ad essere i rapporti tra la mamma della bambina e i servizi sociali, rapporti non più di natura oggettiva ma di natura puramente soggettiva.

Difatti, quando la mamma avvertiva il rischio di violenza e presunti abusi nei confronti della figlia, la stessa immediatamente si rivolgeva agli operatori in questione per ottenere risposte, ma gli stessi non si sono sentiti in dovere neanche di prendere minimamente in considerazione le preoccupazioni della mamma. se non quelle di consigliare alla stessa di rivolgersi al centro di salute mentale-

Gli stessi operatori, inoltre, non solo non hanno preso in considerazione la mamma ma hanno, anche,  completamente ignorato le preoccupazioni per la salute psicofisica della bambina segnalate da parte del consulente di parte Prof. Mauro Mariotti -neuropsichiatra infantile, il quale oltretutto più di 3 masi chiedeva un incontro urgente con gli stessi operatori a tal proposito, ma anche questa richiesta da parte degli operatori è stata totalmente ignorata.

Risulta chiaro, che di fronte a questa vicenda gli stessi operatori hanno dimenticato quali che sono le loro funzioni e il loro compito che la legge gli impone, dimenticano, cioè, il dovere di segnalare la vicenda al Tribunale per i minorenni e alla stessa Procura della repubblica, quindi la denuncia in questione è quanto meno grave e preoccupante.

L’intervento e l’indignazione del sindaco, perciò, che “dichiara di non conoscere nel merito la vicenda” e che esprime solidarietà senza se e senza ma è a dir poco a sproposito e scorretto.

A sindaco, va ricordato che in vicende del genere, il suo compito e dovere è quello di stare dalla parte dei più deboli: la bimba di 6 anni va tutelata e difesa, soprattutto da questi operatori, che, sicuramente, meritano fiducia e stima solo dopo, però, che la magistratura ha fatto il suo corso.,

E’ fuor di dubbio che gli operatori coinvolti avranno tempi e modi per difendersi in tal caso va anche ricordato al sindaco che in siffatti casi il silenzio è a dir poco… obbligatorio.

Visto ancora che il sindaco non ha ritenuto indispensabile ed opportuno disporre immediatamente l’avvicendamento di tutti gli operatori, indagati e coinvolti nel caso, in palese conflitto di interessi con la mamma della bambina, oggi stesso mi rivolgerò al Presidente del Tribunale per i minorenni affinchè intervenga  in merito 

Avv. Francesco Miraglia

La bambina va restituita alla sua mamma

bimba contesa

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La contenzione: la vergogna del silenzio.

15 aprile 2010 admin Nessun commento

Modena 14 aprile 2010

                                                                                                         

Il tema della contenzione è tematica gravissima di cui non se ne parla e non se ne scrive ma la si utilizza in segreto, in sottovoce, quasi di contrabbando in Italia, in tutte le regioni, in molti reparti ospedalieri e nelle strutture  geriatriche di lunga degenza, in particolare per gli anziani affetti da demenza o morbo di Alzheimer e per i pazienti psichiatrici over 70.

Difatti, la contenzione meccanica/fisica e farmacologica/chimica è pratica diffusa che supera secondo le poche statistiche anche recenti del ministero della salute il 50 % dei degenti.

L’aspetto più grave e paradossale, infatti, è che se pur esistano linee guida, protocolli, pubblicizzati soprattutto e negli accertamenti della qualità dell’ ospedalità pubblica e privata sono nella pratica spesso e volentieri completamente ignorati e spesso assolutamente disattesi.

Proprio in questi giorni la RAI ha mandato in onda un servizio riferito ad un paziente entrato per così dire normale in reparto psichiatrico, il quale dopo essere stato ininterrottamente legato, fissato a letto di contenzione per più di 100 ore  consecutive è morto.

E’ risultato anche che in quell’ospedale esistevano protocolli e linee  guide, ma il primo reato contestato agli  psichiatri e a tutto, il personale è stato di falso ideologico.

Difatti, nella cartella clinica, documento medico/legale in cui è obbligatorio registrare interventi, (terapeutici e clinici) come la contenzione,  non esisteva alcuna  traccia di contenimento o altro.

Il dibattito che ne è seguito tra il direttore  del dipartimento  di salute mentale e gli avvocati è stato davvero desolante, si ha avuto la sensazione che la  vittima non fosse il paziente deceduto ma bensì gli operatori e medici.

Tuttavia, sarebbe estremamente fuorviante colpevolizzare o criminalizzare gli operatori psichiatrici in queste situazioni, è indubbio che quest’ultimi sono le autentiche e vere cenerentole  della sanità: con stipendi da fame, i più bassi d’Europa, con turni massacranti; spesso due infermieri in un turno si trovano a dover gestire più di 50/60 pazienti, senza gratificazione, senza carriera, tra frustrazione e demotivazione.

La contenzione è, infatti, il metro più autentico di valutazione della psichiatria.

Progetti, tipo porte aperte e senza camicie di forza chimiche o fisiche sono possibili dove c’è personale preparato e sufficiente che lavora in accordo con il territorio e che quando si trova di fronte ad un paziente pericoloso a se o ad altri (da legare!) si attivi immediatamente per utilizzare  tutte le strategie, alternative per evitare che le corde possano essere scambiate anche per brevissimo tempo per uno strumento di cura.

Un capitolo del libro “La notte dell’Assistenza”  curato 10 anni fa da Belloi/Valgimigli e anche dallo stesso prof. D’Autilia, recitava testualmente: le corde non curano mai, veniva, a tal proposito, presentata una vera e propria alternativa alla contenzione fisica e alla  camicia di forza;  la contenzione relazionale cioè.

La nota dolente è che ci riempiamo la bocca  sulla chiusura dei manicomi ma  abbiamo reparti psichiatrici a porte chiuse che la dicono lunga sulla effettiva cancellazione del concetto di  pericolosità dei pazienti psichiatrici.

Purtroppo, il giudizio della pericolosità sociale è ben presente nella nostra mente e nelle azioni degli  psichiatri e infermieri.

Si contano sulle punte delle dita, e sono davvero eccezionali i reparti di  diagnosi cura e strutture psichiatriche che hanno in organico psicologi o educatori, i quali sono gli unici che possano davvero operare sulle relazioni, soprattutto nel rapporto con gli altri.

Gli psicologi, però, non fanno turni di guardia non sono presenti la notte sabato / domenica e le altre feste comandate.

Questo libro della Manicardi “Italiani da slegare  contenzione la vergogna del silenzio deve fare aprire gli occhi su una situazione gravissima di un problema senza voce che non può essere circoscritto solo a Modena ma è un problema che riguarda tutta la nostra realtà italiana.

Credo di essere uno dei pochi avvocati a cui da circa 10 anni si rivolgono pazienti psichiatrici con condizioni socio economiche più svantaggiate e che sulla contenzione modenese dal 1998 ad oggi  vanta un  voluminoso dossier in cui spesso è volentieri il reato di falso ideologico è perfettamente consumato, la non registrazione in cartella clinica, il non controllo dei pazienti legati sono persistiti ininterrottamente per anni.

Purtroppo, dobbiamo anche constatare che poche, pochissime volte i nostri  magistrati si adoperano per fare chiarezza su  queste vicende, e quando ci scappa il morto la questione viene liquidata con la consueta motivazione: tragica fatalità.

Il cambiamento, quindi, di queste situazioni può avvenire solo attraverso un cambiamento di mentalità, di cultura degli operatori e con l’introduzione di nuove figure,  le cui presenze nei reparti psichiatrici  più che urgente è indispensabile.

  

Avv. Francesco Miraglia

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Più garanzie nel processo.

15 novembre 2009 admin Nessun commento

CRIMINOLOGIA.IT, RIVISTA INTERNET DI TEORIA E SCIENZE CRIMINA

 

 

 

di avv. Francesco Miraglia

 

 

Difesa d’ufficio, gratuito patrocinio, recidiva, tortura e strumenti di

garanzia dei diritti della libertà delle persone da rinnovare. Se ne è parlato

più di un anno fa a Roma in un convegno al quale hanno preso parte i

responsabili della giustizia delle principali forze politiche: Lanfranco

Tenaglia (magistrato, nonché responsabile giustizia del Pd), Gaetano

Pecorella (avvocato responsabile giustizia di Forza Italia e autorevole

esponente del Pdl), Mauro Palma, presidente del Comitato europeo per la

prevenzione della tortura, Arturo Salerni (avvocato), Franco Ippolito

(esponente di magistratura democratica), Emilio Di Somma (vice capo del

dipartimento dell’amministrazione penitenziaria), Daniela Carboni

(Amnesty International) e Stefano Anastasia (Antigone).

Prima di tutte da affrontare è la questione di una sorta di tortura, la faccia

cattiva del potere, ma ci si dimentica che c’è una forma di tortura

quotidiana che riguarda quanti sono tenuti in carcere non per esigenze

processuali ma con l’obiettivo di portarli a confessare e a collaborare. E

quella che gli addetti ai lavorii giuristi chiamano la “dolce tortura”.

Sarebbe di giustizia limitare i danni determinati dagli eccessi di custodia

cautelare e si potrebbe optare di affidare a un Tribunale la competenza di

emettere i provvedimenti di carcerazione preventiva, dopo che vi sia stato

un autentico contraddittorio tra le parti, di prevedere una “seria”

responsabilità civile e penale del giudice e un indennizzo per ingiusta

detenzione, che non sia come oggi limitato nei casi e nella quantità.

Penso che di fronte ad un problema di questo genere ci dovrebbe essere

una piena condivisione politica, un intento comune a rivedere il sistema

delle garanzie processuali e a ragione intorno alla difesa pubblica che

affianchi quella privata, come accade nei paesi latino- americani.

Nel suddetto incontro si è sollevato anche il problema della recidiva, dopo

l’approvazione della legge ex Cirelli sulla recidiva il sistema penale pare

oramai definitivamente improntato a giudicare la storia socio-penale degli

imputati piuttosto che i singoli e concreti fatti da loro compiuti”.

Secondo un indagine dell’amministrazione penitenziaria coloro i quali

hanno ottenuto una misura alternativa, esaminando un arco di tempo

CRIMINOLOGIA.IT, AVV. FRANCESCO MIRAGLIA Pagina 1 di 2

 

 

 

http://www.criminologia.it/GIORNALISMO_INVESTIGATIVO/aumentiamo_la_giu… 15/11/2009

 

 

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Giustizia per partito preso.

15 novembre 2009 admin Nessun commento

CRIMINOLOGIA.IT, RIVISTA INTERNET DI TEORIA E SCIENZE CRIMINA

Le inchieste

di Criminologia.it

 

di avv. Francesco Miraglia

 

Il partito preso è una brutta bestia.

Guai a parlare degli errori della giustizia, questa diventa una animale feroce,

mostruosa.

Ancora più cattiva diventa la giustizia, quando si parla di mala giustizia a mezzo

stampa e tv, questa bestia letteralmente ti ingoia.

Come tutti gli italiani ho seguito con estremo interesse la vicenda dei due fratellini di

Gravina di Puglia.

Ho visto con i miei occhi in tv, al Tg5, la magistrata che ha liberato Filippo Pappalardi

dall’accusa di aver sequestrato e ucciso i suoi due bambini, Ciccio e Tore, e di averne

occultato i cadaveri.

Era l’occasione giusta, per quei magistrati che hanno sbagliato, essere capaci di

abbassare gli occhi e di riconoscere: “Non è il padre il responsabile dell’orrenda fine di

questi due ragazzini, come eravamo convinti fino al punto di arrestarlo e tenerlo in

carcere per alcuni mesi con questa accusa infamante.

Ci siamo gravemente sbagliati, e questo fa parte della regola del nostro mestiere, ma

siamo sinceramente rammaricati di questo errore investigativo che ha distrutto la vita

di un cittadino, al quale auguriamo di ritrovare la serenità che gli abbiamo tolto”.

Non è stato cosi.

Il giudice ha sconfessato la sua convinzione e le stesse indagini, solo dopo che il

casuale, purtroppo, rinvenimento dei corpi caduti nella cisterna aveva dimostrato la

completa innocenza del padre degli stessi bambini.

Sono certo, anche questo magistrato, se è vero come è vero che ha sbagliato, lo ha

fatto, sicuramente, in buona fede, ma riconoscere di aver preso un grave abbaglio era

comunque un gesto lodevole e pregevole.

Ma questa è un’altra storia: il partito preso, un distacco graduale e senza scuse

dall’accusa principale, e una nuova accusa sorretta da ricostruzioni ancora una volta

affidate alla psicologa di turno, che è un dire tutto per dire niente.

In altre parole, la psicologa aveva deciso che Pappalardi, pur non essendo il feroce

assassino dei suoi figli, era un cattivo padre.

 

CRIMINOLOGIA.IT, AVV. FRANCESCO MIRAGLIA Pagina 1 di 2

http://www.criminologia.it/GIORNALISMO_INVESTIGATIVO/giustizia_per_partit… 15/11/2009

 

 

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Bisogna liberalizzare l’ordine degli avvocati.

15 novembre 2009 admin Nessun commento

Ci voleva il decreto di Bersani sulle “liberalizzazioni delle professioni” per far uscire dai vari studi  i vari presidenti, responsabili di questo o quela camera del nostro ordine forense…

 

Bisogna liberalizzare gli ordini degli avvocati

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Serve un giudice unico per la famiglia.

15 novembre 2009 admin Nessun commento

 

Serve un giudice unico per la famiglia.

Giudici tutelari, giudici ordinari, giudici per i minorenni, procura della repubblica ordinaria, procura per i minorenni, psicologi, servizi sociali, ecc. in altre parole, tanti operatori, tanta confusione: nel nostro paese l’attuale aspetto processuale  nonché l’aspetto delle competenze del diritto di famiglia tra  diversi organi giudiziari (tribunale ordinario, tribunale per i minorenni, giudice tutelare ecc.) è la causa, secondo il mio parere, il primo problema di una vera e propria dispersione di risorse.

Queste tematiche dovrebbero spingere il legislatore senza perdere tempo a riguardare in modo serio e costruttivo il diritto di famiglia.

La Giustizia deve tener conto del tempo che passa, le nuove esigenze della famiglia, la tutela  famiglia è diventata un aspetto sostanziale della nostra società.

Non è possibile, che un siffatto e fondamentale  diritto venga regolamentato  e modificato continuamente con una corposa legislazione ordinaria.

Più leggi, più interpretazioni giurisprudenziali e l’intervento del giudice non può, quindi, prescindere dagli interessi in gioco, in particolare quelli sociali, dai diritti dei minori  e di tutti i soggetti deboli che richiedano tutela.

Serve un giudice specializzato con opportune competenze, serve cioè l’istituzione di un tribunale della famiglia o di una sezione specializzata nel vari tribunali che garantisca  prima di tutto la conoscenza del territorio nonché una specializzazione dello stesso giudice che garantisca un’immediata  gestione della giustizia minorile, che spesso si sovrappone a quella ordinaria.

Sicuramente un giudice specializzato, che sia giudice unico dei coniugi e dei minori, delle separazioni e dei divorzi, dei provvedimenti connessi, di tutti gli interventi giudiziari chiesti prima, dopo e fuori dal matrimonio.

Un magistrato unico e specializzato, una garanzia di contraddittorio tra le parti, oggi del tutto assente, in modo da conferire unità alle determinazioni sull’assetto dei rapporti familiari e ottenere, così, una giustizia tempestiva e appropriata.

Per raggiungere l’obiettivo si impone un miglioramento e, allo stesso tempo, il potenziamento  delle strutture già esistenti con una sistemazione più diffusa sul territorio, al fine di garantire un accesso a tali servizi più agile ed immediato e consentire di intervenire efficacemente già a livello preventivo, neutralizzando, per quanto possibile, le cause del conflitto familiare.

Molta strada è da percorrere…

                                                                                                                                                                             Francesco Miraglia

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Modena terra di abusi.

2 ottobre 2009 admin Nessun commento

Modena, lì 5 settembre 2007

                                                                                                                

Preg.mo

Direttore

Sua sede

* * *   * * *   * * *

Sento il bisogno di sottolineare – da subito – che la gravità delle argomentazioni che saranno sostenute in intervento, è fatta dal sottoscritto con la consapevolezza di scienza e coscienza, tale da assumermene la completa responsabilità. Sin da ora, quindi, sento il bisogno di ringraziare  il direttore di questa possibilità offertami.

Da un po’ di tempo a questa parte sono diventato tra i più convinti sostenitori dell’abolizione dell’Ordine degli Avvocati, e ciò non certamente per un pregiudizio o per un’ideologica posizione, ma, soprattutto, per esperienza personale e diretta.

Se il governo Prodi, come ha sostenuto nel programma elettorale, presenterà un provvedimento sull’abolizione degli Ordini professionali, per quanto riguarda quello degli avvocati, mi adopererò in tutte le maniere per far emergere quanto purtroppo passa inosservato o meglio viene nascosto da certi Consigli.

Basti pensare a quanto sta succedendo in questi mesi su uno dei problemi più gravi – inerenti i reati di abusi sui minori – in cui oggi si trovano a scontrarsi giudici, avvocati, periti e consulenti di tutte le discipline.

Da circa 6 anni a Modena ed esattamente dal famoso “caso di Don Govoni”, condannato ingiustamente da “quel pubblico ministero” e da “quella psicologa” dipendente dell’AUSL, quest’ultima dimessasi per diventare l’esperta dei processi di questi ultimi anni, questa città continua a vivere sotto l’assoluta indifferenza del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, del Ministero di Grazia e Giustizia e nelle connivenze delle altre istituzioni e servizi. La nostra città è letteralmente condizionata da un gruppo di tecnici noti oramai in Italia come “abusologi”. Ebbene: con le stesse valutazioni, con gli stessi metodi, con gli stessi argomenti, con le stesse procedure, gli stessi servizi sociali e/o psicologi dell’AUSL che hanno condannato in prima istanza il prete della bassa, si sono resi protagonisti di un’altra morte.

In questi giorni per quanto riguarda il prete della bassa, vengono celebrate giornate riabilitative “il suo paese ha deciso di intitolargli una strada”. Giornate in cui vengono denunciate le incompetenze, la superficialità e il pressappochismo della pubblica accusa e di quella famosa psicologa dell’AUSL.

Per estrema certezza faccio riferimento al solito pubblico ministero che da mesi si è trasferito a Perugia, e se non si fosse capito, faccio riferimento a quella “psicologa” dell’AUSL, oggi addirittura direttrice di una comunità.

Per quanto riguarda l’altra morte: un modenese di 39 anni, aveva subito una condanna con gli stessi metodi e dagli stessi sopra indicati protagonisti. Successivamente al mese di gennaio di quest’anno – mese della condanna – per 80 giorni questo ragazzo ha bussato alle porte che contano: Guardia di Finanza, Procura della Repubblica, ma, soprattutto, ha bussato, forse con estrema fiducia, a quel Consiglio dell’Ordine modenese. Ha presentato denunce ed esposti circostanziati, con nomi di avvocati coinvolti, con nomi di giudici e di consulenti specialistici e in cui emergono somme di denaro richieste e cifre incredibili.

L’ultima porta che quest’uomo si è visto sbattere è stata proprio quella dell’Ordine degli Avvocati di Modena a cui, con nomi, cognomi ed indirizzi aveva indirizzato un esposto che avrebbe dovuto, quantomeno in via cautelativa, costringere l’Ordine stesso a sospendere forse alcuni “avvocati”.

Rimasto completamente inascoltato dalle Istituzioni tutte, quest’uomo, pochi giorni prima di Pasqua, ormai stanco, si è tolto la vita offrendomi personalmente il difficile e il terribile compito di restituirgli, almeno dopo morto, quella dignità distrutta dagli specialisti sopra menzionati.

Il padre e la madre di querst’uomo si sono rivolti, sia tramite comunicazioni scritte che personalmente, bussando quotidianamente alla porta del quarto piano del Palazzo del Tribunale, sede dell’Ordine degli Avvocati di Modena – che ultimamente sta pensando di comprare una nuova sede – sempre più intenzionati a farsi giustizia da soli: ma, con enorme amarezza, nessuno dell’Ordine si è degnato di chiamarli o di incontrarli personalmente.

Questo caso per quanto possa sembrare incredibile non è straordinario e/o eccezionale: è soltanto la punta dell’iceberg nel cui interno vi sono altri ed infiniti casi, gran parte del mio studio. E la maggior parte di questi casi riguardano il mancato intervento “di quel consiglio dell’ordine degli avvocati” dove avvocati e/o istituzioni si avvalgono di una immunità “garantita dall’Ordine degli avvocati”. A chi giova un ordine siffatto?

 Modena Terra di Abusi

Il Forense – Istituzioni Sempre Più Lontane